Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

Festa di S. Giovanni Bosco Anno A
9 Febbraio 2014

Giovanni Bosco, santo, non nacque, né si vedeva che era un santo, perché santi non si nasce, né i santi si vedono!
Un grande amico di D. Bosco, Leonardo Murialdo (santo anche lui!)  è vissuto accanto a lui, per molti anni aiutandolo; ebbene, egli dice:
«Per molti anni sono stato con D. Bosco ed io vedevo in lui un buon sacerdote molto attivo, tutto impegnato a favore dei ragazzi e giovani orfani, abbandonati, poveri, che correva a destra e sinistra sempre per i suoi ragazzi, che si dava da fare per loro, ma non vedevo per niente in lui un santo. Anche perché D. Bosco non faceva lunghe preghiere, né penitenze straordinarie (come sogliono fare i santi!); era uno che lavorava senza dare segni di stanchezza, questo sí, era uno che lavorava continuamente, notte e giorno in modo faticoso e ininterrotto in mezzo a problemi enormi, in mezzo a difficoltà eccezionali, faceva debiti con tutti, che, prima o poi, pagava sempre, portava sulle sue spalle croci di ogni genere, ma faceva tutto con una calma e una tranquillità unica e impressionante. Era un uomo normale, eccezionale, sí, ma non sembrava un santo, anche se si vedeva che non faceva niente per sé, ma tutto per la gloria di Dio e per il bene delle anime dei giovani”.
Quindi D. Bosco non sembrava un santo.
Sembrava una persona normale, ma con un cuore d’oro verso i giovani; sembrava una persona normale che faceva cose normali, ma con una intenzione retta e una fede in Dio, filiale, umile, semplice e profonda;
D. Bosco sembrava una persona buona ma normale, con tutti i grattacapi, i problemi, le difficoltà, i guai, le disavventure, i pericoli, le persecuzioni che incontrano tutte le persone buone e normali.
Alcuni mesi prima di morire D. Bosco, parlava con tutta calma con un suo sacerdote; ad un certo punto si commosse, qualche lacrima gli scese sul suo viso, poi diede un profondo sospiro e disse: “Siamo giunti in porto, ma con quante enormi difficoltà. Ti assicuro che se dovessi ricominciare daccapo questo lavoro, non so se me ne sentirei di nuovo il coraggio”.
D. Bosco non sembrava un santo, ma un uomo con la sua sincera e profonda umanità! Quante volte avrá ringraziato Dio di non avergli fatto vedere a che cosa andava incontro, perché certamente si sarebbe scoraggiato e non avrebbe mai iniziato. Questo vale anche per noi: i problemi, le difficoltà vanno affrontate con tutta l’energia possibile, man mano che vengono (ed esse vengono una alla volta), vanno affrontate con tutta l’energia che abbiamo in quel momento, senza immaginare tutti i pericoli e le difficoltà future; altrimenti non inizieremo mai a fare qualcosa!
D. Bosco non sembrava un santo. A volte qualche giovane gli mancava di rispetto.
D. Bosco non diceva niente, ingoiava amaro e lasciava perdere, ma soffriva dentro.
Ci pensava qualche amico stesso del giovane ad avvisarlo e a dirgli: “Ehi! Datti una calmata! Se D. Bosco è tanto buono con noi, noi non dobbiamo approfittarne, anzi anche noi dobbiamo essere buoni con lui”.
D. Bosco non sembrava un santo, ma un uomo concreto, preoccupato anche delle cose materiali, dei soldi, del pane, delle attrezzature. Un giorno gli fu consegnato un plico con dentro una croce al merito e il diploma firmato dal Re Vittorio Emanuele II che lo nominava “Cavaliere”. D. Bosco quando vide di che si trattava, andò personalmente dal Re per ringraziarlo e gli disse che al posto di quel riconoscimento e di quella croce, gli desse un sussidio per i suoi giovani, perché di croci ne aveva tante (e parlava dei moltissimi debiti che aveva). Fu accontentato, il sussidio lo ottenne!
D. Bosco non sembrava un santo. Egli non offriva ai giovani preghiere lunghe, non diceva di andare in chiesa e stare in ginocchio ore ed ore, non li educava a lunghe penitenze;
D. Bosco era un uomo normale. Era forte il suo impegno a valorizzare i giochi, il teatro, la musica e il canto, le feste; a organizzare nei minimi dettagli le famose passeggiate autunnali con i suoi giovani, grazie alle quali entrava nei paesi con la banda musicale, organizzava spettacoli teatrali su palchi improvvisati nelle piazze principali.
Ma D. Bosco era anche un Sacerdote normale e come sacerdote offriva ai giovani il Vangelo della gioia; egli ha seminato a piene mani tanta gioia nel cuore dei giovani: questo è stato il suo programma educativo e il suo metodo pedagogico che lo ha reso famoso in tutto il mondo.
Come sacerdote egli educava i suoi giovani anche alla bontá, li educava a stare lontano dal male, dal peccato, a vivere nella grazia di Dio, a vivere onestamente, in modo pulito, proprio come ogni sacerdote deve educare.
D. Bosco diceva spesso ai suoi giovani: “Se volete che la vostra vita sia allegra e tranquilla, dovete procurare di starvene in grazia di Dio, poiché il cuore del giovane che è in peccato è come il mare in continua agitazione”. Questo non vale soltanto con i giovani, vale anche per tutti, anche per noi; se qualcuno è sempre in agitazione è segno che nel suo cuore c’è qualcosa che non va, probabilmente si annida il male, il peccato!
D. Bosco non sembrava un santo, ma un uomo normale, eccezionale sí, ma normale.
E come ogni uomo normale, come ogni padre normale, come ogni educatore normale educava i suoi giovani allo studio, al lavoro e alla vita religiosa: voleva che fossero “buoni cristiani e onesti cittadini”, niente di speciale, ma è detto tutto! E per questo si è dato da fare, da buon manager, da buon amministratore delegato di Dio, da vero genio, da vero profeta dei tempi nuovi e moderni, a costruire numerosissime scuole professionali per i suoi giovani con tutti i mestieri dell’epoca, in un tempo in cui nasceva l’era industriale in Italia e nel mondo. Ció comportava sacrifici a non finire. E D. Bosco ne faceva, lui personalmente, ed educava anche i suoi giovani a non avere paura dei sacrifici; diceva spesso: “le spine della vita saranno i fiori per l’eternità”.
D. Bosco non sembrava un santo! Ma lo è era!
La sua santitá consisteva nel profondo e sincero amore verso Dio e nella continua e filiale fede in Lui;  D. Bosco era continuamente unito a Dio anche in mezzo alle numerosissime attivitá e difficoltá quotidiane; fu definito l’UNIONE CON DIO.
La sua santitá consisteva anche in un infuocato e instancabile amore per il bene dei giovani, per le anime, per il prossimo; D. Bosco ha dato la sua vita per i giovani.
E queste cose non tutte e non sempre si vedono esternamente, perché riguardano le intenzioni, le motivazioni, l’interiore di una persona.
E Dio confermava la profonda fede e l’instancabile amore di D. Bosco, con i numerosi miracoli.

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