Il minatore

IL MINATORE

Un uomo scendeva ogni giorno nelle viscere della terra a scavare carbone. Portava sempre con sé il piccone e una lampada. Una sera mentre tornava sulla superficie, in una galleria tortuosa, scomoda e con una infinitá di bivi, la lampada gli cadde di mano e si ruppe al suolo. In un primo momento, il minatore ne fu quasi contento: “Finalmente! Non ne potevo piú di questa lampada. Dovevo portarla sempre con me, fare attenzione a dove la mettevo, pensare a lei anche durante il lavoro… Adesso ho un ingombro in meno. Mi sento molto piú libero! E poi… Faccio questo mestiere da anni, conosco la strada, non posso perdermi!”.
Ma la stradá ben presto lo tradí. Al buio era tutta un’altra cosa. Fece alcuni passi, ma urtó contro una parete. Si meraviglió: non era quella la galleria giusta? Come aveva fatto a sbagliarsi cosí presto? Tentó di tornare indietro ma andó a finire in un laghetto che raccoglieva acqua di scolo. “Non è molto profondo (pensó), ma al buio, se mi inoltro, non ne esco piú". Subito tornó avanti, si gettó a terra e cominció a camminare con le mani e sulle ginocchia. Si ferí le mani e le ginocchia. Gli vennero i brividi, la paura e qualche lacrima agli occhi quando si accorse che in realtá era riuscito a fare solo qualche metro e per di piú nella direzione sbagliata, perché si ritrovó al punto di partenza, riconosciuto dal  libretto che gli capitó tra le mani e che egli lasciava sul posto preciso dove terminava la giornata di lavoro. E gli venne una infinita nostalgia della sua lampada. Attese, umiliato, che qualcuno scendesse per venire a cercarlo e lo portasse sú, facendogli strada con qualche mozzicone di candela.

 

“Lampada sui miei passi
è la tua Parola,
Signore,
luce sul mio cammino”

(Salmo 119, 105)
 



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