In compagnia di S. Antonio

giugno 2022

IN COMPAGNIA DI S. ANTONIO

·  S. Antonio, aveva una speciale devozione e tanto amore verso l’Eucaristia, cioè verso il Corpo e il Sangue di Cristo racchiuso miracolosamente nel pane e nel vino consacrati. E ne parlava volentieri ogni volta che capitava l’occasione. Un giorno mentre parlava proprio dell’Eucaristia al popolo, tra coloro che ascoltavano c’era un tale che si chiamava Bonvillo. Egli si ostinava a non credere che quell’Ostia consacrata fosse il Corpo di Gesù. D’altra parte il Santo, con tutte le sue capacitá, non riuscìva a convincerlo. Quel tale diceva che solo un miracolo gli avrebbe fatto cambiare idea. E sfidò il santo facendogli una proposta: tenere la sua mula a digiuno per tre giorni. Dopo tre giorni portarla, affamata e sfinita, davanti all’Eucaristia e davanti ad un sacco pieno di fieno. E vedere cosa succedeva. Ebbene, al giorno stabilito, appena sant’Antonio uscì fuori con l’Ostia consacrata nelle mani, per benedire la folla e tutto il paese, la mula, benché fosse affamata, anziché mangiare il fieno che aveva davanti, si inginocchiò davanti al Santissimo Sacramento per adorarlo. La meraviglia fu cosí profonda in tutti, che anche quel povero padrone dovette cambiare idea e credere che veramente nell’Ostia Sacra c’é Gesù. L’Eucaristia è il dono più bello che il Dio ha fatto all’umanità, diceva spesso S. Antonio nelle sue prediche. E poi continuava: purtroppo spesso tanti cristiani si comportano come il padrone della mula, non credono all’Eucaristia, o non le danno tutta l’importanza che merita. Tante domeniche la chiesa è mezza vuota, ed essi si giustificano dicendo di avere tanti impegni, tanti lavori da fare. Eppure non c’è nulla di più importante della S. Messa. Il Signore lascia a noi tutta la settimana e ci chiede di dedicargli solo un’oretta la domenica, ma noi neanche quella. E poi diciamo che Dio non ci aiuta, che Dio ci ha abbandonato, ecc. Tutti i santi erano innamorati dell’Eucaristia tanto che Padre Pio disse che “un giorno senza la Messa è come un giorno senza il sole”; e Madre Tersa di Calcutta la mattina prendeva forza proprio dalla S. Messa e dall’Eucaristia, per andare incontro al Signore nella persona dei poveri.

·  Un’altra volta S. Antonio andó da Padova a Camposampiero per una predicazione. La chiesetta era piccola e la gente era molto numerosa. Allora Antonio, invitó tutta la gente a uscire dalla chiesa e a sistemarsi fuori. Ma i fedeli erano così tanti che calpestarono tutto il grano che si trovava nel campo davanti alla chiesetta. Addio! Un anno di lavoro buttato all’aria, anzi sotto i piedi. Qualche ora dopo, arrivó il padrone del campo e appena vide il grano rovinato e tutto il raccolto perduto, andó su tutte le furie. Non si dava pace: chi gli avrebbe risarcito i danni? Come avrebbe sfamato la sua famiglia? E seduto a terra, con la testa fra le mani piangeva! S. Antonio lo vide, lo fece avvicinare a sé e se lo abbracció con affetto. Poi gli disse: Domani puoi andare a mietere il tuo grano! Quell’uomo, a sentire quelle parole si calmó e riprese coraggio.
Il giorno dopo, di buon mattino andó al campo con la falce in mano, e arrivato, rimase incantato: tutto il grano si era risollevato e le spighe erano tutte gonfie di grano, come se di lá, non fosse mai passato nessuno. Sant’Antonio vuol dimostrare con questo episodio, che il tempo che si dedica a Dio non è mai perduto. E invece che dicono tanti cristiani? Che non hanno mai tempo per Dio! Se diamo molto a Dio, Dio dá molto a noi. Se diamo poco a Dio, Dio dá poco a noi.

