Il deserto

IL DESERTO

Tutto comnció in un piccolo villaggio ai confini del deserto, ai piedi delle grandi montagne bruciate dal sole. La c’erano le tende della famosa tribú TUAREG, orgogliosi, superbi, coraggiosi e valorosi nomadi del deserto che si avvolgono in grandi mantelli blu scuro. In quel villaggio, il capo tribú aveva deciso il matrimonio di una bellissima e dolcissima ragazza che si chiamava Venus, con suo figlio Igor. Ma il cuore di Venus batteva appassionatamente per un altro guerriero, il valoroso Kohana, che viveva molto lontano, oltre il deserto. La bella Venus non poteva disubbidire al capo tribú e si preparó, piangendo, al matrimonio. Ma il suo fratellino, il vivace e furbo Sikis, le fece una proposta per impedire il matrimonio: “Ascoltami Venus, dammi il tuo anello. Io scapperó, fingendo di avertelo rubato e tu comincerai a gridare. Tutti gli uomini mi inseguiranno e il matrimonio dovrá essere rimandato. Il giorno dopo mi raggiungerai prima dell’alba sulla montagna di pietra e poi insieme raggiungeremo Kohana, oltre il deserto.” Tutto avvenne secondo il piano di Sikis. Quando lo vide abbastanza lontano, Venus cominció a gridare “al ladro, al ladro”. Gli uomini salirono sui cammelli e partirono all’inseguimento del ragazzo, sollevando nuvole di polvere. Ma Sikis si arrampicó su per la montagna di pietra e, veloce come un leopardo, in breve, sparí alla vista degli inseguitori, che lo cercarono invano fino a sera. Nella notte, mentre tutti dormivano, Venus raggiunse la montagna di pietra. “Sikis, sono qui, Sikis”, cominció a gridare. Silenzio. Il cuore di Venus batteva fortissimo. Finalmente Sikis rispose: “Sono qui, dietro a te”. La montagna di pietra era un luogo pauroso e difficilissimo da scalare. Molti che avevano osato sfidare le pareti di roccia, non erano tornati piú. Venus e Sikis cominciarono la lenta e faticosa scalata, tra fessure, rocce e canaloni, fino al giorno in cui scoprirono una piccola caverna, una tenda solitaria. ”Benvenuti, sedetevi, avete bisogno di riposare. Io sono Talanika”. La voce di una donna spaventó i due fratelli. Talanika apparve all’improvviso, in mezzo alle rocce nere. “Io so chi siete e ció che volete fare”, disse la donna. “Ma per attraversare il deserto, dovrete seguire le leggi della sopravvivenza. Se avete sete e vi offriranno latte fresco, dovrete dominare il vostro desiderio e prendere solo quello condensato. Se morite di fame, mangiate solo i datteri piú maturi e tenete quelli piú freschi per dopo. Imparate a farvi delle riserve, lottate contro le vostre voglie, siate forti, perché il deserto ingoia i deboli e salva solo chi è capace di resistergli”. Giorno dopo giorno, notte dopo notte, roccia dopo roccia, valle dopo valle, Venus e Sikis si avvicinavano al villaggio dell’amato Kohana. Mentre cominciavano ad inoltrarsi nel deserto, videro una tenda di beduini, alla periferia di un piccolo villaggio-tende. Sembrava in tutto e per tutto il villaggio di Kohana. Venus, peró, si insospettí. Davanti alla tenda era steso un grande tappeto sul quale c'erano vassoi e ceste pienissime di cibo, frutta, bevande. Sikis non riusciva a distogliere gli occhi da tutte quelle cose buone, affamato ed assetato com’era. Erano giorni che si nutrivano solo di scorze di formaggio e di acqua. Un uomo, rivestito di un ampio mantello bianco apparve all’improvviso, uscendo dalla tenda. “È tutto per voi, non esitate, servitevi. Vi aspetto da tanto tempo. C’è latte, acqua, datteri, anche carne e pane. E tutto per voi, coraggio”. Gli occhi di quell’uomo erano brillanti, ma feroci; la sua voce, invece, era molto convincente. ”Venus, conosco il tuo