CORSO BIBLICO 2015-2016 Gli Angeli nel Nuovo Testamento: terza parte

TERZA PARTE

GLI ANGELI NEL NUOVO TESTAMENTO

Gli Angeli popolano con la loro presenza anche le pagine del Nuovo Testamento, rivelando talora quei nomi che la tradizione giudaica aveva loro assegnato, come Gabriele e Michele (Luca 1,19.20; Apocalisse 12,7; Giuda 9), delineando le loro gerarchie di Troni, Dominazioni, Principati e Potestà (Colossesi 1,16; 2,10; Efesini 1,21; 1 Pietro 3,22; Giuda 8), presentandoli come assistenti al soglio divino (1 Pietro 1,12; Apocalisse), come custodi dei piccoli (Matteo 18,10) e delle chiese di Cristo (Apocalisse 2-3), dotati di una loro lingua specifica (l Corinzi 13,1) e segnati al loro interno da una linea di demarcazione drammatica, quella della ribellione satanica che dà origine all’Angelo tenebroso (Giuda 6; Apocalisse 9,11; 12,9; 2 Corinzi 11,l4; Matteo 25,41; Romani 8,38). Nonostante questo affollarsi di Angeli, bisogna, però, riconoscere che le Scritture Sacre cristiane tendono sempre a ricondurre a Dio e al suo Cristo la centralità della fede, non agli Angeli.

Dalla prima Alleanza, al cui servizio essi erano destinati (Atti degli Apostoli 7,30.35.38.53; Galati 3,19; Ebrei 11,28), gli Angeli si pongono ora a disposizione di Cristo e della sua Chiesa. Gli angeli circondano l’intera vita di Cristo – appaiono nel presepe come splendore della discesa di Dio in mezzo a noi; riappaiono nell’Ascensione come splendore della nostra ascesa in Dio.

Gli angeli del Natale

Se ci fermiamo alla pura statistica, l’Angelo entra in scena quattro volte con Matteo (1, 20.24; 2, 13.19), rivolgendosi a Giuseppe.

Si ripresenta ben quattordici volte in Luca (1.11- 19.26.27.30; 2,9-14), coinvolgendo le due annunciazioni – a Zaccaria e a Maria – e le due nascite, quelle di Giovanni il Battista e di Gesù. Non per nulla ai nostri occhi il Natale è ancor oggi una notte gelida, con i pastori attorno a un fuoco che arde, una grotta con alcune presenze povere (il bue e l’asino), ma solenni. In alto, però, ci sono soprattutto gli Angeli, tanti Angeli che intonano un corale cosmico: “Subito apparve con l’angelo [che aveva annunziato la nascita del Cristo] una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Luca 2,13-14). Ma tutto era cominciato prima, quando l’Angelo Gabriele era apparso a Zaccaria per annunziargli la nascita di Giovanni il Battista (Luca 1,8-20) e quando un Angelo anonimo si era presentato ad annunziare a Giuseppe la notizia del mistero che stava per compiersi in quella donna che egli voleva ripudiare. Racconta Matteo: “Mentre stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore che gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria. (...) Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato 1’angelo del Signore” (Matteo 1,20.24).

Dopo la nascita di Cristo ecco profilarsi l’incubo della persecuzione di Erode. Matteo, continua così il suo racconto: “Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: ‘Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto’” (2,13).

E dopo il soggiorno egiziano, “morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: ‘Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele’” (2,19).

Ma entrato in Palestina, seppe che regnava Archelao, figlio di Erode, e allora “avvertito in sogno, [Giuseppe con Gesù e Maria] si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth” (2,22-23).

Come si vede il tracciato dei voli angelici pervade tutto il cielo del Natale quasi come una mappa di luce, di salvezza, di speranza.

Una posizione privilegiata è occupata da Gabriele, ministro del consiglio della corona di Dio: non per nulla Luca (1,19) gli mette in bocca una frase che nel linguaggio orientale definisce i ministri (“Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio” e i ministri erano appunto “coloro che avevano accesso al cospetto del re”).

