Le figlie del Re

LE FIGLIE DEL RE

C’era una volta un Re che aveva due figlie. Erano bellissime e molto intelligenti, peró soffrivano di una misteriosa malattia. Lentamente le loro braccia e le loro gambe si indebolivano e la loro vista e il loro udito diventavano sempre piú deboli. Quando diventarono adolescenti, solo a fatica riuscivano a fare qualche passo e a portare il cucchiaio alla bocca durante i pasti; la loro vista appena appena bastava per guardarsi nello specchio, e riuscivano ad udire soltanto qualche parola che le veniva urlato nelle orecchie. Molti medici avevano provato a guarirle con tutta la loro scienza e le loro capacitá, ma la malattia non solo non veniva sconfitta, ma avanzava! Un giorno arrivó nella reggia un vecchio, del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita. Tutti i cortigiani si affrettarono a chiedergli di aiutare le principesse malate. Il vecchio si impietosí delle ragazze e diede a ciascuno delle due fanciulle un cestino di vimini con un coperchio chiuso e disse: “Prendetelo e abbiatene cura: vi guarirá!”. Piene di gioia e piene di speranza, le 2 principesse aprirono il coperchio, ma quello che videro le riempí di tragico stupore. In ciascuno dei cestini c’era un bambino, devastato dalla malattia, ancora piú malato e sofferente di loro. La pú grande delle principesse si riprese quasi subito, richiuse il coperchio del cestino e piena di rabbia gettó il cestino dalla finestra nel fiume.  Sua sorella piú piccola, invece, sentí un sentimento nuovo, un sentimento di misericordia, nascere nel suo cuore. Nonostante il dolore che le provocava ogni piccolo movimento, prese in braccio il bambino e cominció a stringerlo al suo petto e a cullarlo. Da quel momento la piccola principessa non pensó ad altro che a curare il bambino. Lo vegliava di notte, lo accudiva di giorno, gli cantava canzoncine, gli parlava con dolcezza, spiava ogni piú piccolo progresso del bambino e lo aiutava amorevolmente in tutto. Cosí lentamente non solo la malattia del bambino cominció a regredire, ma anche la sua. Quasi sette anni dopo, accadde qualcosa di incredibile. Un mattino, la principessa udí un grido di gioia e, come poté, corse nella camera del bambino. Al posto del suo piccolo paziente, trovó un giovane, bello, sano e allegro principe. Il principe le sorrise e disse: “Io ero il bambino. Ero colpito da un incantesimo, ma il tuo amore mi ha liberato”. E diede alla ragazza una bevanda. Bastó un sorso e la principessa si sentí in pienissima salute. Riconoscente, la fanciulla chiese un favore: “Lasciami portare un sorso di questa medicina a mia sorella, perché guarisca anche lei”. “Se in tua sorella non c’è vero amore, la bevanda non puó aiutarla”, rispose il principe. Tuttavia la principessa si recó lo stesso dalla sorella, ormai paralizzata. La sorella maggiore portó la bevanda alle labbra, ma la sputó subito e piena di rabbia gridó: “Mi vuoi avvelenare?”. Naturalmente il principe e la sorella minore si sposarono e vissero felici e contenti.

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CONSOLARE E SOCCORRERE GLI ALTRI
AIUTA A GUARIRE LE PROPRIE FERITE:
IL VERO AMORE È UN DONO
CHE RICHIEDE UN PO’ DI SACRIFICIO PERSONALE

 

Un progetto di vita

Far morire in sé gli atteggiamenti
che sono propri della maggioranza delle persone:
immoralitá, passioni, vizi, desideri maligni
e quella voglia sfrenata di possedere;
buttare via tutto:
rabbia, cattiveria, calunnie,
parole oscene e volgari.

Fondare i rapporti interpersonali
sulla onestá e sulla veritá;
avere sentimenti nuovi:
cioè sentimenti di misericordia, di bontá,
di umiltá, di pazienza, di dolcezza,
di sopportazione reciproca, di riconoscenza.
Se ci sono motivi per lamentarsi degli altri,
essere pronti a perdonare,
come Dio perdona l’uomo.
Al di sopra di tutto ci sia sempre l’amore;
in tal modo la pace riempirá il cuore.
Sforzarsi di essere saggi
e aiutarsi reciprocamente ad esserlo.
Fare tutto con amore e per amore.
Pregare senza stancarsi 
e non dimenticarsi mai
di ringraziare Dio per tutto ció che si ha.

(dalla Bibbia)



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