Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

XXIV Domenica T.O. Anno B
16 Settembre 2018

Gli Ebrei aspettavano il Cristo, cioè, il Messia, e pensavano che sarebbe stato un re potente, capace di liberarli dagli invasori romani, cacciandoli dal loro territorio e dando libertà, indipendenza e grandezza al loro popolo, attraverso la fondazione di un Regno nuovo, di un Regno umano e politico, chiamato Regno di Israele.
I Dodici Apostoli, perció, che seguivano Gesú dappertutto, si sentivano dei privilegiati, perché avevano tra le mani un futuro di grande carriera politica e religiosa: Gesù piaceva, era credibile, aveva successo in mezzo al popolo, faceva miracoli, risolveva i problemi sociali, quali per es., quelli della fame, parlava di giustizia. Chi piú capace di lui di sconfiggere e scacciare gli invasori? Un giorno, mentre erano sulla strada che portava a Cesarea di Filippo discutono, si animano, progettando sui loro ruoli o posti che avrebbero avuto nel nuovo Regno. Gesù, un po’ appartato, li sente discutere, anche un po’ animatamente, sorride. Poi, come se nulla fosse, lancia la domanda. La gente chi dice che io sia? Seguono delle risposte varie: chi dice una cosa, chi ne dice un’altra, e cosí via. Poi Gesú fa una domanda a bruciapelo, che li riguarda da vicino: "E voi? Secondo voi, chi sono io?". Pietro, dal carattere impulsivo e generoso, senza pensarci due volte, subito risponde: "Tu sei il Cristo", il Messia, l’uomo mandato da Dio a salvarci, a liberarci. Risposta grande, sicuramente ispirata dallo Spirito Santo. Solo che Pietro non si rendeva conto di quello che aveva detto. Aveva detto una cosa giusta (cioè, che Gesú era il Cristo o il Messia) ma ne intendeva un’altra, sbagliata (cioè, il Cristo, come Capo politico e militare). Allora Gesù, per evitare ogni frainteso, subito si presenta da solo spiegando loro ciò che significa veramente essere il Cristo o il Messia. Dice: Certo io sono il Cristo o il Messia, ma sappiate che io non sono quello che pensate voi, io “dovró soffrire molto. E‘ necessario. Gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e i maestri della legge di Mosé mi rifiuteranno. Saró ucciso, ma dopo tre giorni risorgeró“. A queste parole tutti si sentono disturbati, scandalizzati, disorientati. E Pietro, come al solito, prende in mano la situazione, trascina Gesú per un braccio, lontano dagli altri e comincia a disapprovarlo, a criticarlo, a rimproverarlo, comincia a dirgli di non dire sciocchezze, spropositi, assurditá, perché non gli sarebbe successo niente di quello che aveva detto poco prima. Gesú lo fulmina con gli occhi e gli grida: “Vattene dietro”, torna a metterti dietro a me; sei tu che devi seguire me e non io che devo venire dietro a te.  E poi, lo chiama “Satana”: unica volta che nei Vangeli, Gesú si rivolge ad un uomo in questa maniera e lo chiama “Satana”. Satana significa “nemico”, “avversario”, “oppositore”.
L’idea che Pietro aveva di Gesú, cioè di un Messia vittorioso, che non doveva conoscere persecuzione, sputi in faccia, bastonate, torture, umiliazioni, croce e morte, era frutto di un pensiero satanico, gli fece capire Gesú, era il pensiero di un avversario del progetto di Dio.
Fin qui i fatti. Ora una riflessione.
Gesú non dice a Pietro, “Vai via”, come è nel testo tradotto in italiano (che non è preciso). Gesú non caccia Pietro, non lo sta cacciando via da sé. Gesú non caccia mai nessuno. Gesú dice: “Vattene dietro” (“Vade retro”, in latino) e dicendo cosí, sta dando a Pietro l’indicazione di dove stare, di dove stare con la testa, di dove stare con il cuore; lo sta guidando dove andare, cioè nell’unico posto dove c’è la strada, dove c’è la veritá, dove c’è la vita: dietro a Gesú (“Io sono la Via, io sono la veritá, io sono la vita”). Non andare dietro a Gesú vuol dire non andare da nessuna parte. Andare avanti a Gesú, oltre a Gesú e fuori da Gesú, (cioè voler essere piú moderni di Gesú) come succede a volte ad una parte di preti, vescovi, cardinali e papi, creando una confusione totale, vuol dire non seguire nessuna direzione utile, nessuna direzione sana, nessuna direzione luminosa. Solo seguendo Gesú, solo seguendo le sue parole, c’è direzione, altrimenti non c’è nessuna direzione. Se la nostra mente non la smette di andare dietro alle cose piú strampalate, se non torna con i piedi per terra e non resta dietro a Gesú, nell’umiltá, nel perdono, nella riconoscenza, si perderá nella molteplicitá di tante direzioni, si incamminerá senza avere una direzione e penserá le cose degli uomini, non quelle di Dio, come sta succedendo oggi a una parte della Chiesa, compresi tanti cristiani, che seguono il mondo governato da Satana, con tutte le sue deviazioni, immoralitá, e idee stravaganti e non seguono piú Dio.
Costretto a parlare, Satana ha detto durante un esorcismo:
* “Molti insegnamenti moderni mi appartengono. E ci sono vescovi idioti che li seguono”.
* “I cattolici hanno la verità e la tradiscono, come con le prostitute”.
* “I preti hanno il potere di scacciarci, ma non lo fanno più! Molti di loro non ci credono neppure!”.
* “Che bello che quasi più nessuno creda che io esisto”
* “Che bello! Tanti, specialmente i giovani, dormono la domenica e non vanno in chiesa.
* “Quella lá (la Madonna!), mi sta continuamente schiacciando la testa”.
* “Nelle famiglie si deve pregare tutti i giorni. Il Rosario deve far parte di tutte le famiglie, tutti i giorni”.
* “L’acqua benedetta deve fare parte delle case e delle famiglie”.

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