Riflessione sul Vangelo domenicale [archivio]

II Domenica di Quaresima Anno C
17 Marzo 2019

DAL VANGELO SECONDO LUCA (9,28-36)

Gesú prese con sé tre discepoli, Pietro, Giovanni e Giacomo e salí su un monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambió di aspetto e il suo vestito diventó candido e sfolgorante. Poi si videro due uomini avvolti di uno splendore celeste: erano Mosé ed Elia. Parlavano con Gesú del suo destino che doveva compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno ma riuscirono a restare svegli e videro la gloria di Gesú e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da Gesú, Pietro gli disse: “Maestro, é bello per noi stare qui. Prepareremo tre tende. Una per te, una per Mosé e una per Elia“. Parlava cosí ma non sapeva quel che diceva. Mentre diceva queste cose venne una nube e li avvolse con la sua ombra. Vedendosi avvolti dalla nube, i discepoli ebbero paura. Allora dalla nube si fece sentire una voce: “Questi é il mio figlio, che io ho scelto: ascoltatelo“. Appena la voce risuonó, i discepoli si accorsero che Gesú era solo. Essi rimasero senza parola e in quei  giorni non raccontarono a nessuno quello che avevano visto.

Noi passiamo al buio circa 12 ore su 24, cioè il 50% della giornata. Perché? Forse perché il sole si è spento? È ridicolo pensarlo! Molto spesso noi passiamo delle giornate molto nuvolose o avvolte dalla nebbia, dove si vede solo un po’ di luce ma il sole non si vede, neppure col binocolo. E perché il sole non si vede? Forse perché si è indebolito? Nessuno al mondo lo pensa! Il sole è sempre al suo posto, bello, potente, luminoso e splendente come sempre, ma il buio notturno dipende dalla posizione della Terra, le nuvole che coprono la zona o la nebbia che avvolge quella zona lo oscurano: per vederlo, non c’è bisogno di riaccendere il sole, ma avere la pazienza che la Terra ritorni nella posizione giusta per noi, o che le nuvole vadano via oppure che la nebbia si sciolga.
Ebbene quel sole siamo noi; quel sole è la parte piú potente, piú bella, piú luminosa e piú splendente di noi: ossia l’immagine di Dio, la scintilla di Dio in noi. Il buio, le nuvole, la fitta nebbia che oscura oppure che nasconde la nostra bellezza sono le ferite inferte agli altri o ricevute dagli altri, la rabbia, i peccati, la pigrizia religiosa, la presunzione, l’arroganza, l’egoismo, l’orgoglio, la vanitá, i fallimenti, l’invidia, le varie schiavitú, la ricerca del successo ad ogni costo, e altro ancora. Il buio, le nuvole o la nebbia che riempie le nostre giornate e che avvolge la divinitá che è in noi, è cosí fitta e densa che rende invisibile questa immagine di Dio, non solo agli altri, ma anche a noi stessi. Ma non a Dio! Ed é quando non riusciamo a vedere lo splendore di Dio che è in noi, quando non siamo coscienti della nostra grandezza e della nostra dignitá, è proprio allora che possiamo perdere la fiducia in noi stessi; è proprio allora che siamo scontenti e infelici. E a chi non ha fiducia in se stesso, a chi è eternamente scontento, poi, che succede? Succede che non riesce a vedere l’immagine di Dio che è negli altri e quindi non riesce neppure ad avere rapporti sereni, armoniosi, ed efficaci con gli altri. E vede solo le loro debolezze, i loro sbagli, i loro peccati, le loro miserie umane. Dio, invece, quando ci guarda, vede oltre il nostro buio, oltre la nostra nebbia, oltre le nostre nuvole, oltre le nostre miserie; solo Dio vede tutto di noi, vede lo splendore della sua immagine divina in noi. E ci ama. Ci ama come ama stesso. E per far risplendere nuovamente la sua immagine in noi, si è fatto uomo, in Gesú. Gesú non è venuto per cambiare la nostra natura umana; Gesú non è venuto per criticare l’uomo a causa del suo buio, a causa della sua nebbia, dei suoi vizi e dei suoi peccati; Gesú non è venuto per diffamarlo, per offenderlo, e neppure per giudicarlo e condannarlo. No!  Gesú è venuto invece per portare la luce dove c’è il buio; Gesú è venuto per diradare la nebbia, per allontanare le nuvole che cosí fortemente e minacciosamente ci rendono ciechi, non facendo vedere il meglio di noi e degli altri. Sul monte Tabor, quel giorno Gesú propriamente non cambió d’aspetto, ma riprese il suo aspetto divino (nella misura in cui i presenti, cioè Pietro, Giacomo e Giovanni, lo potevano sopportare). Lo splendore sfolgorante, di cui parla il Vangelo, è lo stesso Gesú che per un istante ha voluto mostrarsi nella sua vera realtá, nel suo profondo, senza la nebbia della natura umana con cui si è dovuto presentare a noi. Sul Tabor mostra il suo vero se stesso a pochi suoi amici (a 3); si mostra prima di essere avvolto dalla nebbia del tradimento, dalla nebbia della persecuzione e dell’arresto, dalla nebbia della flagellazione, dalla nebbia della croce, prima di essere inghiottito nel buio della morte. Gesú si mostra nella sua vera realtá perché vuole che i suoi amici, nel buio dei loro pensieri, nella nebbia fitta fitta dei dubbi, della persecuzione, non dimentichino, non si confondano,
non smettano di avere fede, di credere in Lui, non smettano di amarlo. La voce del Padre. “Questi è il figlio mio, ascoltatelo”, conferma ancora la divinitá di Gesú e ci indica chi dobbiamo ascoltare per dissipare il buio e la nebbia che avvolge la nostra vita, per allontanare le nuvole che dense, nere e minacciose sorvolano sulla nostra vita. Noi siamo cosí abituati tutti i giorni a vedere soltanto la nebbia della nostra miseria, che non siamo neppure piú capaci di immaginare quale meraviglioso splendore ci sia dentro ogni persona umana a immagine e somiglianza di Dio. Ebbene ascoltando la voce di Gesú e non la voce della televisione manipolata, non la voce degli opinionisti superficiali, non la voce degli scienziati corrotti, non la voce della cultura del momento, non la voce di certe guide religiose confusionarie, noi avremo la capacitá divina di vedere altre il buio, oltre la nebbia, oltre la nostra nebbia e oltre la nebbia degli altri. E i rapporti reciproci cambieranno. E la vita stessa cambierá, si trasfiguererá.

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