Ma con Gabriele appaiono altri Angeli anonimi nel Natale di Cristo; anzi Luca (2,14) in quella notte, come si è visto, introduce “tutta la milizia celeste”, cioè tutto l’esercito di Dio, composto di legioni angeliche, pronte a combattere il male e l’ingiustizia. Quelle legioni che Gesù, al momento dell’arresto nel giardino del Getsemani, dirà di non voler convocare per bloccare il suo destino sacrificale (Matteo 26,53: “Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?”).

Ma la presenza angelica si era affacciata già prima di quell’ora terribile. Vi sono, infatti, gli Angeli che si accostano a Gesù, al termine delle tentazioni sataniche, per servirlo (Matteo 4,11).

V’è l’Angelo che veglia sui piccoli: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 18,10).

V’è l’Angelo consolatore nella sera dell’agonia: “Gli apparve [nel Getsemani] un angelo del cielo a confortarlo” (Luca 22,43), V’è l’Angelo che indica il destino dell’uomo oltre la morte: “Alla risurrezione (...) si sarà come angeli nel cielo” (Matteo 22,30).

Gli Angeli della Pasqua

Ma, importanti come quelli del Natale, sono gli Angeli della Pasqua. Se l’Angelo del Natale era simile a un profeta che annunziava l’incarnazione, cioè l’ingresso di Dio nella storia proprio sotto le spoglie di quel bambino nato nella “città di Davide”, Betlemme, l’Angelo della Pasqua proclama la redenzione piena operata da Cristo e sigillata dalla sua vittoria sulla morte.

“Vi fu un grande terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma 1’angelo disse alle donne: ‘Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E’ risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete’. Ecco, io ve l’ho detto” (Matteo 28,2-7).  

Essi inaugurano anche la missione della Chiesa quando, nel giorno dell’ascensione di Cristo nella sua gloria celeste, sotto l’aspetto di “due uomini in bianche vesti” (e il bianco nella Bibbia è simbolo dell’Eterno), si rivolgeranno agli Apostoli così: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (Atti degli Apostoli 1,10-11).

Gli Angeli che accompagnano la Chiesa
La Chiesa vive da quel momento accompagnata dagli Angeli.

V’è l’Angelo degli Apostoli: apre loro le porte del carcere in piena notte (Atti degli Apostoli 5,19).

V’è l’Angelo di Pietro: di notte gli scioglie le catene, lo riveste e gli spalanca le porte della prigione (Atti degli Apostoli 2,7-11).

V’è l’Angelo del diacono Filippo: mette questo ministro del vangelo sulla strada di Gaza per incontrare l’eunuco etiope, ministro della regina Candace, e così convertirlo (Atti degli Apostoli 8,26).

V’è l’Angelo del centurione romano Cornelio: gli annunzia la via della salvezza attraverso l’incontro con Pietro (Atti degli Apostoli 10,3; 11,13).

V’è l’Angelo di Paolo: durante la tempesta che colpisce la nave che porta l’Apostolo a Roma per essere processato, lo conforta e gli assicura che raggiungerà il tribunale di Cesare per testimoniare Cristo (Atti degli Apostoli 27,23-24).

V’è l’Angelo di tutti gli annunziatori del vangelo: assiste alla lotta che il discepolo deve condurre per compiere la sua missione (1 Corinzi 4,9).

V’è l’Angelo della liturgia e lo presenta lo stesso Paolo nel passo un po’ folcloristico sul velo delle donne (1 Corinzi 11,10).

Come si vede, la presenza angelica popola le strade della Chiesa e della sua storia. E non l’abbandona nell’ultimo momento, quello dell’arrivo alla Gerusalemme celeste.

Lo stesso Gesù nel suo “discorso sulle cose future”, dedicato alla meta ultima della storia umana e cosmica, aveva richiamato la funzione degli Angeli quasi come cerimonieri dell’evento del giudizio finale (Matteo 13,41-42; Marco 13,27.32; Luca 16,22).

