Il fazzoletto

IL FAZZOLETTO

Un giovane molto scoraggiato, deluso e amareggiato si era lasciato cadere sulla panchina del parco e si era preso la testa fra le mani. Tutta la disperazione degli ultimi tempi gli pesava e gli impediva quasi di andare avanti. Era molto arrabbiato e aveva voglia di piangere e di farla finita. Una bella ragazza si sedette sulla panchina, accanto a lui. “Perché sei cosí triste”, gli chiese all’improvviso. “La mia vita è una schifezza”, mormoró il giovane, “tutto è contro di me, non ho un briciolo di fortuna. Mai. Non ce la faccio piú a continuare”. “Uhm”, sospiró la ragazza, “dove tieni il tuo fazzoletto. Fammelo vedere. Voglio dargli un’occhiata “. Il giovane, in silenzio, lo glielo consegnó. La ragazza guardó il fazzoletto. Fu scossa da un brivido. “Ma è nerissimo. È pieno di incubi, di cupa infelicità, di orribili esperienze”.  “È quello che ti ho detto. Che ci posso fare? Non posso cambiare la mia vita”. “Prendi questo”, disse la ragazza porgendogli il suo bel fazzoletto color rosa. “Guardaci dentro!”. Con mani esitanti, il giovane lo aprí e vide che era pieno di ricordi gioiosi e di dolci momenti. “E non hai anche tu il fazzoletto nero?”, chiese incuriosito alla ragazza. “Sí, certo, ce l’ho anch’io, ma ogni sera lo butto nella spazzatura e non ci penso piú”, rispose la ragazza. “Metto tutti i miei momenti piú belli nel fazzoletto rosa, cosí quando sento arrivare un po’ di tristezza e di scoraggiamento, apro il mio fazzoletto rosa e mi dico: <Questa è la mia vera vita>”. Il giovane non ebbe il tempo per parlare ancora. La ragazza gli diede un forte bacio sulla guancia e scomparve. Al suo posto sulla panchina c’era un fazzoletto rosa con la scritta: <Per te>. Lo aprí e vide che era vuoto, tranne il piccolo tenero bacio che la ragazza gli aveva dato. A quel pensiero, sorrise e si sentí il cuore piú caldo e una gran voglia di ricominciare.

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Conosco delle barche
che restano nel porto
per paura che le correnti le trascinino via
con troppa violenza.

Conosco delle barche
che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche
che si dimenticano di partire,
hanno paura del mare
 e le onde non le hanno mai portate altrove:
il loro viaggio è finito ancor prima di cominciare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma piú coraggiose e piú forti di prima.

Conosco delle barche
strapiene, traboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi
in pieno mare e in pieno sole.

Conosco delle barche
che navigano sempre.
Fino all’ultimo giorno
sono pronte a spiegare le loro vele giganti
perché hanno un cuore
a misura di oceano.



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