Corso Biblico 2014-2015: Esodo 1a parte

Introduzione:
L’Esodo é il certificato di nascita di Israele come popolo ed è anche la radice della sua religione (del suo rapporto con Dio)
Come, in realtá, come ha avuto origine Israele o il popolo ebraico?
Ci sono 3 spiegazioni.
1) La prima è quella che la Bibbia stessa ci narra e cioè: Israele o il popolo ebraico discende da Abramo (verso il 1700 a. C., quando Hammurabi, re di Babilonia, per la prima volta unisce la Mesopotamia in un solo regno, il capo di una tribú di nomadi, come tanti altri della zona, lascia la cittá di Ur con i suoi, per raggiungere le rive del Mediterraneo. Abram, era questo il suo nome, obbedisce ad un comando di Jahvé, il suo dio, che gli si presenta senza essere invocato. Lasciando Ur, dapprima alla volta di Harran in Mesopotamia, poi alla volta di Sichem, dell’Egitto e di Canaan; Abramo si stabilisce nella terra di Canaan (attuale Palestina o Israele); egli, nei suoi spostamenti porta con sé tradizioni della religione Assiro-Babilonese: pratica sacrifici, riconosce gli alberi sacri (come la quercia di More, dove gli appare il suo dio, costruisce un altare usando delle pietre. Jahvé non è ancora il Dio unico e universale, creatore del mondo: è il dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; è uno dei tanti dei, insieme agli dei degli altri popoli. Poi da Canaan un piccolo gruppo del popolo di Giacobbe-Israele, per fame, emigra e si sposta in Egitto; lí si moltiplica e rimane per 400 anni; dura schiavitú negli ultimi decenni; la liberazione per opera di Mosé; la traversata del mar Rosso e quella del deserto per 40 anni; la conquista della terra di Canaan per opera di Giosué.
Oggi tutti gli studiosi della Bibbia, cristiani ed Ebrei, dicono che questa spiegazione è una spiegazione teologico-religiosa, cioè è una spiegazione vera (nel senso che contiene tante verità sulla vita spirituale dell’uomo e dell’umanitá) ma non è completamente storica.

2) La seconda spiegazione è quella secondo la quale Israele o il popolo Ebraico si è formato lentamente nella terra di Canaan in seguito alla migrazione di gruppi di beduini seminomadi: essi prima abitavano nel deserto e poi, a poco a poco sono emigrati verso terre coltivabili, la terra di Canaan, oggi la Palestina e lí piano piano si sono fusi in un solo popolo).
Ma nemmeno questa seconda spiegazione, cioè che alla base della formazione del popolo Ebraico c’è la migrazione pacifica di tribú seminomadi dal deserto alla terra fertile, è accettata dagli studiosi.

