Il ricordo

 

 


L'Ufficio
della Missione Cattolica Italiana
di Villingen
é CHIUSO PER FERIE
fino al 31 Agosto 2014.
Per motivi urgenti
rivolgersi alla Parrocchia tedesca
della zona in cui si abita.

La Santa Messa in lingua italiana riprenderá
DOMENICA 7 SETTEMBRE 2014

BUONE FERIE A TUTTI

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IL RICORDO

Mentre mia moglie mi serviva la cena, mi feci coraggio e le dissi: „Voglio il divorzio“.
Vidi il dolore nei suoi occhi, ma chiese dolcemente: “Perché?”. Non risposi. Ma lei pianse tutta la notte. Mi sentivo in colpa, per cui sottoscrissi nell’atto di separazione che a lei restasse la casa, l’auto e il 30/% del nostro negozio. Lei quando vide l’atto, lo strappó in mille pezzi e mi presentó le sue condizioni. Voleva soprattutto un mese di preavviso, quel mese che stava cominciando l’indomani: “Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, 10 anni fa, quando mi prendesti in braccio e mi portasti nella nostra camera da letto per la prima volta. In questo mese ogni mattina mi devi prendere in braccio e mi devi lasciare fuori della porta di casa”. Pensai che avesse perso il cervello, ma accettai. Quando la presi in braccio il primo giorno eravamo tutti e due imbarazzati; nostro figlio, Matteo, invece, camminava dietro di noi battendo le mani e dicendo: “Grande papá, ha preso la mamma in braccio!”. Il secondo giorno eravamo tutti e due piú rilassati. Lei si appoggió al mio petto e sentii il suo profumo sul mio maglione. Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo. Mi resi conto che la bellezza era ancora quella di dieci anni prima, anche se c’era qualche ruga vicino agli occhi. Al sesto giorno, prendendola in braccio come ogni mattina, avvertii che l’intimitá stava ritornando tra noi: avevo tra le braccia la donna che mi aveva regalato 10 anni della sua vita, la sua giovinezza, il suo tempo, il suo bene profondo, un figlio. Nei giorni seguenti ci avvicinammo sempre piú.  Ogni giorno era piú facile, piú bello e piú piacevole prenderla in braccio e il mese passava velocemente. Pensai che mi stavo abituando ad alzarla e per questo ogni giorno che passava la sentivo sempre piú leggera. Mi resi conto che era molto dimagrita. L’ultimo giorno, Matteo, nostro figlio, entró improvvisamente nella nostra stanza e disse: “Papá, è arrivato il momento di portare la mamma in braccio”. Per Matteo era diventato un momento importantissimo e fondamentale della sua vita. Mia moglie lo abbracció forte ed io girai la testa, ma dentro di me sentivo un brivido che cambió il mio modo di vedere il divorzio. Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo…, la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata. Mi venne da piangere. Quel giorno ritornando dal lavoro, mi fermai in un negozio di fiori. Comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: “Che cosa scriviamo sul biglietto?”. Le dissi: “Ti prenderó in braccio ogni giorno della mia vita finché morte non ci separi”. Arrivai di corsa a casa e col sorriso sulle labbra, ma mi dissero che mia moglie era all’ospedale, in coma, dopo aver avuto un improvvisa e acutissima crisi. Stava lottando contro il cancro ed io non me ne ero accorto. Sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo, un mese perché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della sua mamma.



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