Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

II Domenica T.O. Anno A
19 Gennaio 2020

Dal vangelo secondo Giovanni (1,29-34).                          

Il giorno dopo, Giovanni vede Gesú venire verso di lui, e dice: “Ecco l´Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo. Parlavo di lui quando dicevo: <Dopo di me viene uno che é piú grande di me, perché esisteva giá prima di me. Neanch‘io lo conoscevo, tuttavia Dio mi ha mandato a battezzare con acqua, per farlo conoscere al popolo d´Israele“. Poi Giovanni portó questa testimonianza: “Ho visto lo Spirito di Dio scendere come colomba dal cielo, e rimanere sopra di lui. Anch´io non lo conoscevo quando Dio mi mandó a battezzare con acqua, ma Dio mi disse: <Tu vedrai lo Spirito scendere e fermarsi su un uomo: é lui che battezzerá con Spirito Santo>. Ebbene, io ho visto accadere questo, e posso testimoniare che Gesú é il Figlio di Dio“.

Giovanni il Battista, mentre battezzava la gente nel fiume Giordano, ad un certo punto, alza lo sguardo e grida: “Ecco l’Agnello di Dio che porta su di sé il peccato del mondo”. A chi si riferisce?  Chi sta indicando? Sta indicando un uomo che vede passare ad alcuni metri di distanza dal luogo dove lui stava battezzando. E chi era quell’uomo? Era Gesú di Nazareth, sí proprio lui, proprio quello che qualche giorno prima lui stesso aveva battezzato nel fiume. Gesú, quindi, è l’Agnello di Dio. Che cosa significa questo? E perché lo chiama proprio “AGNELLO”? E perché dice “DI DIO”? E cos’è questo “PECCATO DEL MONDO”? L’agnello per gli antichi era un animale molto prezioso: dava carne e lana, quindi cibo e vestito, nutrimento e protezione. Molto frequentemente i popoli sacrificavano alle loro divinitá, proprio “agnelli”, perché? Appunto perché era il loro bene più prezioso. Per gli Ebrei, poi, l'agnello ricordava quella notte particolare in cui il popolo d'Israele, schiavo degli egiziani, fuggì dall'Egitto sotto la guida di Mosè. Quella notte, in seguito ad un ordine di Dio, ogni famiglia doveva arrostirne uno e mangiarlo. Inoltre il sangue dell’agnello doveva segnare le porte degli Ebrei, per proteggerli dall’Angelo della morte: quindi per gli Ebrei, l’agnello era cibo, protezione e salvezza. Al tempo di Gesù, questi sacrifici degli agnelli venivano compiuti nel tempio di Gerusalemme dai sacerdoti ebrei, per ottenere protezione, o la guarigione da una malattia, o per ringraziare, o per chiedere aiuto, prosperità per famiglia e per il bestiame... Offrire un agnello era un pregare Dio e chiedere a lui misericordia e salvezza. Da secoli, da centinaia di anni, Dio aveva spiegato al popolo ebraico, attraverso i profeti, che l'unico modo per ottenere perdono e salvezza era tramite un agnello provveduto da Dio. Questo agnello doveva essere un uomo prezioso mandato da Dio, (perció è chiamato Agnello “di Dio”, nel senso che è mandato da Dio). E questo era chiamato anche “Messia”, cioé “mandato da Dio”, il quale attraverso il sacrificio di se stesso, cioé attraverso il suo amore verso il Padre e verso l'Umanitá, fino a dare il sangue, avrebbe salvato gli uomini da tutti i loro peccati. Da secoli, gli Ebrei, che avevano fede in Dio, aspettavano questo Messia, il vero prezioso Agnello di Dio.  Così, quando Giovanni Battista dichiarò, quel giorno, che Gesù era l'Agnello di Dio, tutti capirono di che si trattava. Tutti capirono che finalmente era arrivata la salvezza promessa da tanti secoli. E quella salvezza l’avrebbero ottenuta attraverso Gesú.  Adesso, forse, anche noi capiamo meglio perché Gesú è l’Agnello: 1) è Agnello, perché è prezioso, perché dá nutrimento, protezione e salvezza attraverso il suo sangue e 2) è Agnello di Dio, perché é stato mandato da Dio. La sua missione su questa terra è quella di cancellare, prendendo su di sé, il peccato dell’umanitá, passata, presente e futura e offrendosi a Dio, in sacrificio, una volta per sempre, al posto di tutti gli uomini. Ma di che peccato si tratta? Si tratta della superbia umana e dell’orgoglio umano. Dio ci ha creati creature. Il sentirci Dio e voler diventare Dio, decidendo noi ció che è bene e ció che è male è il peccato del mondo, è il peggiore e il piú antico peccato dell’uomo. Rifiutare Dio, “dire no a Dio”, per “dire sí a tutto ció che non riguarda Dio”, a tutto ció che si oppone a Dio, a tutto ció che non è la volontá di Dio, a tutto ció che Dio non vuole, è il peccato del mondo. L’egoismo, la mancanza di amore, la mancanza di perdono è il peccato del mondo; non voler riconoscere la propria piccolezza davanti alla grandezza di Dio, non fidarsi di lui, criticarlo, arrabbiarsi con lui, è il peccato del mondo. Dire “sí” a ció che non riguarda Dio, dire “sí” agli idoli moderni, cioè ad ogni vizio che rende schiavo l’uomo, sostituire Dio mettendo qualche altra cosa al primo posto nella propria vita, come per esempio, il denaro, il potere, il successo, la prepotenza, la violenza, l’ingiustizia, la cattiveria, la bella vita, i piaceri di ogni tipo anche a discapito degli altri, ecc., é il peccato del mondo. Ebbene di Gesú Cristo è stato detto che è colui che toglie, portando su di sé il peccato del mondo. Solo di Gesú Cristo, in tutta la storia dell’Umanitá è stato detto questo. Nessuno, per quanto pazzo o santo, in nessuna religione, si è mai attribuito un potere tale: “togliere il peccato dal cuore dell’uomo”. Solo Gesú e solo Lui puó togliere il peccato del mondo. Ognuno di noi è libero di credere o di non credere; ciascuno di noi è libero di decidere di farsi liberare dai peccati e cambiare vita oppure di continuare a vivere nei suoi peccati e perdersi, ma deve sapere che c’è un solo nome in cui c’è la salvezza: e questo nome è Gesú Cristo. C’è un solo nome davanti al quale l’uomo si puó inginocchiare senza perdere la sua dignitá, e questo nome è Gesú Cristo; c’è un solo nome di cui fidarsi e di nessun altro, e questo nome è Gesú Cristo, “l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Dai tempi di Gesú, uccisioni e offerte di animali o di qualsiasi cosa, non servono a Dio! Il sacrificio che Dio gradisce è il sacrificio d'amore di Gesù stesso, suo Figlio fatto uomo, e il nostro sacrificio d'amore unito a Lui: in poche parole è la S. Messa, perché la Santa Messa celebrata durante ogni generazione è la ripetizione del Sacrificio stesso di Gesú, offerto al Padre, per i peccati dell’Umanitá commessi durante quella generazione.

 

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