Ma sarà l’Apocalisse (il libro che parla degli ultimi tempi) ad affollare il cielo di Angeli. In un trionfo di luce, gli Angeli dell’Apocalisse cantano, assistono al soglio divino, suonano trombe, scagliano i flagelli del giudizio, scardinano dalle fondamenta Babilonia, la città del male, simbolo della Roma imperiale, incatenano la Bestia infernale, vegliano alle porte della Gerusalemme celeste, la città della gioia, seguono Michele nella lotta estrema tra Bene e Male. Ma lo stesso libro nelle sue pagine di apertura, ossia nelle lettere indirizzate ad altrettante comunità cristiane dell’Asia Minore (Apocalisse 2-3), rivela che su ogni Chiesa ancora pellegrina sulla terra veglia un Angelo del Signore. Egli raccoglie il messaggio ora dolce ora aspro di Cristo e lo comunica ai fedeli di Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea, divenendo così partecipe delle sorti della comunità che egli assiste.

Rimane un’ultima nota.

E’ facile riempire i cieli di deliziosi Angioletti. E’ pericoloso inoltrarsi nel mondo angelico con intenti magici perché questa è idolatria stupida e ingenua superstizione. L’Angelo è, in verità, un segno dell’Unico che dev’essere adorato, Dio; è solo un indice puntato verso l’unico, vero mistero, quello divino; è un mediatore al servizio dell’ “unico mediatore” tra Dio e gli uomini che è Cristo Signore. Ritornare alla serietá della fede, in questo come in altri campi, è necessario. Ce lo ricorda soprattutto Paolo. Egli aveva già reagito con forza contro coloro che riducevano il mistero cristiano a comportamenti superstiziosi: scrivendo ai cristiani di Colossi, li aveva messo in guardia dal praticare un loro culto angelico esasperato: “Nessuno si compiaccia in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli, seguendo le pretese visioni” (Colossesi 2,18). “A quale degli angeli Dio ha detto: ‘Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?”, si domanda autore della Lettera agli Ebrei (1,5).
Al centro dell’autentica fede cristiana non ci sono gli Angeli, ma Cristo che è “al di sopra di ogni potenza angelica” e nel cui nome “ogni ginocchio si piega in cielo, sulla terra e sotto terra” (Filippesi 2,10).

Le gerarchie degli angeli

Nella Bibbia, sia Daniele 7:11 sia Apocalisse 5:11 parlano di "migliaia di migliaia" di Angeli.

Dato il numero elevato e l'organizzazione "militare" degli angeli (secondo il linguaggio umano), non stupisce che si sia presto pensato a gerarchie che li ordinassero per importanza o, almeno, per diversità. Fu l'autore denominato pseudo-Dionigi l'Areopagita (400 d. C.), a diffondere la gerarchia e l’organizzazione angelica giunta fino ai giorni nostri.

(L'autore si chiama "pseudo" (= non il vero), perché il vero Dionigi l'Areopagita fu un filosofo greco del I secolo d.C. convertito al Cristianesimo, come si può leggere in Atti degli Apostoli 17:34, e il suo nome fu utilizzato come pseudonimo dall'anonimo autore del V secolo. Lo pseudo-Dionigi descrisse nel suo libro dedicato agli angeli 9 ordini angelici, divisi in 3 cori di 3 ordini ciascuno. Il grande S. Tommaso d'Aquino accettó questa divisione e con lui tutta la Chiesa

1° Ordine: Coro dei Serafini
                 Coro dei Cherubini
                 Coro dei Troni

Serafini
Sono gli angeli più vicini a Dio, in quanto ne circondano il trono. Sono citati per la prima volta nella Bibbia in Isaia 6:2, dove vengono descritti così: "ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava." I serafini sono spesso definiti come angeli d'amore e caratterizzati dalla luce e dal fuoco. La luce emanata da essi è così intensa che nessun altro essere divino può superarla. Non sono nominati nel Nuovo Testamento.
Cherubini
Dotati di spade di fuoco furono posti all'entrata del Giardino dell'Eden in Genesi 3:22; Cherubini sono anche gli angeli scolpiti in oro che furono posti sull'Arca dell'Alleanza di cui si legge nell'Esodo. Nella tradizione ebraica, i Cherubini sono considerati i cocchieri di Dio, in quanto trasportano il suo trono. Sono i custodi della Conoscenza di Dio e gli vengono dati importanti compiti. Sono gli Angeli più attendibili e fedeli.
Troni
Sono tra gli angeli meno conosciuti e più enigmatici. Si troverebbero dinanzi al trono di Dio. Loro assolvono alla loro primaria funzione di carro di Dio e trasmettono il Suo giudizio. Secondo la tradizione, sono caratterizzati da fermezza assoluta che servirebbe loro per portare la giustizia divina sulla Terra.

