Il sorriso

IL SORRISO

Verso la fine della seconda guerra mondiale, mentre i tedeschi, ritirandosi, attraversavano l‘Italia, un gruppo di partigiani, ne catturó uno di loro e lo tenne prigioniero in una casa isolata e abbandonata, adattata ad una specie di carcere, in una zona profonda del bosco abruzzese. Quel soldato riceveva dal suo carceriere soltanto sguardi di disprezzo e trattamenti violenti: una volta gli fu detto che il giorno dopo, all’arrivo dei suoi compagni, sarebbe stato giustiziato!
Ed ora il racconto diretto dello stesso soldato. “Ero certo che sarei stato ucciso. Ero nervoso e sconvolto. Cercai nelle tasche qualche sigaretta che fosse sfuggita alla perquisizione. Ne trovai una e tremando, riuscii a malapena a portarmela alla bocca, avendo i polsi legati. Ma non avevo fiammiferi; me li avevano portati via. Guardai attraverso le sbarre il mio carceriere. Lui non ricambió lo sguardo. Allora lo chiamai, dicendo: “Hai da accendere, per favore?”. Mi guardó, scrolló le spalle e venne ad accendermi la sigaretta. Quando si avvicinó e accese il fiammifero, i suoi occhi inavvertitamente si incrociarono con i miei. In quel momento sorrisi. Non so perché. Forse era nervosismo o forse era perché, quando si sta molto vicini uno all’altro, è difficile non sorridere. Comunque sorrisi. In quel momento fu come se una scintilla scoccasse fra i nostri cuori, fra le nostre anime umane. So che lui non voleva, ma il mio sorriso attraversó le sbarre e generó un sorriso anche sulle sue labbra. Mi accese la sigaretta, ma rimase vicino, guardandomi direttamente negli occhi e sorridendo ancora. Continuai a sorridergli, ora vedendolo come una persona e non soltanto come un carceriere. E anche il suo modo di guardarmi sembró cambiare. “Hai figli?”, domandó. “Sí, qui, qui”. E presi la foto della mia famiglia. Anche lui, prese il portafoglio e tiró fuori le foto dei suoi bambini cominciando a parlare dei suoi progetti e delle sue speranze per loro. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Gli dissi, con qualche lacrima sul viso, di aver paura di non riuscire a vedere piú la mia famiglia, di non avere piú la possibilitá di vedere crescere i miei figli. Anche a lui vennero le lacrime agli occhi. Improvvisamente, senza dire una parola in piú, mi aprí la cella e in silenzio mi portó fuori. Fuori della casa-prigione. Poi, tranquillamente, attraverso viottoli del bosco e strade secondarie, mi portó fuori del paese. Lí, alla periferia del paese, mi liberó i polsi. E senza dire una parola, mi abbracció e se ne andó. La mia vita fu salvata da un sorriso!".

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SORRIDETEVI L’UN L’ALTRO,
SORRIDETE A VOSTRA MOGLIE,
SORRIDETE A VOSTRO MARITO,
SORRIDETE AI VOSTRI FIGLI,
SORRIDETEVI L’UN L’ALTRO
(NON IMPORTA CHI SIA).
E QUESTO VI AIUTERÁ
A CRESCERE CON PIÚ AMORE
L’UNO PER L’ALTRO.
E SAPPIATE CHE DIO
SORRIDE D’AMORE
SEMPRE
A CIASCUNO DI VOI

(Madre Teresa di Calcutta)



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