Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

XXXII Domenica T.O. Anno C
10 Novembre 2013

Bisogna dire „grazie“ a questi „Sadducei“ perché hanno fatto a Gesú questa domanda: “Esiste la risurrezione?” e hanno dato a Lui la possibilitá rispondere con molta chiarezza su questo problema.
Ma chi erano questi Sadducei?
I Sadducei erano un partito politico-religioso; erano ricchi proprietari ebrei; i quali, come tutti i ricchi, avevano in mano il potere e tutte le piú alte cariche dello Stato e della Religione.
I Sommi Sacerdoti degli Ebrei, per esempio, erano tutti Sadducei e cosí erano anche Sadducei, la maggior parte dei membri del tribunale ebraico che condannó Gesú.
Questi Sadducei pensavano solo ad arricchirsi e a vivere bene su questa terra, perché ritenevano la ricchezza e il benessere segno della benedizione di Dio; essi non credevano né alla vita futura, né ad un giudizio finale e neppure alla risurrezione. Della Bibbia accettavano soltanto i primi 5 libri, e non credevano né negli angeli, né negli spiriti. Era gente malvista dal popolo.
I Sadducei si opponevano a Gesú perché lo consideravano un agitatore e un rinnovatore che avrebbe potuto creare guai a loro (classe ricca e dirigente); secondo loro Gesú doveva essere fermato ad ogni costo.
Per questo, dopo questa famosa discussione sulla Risurrezione e dopo il miracolo della Risurrezione di Lazzaro, essi decisero che Gesú doveva essere tolto di mezzo.
Ci sono ancora oggi, i Sadducei?
Come nome no! Come partito politico-religioso organizzato, no!
Ma come mentalitá sí!
Molta gente oggi, soprattutto la gente piú benestante, molte nostre autorità, molti di quelli che hanno in mano il potere, economico, sociale, politico, industriale, commerciale, giuridico, scientifico, religioso; molti di quelli che hanno il potere dei mezzi di comunicazione sociale (giornali, televisioni, internet, ecc.); molti di essi non credono a niente di trascendente, credono soltanto ai soldi, vivono in vista dei propri interessi e giustificano tutto ció che fanno, anche le cose piú schifose, piú immorali, piú false e piú ingiuste.
Ma Gesú qui parla chiaro e ció che dice va preso in seria considerazione.  E cosa ci dice Gesú oggi, di tanto chiaro.
Ci dice con molta chiarezza, che questa vita che noi viviamo ora, non è tutto.  Essa va oltre la morte! E questa vita che va oltre la morte, non sará un’altra vita che non ha niente a che vedere con questa; no! 
Ma sará “ALTRA”, cioè diversa. Non sará la fotocopia migliorata di questa vita;  sará “ALTRA”, cioè diversa da questa e basta! Del resto, “QUESTA” vita che noi viviamo ora, cos’è?  È forse la fotocopia migliorata, di quella che vivevamo nel ventre di nostra madre? Eh no!  Questa è completamente diversa, è “BEN ALTRA”; cioè è la stessa, ma completamente diversa! Noi siamo gli stessi di allora, ma viviamo in modo
completamente diverso.
Cosí sará la vita futura: sará una vita nuova, non piú soggetta al tempo e allo spazio; non ci saranno piú relazioni e affetti come li viviamo ora su questa terra; non ci saranno mariti e mogli, non ci saranno figli, non ci saranno amori umani come li conosciamo e li viviamo ora, ma ci sará ben altra vita, ci saranno ben altre relazioni, ci sará ben altro amore.
E COME sará questo mondo “diverso”? Come sará questo mondo “divino”, questa “vita futura”? Non lo sappiamo!
Sará la “sorpresa” che Dio ci riserva a tutti noi!
Proprio a tutti? Eh no! Proprio a tutti no!
Ma “a tutti quelli che saranno giudicati degni”, ci dice Gesú!
Quindi ci sará un giudizio? Sembra proprio di sí!
Almeno cosí dice Gesú! Quindi se ci sará un giudizio, allora vuol dire che C’È il bene e il male, che C’È il giusto e l’ingiusto, che C’È il vero e il falso. Altrimenti su che cosa ci sará il giudizio?
Allora non è vero che tutto è bene, che tutto è giusto, che tutto è vero, che tutto è permesso. Altrimenti su che cosa ci sarebbe il giudizio?
Tutto questo, Gesú ce lo dice (e noi ce lo ricordiamo tra di noi, oggi), non per metterci paura, o per farci vivere nella paura, ma per illuminarci, di modo che possiamo vivere da persone responsabili e illuminate; Gesú ce lo dice per farci prendere coscienza di una certa realtà, e cioè che noi vivremo per sempre; e vivremo per sempre con Dio se saremo ritenuti degni; vivremo per sempre lontani da lui se non saremo ritenuti degni.
Alla luce di questa realtà, la nostra vita su questa terra potrebbe anche cambiare e migliorare, no?
Questo pensiero dell’eternitá, questo pensiero del vivere dopo la morte, non potrebbe essere un punto di riferimento o una lente di ingrandimento che ci permette di rivedere in meglio il presente, di rivedere in meglio i nostri rapporti con gli avvenimenti e la realtà, di rivedere in meglio tutti i nostri rapporti interpersonali e sociali?
Che ne pensate?

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