Buon Natale a tutti * Il pastore cattivo

Il pastore cattivo

Riconoscere con umiltá
anche i propri limiti
e la propria debolezza,
è NATALE.

La Missione Cattolica Italiana
di Villingen-Singen
augura a tutti voi
e ai vostri familiari
un affettuoso e gioioso
S. Natale
e un anno nuovo 2018
ricco di abbondanti frutti
di ció che di bello e di buono
avrete seminato

***************************************

IL PASTORE CATTIVO

C’era una volta un pastore che aveva un gran brutto carattere e due cagnacci anche peggiori di lui. Viveva da solo, come tutti quelli che hanno un brutto carattere. Viveva con le sue pecore e i suoi cani, perché anche gli altri pastori avevano paura di lui. Era un uomo aggressivo e vendicativo, continuamente arrabbiato contro qualcuno o qualcosa. I suoi occhi erano quasi sempre accesi d’ira e la sua barba incolta e ispida come le spine. Le sue parole erano sempre amare e nessuno lo aveva mai visto sorridere. I poveri, i bisognosi e i mendicanti che bussavano alla sua porta, dovevano scappare di corsa, inseguiti dai cani e dalle minacce del pastore cattivo. Quando nella notte santa, agli altri pastori apparve l’Angelo che annunciava la nascita del Santo Bambino, il pastore sempre scorbutico brontoló:
“È uno stupido trucco per gli ingenui creduloni”, e si avvolse con rabbia nel suo mantello, nero come il suo cuore. Uno straniero, poco lontano di lá, camminava nella notte per cercare un po’ di fuoco. Bussava a tutte le porte. “Aiutatemi, brava gente”, diceva, “mia moglie ha appena avuto un bambino ed ho bisogno di un po’ di fuoco per riscaldarli, lei e il piccolo". Ma era notte fonda, tutti dormivano e nessuno gli rispondeva. L’uomo cercava e cercava. Il buio lo avvolgeva da tutte le parti, ma ad un tratto vide il bagliore di un fuoco. Si avvicinó quasi correndo. Era il fuoco del pastore scontroso e irritabile che faceva la guardia al suo gregge. I cani dormivano, accucciati ai suoi piedi e tutt’intorno le pecore dormivano una addossata all’altra. Quando quel forestiero arrivó, i cani si svegliarono, aprirono le fauci per abbaiare, ma non ne usciva nessun suono. Il pastore li incitó ad attaccare quell’intruso di forestiero. Con il pelo ritto e le zanne appuntite che luccicavano ai bagliori del fuoco, i cani si scagliarono su quell’uomo, ma quando arrivarono vicino a lui, come costretti da una mano invisibile, si accucciarono, emettendo dei suoni dolci, ai suoi piedi. Il pastore sorpreso, contrariato e irritato, strinse piú forte il suo nodoso bastone, poi con un impulso improvviso lo lanció con tutta la sua forza contro lo straniero. Ma il bastone, arrivato davanti allo straniero, devió la sua traiettoria e, sibilando, finí lontano, nel campo. Lo straniero aveva l’aria mite e inoffensiva e si avvicinó al pastore camminando tranquillamente in mezzo alle pecore addormentate, sfiorandole appena, senza svegliarle. “Amico, dammi per piacere, un po’ di fuoco per scaldare il mio bambino e la sua mamma”, chiese. Il pastore stava per rispondergli malamente, quando si ricordó che i cani non lo avevano morso, che il bastone non lo aveva colpito e che le pecore non si erano svegliate. Un po’ nervoso e inquieto, non osó rifiutare. “Prendine quanto ne vuoi”, disse brusco e stizzito. Non c’erano quasi piú fiamme. I rami e i tizzoni erano completamente consumati. C’era solo un mucchio di braci e lo straniero non aveva né secchio, né pala per portarle via. Il vecchio pastore se ne accorse e malignamente ripeté: “Prendine quanto ne vuoi…, se puoi”. Lo straniero si chinó, prese con le mani un po’ di braci infuocate, le mise in un lembo del suo mantello e dopo aver ringraziato, se ne andó. Il pastore era rimasto di sasso. “Ma che notte è mai questa”, pensava, che i cani non mordono, i bastoni non colpiscono, le pecore non si spaventano, e il fuoco non brucia?”. Richiamó lo straniero a voce alta: “Che notte è questa? Perché sono tutti buoni?” L’uomo rispose con la sua voce gentile: “Lo devi capire da solo. Con il cuore. Io non posso dirtelo!”. Il vecchio cattivo pastore decise di non perdere di vista lo straniero e incominció a seguirlo da lontano. Cosí scoprí che quell’uomo non aveva neppure una baracca per ripararsi e che sua moglie e il bambino stavano in una stalla, senza difesa per il freddo. Quando il pastore vide il bambino, il suo cuore freddo e inacidito si riscaldó un poco. Il buio cupo e scontroso, in cui abitava la sua anima, improvvisamente cominció ad illuminarsi. Aprí la sua bisaccia e tiró fuori un mantello di pecora, bianco e morbido e lo diede alla donna perché avvolgesse il bambino. Poi prese pane e formaggio e li offrí ai due sposi. In quel momento i suoi occhi si aprirono e vide ció che prima non aveva potuto vedere, e udí ció che prima non aveva potuto udire. Si accorse di essere circondato da schiere di angeli che cantavano in coro che un Bambino era nato in quella notte, un Bambino che avrebbe liberato il mondo intero dal male. Allora comprese perché, in quella notte di gioia, niente e nessuno poteva fare del male. E gli angeli non erano soltanto davanti lui, ma dappertutto, nella grotta e sulle rocce, nel cielo e sulle colline: avanzavano in processione per contemplare il Divino Bambino. Dappertutto si respirava felicitá, gioia, canti e danze. E il pastore vide tutto questo in quella notte che gli era sembrata nera e vuota, prima che i suoi occhi fossero davvero aperti. Allora un’ondata di felicitá lo travolse e una gioia incontenibile vibró in tutto il suo essere, fibra per fibra. Come se tutto in lui si fosse trasformato. Si buttó in ginocchio e ringrazió il Signore. E per la prima volta nella sua vita, i suoi occhi si riempirono di lacrime di felicitá.



Vai all'archivio »