Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

XIV Domenica T.O. Anno B
8 Luglio 2018

Oggi è la domenica delle meraviglie! Tutti si meravigliano di tutti!
I paesani di Gesú si meravigliano di Gesú. Gesú si meraviglia dei suoi paesani! Perché? Di che cosa si meravigliano? Per capirlo dobbiamo cercare di conoscere cosa vuol dire “meravigliarsi”? Meravigliarsi, a seconda il tono di voce, a volte vuol dire “ammirazione” per qualcuno o per qualcosa, (“Che meraviglia!”, si dice, guardando un bel bambino neonato o un bel panorama, o un bel quadro); a volte vuol dire “rimprovero”, o “incredulità”, o “disprezzo” per qualcuno! (“mi meraviglio di te!”, si dice di uno che fa qualcosa che non è condiviso da altri). Ora attenzione: la “meraviglia” dei paesani di Gesú verso Gesú stesso è quella del “disprezzo”; la “meraviglia” di Gesú verso i suoi paesani è quella della “incredulitá” e del “rimprovero”.
I paesani di Gesú hanno sentimenti di disprezzo verso il loro concittadino. Perché? Per invidia, certamente! Altrimenti non si spiega il loro comportamento! Essi, infatti, conoscevano molto bene quel giovanotto. Lo avevano visto fin da piccolo: niente di straordinario, un bambino come tutti gli altri che mangiava, giocava, piangeva, faceva qualche scherzo proprio come tutti i bambini del mondo. Che cresceva come gli altri, che lavorava come tutti loro, che frequentava la sinagoga il sabato, senza dire mai una parola! Come mai adesso, pensavano, è diventato un predicatore? Da dove gli viene tutta quella parlantina, lui che non aveva studi speciali? Perché la gente gli va dietro come dei cretini?
E poi, dal loro paese, Nazareth, poteva uscire qualcosa di buono, loro che erano tutti analfabeti e ignoranti? E poi, da 2 persone analfabete, il cui capofamiglia faceva nientemeno che il mestiere di un misero operaio-falegname, poteva nascere un genio?  In pratica, essi pensavano e dicevano (come pensano e dicono tutti gli invidiosi!): “Perché lui sì e noi no?”.
E provavano rancore, antipatia, ostilitá per Gesú che possedeva qualità che essi non avevano ma che vorrebbero avere. E si ripeté la stessa storia della favola dell’uva e della volpe. La conoscete certamente! La volpe voleva raggiungere l’uva che in alto, nel pergolato, era bella, profumata, matura, avvolta dai raggi caldi del sole. E saltava, saltava, saltava, ma non riusciva a raggiungerla e ad impossessarsene. Allora si arrese e per non riconoscere la sua incapacitá e il suo fallimento, diede la colpa all’uva, dicendo: non la voglio, è ancora acerba!
Cosí fecero i paesani di Gesú! Nei loro cattivi pregiudizi, poiché non avevano le qualitá e i carismi di Gesú, conclusero che quel loro paesano doveva essere impazzito o posseduto da qualche demonio!
L’invidia è uno sguardo maligno. L’invidia si prova soprattutto per coloro che sono dello stesso livello, per le persone con cui ci si puó paragonare. Per esempio un ragazzo di scuola puó provare invidia verso un proprio compagno che prende voti migliori. Nessun alunno è invidioso del preside, per esempio! E ancora: una ragazza puó provare invidia verso un’amica che ha giá un fidanzato. Nessuna ragazza è invidiosa della principessa d’Inghilterra che si è fidanzata!  Anziani delle case di riposo possono provare invidia di qualche altro anziano, ricoverato nella stessa struttura, che riceve più visite di lui, da parte dei figli e nipoti. Per una donna è bruciante il confronto con una sua conoscente bella e corteggiata; non le brucia affatto il confronto con una modella televisiva; si invidia il collega che è stato promosso. Quindi l’invidia si prova verso conoscenti dello stesso livello: come i paesani di Gesú verso Gesú, che lo conoscevano e che era dello stesso livello loro: loro paesano, appunto!
Tutti proviamo l’invidia, ma nessuno ammette di essere invidioso. Ammettiamo di essere nervosi, irascibili, pigri, arrabbiati, gelosi, ma di essere invidiosi no! Non lo si ammette nemmeno davanti a se stessi, purtroppo. E perché? Perché ammetterlo significherebbe ammettere di essere inferiore all’altro e di voler il male dell’altro in modo viscido, meschino, segreto. Questo per quanto riguarda i paesani di Gesú.
Dall’altra parte, anche Gesú si meravigliava del comportamento dei suoi paesani. La sua meraviglia, peró, era un sentimento di incredulitá e anche di rimprovero verso i suoi paesani. Possibile che persone che, per piú di 30 anni e fino a poco tempo prima, avevano vissuto, scherzato, lavorato, mangiato, dormito, giocato, chiacchierato con lui, ora lo disprezzino? Eppure egli non aveva fatto niente di male! Lo disprezzano nientedimeno che per il bene che andava facendo in giro, in altri paesi, per i miracoli, per la saggezza delle sue parole, per la bellezza dei suoi progetti e per la massa delle persone che gli andava dietro! Avrebbero dovuto essere contenti, orgogliosi che un loro paesano cominciava ad essere famoso! Sarebbero diventati famosi anche di loro, di riflesso! Invece no! Di qui la delusione, l’incredulità e, sotto sotto, il rimprovero di Gesú verso di loro, verso la loro cattiveria!  Ma per fortuna, Gesú, non si lascia condizionare dalle critiche, né dalle delusioni, come succede a noi; non ridimensiona il suo desiderio di camminare e di viaggiare per villaggi e cittá in cerca di persone semplici, con un po’ di fede e di amore, alle quali continuare fare del bene, insegnare la via dell’amore, la via di Dio, la via della Vita, della salvezza e della felicitá.

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