Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

III Domenica T.O. Anno B
25 Gennaio 2015

A volte qualcuno mi dice, forse per consolarmi: “Voi sacerdoti predicate, predicate, ma sono tutte parole al vento. La gente continua a vivere sempre come prima, non cambia di una virgola il proprio comportamento”. Non so se è propri cosí, ma certamente chi pensa cosí somiglia a Giona, il profeta pigro della prima lettura, il quale quando Dio lo chiamó la prima volta per andare a predicare minacciando di distruzione Ninive, la grande cittá (paragonabile alle cittá odierne di Roma, New York, Londra, Parigi, Berlino), si rifiutó, non volle andare.
E perché? Perché conoscendo Ninive, cittá corrotta e immorale, sanguinaria, guerrafondaia, malvagia e crudele, era sicuro che sarebbe stato inutile, che sarebbe stata una perdita di tempo, che sarebbero state parole buttate al vento. Poi quando Dio, dopo una sberla e un sonoro rimprovero, lo mandó per la seconda volta, ci andó, ma svogliatamente, senza slancio, sempre convinto che non sarebbe servito a niente.
E invece serví. Il profeta fu smentito dai fatti.
Gli abitanti di Ninive, sí, è vero, erano tutti miscredenti, esperti di vizi, di perversioni e di immoralitá varie, peccatori alla grande, peró, contro ogni previsione, presero sul serio la Parola di Dio, ci credettero, si convertirono, nella speranza che Dio cambiasse idea e non distruggesse piú la cittá. E in realtá Dio, in seguito alle loro preghiere e alla loro penitenza, cambió idea!
La Parola di Dio, questo è certo, è sempre feconda; noi non sappiamo né come, né quando, né dove agisce, ma agisce sempre e porta sempre i suoi frutti, al di lá del predicatore. Questo consola me e deve consolare anche tutti voi testimoni e predicatori (sí, perché anche voi siete predicatori in mezzo agli altri, al momento opportuno, con la buona parola, con il suggerimento giusto, con l’invito a dare retta alla Parola di Dio); questo ci deve spingere sempre di piú a diffondere la Parola di Dio con gioia ed entusiasmo, senza mai porsi il problema se conviene o non conviene, se saranno parole buttate al vento o depositate nel terreno fertile di qualche cuore. Fin qui la prima lettura.
Il Vangelo di oggi, invece, ci dice che i primi 4 discepoli, in seguito alla chiamata di Gesú, lasciarono le reti e diventarono suoi seguaci. Ecco, questa é una regola quasi...naturale: per diventare…, dobbiamo lasciare…! Per diventare suoi discepoli, dobbiamo lasciare qualcosa! Il seme per diventare albero, deve lasciare di essere seme; il fiore per diventare frutto, deve lasciare di essere fiore; il bambino per diventare uomo deve lasciare di essere bambino, cioè deve lasciare di pensare come un bambino, di parlare come un bambino e di agire come un bambino. Se vuoi diventare seguace del Vangelo (cioè se vuoi vivere seguendo gli insegnamenti del Vangelo) devi lasciare di essere capito (avrai contro molta gente!). Se vuoi diventare seguace di Gesú, devi lasciare ogni attaccamento alle tue convinzioni, ai tuoi punti di vista, alle tue idee opportuniste ed egoiste; devi lasciare certe tue abitudini, certi tuoi valori, certe tue tradizioni, certi tuoi principi di vita, certi tuoi modi di ragionare, certi tuoi modi di parlare e certi tuoi modi di educare i figli. Se vuoi diventare una persona felice, devi lasciare per sempre i sentimenti di vendetta, di rabbia, di rancore e di ritorsione. Per diventare…, devi lasciare... Se non lasci, resti lá mummificato, paralizzato, immobilizzato. Se lasci…, diventi... Nel caso del seguace di Gesú, che diventa? Pescatore di uomini. Questo è il compito che Gesú dá a chi vuol diventare suo seguace. Pescare gli uomini dal mare della confusione, per portarli alla sapienza dei valori del Vangelo, per portarli alla sapienza degli insegnamenti di Gesú, affinché non affoghino nella stupiditá. Pescare gli uomini dal mare della paura, per portarli alla luce della fede vera, affinché non affoghino nella schiavitú dei vizi e nelle sabbie mobili dell’immoralitá. Pescare gli uomini dal mare dell’egoismo, dell’orgoglio e della vanitá, per portarli a capire la bellezza della condivisione, della generositá, dell’amore, affinché non affoghino nel mare della violenza, dello sfruttamento e della corruzione. Pescare uomini, secondo il mandato di Gesú, non è una cosa facile, ma un compito e una missione unica e meravigliosa, un compito straordinario perché permette di pescare gli uomini dal mare del Maligno e di ricondurli a Dio, affinché si tuffino nel mare del suo amore, della sua gioia, della sua pace e della sua felicitá.

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