Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

IV Domenica di Avvento Anno B
21 Dicembre 2014

Maria si domandava che significato potesse avere quel saluto. Non solo Maria, ma anche noi ce lo chiediamo: “Che significato aveva quel saluto?”. Vogliamo saperlo, per conoscere meglio la situazione.
"Shavàch" fu la parola che l’angelo Gabriele pronunció davanti a Maria, in dialetto. Maria conosceva il suo dialetto, perció nel sentire la parola "Shavàch" rimase, le sembrava strano! Perché? Perché "Shavàch" non era la parola con cui si salutavano le persone per la strada quando si incontravano; e non era neanche la parola di saluto quando una persona andava a fare visita a casa di un’altra persona.  "Shavàch", significava: “Onore a te”, “Gloria a te”. E con la parola “Shavàch”, si salutava solo il Re e la Regina, solo l’Imperatore e l’Imperatrice. Il saluto dell’Angelo Gabriele non fu, allora, soltanto un saluto, ma fu soprattutto una rivelazione, una delle piú grandi e piú importanti rivelazioni della storia. "Shavàch" fu il saluto-rivelazione da parte del cielo di ció che era veramente Maria, agli occhi di Dio: la “Regina”. Perció Maria si meraviglió di ció che le disse l’angelo e si fece rossa in viso: “Mi saluta come se io fossi una Regina”, deve aver pensato. “Io Regina? Ma se io non sono nessuna! E perché, allora, mi saluta in quel modo?” Non capiva.
L’angelo Gabriele, infatti, si avvicinó a Maria come messaggero dell’avvenimento piú straordinario della storia umana, l’incarnazione di Gesú, il figlio di Dio; e salutó Maria, la giovanissima Maria, come si salutava una Imperatrice, con l’onore, con la gloria e con la gioia con cui si salutava la Madre del Re, con cui si salutava una Regina, la Regina-Madre. In quell’istante in cui la salutava, l’arcangelo Gabriele sapeva perfettamente che si stava inchinando dolcemente davanti alla sua Imperatrice, sapeva perfettamente che stava rendendo un sacro onore alla Regina, alla sua Regina.
Davanti all’imbarazzo di Maria, l’angelo la tranquillizzó e le riveló chi era il Figlio che le sarebbe nato e anche il nome di questo figlio: "Yehoshùa" (Gesú, in italiano); in ebraico, "Yehoshùa" significa “Colui che sana e salva”.  Poi aggiunse che questo "Yehoshùa" sarebbe stato grande e per le sue parole e le sue opere sarebbe stato riconosciuto e chiamato Figlio dell’Altissimo. Alla fine del dialogo, poi, l’Angelo annunció a Maria chiaramente che questo "Yehoshùa" era Santo, cioè era Dio. Nella Bibbia, solo Dio è Santo.
Ecco, a Maria e al mondo intero, questo annunció l’Angelo.
Si puó credere oppure no, ma questo è quello che l’angelo riveló al mondo, senza mezzi termini. Poche parole, chiare, profonde, vere. L’Umanitá (e ciascuno di noi) dovrebbe ogni momento inchinarsi riconoscente e umile davanti al suo Re e Signore, Dio e Salvatore, per onorarlo e per chiedergli la saggezza e la forza per combattere l’egoismo e l’orgoglio che ci vuole distruggere. Eppure, nonostante la sua superbia e la sua arroganza, il suo egoismo e il suo orgoglio, nonostante la freddezza e l’indifferenza dell’uomo verso Dio e la sua Parola, il Signore non si stanca di lui, non molla e non lo molla. Lo lascia completamente libero ma non lo molla, perché lo ama, lo ama oltre ogni nostra comprensione e oltre ogni nostra immaginazione. Lui è sempre lí in attesa, con le lacrime agli occhi, che i suoi figli ritornino, sempre pronto a correre loro incontro per stringerli tra le sue braccia. E in questo, Maria è la sua piú fedele alleata, l’alleata per eccellenza: “Ecco sono la serva del Signore”. Maria è colei che non ha mai avuto dubbi su Dio, colei che ha il cuore puro da ogni ribellione, colei che si abbandona in tutto e per tutto in Lui e si immerge completamente nella sua volontá e nel suo amore, e fa di tutto affinché i peccatori ritornino a Dio. Perció: “Shavách“, onore e gloria a te, Maria, nostra Imperatrice e nostra Regina!

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