Non c'é posto

NON C’È POSTO

Guido, un ragazzo di 13 anni frequentava la prima media. Era giá stato bocciato 2 volte. Era un ragazzo grande e insicuro, lento di riflessi e di cervello, ma benvoluto dai compagni. Sempre servizievole, volenteroso, sorridente; era diventato il protettore naturale dei bambini piú piccoli. Aspettava con grande speranza l’avvenimento scolastico piú importante dell’anno: la recita natalizia. A Guido sarebbe piaciuto fare il pastore con il flauto, ma la sua insegnante, gli diede una parte piú impegnativa, quella del locandiere, perché comportava poche battute; e poi, perché il fisico di Guido avrebbe dato piú forza al rifiuto di accogliere Giuseppe e Maria. La sera della recita, c’éra un numeroso pubblico di genitori e parenti degli alunni. Nessuno viveva la magia della Santa Notte piú intensamente di Guido. Arrivó il momento dell’entrata in scena di Giuseppe, che avanzó piano piano verso la porta della locanda, tenendo per mano, con grande affetto, Maria. Giuseppe bussó forte alla porta di legno inserita nello scenario dipinto. Guido, il locandiere, era lá in attesa. “Che cosa volete?”, chiese Guido, aprendo bruscamente la porta. ”Cerchiamo alloggio”, risposero i viandanti. “Cercatelo altrove. La locanda è piena, è al completo”. La recitazione di Guido aveva il tono molto deciso. “Signore, abbiamo chiesto dovunque, ma inutilmente. Viaggiamo da molto tempo, veniamo da lontano e siamo molto stanchi”. “Non c’è posto per voi in questa locanda”, rispose Guido con la faccia burbera. “La prego, buon locandiere, mia moglie Maria, qui, aspetta un bambino e ha bisogno di un luogo dove riposare. Sono certo che riuscirete a trovare un angolino. Non ne puó piú. Per favore…”. A questo punto, per la prima volta, la faccia del locandiere parve addolcirsi e guardó verso Maria. Seguí una lunga pausa, lunga abbastanza da creare imbarazzo tra lo stesso pubblico. “No! Andate via!”, sussurró il suggeritore, da dietro le quinte. “No!”, ripeté Guido automaticamente, “andate via!”.  Rattristato, Giuseppe, strinse a sé Maria, che gli appoggió tristemente la testa sulla spalla e cominció ad allontanarsi con lei. Invece di richiudere la porta, peró, Guido, il locandiere rimase sulla soglia con lo sguardo fisso sulla povera coppia. Aveva la bocca aperta, la faccia preoccupata e gli occhi che si stavano riempendo di lacrime. All’improvviso la recita prese una direzione completamente diversa da tutte le altre volte. “Non andare via, Giuseppe” gridó Guido, “riporta qui Maria”. E con il volto illuminato da un grande sorriso, mentre una lacrima gli scendeva sul suo bel viso, aggiunse: “Potete prendere la mia stanza”.

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Secondo qualcuno,
quel sempliciotto di Guido
aveva rovinato la recita;
ma per gli altri,
per la maggior parte,
fu la piú bella recita natalizia,
di tutte le recite natalizie
che avessero mai visto.



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