2° Ordine:  Coro delle Dominazioni
                   Coro delle Virtú
                   Coro delle Potestá

Dominazioni
Ricevono ordini dai Serafini e dai Cherubini e sono responsabili del mantenimento dell’ordine nell’universo. Hanno il compito di regolare l'attività degli altri angeli, facendo in modo che la Gloria di Dio si manifesti. Nella religione cristiana, a capo delle Dominazioni si troverebbe l'angelo Zachariel. Egli, come le altre Dominazioni, sarebbe portatore di uno scettro, simbolo del loro potere.
Virtù
Essi concedono benedizioni al mondo materiale. Inoltre incoraggiano gli umani a convertirsi al giusto e al Signore nei momenti difficili. Sono angeli che possono compiere miracoli sulla Terra e sono rappresentati come portatori di grazia e valore. In Matteo 18:10 si accenna a una loro funzione di angeli custodi: "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli." Nella tradizione cristiana due degli angeli dell'Ascensione si ritengono appartenessero a questo ordine.
Potestà
Sono le forze che proteggono il mondo dall'invasione dei demoni. Hanno il compito più pericoloso, quello di difendere i confini tra Paradiso, Terra e Inferno e devono stare sempre vigili in caso di attacchi demoniaci. Le Potestà sarebbero incaricate di vegliare sui demoni fino al Giorno del Giudizio, affinché non possano recare danno all'Uomo. Devono anche stare di guardia e assicurarsi che le anime che lasciano la terra raggiungano il paradiso sane e salve. Non c’è da stupirsi se molti degli angeli caduti appartengono a questo rango. Per San Paolo, nella sua lettera agli Efesini 6:12, il maggior numero di angeli ribelli contro Dio sia venuto dalle loro schiere: "La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

3° Ordine:  Coro dei Principati
                   Coro degli Arcangeli
                   Coro degli Angeli

Principati
Furono in principio gli angeli protettori delle nazioni e delle città; guardano direttamente sopra il nostro mondo, guidandolo e proteggendolo e sono angeli capaci di miracoli. Loro proteggono gli interessi religiosi. Inoltre controllano sull’operato degli altri angeli. Secondo S. Paolo, alcuni angeli ribelli contro Dio sono usciti anche da questa schiera.
Arcangeli
Conosciuti anche come “Gli osservatori”, gli arcangeli sono mandati per fare il volere di Dio che ha effetto direttamente sugli uomini. Guardano inoltre sui doveri degli altri angeli e sono a capo delle armate celesti durante le battaglia tra il bene e il male. Gli Arcangeli sono i piú importanti messaggeri divini, ma la loro collocazione nei bassi ordini della gerarchia angelica non vuol dire che contano poco;  gli angeli più conosciuti e potenti, infatti, sono proprio definiti Arcangeli, nonostante questo termine ricorra solo due volte nella Bibbia.
In Apocalisse 8:2 vengono citati sette angeli con sette trombe, generalmente ritenuti Arcangeli, basandosi anche sul libro apocrifo di Enoch che elenca proprio sette nomi di Arcangeli: Uriel, Raguel, Michele, Seraqael, Gabriele, Haniel e Raffaele.
Angeli
Sono i più vicini agli uomini e alle loro attività. Controllano i comportamenti dei mortali in varie maniere, sorvegliano famiglie e singole anime, guidandole e proteggendole da attacchi demoniaci. Inoltre assolvono al ruolo di messaggeri e di corrieri per conto di angeli di grado superiore e di Dio stesso.

I nomi (biblici) di alcuni angeli

Michele (in ebraico «Chi come Dio?»), Gabriele («Dio è la mia forza») e Raffaele («Dio salva») sono gli unici tre arcangeli citati per nome nella Bibbia.

