Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

II Domenica dopo Natale Anno A
5 Gennaio 2014

In questo inizio del suo Vangelo, Giovanni fa come un drammatico riassunto di tutta la vita di Gesú Cristo: Dio è venuto nel mondo che è suo, ma i suoi non l'hanno accolto.
Lo dice chiaro, forte, schioccante. Altro che feste natalizie; non ci sarebbe proprio niente da festeggiare; bisognerebbe solo pentirsi e convertirsi. L'umanità non rivolge una grande accoglienza a Dio. Dio viene e l'uomo non c'è, non si fa trovare, si allontana da lui, lo ignora, lo snobba, lo manda alla malora. Pochi lo accolgono. Questa è la realtà oggettiva, dal nostro punto di vista. Sembra un fallimento totale del progetto di Dio sull’umanitá; ma non è cosí. Giovanni, folgorato dallo Spirito Santo, vede piú in profondità, vede molto piú in lá e ci dice anche: La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Meraviglioso! Qui Giovanni ci dice che per quanto l’uomo si allontani da Dio, per quanto l’uomo si nasconda nel buio e preferisca le tenebre, Dio non lo abbandona, Dio non molla, Dio insiste, Dio non si da per vinto, Dio-Luce si dona ancora e sempre all’uomo: La luce splende nelle tenebre e le tenebre vengono sconfitte.  Ecco come finirà il libro della storia. Ecco come finirà la nostra vita se facciamo splendere Dio-Luce in noi, nei nostri peccati, nel nostro dolore, nei nostri disastri. Bello, bellissimo. È un messaggio che dá coraggio, speranza, ottimismo. E allora, continuiamo ad operare il bene, ad essere dalla parte di Dio, ad avere pazienza e speranza; continuiamo ad essere ottimisti, a fidarci di Dio, nonostante il male che ci circonda da tutte le parti. Penso che se fossimo noi Dio ci saremmo già stufati da un pezzo dell'umanità; prova ne è che ci stufiamo subito di qualcuno quando non ci calcola, o si allontana da noi, o non la pensa come noi, o non fa quello che diciamo noi.  E invece Dio no, non si stufa di noi, Dio insiste, non cede, e alla fine sará Dio quello che vincerá. Perció egli dice a ciascuno di noi, oggi: quando sei nelle tenebre della depressione o della disperazione, coraggio, le tenebre non vinceranno; quando ti senti travolto dalle tenebre della malattia o della solitudine o della fatica, rialzati, non farti cascare le braccia, le tenebre non vinceranno. Tu che ami, tu che perdoni, tu che hai fede, tu che pratichi la religione, tu che sei fedele a Gesú Cristo e che per questo passi per un esaltato, o per uno stupido, o per un idiota, o per un pazzo, o per un cretino non ti scoraggiare, non ti demoralizzare, non ti arrendere, continua ad accogliere Dio, continua ad accogliere la luce nella tua vita, le tenebre non vinceranno. Discepolo di Cristo, continua a portare la pace in mezzo a gente litigiosa; continua a portare la gioia in mezzo a cuori arrabbiati; continua a portare il perdono in mezzo a gente piena di odio e di rancore, continua a portare il rispetto verso tutti anche verso chi ti fa del male; continua a vedere il volto di Cristo in tutti, anche nei malvagi, anche in quelli che ti perseguitano, anche in mezzo al fango del mondo, non ti scoraggiare, non rinunciare, continua: le tenebre non vinceranno. Non accettare di essere un cristiano soltanto di nome, o un cristiano passivo, né caldo né freddo, senza ideali nel cuore, timido o pauroso: le tenebre non vinceranno. Accogli la luce, accogli Dio nella tua vita; se lo fai, egli ti dà la possibilità di diventare figlio di Dio, dice ancora Giovanni in questo meraviglioso brano del suo Vangelo, pieno di speranza, di futuro, di vittoria finale.
Ciascuno di noi ha giá accolto Dio nella sua vita; ciascuno di noi, quindi è giá figlio di Dio. Non ci deve importare di essere altro. Non ci importa niente se non siamo né premio Nobel, né grandi giocatori, né grandi ricconi, né grandi attori o attrici, né cantanti famosi, né persone importanti, né grandi presidenti o potenti banchieri; noi siamo figli di Dio. Siamo già tutto quello che potremmo desiderare. Spesso corriamo dietro a mille sogni e a mille obiettivi pur di ricevere approvazione dagli altri, lodi, ringraziamenti, ammirazione; non abbiamo bisogno di nessuna di tutte queste cose passeggere; ci basta essere figli a Dio. Lo viviamo coscientemente questo essere figli a Dio? Se lo viviamo coscientemente, allora perché spesso siamo scontenti, arrabbiati, inquieti, insoddisfatti, depressi?  Cos’altro cerchiamo?

 

vai all'archivio »