·  Al tempo di sant’Antonio viveva a Verona, un malvagio e feroce tiranno di nome Ezzelino da Romano, il quale appena riteneva che qualcuno gli fosse nemico lo eliminava dalla faccia della terra. Il Santo decise un giorno di mettersi in viaggio per andare da lui. Entrato nel suo palazzo, appena lo vide cominciò a dirgli: “Uomo scellerato, nemico di Dio e degli uomini, continuerai tu a spargere ancora sangue umano? Io già vedo il castigo dell’inferno pesare sopra la tua testa”. Le guardie del corpo di Ezzelino aspettavano un segnale del loro capo, per buttarsi sul frate, e ammazzarlo. Ma Ezzelino rimase impaurito dalle parole del Santo. E subito si inginocchiò davanti a lui come un agnellino mansueto. Dopo, raccontó che a quelle parole del Santo, aveva visto la profonda buca dell’inferno spalancarsi sotto di lui che lo stava inghiottendo. E ne ebbe paura. Quando recitiamo il Credo, noi diciamo: Credo la vita eterna. Ma spesso si sente dire da qualche cristiano: Chissà se c’è qualcosa dopo la morte. Sí, c’è! E ancora, spesso si sente dire che l’uomo va, dove Dio lo ha destinato. Non è così! Dio non destina nessuno, è l’uomo che con la sua libertà sceglie di vivere come vuole: se sceglie il peccato va all’inferno, se sceglie il bene va in Paradiso. Allora cosa dobbiamo fare? Gesù ci dice cosa dobbiamo fare: “Vivete uniti a Me; ascoltate e mettete in pratica la mia Parola; nutritevi del mio corpo; state attenti ai bisogni dei vostri fratelli; amate sempre e tutti e perdonate di tutto cuore”. La vita non è un gioco: da come la viviamo decidiamo la nostra eternità.

·  In Portogallo viveva una donna, che era la donna di tutti. Essa, peró, aveva una grande devozione verso sant’Antonio. Spesso il demonio la tormentava dicendole di togliersi la vita; a volte le appariva nella figura di Gesù crocifisso dicendole che le avrebbe perdonato tutti i suoi peccati, se fosse andata al lago e si fosse buttata dentro. La donna non sapeva cosa fare. Un giorno era la festa di Sant’Antonio e il demonio con particolare insistenza la spinse verso il lago. Lungo la strada c’era la chiesa dei francescani e la poverina entrò e si inginocchiò davanti alla statua del Santo e cominciò a piangere chiedendo a Dio di farle capire se era sua volontà o se invece era volontá del demonio che andasse a buttarsi nel lago. In quel momento si addormenta e sogna S. Antonio che le dice di recitare queste parole: Ecco la croce del Signore, fuggite tutti voi demoni! Quando si sveglió, capí che non era Dio a volere la sua morte. Da allora in poi, ogni volta che era in difficoltà si faceva il segno della croce con molta fede e venerazione, e nel cuore le tornava la serenità. Poco tempo dopo, cambió completamente vita e diventó una buona cristiana. La croce è il segno più potente per affrontare le difficoltá, perché con la sua croce, Gesù ha sconfitto il maligno e la morte. E’ il segno più grande dell’amore di Dio, verso l'uomo. Dove c’è una croce lì c’è la speranza, perché ci ricorda che il Signore ci guarda ed è con noi. Solo nella croce c’è la salvezza. Dobbiamo avere molto rispetto per questo segno, diceva S. Antonio. Quando ci facciamo il segno di croce facciamolo con calma, senza fretta, perché in quel momento invochiamo Dio. E’ bello portare al collo o avere in casa una croce, perché ci ricorda l’amore sconfinato di Dio. Purtroppo, invece, tra tanti cristiani è molto diffusa la superstizione. Tenere a casa, ferri di cavallo, cornetti rossi, pendolini, ecc., pensando che essi ci allontanino dai malefici è un peccato. E’ un inganno di Satana, il quale vuole orientare la nostra fede su queste cose, per allontanarla dall’attenzione verso la croce. State attenti anche ai maghi, ai fattucchieri, che vi imbrogliano, e spesso si circondano di croci, di immagini di santi per attirare l’attenzione, e peggio ancora per i loro riti demoniaci usano cose sante, acqua santa, abiti sacri. L’oroscopo, i tarocchi, la lettura della mano, le carte, le sedute spiritiche sono tutte cose di Satana, peccato grave, perché non ci fanno affidare alla bontá di Dio. La nostra forza è la fede in Dio e nel suo sacrificio sulla croce. Portiamola con amore e quando la nostra vita è piena di problemi, di sofferenze, di debolezze, guardiamo la croce, e ascoltiamo Gesù che dalla croce ci parla al cuore e ci dice: Non avere paura io sono con te, non ti abbandono, perché ti amo così tanto, da morire qui per te.



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