La Regina del Villaggio

LA REGINA DEL VILLAGGIO

In un villaggio piccolo piccolo, nel paese “Nonsidice“, viveva una ragazza poverissima di nome Tonina. La sua casa non aveva neanche la porta e lei ai piedi non portava mai le scarpe. Un mattino, Tonina andando alla fontana ad attingere acqua, incontró la fata. “Buongiorno, signora Fata”, disse Tonina gentilmente. Era una ragazza dolce e bella e la gente pensava che avrebbe presto trovato un bravo marito, come meritava. “Buongiorno Tonina, come va la vita? Sei sempre contenta?”, disse le Fata. “Ad essere sincera, signora Fata, sono contenta, ma…”. “Ma…cosa?”. “Sarei piú contenta se invece si stare in una baracca, avessi una casuccia”. “Sii sempre buona, Tonina, e avrai la casuccia che desideri”. Il giorno dopo, Tonina si sveglió tardi tardi. Non aveva mai dormito cosí bene. Eh giá, perché il suo solito pagliericcio cosí duro e pungente, durante la notte, era diventato un morbido materasso. Quando aprí gli occhi, credette di sognare. Si trovava in una bella stanza con le tendine alle finestre. Dal piano di sotto, saliva un profumino invitante di croissant appena sfornati. Tonina si diede un pizzicotto e, piena di gioia, capí che non era un sogno. Aveva proprio una bella casetta. Anzi la piú bella casetta del villaggio. Corse subito alla fontana per ringraziare la Fata. La buona signora Fata era giá lá che l’aspettava. “Buon giorno, Tonina! Come va la vita adesso? Sei contenta della tua casetta?”. “Oh sí, Fatina, sono contentissima della casetta, ma…”. “Ma… cosa?”. “Sarei piú contenta se avessi nel cortile qualche gallinella che mi facesse l’uovo per la frittata!”. “Sii sempre buona e brava e avrai le gallinelle”. Figuratevi la gioia di Tonina, il mattino dopo, quando fu svegliata dagli allegri coccodé di un gran numero di gallinelle bianche, rosse e gialle, che beccavano nel cortile della sua casetta. Piena di felicitá, la fanciulla corse alla fontana. “Buongiorno Fatina, non so come ringraziarti!”. “Buongiorno Tonina, come va la vita ora?”. “Molto bene, ma…” “Ma…cosa?”. “Ecco mi parrebbe che andrebbe ancora meglio, se avessi nella stalla una vaccherella, che mi desse del buon latte ogni mattina”. “Sii sempre buona, Tonina e ti daró anche la vaccherella”. Il mattino seguente, Tonina fu svegliata da un insolito fracasso: era il muggito lungo e profondo di una mucca bianca e a chiazze rosse che voleva essere munta. Tonina non smetteva piú di accarezzarla. Cosí si accorse che la mucca, con i suoi bei colori bianco e rosso, era piú elegante di lei che indossava il solito suo vestito rattoppato. Perció quella volta si recó alla fontana con un po’ di malinconia. La Fata l’accolse sorridente. “Buon giorno, Tonina, ti sorride la vita adesso?”. “Mmm…, devo ringraziarti tanto tanto, ma…”. “Ma…, che cosa?”. “Mi pare che sarei piú contenta se avessi un abitino bianco e rosso anch’io…!”. “Sii sempre buona, Tonina, e avrai l’abitino nuovo”. Il giorno dopo, aprendo gli occhi, Tonina trovó accanto al letto uno stupendo vestitino bianco e rosso, calze di seta, scarpe con fibbie d’argento, una collana di perle luccicanti, orecchini con gli smeraldi. Per la meraviglia rimase a bocca aperta per un bel po’. Ci mise molto a vestirsi, quella mattina, e, per la prima volta in vita sua, dimenticó le preghiere. Non ebbe fretta, andando alla fontana quella mattina. Camminava tutta orgogliosa e si pavoneggiava con le persone che incontrava, facendo frusciare i vestiti e tintinnare i gioielli. Le altre ragazze del villaggio la guardavano con ammirazione ed invidia. Le comari, vedendola camminare a testa alta e come un pavone, dicevano: “Guardate un po’, Tonina è diventata la regina del villaggio”. Tonina che sentiva tutto, si pavoneggiava ancora di piú e si guardava attorno con orgoglio e soddisfazione. Alla fontana, come al solito, c’era la Fata. “Buongiorno Tonina, Sei contenta adesso?”. Tonina guardó la fata con un po’ di fastidio e con tanta superbia. “Non mi chiamo piú Tonina, disse, ora mi chiamo “Regina del villaggio” e vorrei…”. La fata le rivolse uno sguardo severo. “Le cose che ti ho dato, ti hanno cambiato il cuore, figlia mia. Sei diventata superba. Per questo perderai tutto: casa, galline, vaccherella e vestitino. Addio, regina del villaggio”. La Fata svaní per sempre e Tonina si ritrovó alla fontana, povera, come prima. “Ben mi sta’, si disse tra sé, chissá dove mai mi avrebbero portata la vanitá e l’orgoglio che mi erano entrati nel cuore”.

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Non lasciarti sedurre
dalla abbondanza delle cose materiali.

La tua vita non dipende
dalla quantitá delle cose che possiedi.
(Gesú)



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