3) La terza spiegazione è quella oggi accettata dagli studiosi e che ha una base storica. Essa dice cosí: Israele (o il popolo Ebraico) si formó verso il 1.200 (XIII secolo) a. C. in seguito ad una rivoluzione agrario-contadina sulle montagne della Palestina.
Ecco come andarono i fatti.
Nel secolo XIII a. C (circa 1.200 anni prima di Cristo) la terra di Canaan (oggi la Palestina) era popolata da cittá-stato, cioè da cittá indipendenti l’una dall’altra, ma tutte sotto il dominio politico e religioso dell’Egitto. Il governo egiziano sfruttava gli abitanti di queste cittá-stato, pretendendo molte tasse, il cui peso cadeva soprattutto sui poveri (che si chiamavano “hapiru”, ed erano persone sfollate, immigrate, escluse, senza terra; essi erano moltissimi nella zona e negli Stati vicini, in quel tempo…). Poiché la crisi diventava sempre piú grave e pesante per gli “hapiru”, essi stessi fecero una rivoluzione agrario-contadina e scapparono, rifugiandosi sulle montagne, per non pagare le tasse, per liberarsi dallo sfruttamento economico dell’impero dell’Egitto e delle citta-stato e per liberarsi anche dalla religione imposta dall’Egitto e dalle autoritá di Canaan.
Questa rivoluzione viene fatta nel nome di un dio, del Dio “EL” (che figura poi nel nome del popolo ISRA-EL). Questo Dio “EL” voleva la costruzione di una societá diversa, senza sfruttatori, né sfruttati, senza re, né esercito, basato su una fraternità generale.
Lí, su quelle montagne si uniscono vari gruppi di “hapiru-poveri”, con tradizioni religiose molto simili. Ai vari gruppi rivoluzionari, scappati sulle montagne, si uní anche il gruppo di Mosé, proveniente dall’Egitto. Anche lí, ai tempi del grande Faraone Ramses II (Es. 2, 23-24), guidata di Mosé, c’era stata una grande rivoluzione di gente di origine Cananea, alla quale si erano uniti molti altri schiavi di diverse origini.  Mosé si impose su tutti gli altri capi, e fece sí che la sua religiositá avesse il sopravvento su quelle degli altri gruppi. La religiositá di Mosé  fu accettata da tutti ed è quella che é narrata nel libro dell’Esodo. Su quelle montagne tutti i gruppi, compreso quello di Mosé, si uniranno in una Confederazione sociale-politica-religiosa e daranno luogo al popolo di Israele, al popolo degli Ebrei (Ebrei deriva dalla parola “hapiru”).
Israele, quindi è un popolo giovane. Non nasce prima del 1.200 a. C.
Il gruppo umano che fece l’esperienza religiosa profonda e rese possibile la rivelazione biblica fu il gruppo degli “hapiru”: il gruppo sociale dei poveri, gente esclusa, gente che si dedicava ad attivitá da schiavi per poter sopravvivere. Possiamo dire che alla base reale dei racconti biblici si trovano gli “hapiru” che non sono un popolo, né una razza, né una nazione, né una religione, ma sono “i piú poveri”. Ció significa che Dio non ha scelto nessun popolo, nessuna razza, nessuna religione, ma ha scelto i poveri, gli “hapiru”, oggi diremmo, gli esclusi.
Bisogna ricordare, per curiositá, che anche la Bibbia dice che dall’Egitto uscí “molta altra gente” (Es. 12, 38), non esattamente un popolo di razza perfettamente identificata. E varie volte afferma: “Il dio degli <hapiru> si è presentato a noi” (Es. 5,3).               
Un’esperienza religiosa meravigliosa fecero gli “hapiru”, quasi una “rivelazione”, e condusse loro, gli “hapiru”, i poveri a fuggire verso un a terra nuova, quelle delle montagne di Canaan, per cotruire un Nuovo Popolo, in alleanza con il suo Dio (il popolo di Dio) Yahvé-Eloim.
Dalla parola “hapiru” è derivata la parola “ebreo”.
Gli “hapiru” finirono per essere gli “ebrei”, ormai costituito in POPOLO.
Ma questo sarebbe avvenuto molto piú tardi (200-300 anni dopo).
In conclusione si puó affermare che gli unici dei quali si potrebbe dire di essere stati “scelti” da Dio sono gli “hapiru”, cioè i poveri”.

Divisione del libro dell’ESODO: 3 parti
Prima parte: (1,1 – 15,21)
Seconda parte: (15,22 – 18,27)
Terza parte: (19,1 – 40,38)

PRIMA PARTE

Centro degli avvenimenti è l’EGITTO.
I primi 2 capitoli servono da introduzione: presentano

a) la SITUAZIONE DI SCHIAVITÙ in cui si trovano gli Ebrei in Egitto
            * è una narrazione popolare, si riportano il nome delle levatrici ma non il
                        nome del Faraone
            * Le PREOCCUPAZIONI del nuovo faraone sembra PLAUSIBILI,
                        storicamente e politicamente:
                        .) l’Egitto deve difendersi dai suoi nemici
                        .) e la FRONTIERA NORD-ORIENTALE è esposta alle invasioni   
                                   asiatiche
                        .)  l’AUMENTO ECCESSIVO DI STRANIERI, in questa zona, crea
                                   preoccupazione e paura
                        .) Il faraone sposta la Capitale al nord e inizia GRANDI
                                   COSTRUZIONI

