Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

II Domenica di Avvento Anno A
4 Dicembre 2016

Avvento: Gesú viene. Ma c'è ancora qualcuno disposto ad accoglierlo?   E se la risposta è si, qual è il modo migliore per accogliere Gesú nella nostra persona e nella nostra vita? Il modo migliore per accogliere il Signore, ci dice il Battista, è la conversione, per dare un senso vero, per dare un senso cristiano a ciò che facciamo. La parola “conversione” vuol dire “inversione a U del modo di pensare”. Quando viaggiamo in macchina e ci accorgiamo che stiamo percorrendo una strada sbagliata per arrivare ad un posto, che facciamo? Ci fermiamo e facciamo una bella inversione di marcia: è questa la conversione. È questo il primo annuncio del Vangelo, per chi vuole seguire Gesú. Lo dice Giovanni, oggi, ma lo dirá Gesú appena aprirá bocca e comincerá a parlare alla gente. E perché sia Giovanni Battista, sia Gesú partono proprio dalla “conversione” del modo di pensare? Perché se non cambia il nostro modo di pensare, non cambiano le azioni, non cambia la vita, non cambia niente. Dalla testa, dal modo di pensare inizia tutto. Quando una persona ha la mente piena di pensieri negativi, piena di rancore, di rabbia, di vendetta, di gelosia, di malizia, di orgoglio, di vanitá, di voglia egoistica di avere le cose tutte per sé…, quali possono essere i suoi comportamenti e la sua vita? Persone cosí sono molto pericolose, perché creano un clima negativo attorno a loro, provocano inquietudine, agitazione, nervosismo, apprensione, ansia, tensione, nell’ambiente attorno a loro: creano il regno di satana. La cattiveria, la scontentezza, l’insoddisfazione, la malizia, non vengono da fuori, non dipendono dagli oggetti esterni e neppure dalle altre persone; questi comportamenti nascono nella mente della persona stessa e nel suo pensiero. E la stessa cosa vale anche per il bene, per l’amore, per il rispetto, per la pace, per la solidarietá. Il bene e il male, la rabbia e la gioia, l’odio e l’amore non vengono da fuori, non hanno origine dalle altre persone ma sono soltanto espressioni del proprio modo di pensare. E allora ogni “conversione”, cioè ogni “cambiamento”, deve cominciare dai nostri pensieri; di conseguenza comincerá a cambiare il nostro modo di comportarci e di vivere. Allora cambia tutto. Questo lo dice la scienza della psicologia. La scienza, quindi, dá perfettamente ragione a Giovanni Battista e a Gesú, quando chiedono di convertirsi, cioè di cambiare modo di pensare, se vogliono vivere nella pace, se vogliono vivere felici, se vogliono essere discepoli di Gesú, se vogliono salvarsi.  Una persona puó credere a Gesú, puó anche pregarlo, celebrarlo, puó anche portare il crocifisso al collo o tenerlo appeso in macchina, ma se le sue parole, se l’ invito di Gesú a “convertirsi”, non hanno convinto quella stessa persona a cambiare i suoi pensieri negativi, in pensieri di amore, di perdono, di pace, di armonia, di fratellanza, di solidarietá, di condivisione, di comprensione verso tutti, a cominciare dalla propria famiglia e dai propri parenti, il Vangelo e Gesú stesso, con i suoi insegnamenti non sono serviti a niente; di conseguenza non servono a nulla né la sua fede in Gesú, né le sue celebrazioni, né tenere i suoi oggetti sacri addosso o in macchina. “Convertirsi”, cambiare i propri pensieri, non significa essere perfetti, ma significa scegliere definitivamente, decisamente e con convinzione una rotta, una direzione, la giusta direzione, la direzione di Gesú, per far viaggiare i propri pensieri. Probabilmente, molte volte al giorno non saremo capaci di seguire perfettamente quella rotta, ma se la scelta è fatta ed è convinta e definitiva, un po’ alla volta, rialzandoci dopo ogni caduta, grazie alla misericordia di Dio, il messaggio del Vangelo, i pensieri di Gesú si faranno strada nel nostro cervello, come il sole nella fitta nebbia, e diventeranno i nostri pensieri, carne della nostra carne, anima della nostra anima e cambieranno lentamente i nostri sentimenti, i nostri comportamenti, la nostra vita, cambierá tutto; e vivremo nella pace, nella serenitá, nell’armonia, nella gioia, nell’amore; saremo felici, saremo salvati. Questo è l’invito che ci rivolge Giovanni, oggi; un invito rivolto in una maniera rude, brutale, violenta, secondo il carattere del profeta, ma un invito a mettere Dio al primo posto nella vita, un invito ad accettare Cristo e il suo insegnamento, un invito sincero, profondo, fatto per il bene di ognuno. Che fare, allora?  Accoglierlo o rifiutarlo! Con tutte le conseguenze. Nessuno puó sottrarsi alla responsabilitá di scegliere, che deriva dalla libertá che Dio gli ha dato.

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