Michele è considerato il comandante dell’esercito celeste e la tradizione lo raffigura con una corazza e una lancia, oppure con uno scudo e una spada, mentre combatte vittoriosamente contro Lucifero. Un’altra rappresentazione lo vede con la bilancia in mano, simbolo della pesatura, al momento del giudizio finale, del bene e del male compiuto dalle anime. Da Pio XII è stato proclamato patrono dei radiologi e dei poliziotti. L’Antico Testamento lo presenta come «il gran principe» (Daniele 12,1) e il difensore del popolo di Israele: «Michele, uno dei principi supremi, mi è venuto in aiuto» (Daniele 10,13). Nel Nuovo Testamento è il capo delle schiere angeliche, che contrastano gli angeli ribelli: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» (Apocalisse 12,7).

Gabriele viene considerato l’ambasciatore per eccellenza di Dio. La tradizione iconografica lo rappresenta generalmente con un giglio in mano, ma in qualche caso viene raffigurato anche con una lanterna e uno specchio di diamante. Pio XII lo proclamò patrono delle telecomunicazioni e dei comunicatori, mentre Paolo VI ha aggiunto la protezione delle poste e dei filatelici. Nell’Antico Testamento dà al profeta Daniele degli avvertimenti su ciò che accadrà al popolo di Israele. Nel Nuovo Testamento appare in due circostanze. Dapprima nel Tempio di Gerusalemme, al sacerdote Zaccaria: «La tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni» (Luca 1,13.19). Quindi, sei mesi più tardi, alla vergine Maria: «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret» (Luca 1,26-27).

Raffaele è ritenuto dalla tradizione l’angelo che guarisce le infermità fisiche e spirituali. La tradizione lo vede raffigurato nell’atto di portare un pesce e un bastone, oppure con in mano un calice contenente una bevanda medicamentosa. La tradizione popolare gli attribuisce la protezione di viaggiatori, marinai, farmacisti, fidanzati e giovani sposi. Il suo nome è segnalato unicamente nell’Antico Testamento, dove il Libro di Tobia ne racconta il costante intervento in favore di Tobi e dei suoi cari. Raffaele è inoltre considerato l’avversario di Asmodeo, il demone che nella tradizione ebraica si presenta come il nemico dell’unione coniugale.

C’è un desaparecido, nelle sacre schiere angeliche, del quale si è conservato unicamente il nome: Uriele. L’ultimo avvistamento ufficiale risale al 745, quando papa Zaccaria, al termine del secondo Sinodo provinciale di Roma, decise di stroncare l’abuso del vescovo Adalberto, che invocava «i sette arcangeli che stanno davanti a Dio» con pratiche superstiziose e formule magiche. Proibí allora ogni devozione in suo onore, nonostante la Liturgia romana ne celebrasse ufficialmente la festa il 15 luglio: «È opportuno astenersi nelle preghiere pubbliche dal nominare tutti gli altri angeli, eccetto quei tre ammessi». La Sacra Scrittura, infatti, cita soltanto gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, e dunque gli altri nomi invocati nella preghiera di Adalberto – fra i quali spiccava Uriele – sarebbero potuti essere angeli decaduti, demoni che nessuno doveva onorare con un atto di culto.
Tuttavia dei sette principi angelici si trova riscontro in diversi testi ebraici, fra cui spicca un antico codice rinvenuto nel XVI secolo nella Biblioteca vaticana che, accanto alla triade Michele-Gabriele-Raffaele, cita Uriele e i meno conosciuti Barachiele, Gaudiele e Sealtiele.
Tutti questi nomi si potevano leggere, ancora agli inizi del Settecento, sotto altrettanti arcangeli raffigurati in un quadro della chiesa romana di Santa Maria della Pietà in piazza Colonna. Quelle fonti attribuirebbero a Uriele un’importanza tale da inserirlo addirittura nella compagnia dei primi quattro spiriti che stanno sempre intorno al trono di Dio. Una preghiera del Talmud recitava infatti: «Nel nome del Signore, Dio d’Israele, sia Michele alla mia destra, Gabriele alla mia sinistra, dinanzi a me Uriele, dietro a me Raffaele, e sopra la mia testa la divina presenza di Dio». Il suo nome in ebraico deriva da hur (luce, fuoco) ed Elohim (Dio), a significare «luce di Dio» o «fuoco di Dio»: egli dunque sarebbe incaricato di portare all’umanità la conoscenza e la comprensione del Divino e perciò veniva anche definito angelo «della presenza» o «della salvezza».



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