Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

IV Domenica di Avvento Anno A
18 Dicembre 2016

Per noi il Natale è una bella festa, un festa di famiglia, una festa di gioia e di allegria. Ma per Giuseppe di Nazareth, il primo Natale non è stato affatto una festa; per Giuseppe, il primo Natale non è iniziato affatto in modo sereno e gioioso. Per Giuseppe non fu un bel Natale, quel Natale. Egli si è trovato dentro un vortice, si è trovato in uno stato di agitazione, di dubbi che gli bruciavano dentro e che lo tormentavano; si è trovato in una situazione di estrema rabbia, come puó essere quella di un maschio ferito nell’onore sessuale? La sua fidanzata era incinta e lui, diretto interessato, non c’entrava niente! A quel tempo, le leggi erano chiare: denuncia pubblica da parte di lui e condanna a morte, per lei.  Che fare? Giuseppe aveva la vendetta a portata di mano, e per giunta giustificata dalle leggi. Ma Giuseppe era anche un uomo giusto. Nella Bibbia “uomo giusto” non descrive soltanto un comportamento sociale; nella Bibbia “uomo giusto” è colui che vede con gli occhi di Dio, colui che è amico di Dio, colui che ama profondamente. E chi ama profondamente, non mette mai in pericolo la vita, né la propria, né quella degli altri. E Giuseppe non voleva mettere in pericolo la vita di Maria, “denunciandola pubblicamente”, o meglio ancora, “facendo di lei pubblico spettacolo”, come dice una piú precisa traduzione del testo ebraico. E allora “pensava” a come risolvere il problema. “Pensava con rabbia, con furore, con animositá, completamente adirato”, dice la traduzione piú esatta del testo ebraico.  Insomma Giuseppe era furioso, fuori di sé. Ma essendo un uomo giusto, amico di Dio, anche se pieno di rabbia, confuso e agitato, decise di non fare di Maria “pubblico spettacolo”.
Fare “pubblico spettacolo” della vita di una persona voleva dire distruggere agli occhi della gente l’immagine di quella persona, voleva dire farla disprezzare da tutti. Se Giuseppe avesse deciso di fare “pubblico spettacolo” di Maria (cioè di denunciarla pubblicamente), Maria e Gesú nel suo ventre sarebbero stati fatti a pezzi dalla gente (cioè uccisi a pietrate), in nome della legge, in nome dell’onore, in nome della religione (come succede ancora oggi, in alcuni posti, con le leggi musulmane). Quindi anche nella difficoltá, nella confusione e nella rabbia, Giuseppe decise di continuare ad aderire a Dio; in una parola, Giuseppe, per scelta d’amore verso Maria e verso Dio, decise di non mettere in pericolo la vita di Maria.
Egli l'avrebbe mandata via segretamente; cioé sarebbe andato privatamente dal rabbino, autoritá religiosa del paese, e, senza denunciarla, gli avrebbe detto di non volere più sposare Maria, che si era stancato di lei: mentendo! Maria, cosí, sarebbe tornata con tristezza alla casa dei suoi genitori, nessuno l’avrebbe voluta più come sposa, ma, almeno, avrebbe salvato la sua vita. Giuseppe é un uomo giusto. È un uomo giusto, perché non giudica secondo le apparenze, perché non usa la Legge di Dio per accusare e condannare; è un uomo giusto perché ha scelto di non seguire l'odio che portava nel cuore; é un uomo giusto, perché fa prevalere la misericordia e l'amore, alla vendetta e al suo orgoglio ferito. E non ci sará neppure bisogno, né di andare dal rabbino, né di mentire, perché un sogno placherá i sentimenti e le agitazioni di Giuseppe; un sogno fará cambiar idea a Giuseppe.
Per Maria e per Giuseppe, non è stato per niente facile e scontato accettare Gesú. Ma non lo è stato neppure per Erode, per i sacerdoti del Tempio, per tanta gente, del suo tempo e delle generazioni future, compresa la nostra. La presenza di Gesú dá fastidio a molti; i suoi insegnamenti, la sua missione, hanno scombinato tante cose, tante vite umane, tanti equilibri, tante abitudini, tante tradizioni, tante mentalitá; hanno mandato all’aria tante sicurezze, tante certezze. Questo succede sempre quando Dio entra nella vita dell’uomo; non perché Dio sia un guastafeste, ma perché sono guasti e sgangherati tanti nostri pensieri, tanti nostri comportamenti, tante nostri abitudini, e Lui li desidera cambiare, aggiustare, per il bene nostro. L’angelo insegna a Giuseppe (e attraverso Giuseppe, a tutta l’Umanitá) a superare la paura e ad accettare le nuove situazioni inattese. L’angelo insegna a Giuseppe (e attraverso Giuseppe, a tutta l’Umanitá) che quando Dio entra nella vita dell’uomo lo fa per fare luce e seminare amore; per questo, tutto diventa piú confuso, poco chiaro, insicuro, precario, diverso da ció che ci aspettiamo noi.
Ma Dio non sconvolge mai la vita dell’uomo solo per migliorare il presente; la sconvolge soprattutto per prepararlo al futuro, allenarlo, al progetto d’amore che Dio ha per quell’uomo.
Natale, quindi, non è un generico festoso ricordo della nascita di Gesú. Vivere il Natale come una festa che viene e che va è da sciocchi, è da superficiali. Natale, invece, è decidere, convincerci, quasi urlarci dentro al nostro cuore, una volta per sempre, che qualsiasi cosa accada nella nostra vita, di bene o di male, di piacevole o di non piacevole, di gioia o di dolore, Dio è l’Emmanuel, cioè il Dio con noi, sempre! Dio è sempre con noi!

 

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