Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

Festa dell'Epifania Anno C
6 Gennaio 2013

E poi dicono che i bambini…!
Verso metá dicembre, visitai una famiglia; erano tutti indaffarati, papá, mamma e il figlioletto di 5 anni: stavano finendo di fare il presepe. La mamma toglieva dalla carta le statuine e le consegnava al figlioletto, il quale, insieme al papá, le metteva nel presepe. I 3 Re Magi, peró non li consegnó al bambino ma li mise direttamente da parte. Il figlioletto cominciò a fare domande su quel gesto della mamma: “E chi sono quelli?”, “e perché non li dobbiamo mettere?”, “e che cosa hanno in mano?”. Quando la mamma spiegò al bambino che in mano avevano i regali per il piccolo Gesú, il figlioletto subito chiese: “Che regali?”. La mamma rispose: “oro, incenso e mirra”. Il bambino capí solamente la parola “oro”. Appena sentí la parola “oro”, egli subito disse alla mamma: “Allora la famiglia di Gesú non era povera, se ebbe in regalo l’oro!”. E aveva ragione..., se prendiamo quella storia dei Re Magi come un racconto storico.  
La realtá, peró, è che la storia dei Re Magi venuti da lontano, non sembra essere un racconto storico! Sembra essere una parabola, cioè un racconto inventato per insegnare una grande verità religiosa. Sembra! In ogni caso, storico o non storico, a noi non interessa granché; quello che interessa è la grande verità religiosa che insegna.
Quale verità religiosa?
La grande veritá religiosa è questa:  Gesú Cristo non è nato soltanto per gli Ebrei, ma per tutti i popoli; Gesú Cristo non si è manifestato soltanto agli Ebrei (simboleggiati dai pastori, che erano Ebrei) ma a tutto il mondo, a tutti i popoli (simboleggiati dai Re Magi, che non erano Ebrei, ma che venivano da diverse nazioni, quindi rappresentanti di tutti i popoli).
La Festa di oggi, cioè l’Epifania, la possiamo considerare come il completamento della festa del Natale. A Natale, Gesú si è manifestato agli Ebrei ("pastori", che erano Ebrei); all’Epifania, Gesú si manifesta a tutti i popoli ("Re Magi", che erano di diverse Nazioni e razze). Quindi la festa dell’Epifania, allarga i nostri orizzonti, la nostra mente e il nostro cuore a tutti il mondo; ci fa pensare in modo universale: ci dice che Gesú ha portato l’amore e il perdono non soltanto agli Ebrei ma a tutti i popoli; Gesú Cristo è il Salvatore non soltanto degli Ebrei ma di tutti i popoli.
Qualcuno puó dire: ma noi questo lo sappiamo giá; c’era bisogno di inventare la parabola dei Re Magi per insegnarci questo?
Attenzione: noi lo sappiamo, certo! Ora, peró! E anche grazie al racconto dei “Re Magi”. Ma a quel tempo, al tempo dell’inizio del Cristianesimo, no! A quel tempo, cioè ai tempi di Gesú, ai tempi degli Apostoli, prima che fossero stati scritti i Vangeli, ai tempi dei primi convertiti (che erano tutti ebrei) si pensava che il Messia doveva venire solo per gli Ebrei, doveva portare il perdono solo per gli Ebrei, doveva salvare solo gli Ebrei. Chi non era Ebreo, ossia chi non apparteneva al popolo eletto non si sarebbe salvato.
Gli Apostoli, i primi predicatori cristiani hanno dovuto sudare molto per cambiare la mentalità, per cambiare la testa ai loro concittadini e diffondere la nuova mentalità nel mondo ebraico. S. Paolo addirittura ha dovuto ricevere una rivelazione per capire e diffondere questo nuovo messaggio, questo “universalismo” cristiano (Ef. 3, 5-6).
Ecco allora che parlando di Gesú, gli scrittori dei Vangeli hanno inventato questa parabola (se proprio l’hanno inventata!) per insegnare la grande verità che Gesú, il Messia era stato mandato da Dio, era nato, era venuto, si era manifestato, per il mondo intero e non soltanto per gli Ebrei.
Il racconto, inoltre, dice che i Magi portarono a Gesú dei regali: oro, incenso e mirra. Anche questi regali fanno parte della parabola, non sono storici, sono simbolici. E cosa significano?
“Oro”: l’oro è quanto di piú prezioso c’é. È un metallo che ha origine nelle stelle; poi quando le stelle esplodono e formano i pianeti, l’oro viene sparpagliato, incapsulato, ingabbiato nelle rocce degli stessi pianeti. Attraverso milioni di anni questo metallo non si unisce con nessun altro metallo e con niente: resterà puro per sempre.
L’oro è il simbolo di quanto piú prezioso c’è in ogni persona umana: la scintilla di Dio, che viene dalle stelle e che é incapsulata in ogni persona. In ogni essere umano c’è dell’oro da scoprire. Ogni donna, ogni uomo é in sé prezioso, come l’oro.
“Incenso”: nelle lingue orientali, la parola “incenso” vuol dire: “ció che porta a Dio”. L’incenso è il simbolo della nostalgia che l’uomo ha verso le Stelle, verso Dio da cui viene.
“Mirra”: la mirra è una “sostanza amara”, ed è il simbolo della nostra vita terrena, limitata e finita, mista ad amarezze, dolori e sofferenze.
Entrambe le 3 cose, l’oro, l’incenso e la mirra (cioè il divino e l’umano) vivono in noi, fanno parte di noi.  Esse sono il simbolo della nostra natura e del nostro destino. Questi "doni" servono a ricordarci che noi siamo celesti, divini. Servono a ricordarci che il dolore, la sofferenza e le amarezze della vita, vanno affrontati non con rabbia o con disperazione o, peggio ancora, desistendo, ma pensando che il nostro destino è il cielo; per ricordarci che noi siamo figli delle stelle; per ricordarci che passa la scena di questo mondo; per ricordarci che noi veniamo dal cielo e al cielo ritorneremo, veniamo da Dio e a Dio ritorneremo! Questo, tutti i popoli devono ricordarselo! Continuamente!
La vita, con i suoi problemi e le sue sofferenze, certamente non cambierá;
ma, con questa prospettiva, cambierá certamente il nostro modo di affrontare i problemi della vita.

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