Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

XII Domenica T.O. Anno A
25 Giugno 2017

“Non abbiate paura degli uomini”, ci dice Gesú. Che vuol dire? Qui non si parla di quella emozione istintiva di difesa, provocata da una situazione esterna di pericolo. Qui non vuol dire che uno non deve avere paura di uno che gli punta la pistola sulla testa o di uno che lo vuole ammazzare o violentare o rapinare.
Per capire questa espressione di Gesú bisogna collegarla con l’ultima espressione che Gesú dice al termine del suo discorso, alla fine del Vangelo: “Chi non si vergognerá di me davanti agli uomini…., chi invece si vergognerá di me davanti agli uomini…”. Quindi, in questo caso, aver paura degli uomini, vuol dire “vergognarsi davanti agli altri" di appartenere a Cristo, di essere cristiano, di essere praticante, di essere fedele, ecc. E perché Gesú dice che in questi casi non bisogna aver paura degli uomini? Perché la paura degli uomini ci trasforma in peggio, ci rende schiavi degli uomini. La paura degli uomini non ci fa essere noi stessi. Facciamo qualche esempio. Quando noi per paura di non essere apprezzati dagli amici, o di essere presi in giro, o di essere isolati, o di non essere abbastanza moderni, nascondiamo le nostre vere idee, o rinunciamo ad essere persone educate e perbene e cominciamo a dire parolacce come loro, o a fumare come loro, a fare i buffoni come loro, a darci delle arie come loro, a fare i bulli come loro, noi siamo schiavi dei cosiddetti amici. Quando una ragazza, per paura di essere lasciata dal suo ragazzo, cede a tutte le voglie del suo ragazzo, quella ragazza è schiava del suo ragazzo. Quando una persona per paura di non attirare sufficiente attenzione su di sé, diventa strana e si comporta in modo stravagante, quella persona è schiava di un certo modo di comportarsi. E ancora. Quando una persona, per paura di sbagliare o di non essere all’altezza di un compito, o per paura di essere giudicata una incapace dagli altri, non si impegna in niente, quella persona è schiava dei giudizi degli altri. Quando certe persone, per paura di essere giudicate “bigotte”, non vanno in chiesa, non si fanno il segno della croce al ristorante davanti agli altri; o per paura di essere prese in giro e criticate, perché sono Collaboratori di Missione, si ritirano dall’essere Collaboratori di Missione, queste persone sono schiave del giudizio, della critica o dalla volontá degli altri.  
Piú paura abbiamo degli altri, piú siamo schiavi degli altri. La paura, infatti, favorisce la schiavitú. Chi vuole tenere sotto controllo una persona, basta metterle paura addosso.  Uno controlla meglio e dirige meglio una persona che ha paura: maghi e fattucchiere insegnano! Le religioni, tutte le religioni, per esempio, si servono della paura degli uomini per poterli meglio guidare e controllare. Tutte le religioni? Quindi anche la nostra religione cristiana? Beh! Il Cristianesimo, di per sé, non è una religione. Il Cristianesimo è una rivelazione. E ogni rivelazione, vissuta bene, non mette paura; la rivelazione illumina la persona, ma non la costringe a credere. Il Cristianesimo e la fede cristiana è accettare Gesú Cristo e quello che Lui ci ha rivelato: Gesú Cristo ci ha rivelato che Dio è Padre-Figlio-Spirito Santo; Gesú Cristo ci ha rivelato che Dio è amore; Gesú Cristo ci ha rivelato che Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio a salvare il mondo, non a giudicarlo, né a condannarlo; Gesú Cristo ci ha rivelato che chi crede in Lui e lo accetta, vivendo secondo i suoi insegnamenti si salva; chi non lo fa, va incontro alla morte eterna.  Ma questo lo ha detto non per far paura alla gente, ma per illuminare la gente, dal momento che, ci ha rivelato anche, che Lui è la Via che porta alla salvezza, che Lui è la Vita eterna e che Lui è la Veritá. A noi la libertá di credergli o di non credergli; ma Gesú non mette paura, non vuole controllare la gente e non vuole costringerla con la paura a seguirlo.  Il nostro cristianesimo è una rivelazione, è una illuminazione piú che una religione, tanto che i primi cristiani venivano chiamati “gli illuminati”. Quella frase di Gesú: “Tutti quelli che dichiareranno pubblicamente di essere miei discepoli, anch´io dichiareró che sono miei, davanti al Padre mio che é in cielo. Ma quelli che pubblicamente si vergogneranno e diranno di non essere miei discepoli, anch´io diró che non sono miei, davanti al Padre mio che é in cielo”, in realtá è anch’essa una rivelazione, una informazione che Gesú ci dá, che non vuole mettere paura addosso a nessuno; vuole solo aprirci gli occhi e illuminarci sulle conseguenze delle nostre azioni.
Niente paura, allora. Di nessuno. Mai! Se si ha paura, nel senso di “aver vergogna” di un certo modo cristiano di pensare o di comportarsi davanti agli uomini, non si ha Dio nel cuore. Gesú dice, proprio per aprirci gli occhi, che se c’è Qualcuno di cui l’uomo, eventualmente, deve aver “timore”, cioè deve tenere in considerazione, ma non aver paura, quel Qualcuno è Dio, cioé Colui che è cosí grande e potente che tutto puó. Ecco un modo chiaro e forte di parlare di Gesú, per spiegare che non bisogna mai aver paura di nessun uomo, perché nessun uomo è Dio.

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