Il grande furto

Il Grande Furto

Il primo ad accorgersi del grande furto fu Luigi, il sacrestano. Stava spolverando i candelieri, quando il suo sguardo si posó sulla culla del Bambino Gesú che giá era pronta per essere messa nel presepe, davanti all’altare, nella notte di Natale. Rimase immobile dalla sorpresa, a bocca aperta, incapace perfino di dare l’allarme. “D. Riccardo! D. Riccardo!”, cominció a urlare. Era il 24 Dicembre e quella notte, il bel bambino Gesú, il piú bello della Diocesi e, probabilmente della Chiesa Universale, avrebbe dovuto essere nella culla, con il suo dolce sorriso e i riccioli biondi. “D. Riccardo, ci hanno rubato Gesú bambino”, gridó Luigi al parroco che si era, nel frattempo, affacciato alla porta. La culla era vuota e il bambino non c’era piú. “Ma come è possibile!”. Anche D. Riccardo guardava sbalordito la culla vuota.  “È una statuetta senza valore economico, né artistico… Ha solo un valore affettivo!”. "Come facciamo, adesso? Chi lo dirá ai bambini?" chiese Luigi, il sacrestano. Proprio in quel momento arrivarono Angelo e Marisa con i loro nasi rossi per il freddo e due berretti di lana in testa. I due bambini stringevano tra le mani due buste decorate a mano con dei piccoli angioletti e stelline: “Don Ricardo abbiamo portato le lettere”, disse tutto contento Angelo. “Le lettere per Gesú Bambino” precisó Marisa. Don Riccardo sospiró. Luigi abbassó la testa, in silenzio. I bambini guardarono la culla e capirono. Se Gesú Bambino non c’era, non avrebbe potuto ricevere le lettere. Non avrebbe quindi potuto portare loro gioia, amore, pace. E neppure i piccoli regalini che non dimenticava mai. Si guardarono l’un l’altro, delusi e preoccupati, mentre Luigi, il sacrestano brontolava: “Lo sapevo io. C’era qualcosa nell’aria. Non c’è piú rispetto. Sono tutti drogati…, delinquenti… Sono stati quelli dell’Isis, lo dicevo io, vogliono far perdere la fede alla gente, ecco cosa vogliono”. Angelo e Marisa si guardarono in faccia e poi dissero insieme, al Parroco e al sacrestano: “Non preoccupatevi. Lo troveremo noi, il Bambino Gesú”.
Angelo e Marisa guardavano sempre alla televisione le inchieste del "Giovane Montalbano" e quindi cominciarono ad investigare con molto impegno e con molta serietá. Con passo deciso andarono subito nella sede dell’UOS (Ufficio Oggetti Smarriti). “Avete trovato un Gesú Bambino?”, chiesero all’impiegato. C’era di tutto in quell’ufficio: un orsacchiotto di peluche a brandelli, un violoncello con le corde rotte; 24 ombrelli; 5 valige che non si chiudevano; 150 paia di guanti; 3 scarpe sinistre; 2 palloni; 300 libri scolastici. Ma nessun Gesú Bambino. Non c’era piú nessun dubbio. Gesú bambino era stato proprio rubato. I due bambini avevano visto alla televisione che un ladro aveva nascosto la refurtiva sotto un ponte. Angelo e Marisa corsero veloci sotto il grande ponte di pietra della cittá, per dare una svolta concreta alle loro indagini. Ma era la vigilia di Natale e sotto gli archi del ponte e lungo il fiume c’erano numerosissime bancarelle per il "Weihnachtsmarkt" con decorazioni per Natale, anguille, tacchini, “babbi natale”, zucchero filato, torrone. Nessun Gesú bambino. “Andiamo al supermercato. Ci sono spesso dei ladri da quelle parti”, disse la bambina. Ripartirono a malincuore, lasciandosi dietro tutti gli inviti stuzzicanti delle bancarelle. Davanti al supermercato avevano appena arrestato uno scippatore. Ma aveva rubato una borsetta e non il Bambino Gesú. Anche i poliziotti ammisero che era solo un ladruncolo e che non si sarebbe mai interessato ad una statuetta della chiesa. Ammisero che avevano tanto lavoro e che erano contenti che Angelo e Marisa si fossero assunto l’onore di quella inchiesta difficile e complicata. Intanto, attorno a loro, la gente continuava, indaffarata e agitata a fare il girotondo degli acquisti.
Dobbiamo ricominciare l’inchiesta da zero”, disse Angelo. “Va bene”, disse Marisa; “Troviamoci dopo pranzo davanti alla chiesa”.

