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Quell'alba di 2000 anni fa
1 Aprile 2018

QUELL'ALBA DI 2000 ANNI FA

Nell’orto dove è stato sepolto Gesú, tutto è silenzio. Inizia l’alba. Il cielo comincia a nascondere le sue stelle. Gli uccelli ancora non si svegliano fra i rami folti di un altissimo cipresso. Le guardie, annoiate, infreddolite, assonnate, in varie posizioni ve­gliano il Sepolcro, la cui porta di pietra è stata rinforzata. Le guardie devono avere acceso un fuocherello nella notte, perché c’è della cenere e dei tizzoni mal bruciati al suolo, e devono avere giocato a dadi e mangiato qualcosa, perché ci sono ancora sparsi, qua e lá, resti di cibo. Poi si sono stancati ed hanno lasciato tutto in asso cercando posizioni più o meno comode per dormire o per vegliare. Nel cielo si affaccia, venendo da profondità sconosciute, una meteora luminosissima che scende come una palla di fuoco di insostenibile splendore. Scende velocissima verso la Terra, spargendo una luce intensa e paurosa nella sua bellezza. Le guardie alzano la testa incuriosite, anche perché con la luce viene un boato potente, armonico, solenne, che riempie di sé tutto il Creato. La meteora si abbatte contro l’inutile porta del Sepolcro e la scardina. Fulmina di paura le guardie, messe a fare da carcerieri al Padrone dell’Universo, il quale tornando sulla Terra, scatena un nuovo terremoto come lo aveva scatenato quando dalla Terra, al momento della morte, era fuggito questo Spirito del Signore. Entra nel buio Sepolcro che si fa tutto chiaro della sua luce indescrivibile, e mentre questa luce rimane sospesa nell’aria immobile, lo Spirito si ri-infonde nel Cor­po senza vita sotto le funebri bende. Tutto questo non in un minuto, ma in frazione di minuto, tanto l’apparire, lo scendere, il penetrare e lo scomparire della Luce di Dio è stato rapido. Il «Voglio» del divino Spirito alla sua fredda Carne non ha suono. Nes­suna parola viene udita da orecchio umano. La Carne riceve il comando, e ubbidisce ad esso con un profondo respiro. Null’altro per qualche minuto. Sotto il Sudario e la Sindone, la Carne gloriosa si ricompone in bellezza eterna, si desta dal sonno della morte, ritorna dal «niente» in cui era, ritorna viva dopo essere stata morta. Il cuore si sveglia e dà il primo battito, spinge nelle vene il gelato sangue superstite e subito ne crea la misura giusta nelle arterie svuotate, nei polmoni immobili, nel cervello oscurato, e riporta calore, sanità, forza, pensiero. Un altro attimo, ed ecco muove le mani incrociate e appare in piedi imponente, luminosissimo, soprannatu­ralmente bello e maestoso, senza ferite né sangue, ma solo sfolgorante della luce che scaturisce a fiotti dalle cinque piaghe ed esce da ogni poro della sua pelle. Quando muove il primo passo, apre le braccia e si riveste di Luce. Non la povera luce della Terra, non la povera luce delle stelle, non la povera luce del sole. Ma la Luce di Dio. Quando si sposta, venendo verso l’uscita, e l’occhio può vedere oltre il suo fulgore, ecco che due luminosità bellissime, ma simili a stelle rispetto al sole, appaiono l’una di qua, l’altra di là della soglia della porta, prostrate nell’adorazione al loro Dio che passa avvolto nella sua luce, ed esce, abbandonando la fu­nebre grotta e tornando a calpestare la terra che si desta di gioia e splende tutta. Le guardie sono là, tramortite. Le forze corrotte dell’uomo non vedono Dio, mentre le forze pure dell’universo, cioé i fiori, le erbe, gli uccelli ammirano e venerano il Potente che passa in una nuvola di Luce sua propria e in una nuvola di luce solare. Il suo sorriso, lo sguardo che si posa sui fiori, tutto aumenta in bellezza. Gesù alza la Mano e benedice e poi, mentre più forte cantano gli uccelli e profuma il vento, scompare.

 

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