Con quale autorit√°

3 Marzo 2018

CON QUALE AUTORITÁ

Gesú, insieme a Pietro, Andrea, Giovanni, Filippo e Bartolomeo, vanno al Tempio nella festa della Pasqua ebraica; entrano nello spiazzale esterno del Tempio, dove era permesso entrare anche ai non Ebrei. C’è una folla enorme, pellegrini che giungono a gruppi da tutte le parti, venditori di pecore, colombi, agnelli: una vera fiera. Chi corre, chi chiama, chi urla, chi contratta, chi protesta per il prezzo troppo alto, chi spinge le bestie. Si sentono muggiti, belati, insulti ai garzoni che sono lenti. In un altro settore c’è la zona del cambio dei soldi: altre urla, altre grida, altre proteste, altri contratti: il Tempio funziona da Borsa, da Borsa… nera. Gli strozzini non mancano e neppure gli imbroglioni. A farne le spese sono i poveri, i vecchi e le donne. Imbrogli a non finire. Ai vecchi e ai poveri vengono venduti animali difettosi che probabilmente non saranno accettati dai sacerdoti del Tempio. Di qui proteste, insulti a non finire. 2 vecchietti tornano indietro spingendo un povero agnello che non è stato accettato, perché difettoso. Tornano dal venditore: pianti, suppliche, ma il venditore non si commuove: “In nome di Dio, siamo poveri vecchi, vuoi impedirci di fare la Pasqua, che forse è l’ultima della nostra vita? Non basta quello che ti abbiamo dato per una piccola bestia, cámbiala, questa è difettosa”. Niente da fare. Anche Gesú ha fatto il suo acquisto: Pietro ha contrattato al posto di Gesú e tutti insieme si dirigono verso il Tempio per sacrificare l’agnello comprato. Gesú, peró, nel frattempo, vede i due vecchietti piangenti, che protestano col venditore. Lascia il suo gruppo e si avvicina. Si rivolge al venditore e gli dice: “Cambia l’agnello a questi fedeli; non è degno dell’altare, come tu non sei degno, che approfitti di due vecchietti deboli e indifesi”. “E tu chi sei”, gli dice il venditore. “Un giusto”, risponde Gesú. “La tua parlata indica che sei della Galilea, puó venire mai un “giusto” dalla Galilea?”. “Fa’ quello che ti dico, e sii giusto anche tu!”. “Udite, udite, un galileo difensore dei suoi pari che vuole insegnare a noi del Tempio”. E ride e scimmiotta le parole di Gesú. Intanto si avvicina altra gente. Alcuni mercanti e cambiavalute prendono le difese del loro collega.  Fra di loro ci sono alcuni scribi e farisei; uno di loro chiede a Gesú con arroganza: “Sei tu dottore della legge di Mosé?”. “Tu l’hai detto”, risponde Gesú.  “E che insegni?”. “Questo insegno, grida Gesú: a rendere la casa di Dio, casa di preghiera e non un mercato. Questo insegno, alzando la voce: a rendere giustizia ai poveri e ai deboli. Questo insegno, urla alla fine Gesú: a non rubare, a non maltrattare e a non umiliare la povera gente.  Questo insegno”. Intanto Gesú si è fatto terribile nel suo volto. In mano non ha nulla. Solo la sua ira in faccia, e con questa, camminando velocemente e in modo imponente tra banco e banco, sparpaglia le monete, rivolta tavoli e tavolini e tutto cade con fracasso e con gran rumore di metallo rimbalzante, con grida e ira dei commercianti. Poi Gesú strappa delle funi dalle mani di un guardiano di bestie e fa una sferza dura e l’alza e la fa girare in alto e l’abbassa, senza pietá. La gente si scansa. I colpevoli, inseguiti, se la danno a gambe, lasciando per terra denaro, e indietro bestie. Pecore che corrono, colombi che volano, muggiti, belati, insieme a risate e grida dei fedeli. Una confusione generale. Accorrono scribi, farisei, autoritá del tempio; Gesú è ancora in mezzo allo spiazzale, che ritorna dal suo inseguimento. La sferza è ancora in mano. “Chi sei? Che fai? Come ti permetti di fare questo? Da che scuola vieni? Noi non ti conosciamo, né sappiamo chi sei. Con quale autoritá hai fatto questo?”.  

E che cosa ha fatto Gesú? Per capire cosa ha fatto Gesú, dobbiamo sapere 3 cose: 1) per Gesú, il Tempio è il luogo dove si incontra Dio;
2) per Gesú, il Tempio rappresenta se stesso: è in Gesú che l’umanità puó ritrovare Dio; 3) per Gesú il Tempio rappresenta anche il cuore e l’anima dell’uomo, che è la vera casa di Dio, dove Dio desidera abitare. Gesú si infuria perché, secondo lui, è stato fatto un sacrilegio. Si infuria contro lo sfregio, contro il sacrilegio fatto al vero tempio di Dio, che sono quei due poveri vecchietti. Ecco perché si infuria e manda tutto all’aria.  In realtá non è Gesú che manda tutto all’aria: egli ha voluto rimettere le cose a posto; è l’uomo che ha mandato all’aria il vero senso delle cose, che ha rovesciato e mandato all’aria il valore delle cose spirituali. Non è Gesú che diventa violento intrecciando una frusta e scagliandosi contro quel marciume, quel mercato e quel commercio; è l’uomo che ha trasformato anche le cose e i valori piú sacri, preziosi e divini in un porcile di interessi economici. E allora, con che faccia chiediamo al figlio di Dio: “Con che autoritá fai quello che fai?”. “Come ti permetti di dire certe cose (sgradevoli a noi!)?”. Cominciamo piuttosto a chiederci noi con che autoritá facciamo quello che facciamo! Con che autoritá abbiamo fatto della terra un letamaio, dell’aria un veleno, dell’acqua una porcheria? Con che autoritá abbiamo suddiviso il mondo in pochi ricchi e in tutti gli altri poveri? Con che autoritá manipoliamo i semi, le piante, gli animali, l’uomo? Con che autoritá distruggiamo le famiglie e i matrimoni con delle leggi idiote? Con che autoritá uccidiamo la vita umana attraverso l’aborto, la violenza e le guerre? Con che autoritá ci teniamo a far prevalere, al posto della veritá, il nostro orgoglio e il nostro egoismo nelle relazioni reciproche? Con quale autoritá calpestiamo, inganniamo i nostri fratelli e sorelle, li ricattiamo, li umiliamo, li critichiamo, li calunniamo? Con quale autoritá ci permettiamo di parlare male alle loro spalle? Con quale autoritá pretendiamo sempre di zittire l’altro e avere noi sempre l’ultima parola? Con quale autoritá facciamo tutte le porcherie, le bassezze, le vigliaccate e tutte le cattiverie…che facciamo?



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