Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

III Domenica di Pasqua Anno C
10 Aprile 2016

Le ripetute domande che Gesú rivolse a Pietro. “Mi ami?” sono rivolte oggi a noi, che qui siamo rappresentati nella persona di Pietro. Gesú vuole sapere anche da noi, suoi discepoli del 2016, se realmente lo amiamo e in che modo lo amiamo. Pietro credette di saperlo, non ebbe dubbi, e rispose: “Certo, tu lo sai che ti amo”. E Gesú gli affidó la guida della sua Chiesa. Con questo, Gesú, ha voluto dire che tra i suoi discepoli, possono definirsi “guide” (sia di se stessi, sia degli altri) soltanto coloro che si distinguono per l’amore. E questo ad ogni livello: non solo a livello mondiale (Chiesa universale, Papa), o a livello diocesano (Chiesa locale, Vescovo), o a livello parrocchiale o missionaria (chiesa parrocchiale, parroco o missionario), ma anche a livello familiare (chiesa domestica, capo famiglia), a livello di consiglio pastorale (presidente), a livello di collaboratori, ecc. Per Gesú, chi “guida” deve “amare”. Per Gesú, l’amore è l’unica cosa che puó avere legittimamente “potere” sulle persone. Non la forza, non le capacitá, non il gridare piú forte, non la legge, ma l’amore. È cosí anche per noi? E, dopo che Pietro rispose di sí, che lo “amava”, cioè dopo che rispose che aveva capito che l’amore era lo stile di vita, la forza necessaria per guidare la sua Chiesa, Gesú gli rivolse un’ultima domanda: “Mi ami piú di questi?”. Facendo a Pietro questa domanda, Gesú non voleva mettere in concorrenza tra loro, i suoi seguaci. Secondo il modo di parlare di quel tempo, Gesú voleva dire a Pietro: “Ti rendi conto “veramente” di che cosa sia l’amore?”. Oggi lo chiede a noi.
Ci rendiamo veramente conto di cosa voglia dire “amare”. Questa domanda di Gesú, è rivolta anche a tutti coloro che vogliono Gesú come loro Maestro!
“Mi ami?” ci chiede oggi, Gesú! E non ci chiede nient’altro! Solo: “Mi ami?”. E ce lo chiede quando lavoriamo, quando non abbiamo tempo, quando siamo arrabbiati, quando siamo delusi, quando soffriamo, quando chiediamo perdono. “Mi ami?”; ce lo chiede quando preghiamo, quando veniamo a Messa, quando siamo schiavi dei nostri vizi, quando piangiamo da soli. “Mi ami?”: ce lo chiede quando abbiamo paura, quando siamo disperati, quando siamo depressi, quando siamo contenti, quando festeggiamo, quando riceviamo offese e umiliazioni. “Mi ami?”: è l’unica domanda che ci fa Gesú.
Dalla risposta che diamo, dipende la nostra vita, la nostra felicitá; dalla risposta che diamo, dipendono tutti i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri comportamenti, le nostre azioni, i nostri progetti, i nostri rapporti con gli altri. Scegliendo di amare Gesú, scegliendo di amare e servire gli altri con amore e per amore di Gesú, noi diventiamo le persone piú ricche del mondo, perché non c’è nulla, su questa terra, che renda felici, sani, pieni di gioia, pieni di benessere, contenti, quanto amare e servire umilmente e fedelmente il Signore Gesú, anche negli altri. Di conseguenza, quando non siamo felici dentro, quando siamo agitati, arrabbiati, nervosi, inquieti, è perché non amiamo Gesú, né gli altri, ma soltanto il nostro orgoglio e le nostre idee. O almeno, non ci rendiamo conto per niente di che cosa voglia dire “amare”.  Se ci accorgiamo che la vita è magra, che le soddisfazioni sono poche, che la gioia è rara, che la serenitá non è di casa, perché continuiamo a vivere e a fare le cose sempre allo stesso modo? Perché peschiamo sempre dalla stessa parte? Cambiamo! Se ci accorgiamo che con qualche fratello o sorella, o genitore, o parente o con qualche amico o con qualcun altro non abbiamo un rapporto sereno, ma abbiamo un rapporto conflittuale, freddo, teso, distaccato, difficile, “da guerra”, perché non ci chiediamo se non ci sia un altro modo di pensare su quelle persone, o un altro modo di valutare le situazioni verso quelle persone, e quindi, un altro modo di rapportarsi con quelle persone? Perché peschiamo sempre dalla stessa parte? Cambiamo! Perché, anziché dare la colpa sempre agli altri, non mettiamo in dubbio il nostro atteggiamento verso quelle persone? Puó darsi che siamo anche noi che sbagliamo! Se comportandoci sempre allo stesso modo con certe persone non otteniamo niente; se vediamo che non va, se ne soffriamo, se non siamo soddisfatti di certe relazioni con il marito, con la moglie, con i figli, con i parenti, chiediamoci: ma non c’é un altro modo di affrontare la vita, di relazionarci con gli altri, di guardare le persone, di risolvere i problemi? “Gettate la rete dall’altra parte della barca”, ci dice Gesú. Perché non proviamo a cambiare? E come? puó chiedere qualcuno! Ricominciando, ripartendo! E da dove? Dall’amore, naturalmente! Da dove, se no?

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