Il bigliettino

IL BIGLIETTINO

Attorno alla stazione centrale di una grande cittá, gironzolavano ogni giorno e ogni notte una massa di barboni, di ladruncoli e di giovani drogati. Di tutti i tipi e di tutti i colori e di tutte le nazionalitá. Si vedeva bene che era gente infelice e disperata: barbe lunghe, trascurati nel vestire, mani tremanti, sporcizia dappertutto. Oltre ai soldi, tutti avevano bisogno soprattutto di un po’ di consolazione e di coraggio per vivere; ma queste cose oggi non le sa dare quasi piú nessuno, soprattutto ad una certa categoria di persone. Fra tutte quelle persone, colpiva la presenza di un giovane, sporco e con i capelli lunghi e trascurati, che si aggirava in mezzo agli altri disperati, come se avesse una sua personale zattera di salvezza. Quando le cose gli sembravano proprio andare male e la disperazione raggiungeva le stelle, nei momenti di maggiore solitudine e di angoscia piú nera, il giovane tirava di tasca un bigliettino unto di grasso, sporco e stropicciato e lo leggeva. Poi lo piegava di nuovo con grande cura e lentezza e se lo rimetteva in tasca. Qualche volta lo baciava o se lo appoggiava al cuore o alla fronte. La lettura di quel bigliettino faceva subito effetto: il giovane sembrava riconfortato, raddrizzava la spalle e riprendeva coraggio. E che cosa c’era scritto su quel misterioso biglietto? Soltanto 6 piccole parole: “La porta piccola è sempre aperta”. Tutto qui. Era un biglietto che anni prima gli aveva mandato suo padre. Significava che era stato perdonato e che in qualunque momento avrebbe potuto tornare a casa. E una notte lo fece. Trovó aperta la porta piccola del giardino di casa. Salí le scale in silenzio e si infiló nel suo letto. Il mattino dopo, quando si sveglió, accanto al letto, c’era suo padre. In silenzio si abbracciarono.

***

DIO È UN PADRE CHE ASPETTA SEMPRE
IL SUO CUORE È UNA PORTA APERTA
PER OGNI PERSONA UMANA
EGLI È UN PADRE CHE HA GIÁ PERDONATO
E CHE ASPETTA DI RICOMINCIARE TUTTO DACCAPO
 



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