L'albero morto

L’ALBERO MORTO

C’era una volta un uomo depravato: da anni viveva di rapine, massacri e furti. Era ferocemente crudele, senza pietá, senza religione, senza Dio, divorato da una rabbia pazzesca. Era un uomo maledetto, perduto.
Un giorno mentre vagabondava in preda a pensieri brutali e spietati, gli venne l’idea di far visita ad un monaco che viveva solo in una baracca, in cima alla montagna. Lí non c’era nulla da rubare se non un pagliericcio di foglie secche, ma l’uomo perduto, nonostante tutto, cercava un po’ di pace, una speranza, una comprensione, un perdono.
Il vecchio monaco lo ascoltó. Alla fine gli sorrise e gli mostró un albero secco, molto secco, morto, che aveva un tronco contorto e bruciato da un fulmine e gli disse: “Vedi quell’albero morto? Tu sarai perdonato quando esso rifiorirá”.
“Sarebbe come dire, mai”, riprese il bandito. “Allora a che serve, sant’uomo? Tanto vale che io torni alle mie rapine, alla mia vita di violenza e cattiveria!”.
Il malvivente ridiscese verso la pianura, imprecando nel cuor suo e prendendo a calci tutte le pietre che incontrava sul sentiero. Riprese la sua solita vita di rapine e di violenze, perché era l’unica cosa che sapeva fare. Per anni, ancora, seminó paura, odio e disperazione.
Una sera, dopo aver rubato un agnello da una fattoria, mentre cercava un luogo isolato e nascosto per consumare la sua cena, vide in lontananza una baracca leggermente illuminata e tutta malandata. Senza farsi vedere, si affacció ad una piccola finestra e vide una donna che aveva riunito i suoi 7 bambini intorno ad una pentolaccia nera e sporca appoggiata su un fuoco quasi spento. La donna cantava una specie di ninna nanna: “Dormite, piccoli miei. Dormite fino a domani. Domani mamma vi dará la zuppa. Dormite ancora un po’. Dormite fino a domani”. Il bandito entró e sollevó il coperchio della pentola. C’era acqua sporca, qualche radice e poche foglie marce che bollivano nell’acqua.
L’uomo ebbe un fremito di rabbia contro quella miseria, scosse le spalle larghe e robuste, afferró la pentola e buttó tutto il contenuto fuori dalla finestra. Taglió a pezzi la tenera carne dell’agnello che aveva rubato proprio quel giorno, versó tutto nella pentola piena di acqua attinta dal ruscello lì vicino, ravvivó il fuoco con nuova legna raccolta nel bosco e se ne andó, piangendo su tanta miseria.
Quella sera l’albero morto fiorí!

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A volte si affonda nelle sabbie mobili
del risentimento, della rabbia, dell’odio,
della vendetta e della violenza senza senso.
Piú ci si agita, piú si affonda!
Solo la mano di qualcuno che ha bisogno di noi,
ci puó tirare fuori!
E sono molti che hanno bisogno di te!
Non deluderli!



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