            * Qui è EVIDENTE la CONTRADDIZIONE
                                   tra l’impiego degli Ebrei (schiavi in genere) per i lavori
                                    e la DECISIONE di sopprimere i maschi.
            * Fin da questa introduzione si AFFRONTANO:      
                        #) il FARAONE da una parte
                        #) e DIO dall’altra
                        FARAONE: simbolo della morte: sottopone gli Ebrei ai lavori forzati,  
                                   moltiplica il  popolo, rende piú duro il loro lavoro (fabbricare  
                                   i mattoni e lavorare nei campi),  ordina alle levatrici di
                                   uccidere i maschi, ordina alla popolazione gettare nel Nilo i
                                   figli maschi.
                        DIO: simbolo della VITA: moltiplica il popolo, questo cresce oltre
                                   ogni misura, le donne ebree sono piene di vitalitá,
                                   partoriscono senza bisogno di levatrici, Dio benedice le
                                   levatrici, il popolo aumentó e divenne forte.

b) La NASCITA e la giovinezza di MOSÈ: è storica. Mosé è realmente esistito. Ma il modo come è nato e come si è salvato possono essere PARABOLA.
                        Infatti RICALCANO elementi presenti in altri racconti, per esempio
                        *) quello del RE SARGON (2.300 a. C.): “Sargon, il potente re di
                                   Akkad (Mesopotamia) sono io. La mia presunta madre mi
                                   concepí, mi partorí in segreto, mi pose in un cesto di
                                   giunchi…”.
                        *) quello di ROMOLO E REMO (700 a. C.), gettati nel TEVERE e poi
                                   allattati da una lupa.
 Il modo come Mosé si è salvato richiama l’ARCA DI NOE’ e la NUOVA UMANITÀ
                                   nata dal diluvio. In ebraico CESTA e ARCA si esprimono con la
                                   stessa parola: TEBAH.
                                    È possibile storicamente che gli Egizi istruissero alla loro
                                   corte uomini presi tra i popoli schiavi, per poterli meglio
                                   controllare.
 

c) La FUGA di Mosé.
            Mosé, ormai giovane, intervenne in difesa di un fratello ebreo maltrattat e anche nel tentativo di rappacificare 2 ebrei ma essi non riconoscono la sua autoritá. Di qui la fuga.
            Qui giá si vanno delineando 2 GROSSI PROBLEMI per Mosé:
            1) Difficoltá col Faraone
            2) Difficoltá di essere riconosciuto e creduto dagli stessi Ebrei

d) SINTESI: Nei primi 2 capitoli si notano:
            a) 2 potenze a confronto: Faraone e Dio
            b) 2 grossi problemi per Mosé: difficoltá col Faraone
                                                            difficoltá di essere creduto dagli stessi Ebrei

Capitoli 3,1 – 7,7: La vocazione di MOSÈ. Sono 2 i racconti
                                                                                   *) cap. 3,1 – 6,1
                                                                                    *) cap. 6,2 – 7,7

PRIMO RACCONTO (3,1 -6,1)
      a) Introduzione: DIO SI MANIFESTA. Quando Dio si manifesta è per 
                  affidare una Missione. Il vero luogo in cui Dio si manifesta a
                  Mosé è nella missione liberatrice affidata a lui (e in noi?
                  Attraverso la nostra missione, Dio si manifesta: lo
                  sapevamo? Ne siamo convinti! E qual’è la nostra missione?)
                  Dio si manifesta nel ROVETO (fuoco: è luce, calore,
                  trasformazione che entra nell’uomo, ma non lo consuma!).  
                  Mosé avverte in quel fatto straordinario la PRESENZA di Dio
                  e si TOGLIE i SANDALI (come i musulmani) in segno di
                  rispetto, e si copre il viso.
                  Da notare che Dio arriva all’uomo attraverso un segno. Dio
                  non puó essere compreso nella sua realtá piú profonda.
      b) LA CHIAMATA (3,7 – 4,17)
                  È Dio che prende l’iniziativa: lui vede
                                                               lui chiama
                                                               lui manda
                  Ma per realizzare il suo disegno, chiede a Mosé di condividere il suo progetto
                  Dopo una prima risposta immediata di disponibilitá, Mosé avanza una serie                   di difficoltá.
      c) LE OBIEZIONI:    esse mostrano la PIENA LIBERTÀ del’uomo nel rispondere a Dio.
                                         Le obiezioni di Mosé sono ripetute e diverse fino a terminare      con un rifiuto chiaro:
                                                     *) Chi sono io?
                                                     *) Chi ti manda?
                                                     *) Sei davvero stato mandato?
                                                     *) Ne sono capace?
                                                     *) Manda un altro! (Rifiuto)
                                         Il COMPITO è difficile e le CAPACITÀ sono SCARSE
      d) La promessa dei SEGNI: Ma Dio usa uno stile particolare;
                                          Egli NON IMPONE la chiamata, ma cerca di 
                                         CONQUISTARE la libera adesione di Mosé.
      e) RITORNO in Egitto e FALLIMENTO della prima Missione
                                         (4,18 – 5,21)
      f) Conclusione: PAROLE AMARE di MOSÈ al termine della sua missione (5,22-23)

