Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

XXIII Domenica T.O. Anno C
08 Settembre 2013

Come é duro, oggi, Gesú Cristo! Come è esigente!
Come è esigente l’allenatore con i suoi giocatori: rinunce, leggi ferree, ritiri, ore di duro allenamento settimanale, sforzi! L’allenatore non si accontenta che il giocatore sappia tirare quattro calci al pallone: esige ben altro!
Come è esigente il vero insegnante con gli alunni! Cosa dice il vero insegnante agli alunni: “Ricordate che al primo posto viene la scuola, lo studio, i compiti, il dovere, l’impegno e non il gioco; chi non mette al primo posto l’impegno scolastico, non concluderà niente come alunno”. Il vero insegnante non si accontenta che l’alunno sappia tenere la penna in mano: esige ben altro!
Anche il matrimonio è esigente: esige che l’amore della moglie verso il marito (e viceversa) sia al di sopra dell’amore verso il proprio padre e la propria madre. Se una donna ama il padre o la madre o la sorella o il fratello o qualche amica piú del marito (e viceversa) quel matrimonio finisce male.
Tutti esigono! Il datore di lavoro dagli operai, i genitori dai figli, la ditta dal suo rappresentante, l’insegnante dagli alunni, l’allenatore dai giocatori, la moglie dal marito, il marito dalla moglie…
Perché non dovrebbe esigere Cristo dai suoi discepoli?
E cosa esige Gesú Cristo dai suoi discepoli? Ecco che cosa esige, ecco il suo messaggio: se ritieni che qualsiasi persona umana, fosse anche tuo padre, tua madre, tuo figlio, tua moglie sia piú importante di Dio, tu come persona umana, col tempo andrai incontro a moltissime delusioni e fallimenti: finirai male. Gesú esige di non mettere nessuno al di sopra di Dio, neppure se stesso; Gesú esige di non sostituire niente e nessuno a Dio; Gesú esige di non sostituire la volontà di Dio con la propria volontá o con la volontá dei genitori o dell’insegnante o del superiore o della moglie o di una cultura o di un partito o della maggioranza o della televisione; Gesú esige di non mettere il proprio orgoglio al di sopra della Veritá, di non mettere il proprio egoismo al di sopra dell’Amore. Il che non significa sminuire la propria personalità; il che non significa calpestare i propri affetti verso le persone care, o reprimere i propri desideri, no! Significa che se tu vuoi andare a Dio, non ci deve essere nessuno  e nessuna cosa al posto di Dio. Gesú esige dal suo discepolo che nulla e nessuno occupi, nel suo cuore, piú spazio affettivo di quello riservato a Dio stesso. Gesú esige dal suo discepolo che nella propria testa, nessuno e niente, neppure le proprie idee, devono essere piú importanti della volontà di Dio.
Gesú esige…, ma non da tutti, solo dai suoi discepoli.
Nessuno è obbligato ad essere suo discepolo: solo chi “vuole”. 
Essere seguaci di Cristo è una cosa seria: occorre amore totale, sacrificio totale, dedizione totale, distacco totale da tutti e da tutto, nel senso che abbiamo spiegato.
In questo campo non sono consentite le cose fatte a metá; le cose fatte a metá non sono delle cose a metá, sono niente; una partita sospesa, cioè a metá, non è una mezza partita, è niente, è nulla.
Cristo vuole “costanti” i suoi discepoli: costanti nell’amare, costanti nel perdonare, costanti nel testimoniare, costanti nell’impegno preso, costanti nella generosità e nel servizio, ma soprattutto costanti nell’accettare e praticare ció che lui dice nel Vangelo.
Ci sono dei discepoli ben intenzionati, ma che non sanno esattamente quello che vogliono, dove intendono arrivare e perché!  Sono persone che si entusiasmano facilmente, specialmente davanti alle novitá, sempre alla ricerca di emozioni, piú che di impegno serio e costante; il loro, spesso è un entusiasmo passeggero, accompagnato a volte da slancio esibizionistico, che subito si spegne non appena appare all’orizzonte la…carretta della realtà quotidiana: incomprensioni, offese, discussioni, stanchezza, ripetitivitá.
E noi? Chi siamo? Siamo discepoli di Cristo tutti interi o a metá?
Ora sappiamo che essere discepoli a metá è come non esserlo affatto. Noi abbiamo avuto il Battesimo, la Cresima; ci siamo sposati in Chiesa, facciamo la Comunione tutte le domeniche, conosciamo a memoria i comandamenti; preghiamo Dio, la Madonna, Padre Pio; cantiamo di Dio; facciamo la Quaresima, tante pratiche devote; abbiamo tanta fede, facciamo pellegrinaggi; siamo un mucchio di cose “cristiane” ma siamo veramente discepoli di Cristo?
Certamente noi, nel cuore, da come parliamo, nelle intenzioni siamo sinceramente convinti di essere cristiani, discepoli di Cristo: questo è vero! Ma, da quello che Gesú dice nel Vangelo, noi siamo veramente suoi discepoli?

 

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