Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

XIV Domenica T.O. Anno A
5 Luglio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

Gesú disse: “Ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra. Ti ringrazio perché hai nascosto queste cose ai grandi e ai sapienti e le hai fatte conoscere ai piccoli. Si, Padre, cosí tu hai voluto“. E disse ancora: “Il Padre ha messo tutto nelle mie mani. Nessuno conosce il Figlio, se non il Padre. Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e quelli ai quali il Figlio lo fa conoscere. Venite a  me, voi tutti che siete stanchi e oppressi: io vi faró riposare. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Quasi tutti, oggi, almeno in Occidente, possiedono il necessario, e anche di piú, per vivere tranquilli: la macchina, la casa, un discreto conto in banca, un lavoro, un coniuge, dei bei figli, una famiglia, una buona salute, una discreta pensione. Eppure moltissimi sono per lo piú insoddisfatti, affaticati, fisicamente, mentalmente e psichicamente. Cercano sempre altro e questo li rende inquieti, ansiosi, incontentabili. Cercano una macchina piú grossa, una casa piú grande, un lavoro migliore, un amante in piú, un corpo piú fit e piú giovanile; e per questo frequentano le palestre di vari tipi. Oggi tantissimi cristiani sono troppo attenti alla corporeità, alla fisicità, all’apparire, alla riuscita sociale, al guadagno, al possesso. Un'inchiesta recente, rivela che in Germania il numero dei cristiani che frequentano una palestra, di domenica, hanno superato il numero dei cristiani che frequentano la S. Messa, la domenica. Ma, forse, proprio per questo, per aver escluso Dio dalla loro vita, tantissime persone, compresi i cristiani, sono depresse e stanche. “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi”, dice Gesú. Il cuore umano lo si puó paragonare ad una donna che, giustamente, desidera un grande amore, ma che dal marito non riceve altro che soldi, vestiti, gioielli, vacanze, mai un attimo di attenzione alle sue profonde esigenze affettive. Che vuol dire questo? Vuol dire che il cuore dell’uomo desidera felicitá e pace vera ed autentica; e invece la societá, offrendogli progresso e benessere, comoditá e successo, gli mette in mano un pugno di mosche, un pugno di sabbia, un pugno di vento! “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi”, continua a dire Gesú. “Venite a Me”. È il dolcissimo e affettuoso invito di Gesú all’uomo ad andare da Lui, per avere un po’ di felicitá vera e duratura, dopo aver bussato a tante porte, e aver trovato, solo stanchezza, umiliazioni, sofferenze e schiavitú. Venite a Me”. È il dolcissimo e commosso invito che Gesú rivolge a tutti coloro che si ritrovano delusi, sfiniti e depressi, dopo essersi sperduti in ogni dove, alla ricerca della gioia, della felicitá, e di un po’ di pace. “Venite a Me”.  È il delicato invito di Gesú a tutti noi che, per ottenere un po’ di importanza, spesso ci appoggiamo a qualsiasi cosa, eccetto che a Dio, e ricevendo in cambio soltanto delusioni e umiliazioni. “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore. Il mio “giogo”, infatti, è dolce e il mio peso leggero”. Cos’è il “giogo”? Il giogo é una trave di legno portata sulle spalle da una persona (in genere, uno schiavo) o da un animale (in genere, il bue o il mulo), che legava praticamente la persona o l’animale alla sbarra, alle cui estremità, da una parte e dall’altra parte erano appesi dei carichi pesanti.  Quindi il “giogo” è un “legame”. E Gesú qui ci dice che il “suo giogo”, cioé il legame con Lui, diversamente dagli altri “gioghi”, cioè diversamente dai legami con altre persone o con altre cose, non è pesante, non è oppressivo, ma è dolce, è leggero. E in che cosa Gesú ci invita a legarci a Lui? Ci invita a legarci a Lui con il legame indispensabile dell’amore, perché solo amando possiamo ricevere dalla vita tutto il meglio che desideriamo, e molto ma molto di piú. Solo amando Dio e gli altri, possiamo ricevere quella felicitá, quella gioia e quella pace che il nostro cuore cerca. E ce lo dice non soltanto Gesú, ma anche la scienza! La scienza di oggi dice che ad ogni azione, corrisponde una reazione uguale e contraria (questa è la terza legge della fisica, scoperta di Newton). Questa legge la si puó applicare anche allo spirito: lo spirito riceve esattamente quello che dà. Il che equivale a dire che quello che fai agli altri (azione) lo riceverai indietro nella stessa misura (reazione, uguale e contraria, all’azione).  Ogni azione che compiamo, prima o poi, avrá una ripercussione su di noi. Gesù lo dice in altro modo: “Tratta gli altri come vuoi essere trattato tu”. Oppure: “Non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te”. E allora se ci leghiamo a Gesú nell’amore, quell’amore con tutte le sue conseguenze di gioia, di felicitá, di pace, ecc., un giorno ci sarà restituito allo stesso modo. Magari non sará una restituzione immediata; ma la reazione o restituzione uguale e contraria ci sará. Quello che non si risolve nella vita terrena, lo si risolverà nella vita eterna. Lí l’uomo renderá conto del danno che avrá provocato su questa terra, e ne pagherá le conseguenze; come anche renderá conto dell’amore che avrá seminato su questa terra e ne raccoglierá i frutti.

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