SECONDO RACCONTO (6,1 – 7,7): si puó intendere come una seconda 
                                                      chiamata dopo il fallimento della prima
      a) Le genealogie: queste genealogie sostituiscono il racconto della 
                                         NASCITA di Mosé; esse vogliono mostrare la
                                         piena appartenenza al Mosé al popolo ebraico
      b) Le genealogie non sono complete: infatti da Giacobbe a Mosé
                                         passano SOLTANTO 4 generazioni (Levi – Keat –
                                         Amram – Mosé) per coprire 430 anni
      c) Da notare l’importanza data alla TRIBÙ DI LEVI, che è la tribú
                                         sacerdotale, e al RUOLO DI ARONNE, primo
                                         sacerdote e portavoce di Mosé

Capitoli 7,8 – 11,10: i segni (le 10 PIAGHE)
            a) Introduzione
                        *) Sono SEGNI, atti, azioni, in cui Dio si rivela e agisce in  
                                               modo visibile
                        *) Esprime l’INDURIMENTO DEL FARAONE che rifiuta ogni 
                                               soluzione pacifica del conflitto e dovrá subire le
                                               CONSEGUENZE della sua resistenza testarda.
                        *) Insegnamento: Non si contrasta impunemente
                                               l’Onnipotente, quando egli difende qualcuno!
            b) Sono veramente accadute?
                        Sono fenomeni naturali che venivano stimati TREMENDI da ogni popolo

c)  la scienza conferma
            Un'indagine integrata su testi biblici, talmudici e su  
            papiri permette oggi di avanzare una spiegazione per
            ognuno dei flagelli.