Nel pomeriggio Angelo tornó portando con sé, in mano, una grossa lente di ingrandimento. “I ladri avranno lasciato certamente qualche traccia”, pensava; e lui l’avrebbe trovata. Il povero sacrestano Luigi era sempre lá, con la testa fra le mani, che brontolava: “Che brutto Natale! Senza Gesú Bambino! Ci mancava anche questo!”. Ma non serviva piangerci sopra; bisognava risolvere il problema. “Volete una pista?” disse sottovoce Luigi. “Pensandoci bene, questa mattina ho trovato a terra vicino alla porta della sacrestia un pennarello e una matita colorata, che non erano della chiesa; poi ho visto pezzi di carta colorata, forse dei pezzi di qualche catalogo…”. “Matite colorate? Catalogo?...”. “La PUBBLICITÀ!” gridarono come ispirati i 2 piccoli “Montalbano”. Subito furono di nuovo in strada e si diressero in fretta verso il grande studio pubblicitario a circa 2 chilometri dalla chiesa. Erano cosí piccoli che il portinaio del grande edificio neanche si accorse di loro. Passando silenziosi, aprirono con cautela la prima porta che incontrarono. Dentro vi erano scatoloni di budini, pacchi di maccheroni, buste di spinaci, scatolette di tonno a non finire, fusti pesanti di detersivi; poi un po’ sparsi dappertutto, giocattoli, televisori, dentifrici, profumi: un caos!
In fondo, in mezzo a tutta quella confusione, qualcosa brillava come l’oro. “Il Bambino Gesú!”, mormoró Angelo. Marisa, peró, gli strinse il braccio e gli fece cenno di non farsi notare. Attorno ad un tavolo, ingombro di oggetti e di schizzi, alcuni strani personaggi discutevano animatamente: “È fuori moda oggi il Natale! Cos’è questo presepe?! E chi è questo Gesú Bambino; tutta roba fuori moda che non rende; ci vuole ben altro, oggi, per i nostri guadagni. Al posto di Gesú Bambino metteremo questo splendido Panettone”, sbraitava uno con la cravatta gialla e con gli occhiali neri. “No”, gridava un altro con la barba nera, “Ci metteremo questa bambola che piange e che fa il ruttino. Ne venderemo miliardi e guadagneremo un sacco di soldi”. "Ma neanche per sogno", intervenne un altro, “una bottiglietta di Coca Cola, questo ci vuole. Sará un affare colossale; ecco: <Natale: la festa della bottiglietta>. Invece delle bollicine ci potremmo mettere delle stelline…”. “Ma guarda un po’, dissero i due “commissari Montalbano”, questi delinquenti vogliono davvero che noi perdiamo la fede, sostituendo Gesú Bambino con quelle schifezze lá”. Avrebbero voluto saperne di piú, ma non c’era un istante da perdere. “Cerca di distrarli”, sussurró Marisa. “Fa’ scoppiare quei palloncini sotto la finestra e, mentre guardano da quella parte, io vado a riprendere Gesú Bambino” Tutto si svolse come previsto. I bambini scapparono, come lepri inseguite dai cani. Stringevano il Bambino Gesú e correvano… correvano. Appena in strada, col fiatone fermarono una automobile rossa che si fermó subito. I bambini erano cosí emozionati che non si accorsero che l’autista dell’auto era un angelo. Uno di quelli veri con le ali e tutto il resto. L’auto rossa li portó in un attimo davanti alla chiesa, mentre le grosse macchine nere dei pubblicitari facevano fatica a proseguire, ostacolate dalla confusione che c’era nelle strade. Appena in tempo. Le campane stavano giá suonando per chiamare la gente. Le luci e le stelle scintillavano. La Notte Santa stava per incominciare. Angelo e Marisa entrarono nella chiesa illuminata a giorno. Marisa stringeva tra le braccia il Bambino Gesú. Angelo al suo fianco la proteggeva. Delicatamente posarono il Bambino Gesú nella sua culla. Immediatamente, nella chiesa, le luci raddoppiarono di intensitá. Il Bambino Gesú risplendeva; e tutto brillava attorno a lui. In quel momento 4 uomini vestiti di nero, con il viso pieno di rabbia apparvero sul portone della chiesa. Ma improvvisamente, davanti a loro si presentó Luigi, il sacrestano; tolse la spada dalle mani della statua di S. Michele che stava a fianco della porta della chiesa e la impugnó contro di loro. Sorpresi, i 4 uomini voltarono le spalle e scapparono sulle loro auto nere che vennero inghiottite dall’oscuritá. Era la Notte Santa. Tutte le finestre delle case erano illuminate. L’organo della chiesa incominció a suonare “Tu scendi dalle stelle”  e il coro incominció a cantare. Da tutte le parti della cittá le gente si dirigeva verso la chiesa. Dalla sua culla splendente, Gesú Bambino li attendeva.

 

 



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