Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

XXXIII Domenica T.O. Anno A
16 Novembre 2014

Con questa parabola non si scherza. È una parabola bellissima molto chiara e ricchissima di insegnamenti. In questa parabola si capisce subito 1) che l’uomo che parte per un lungo viaggio è Dio, il Signore di tutte le cose; 2) che i servi a cui affida i suoi beni sono gli uomini; 3) che i talenti, una moneta del tempo di Gesú, sono i doni che il Signore ha posto in ogni persona umana per il bene di tutti: abilitá, attitudini, l’inclinazioni, risorse; 4) 5, 2, 1 sono i numeri che rappresentano la distribuzione dei doni in ogni persona, secondo quanto ciascuno è capace di riceverne. Noi siamo tutti come bicchieri: chi piú grande, chi piú piccolo, chi con una forma, chi con un’altra, ognuno con una capacitá propria: c’è un bicchiere grande dove va mezzo litro di birra, c’è un bicchiere normale da 0,25 di acqua (cioè 1/4 di litro di vino) e c’è un bicchierino dove vanno 2 centilitri di grappa. Dio, peró ci ha riempiti tutti abbondantemente di doni, secondo quanto é capace il nostro bicchiere, cioè ciascuno di noi. Anche chi è un bicchierino piccolo e ha ricevuto 1 talento, è stato riempito tutto fino all’orlo. Se Dio l’avesse riempito di piú, il di piú sarebbe andato sprecato, sarebbe andato tutto a terra. Quindi chi ha ricevuto 1 talento, ha ricevuto tutto quello di cui era capace, ha ricevuto il massimo, ha ricevuto moltissimo: 1 talento, infatti, equivale a 34 chili d’oro (pari a piú di 1 milione di €). Il Signore della vita non puó donare doni e capacità più di quelli che ciascuno riesce a contenere e a portare. Pensare che nella distribuzione dei beni a ciascuno dei suoi figli, il Signore della vita abbia commesso degli errori e delle ingiustizie è da stupidi: sarebbe come ritenere ingiusta ed erronea la lentezza della tartaruga rispetto a quella di una pantera. 5) Che Dio sia un “uomo duro” è una stupiditá e una ignoranza che esiste solo nella testa di quel servo (“io SO che sei un uomo duro”: e come lo sa? da che cosa lo sa? e chi glielo ha messo in testa? quante cose anche noi “sappiamo” di Dio che sono tutte fandonie! Tanto è vero che Gesú, poi ci ironizza sopra: “E dal momento che “sapevi” tutto ció di Dio, perché non ti sei dato da fare?”). Questa parabola ci insegna ancora 6) che gli uomini non sono tutti uguali. Tutti figli di Dio, sí, ma uguali, no; tutti fratelli, certo, ma uno diverso dall’altro. Inutile chiedersi il perché. È cosí è basta.
Questa parabola ci dice inoltre 7) che noi ció che abbiamo lo dobbiamo fruttare e lo dobbiamo sfruttare al massimo, senza guardare agli altri, senza guardare a quello che hanno gli altri, senza chiedersi se l’altro è migliore o peggiore di noi. Se stiamo a fare paragoni con gli altri, troveremo sempre qualcuno che è inferiore a noi per disprezzarlo e qualcuno che è migliore di noi per invidiarlo. Finché stiamo a guardare quello che gli altri hanno in piú, ci sono mille motivi per scoraggiarsi e per essere scontenti.  La nostra persona o la vediamo come un dono di Dio e allora va bene cosí come siamo e ci sono molti motivi per ringraziare Dio; oppure la vediamo come un continuo confronto o concorrenza con gli altri, e allora diremo che Dio è ingiusto perché non ci ha dato le capacitá che hanno gli altri. Quando si tratta di Dio, possiamo stare certi che lui non vuole affatto che io mi trasformi e diventi come il mio vicino, come quel collaboratore, come quel presentatore televisivo o come quel manager. L’unica cosa che Dio vuole è che ciascuno di noi viva essendo se stesso, con le possibilitá che a ciascuno sono state affidate. Dio ci misura esclusivamente secondo quello che ciascuno di noi é. Tutto il resto non ci deve interessare. Non devi stare ad immaginare che Dio si aspetti da te chissá che cosa. Dio non ci chiederá perché non siamo stati Mosé, o Padre Pio, o Madre Teresa di Calcutta, o Don Bosco o Natuzza. Dio ci chiederá semplicemente e terra terra perché in certi casi siamo stati schiavi della nostra paura; perché in certi casi ci siamo tirati indietro per paura. Ed ecco l’ultimo insegnamento di questa parabola: 8) guadagnare altri talenti è la missione che ogni uomo ha su questa terra. E altri talenti si guadagnano quando si trafficano quelli che abbiano. E come si trafficano i talenti? I talenti si trafficano quando noi facciamo della nostra vita un servizio a Dio, servendo gli altri, soprattutto coloro che non ce la fanno! Servo buono e fedele è colui che ha vissuto la sua vita come un servizio a favore degli altri. Servo fannullone è colui che prima di tutto ha trascorso la sua vita pensando male di Dio e trovando scuse per giustificare la sua pigrizia, e poi, pieno di paura, ha pensato soltanto al proprio tornaconto.

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