La scienza, anche con l’aiuto dei papiri egizi, considera eventi storici, a tutti gli effetti, le dieci Piaghe d'Egitto, le calamità che - secondo la Bibbia - indussero il faraone a lasciare libero il popolo d'Israele perchè potesse avviarsi verso la Terra Promessa. Non si trattò semplicemente di una catena di terribili sciagure, come si era ritenuto finora. Il faraone cedette perché l'Egitto venne colpito soprattutto da una serie di epidemie che oggi possono considerarsi la micidiale conseguenza di un'unica contaminazione iniziale. Recenti ricerche permettono di stabilire non solo che queste calamità si verificarono realmente ma anche come e, soprattutto, perché avvennero. In Egitto una serie di catastrofi naturali ebbero luogo alla fine del Regno di Mezzo. E gli eventi narrati da un papiro antichissimo assomigliano moltissimo alle dieci piaghe.
Dalla intervista allo studioso Marr.
Dr. Marr, Lei ha collegato ogni piaga alla successiva. Quale rapporto c'è tra la prima piaga - il Nilo che si tinge di sangue - e la seconda, la spaventosa invasione di rane?
«Per il Nilo che si colora di sangue, chiamo in causa i cianobatteri. Microorganismi che, oltre a provocare una tipica colorazione rossa di fiumi e laghi, privano l'acqua di ossigeno e producono tossine nocive per i pesci. Questi, come si sa, sono voraci predatori di rane. Perciò la scomparsa dei pesci non può che favorire una esagerata riproduzione delle rane. Ma poi l'acqua infetta fa morire anche le rane; si scompagina così un altro equilibrio naturale. Le rane, infatti, tenevano a bada le zanzare. Scomparse le rane, le zanzare si moltiplicano in modo esiziale. E abbiamo il legame fra la seconda e la terza piaga».
L'Esodo parla di «pidocchi provenienti da tutta la polvere della terra». Erano proprio zanzare?
«Si trattò, molto probabilmente, di zanzare culicoides. Le larve di questi insetti nascono nell'immondizia e nella polvere. Da pochi anni abbiamo scoperto che questi insetti sono responsabili di un gran numero di malattie virali, negli uomini e negli animali. Le zanzare furono la causa diretta della terza piaga d'Egitto. Ma furono anche il trasportatore biologico dell'epidemia che sterminò gli animali (quinta delle dieci piaghe). Nel frattempo, l'Egitto, il cui ambiente era già fortemente deteriorato, viene invaso dalle mosche (quarta piaga) e le mosche contribuiscono anch'esse a preparare la quinta piaga. Si tratta infatti di mosche di stalla, provocano infezioni e ferite dolorose negli animali».
La quinta piaga, però, non uccide proprio tutti gli animali di cui disponeva l'Egitto. Tanto è vero che il faraone troverà i cavalli per inseguire gli Ebrei...
«L'epidemia si presenta sotto varie forme. E' selettiva, nei suoi effetti mortali. Per esempio, la "malattia del cavallo africano" fa strage di equini, ma stermina gli animali che si trovano nei campi, non quelli domestici».
La sesta "piaga" colpisce sia gli animali che gli uomini. Qual è la causa?
«Penso che sia lo pseudomonas mallei, malattia fortemente contagiosa, trasmessa dal contatto con le mosche. Queste inoculano, negli esseri umani e negli animali, ogni genere di batteri e virus. S'infetta anche chi mangia carne contaminata. Con la sesta piaga, l'Egitto è già in ginocchio. Ha subìto un disastroso impoverimento. L'acqua è inquinata (non ci si può neanche lavare). Non c'è più pesce. E ora vengono a mancare anche carne e latte. Solo il Goshen, dove si trovano gli Ebrei, viene risparmiato».
Però la grandine (settima piaga) non è un 'epidemia...
«Nessuno afferma che ogni piaga d'Egitto è la diretta conseguenza della precedente. Ci sono anche le eccezioni. Ciò che importa è il contesto generale, una certa concatenazione che appare evidente, l'evoluzione precipitosa verso la rovina dell'Egitto. La settima piaga sopraggiunge quando la popolazione non può più procurarsi proteine animali. La grandine distrugge il grano. Poi le locuste del deserto (ottava piaga) si lanciano all'attacco delle pianticelle più giovani e fanno piazza pulita di qualsiasi vegetale. Con la nona piaga (una tempesta di sabbia che viene dal deserto, il khamsin) qualunque fonte di nutrimento è ormai sepolta. Dopo tre mesi di sventura, due milioni e mezzo di Egizi stanno letteralmente morendo di fame».
Ma come spiega la decima calamità, la più misteriosa, che piomba sul popolo egizio come una mazzata?
«Nel 1961 è stata scoperta l'aflatossina, che appartiene a una famiglia di microorganismi altamente nocivi: le micotossine. Il Fusarium graminearum e la Stachybotrys atra hanno fatto vittime nell'ex-Urss, durante la seconda guerra mondiale, e anche altrove. Contadini che, lavorando in un silo, avevano inalato micotossine, sono stati stroncati. Una quantità minima provoca una rapida morte. E si è ipotizzato che le micotossine abbiano ucciso anche alcuni fra gli archeologi che avevano appena scoperto la tomba del "faraone giovinetto" (Lord Carnarvon non morì in poche ore, nel 1922, di una "strana" polmonite?)».
Ma perché le micotossine avrebbero sterminato soltanto i primogeniti?
«Ecco che cosa accadde probabilmente. La fame aveva ridotto le famiglie allo stremo. Quella notte ci si precipitò nei magazzini, ma quanto restava di grano e foraggio era ormai coperto da una patina di micotossine. E chi scese laggiù? I primogeniti, i quali erano responsabili della sorte delle famiglie. Inalarono, come un aerosol, letali quantità di Stachibotrys atra. Forse addentarono anche, per primi, il pane fatto con i cereali contaminati e, sempre per primi, bevvero la birra fatta con quegli stessi cereali. Idem per gli animali: l'individuo dominante, il primogenito, mangiò per primo il grano divenuto tossico» .
Gli Egizi rischiarono di essere cancellati dalla faccia della Terra.
«Non avvenne perché l'improvvisa morte dei primogeniti mise in allerta la popolazione e gli animali. I granai furono subito spalancati, entrò aria pulita. Una conferma alla mia ipotesi sulle responsabilità delle micotossine si trova nella tradizione ebrea (che nasce proprio allora) di mangiare l'agnello pasquale. Costole di agnello sano e robusto, erba fresca, pane non lievitato, fatto con cereali macinati da poco. Tutti alimenti che non possono essere stati contaminati da micotossine».