nome. Prendi questi magnifici datteri freschi, mangiali”. Venus si ricordó dei consigli che aveva dato Talanika per sopravvivere nel deserto: rifiutó i datteri freschi e prese solo quelli giá appassiti e vecchi. Sikis, invece si gettó sui datteri freschi con molta aviditá. L’uomo offrí anche del buon latte di capra fresco. Venus rifiutó, ma Sikis bevve fino a sentirsi pieno come una botte. L’uomo sorrideva. Al cadere della notte, disse: “Rimanete con me. Dormite nella mia tenda”. Sikis accettó subito e si mise comodamente su un morbido tappeto. Venus invece, rimase fuori, inquieta e vigilante. Non poteva accontentarsi di quella felicitá facile, apparente e momentanea. Lei voleva ritrovare Kohana. Le dispiaceva per Sikis. Aveva forse dimenticato le leggi di sopravvivenza nel deserto? Il mattino dopo, Venus, sveglió il fratello per riprendere il cammino. Ma Sikis non ne volle sapere. Quel villaggio era bello e pieno di cose buone. E si rigiró dall’altra parte. Venus riparti da sola, piangendo. Mentre l’uomo vestito di bianco gridava: “Resta con me, ti daró tutto quello che vuoi. Resta con me!”. Quando Venus scomparve alla sua vista, l’uomo si rivolse a Sikis con un grugnito crudele: “Ora vedrai che cosa succede ai deboli che io catturo nel mio villaggio. Fece un gesto e Sikis si sentí trasformato: 2 corna di antilope gli spuntarono sulla fronte. “Diventerai come la stupida antilope che non sa controllarsi, ma nello stesso tempo resterai il ragazzo senza volontá che eri: sarai d’ora in poi, mezzo ragazzo e mezzo antilope”. Sikis non poteva piú parlare, emetteva solo strani belati. L’uomo lo legó con una robusta corda, sghignazzando. Nei giorni seguenti, Venus girovagó nel deserto fino a sentirsi sfinita. Era cosí debole che non udí neppure l’avvicinarsi di un giovane tutto vestito di blu che si chinó su di lei, chiamandola per nome: “Venus, Venus…, sono io, Kohana. Mi riconosci?”. Il suono della voce del giovane, scosse Venus. L’aveva ritrovato. Aveva saputo resistere alla tentazione del deserto. Raccontó a Kohana tutto quello che era successo. “Non aver paura per Sikis, mia cara. Vieni con me. Combatteró con colui che lo tiene prigioniero. Questo deserto ricompensa sempre tutti coloro che lottano per sopravvivere. Ma quando arrivarono nel luogo dove avrebbe dovuto esserci il piccolo villaggio e la tenda dell’abbondanza, trovarono solo un cerchio di spade piantate nella sabbia. Al centro del cerchio comparve improvvisamente l’uomo dal viso crudele, lo spirito della tentazione, tutto vestito di bianco. Ai suoi piedi piangeva Sikis, mezzo ragazzo e mezzo antilope, legato come una povera bestia, con lo sguardo triste ma la pancia piena. “Kohana, disse lo spirito della tentazione, dovrai vincere tutte le mie spade se vuoi riprendere Sikis. È mio ormai. Credi di essere abbastanza resistente per vincere?”. “Spirito della tentazione, sei un vigliacco. Tu attacchi solo i deboli”. “Allora, se sei tanto forte, battimi, rispose lo spirito. Il combattimento duró parecchi giorni. Il tentatore era forte, ma Kohana aveva fatto una robusta esperienza nella dura vita del deserto. I due combattenti si inseguirono con accanimento lungo montagne e valli, ma alla fine Kohana mise in fuga colui che incarnava la debolezza degli uomini. Sikis ridivenne il ragazzo di prima, ma aveva capito quale era il prezzo per rimanere libero e felice, e quale era il prezzo per diventare schiavo e infelice. Aveva capito anche che i deboli, per superare e vincere tutti gli ostacoli, devono accettare l’aiuto dei forti. Questa è la legge del deserto, cioè… della vita!



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