            Le papyrus Ipuwer

Le papyrus du scribe égyptien Ipuwer décrit avec une précision biblique la catastrophe de l’Exode. Ce papyrus, très endommagé, est actuellement conservé au Musée de Leiden en Hollande sous la référence 344. Ce papyrus décrit de violents cataclysmes en Egypte, la sécheresse, la fuite des esclaves emportant les richesses des égyptiens, et la mort ravageant tout le pays. Ecrit par le scribe Ipuwer au cours de la 12ème dynastie égyptienne, ce papyrus est le récit d’un témoin oculaire d’une terrible catastrophe qui s’est abattue sur le royaume d’Egypte.

Comparaison de deux récits antiques d’une même catastrophe

Papyrus Ipuwer (Papyrus n°344, Musée de Leiden, Hollande) e Torah (Livre de l’Exode)
2:5-6 La peste s’est abattue sur tout le pays. Il y a du sang partout.
2:10 Le fleuve est de sang.
2:10 Les hommes ont peur de goûter l’eau. Les humains ont soif d’eau.
3:10-13 C’est notre eau ! C’est notre bonheur ! Que pouvons-nous faire ? Tout est en ruine.
7.20 Toute l’eau du fleuve fut changée en sang.
7:21 Il y avait du sang sur toute la Terre d’Egypte et le fleuve puait.
7:24 Et tous les Egyptiens creusèrent le sol aux abords du Nil pour trouver de l’eau potable, car ils ne pouvaient boire l’eau du fleuve
2:10 En vérité, les portes, les colonnes et les murs de la ville sont détruits par le feu.
10:3-6 La Basse Egypte pleure. Le palais entier est privé de revenus, alors que le blé et l’orge, les oies et les poissons, lui reviennent de droit.
6:3 En vérité, le grain a péri de tous les côtés.
5:12 En vérité, ce que l’on voyait hier a disparu aujourd’hui. La campagne est désertée et la cueillette du lin abandonnée.
9:23-24 Et le feu courait le long du sol... il y eut de la grêle et du feu mêlé à la grêle, une grêle très forte...
9:25 Et la grêle frappa toute l’herbe des champs et brisa tous les arbres des champs.
9:31-32 Et le lin et l’orge furent frappés, car l’orge était en épis, et le lin en fleurs. Mais le blé et le seigle ne furent pas frappés car ils sont tardifs.
10:15 Et il ne resta aucune verdure sur les arbres ou sur l’herbe des champs dans tout le pays d’Egypte.
5:5 Le coeur de tous les animaux pleure. Les troupeaux gémissent...
9:2-3 Vois, les troupeaux sont abandonnés, et il n’y a personne pour les rassembler.9:3 La main de l’Eternel frappera les troupeaux qui sont dans les champs... et il y aura une peste très grave.
9:19 ...rassemble à la hâte tes troupeaux, et tout ce que tu possèdes dans les champs...
9:21 Et celui qui n’écouta pas la parole de l’Eternel, laissa ses serviteurs et ses troupeaux dans les champs.
9:11 Le pays est sans lumière.
10:22 Et il y eut une obscurité épaisse sur tout le pays d’Egypte.
4:3 (5:6) En vérité, les enfants des princes sont précipités contre les murs.
6:12 En vérité, les enfants des princes sont jetés dans les rues.
6:3 La prison est en ruine.
2:13 Partout le frère enterre son frère.
3:14 Des gémissements s’élèvent dans tout le pays, se mêlant aux lamentations.12:29 Et il arriva, au milieu de la nuit, que l’Eternel frappa tous les premiers-nés dans le pays d’Egypte, depuis le premier-né du Pharaon qui était assis sur son trône, jusqu’au premier-né du captif qui était dans la prison.
12:30 ...il n’y avait pas de maison où il n’y eût un mort.
12:30 ...il y eut un grand cri en Egypte.
7:1 Vois, le feu s’élève dans le ciel. Ses flammes se dirigent vers les ennemis du pays.
13:21 ...le jour dans une colonne de nuée pour leur indiquer la route, et la nuit dans une colonne de feu, pour les éclairer, afin qu’ils puissent marcher de jour et de nuit.3:2 L’or et le lapis-lazuli, l’argent et la malachite, la carnélite et le bronze sont autour du cou des esclaves femelles.
12:35-36 ...et ils demandèrent aux Egyptiens, des objets d’argent, des objets d’or et des vêtements. Et l’Eternel fit que le peuple des Israélites trouvât grâce aux yeux des Egyptiens qui acceptèrent leurs demandes. Ils dépouillèrent ainsi l’Egypte de ses richesse

           
d) SIGNIFICATO RELIGIOSO delle 10 piaghe

                                   *) Il Faraone e Dio: 5,2: il Faraone dice: “Chi è Jahwé?”
                                                                              Dio dice:: “Il Faraone imparerá a
                                                                                              conoscere Jahwé e la sua
                                                                                              forza attiva
                                                                       10,3: Jahwé domanda al Faraone: “Fino a
                                                                                              quando rifiuterai di piegarti
                                                                                              davanti a me?”
                                                                        La sconfitta e l’indebolimento di un
                                                                                              popolo era la sconfitta e
                                                                                              l’indebolimento della sua
                                                                                              divinitá
                                  
                                   *) Il racconto mostra il pieno dominio di Dio sulla natura,
                                                                       sulla vita e sulla morte
                                   *) Attraverso il racconto, Dio esprime un giudizio di
                                                                       CONDANNA verso quel popolo che 
                                                                       costruisce la sua civiltá ESTROMETTENDO
                                                                       DIO
                                   *) Gli Israeliti che leggevano il racconto delle 10 piaghe
                                                                       IMPARAVANO che Jahwé, loro Dio, era piú
                                                                       forte di qualsiasi altra potenza terrestre e
                                                                       che loro erano orgogliosi di essere il
                                                                       POPOLO SCELTO tra gli altri popoli,
                                                                       proprio da quel Dio piú forti di tutti.
                                   *) Il racconto mira alla CONVERSIONE dell’Egitto (9,15-16)

Capitoli 12,1 – 13,16: LA PASQUA EBRAICA
            a) Introduzione: ATTENZIONE: la sezione 12,1 – 13,6 non c’entra niente
                                   con il racconto dell’uscita dall’Egitto. Essa è un INSIEME DI
                                   TESTI LITURGICI (presi da TRADIZIONI di epoche diverse) che
                                   vuole insegnare in che modo celebrare il MEMORIALE di
                                   questa uscita dall’Egitto. Sono FESTE e USANZE DIVERSE in
                                   Israele (Pasqua, Settimana degli azzimi, Riscatto dei
                                   primogeniti) che ricordano ciascuno un ASPETTO
                                   PARTICOLARE di quanto è avvenuto quel giorno. Messi in
                                   mezzo ai testi liturgici, i versetti 29 – 42 del cap. 12,
                                   elencano alcuni RICORDI dell’avvenimento che dá un senso
                                   alla liturgia celebrata.
            b) La PASQUA Ebraica (il PASSAGGIO < Pasqua = Passaggio>)
                                   1) Significato: IL SIGNORE CHE SALVA
                                                           *) passando oltre le nostre case, segnate dal
                                                                       sangue dell’agnello
                                                                PASSAGGIO DELL’ANGELO STERMINATORE
                                                                                                                      12,1 – 13,16
                                                           *) facendoci passare  a  piedi asciutti il mare
                                                                PASSAGGIO DEL MAR ROSSO 13,17 – 15,21
                                                           *) in una parola
                                                                PASSAGGIO DALLA SCHIAVITÙ EGIZIANA
                                                                                                                      ALLA LIBERTÀ 
        

2) Il racconto del PASSAGGIO DELL’ANGELO STERMINATORE
            12,1 – 13,16: 2 riti uniti insieme:
            a) il RITO DELL’AGNELLO (una usanza presso i nomadi 
                                   pastori): avveniva verso la Primavera
                       *) è quello che Mosé chiese al Faraone di 
                                   celebrare con tutto il popolo nel deserto
                       *) l’integritá delle ossa è legata alla credenza
                                   che l’animale sacrificato potesse rinascere
                                   nel gregge
                       *) l’aspersione con il sangue è segno di
                                   protezione dalle forze del male
 

 

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