Corso biblico 2010 - 2011 * 2a parte: IL PECCATO ORIGINALE

IL PECCATO ORIGINALE

Introduzione

Il peccato di “Adamo ed Eva” è piú vicino di quanto pensiamo. Il peccato di Adamo ed Eva è in noi. Adamo ed Eva siamo noi!
Lo scrittore biblico raccontando in parabola, la “storia” di Adamo ed Eva raccontava proprio la realtà, la verità, la storia spirituale di ogni persona umana.

Cos’è il peccato originale?

Se si pensa al racconto di Adamo ed Eva, del serpente tentatore e del frutto che mangiano, lo si trova un po’ puerile.
C’è da dire che anche questo è un racconto immaginario e che l’autore biblico scrive per dare una risposta al grande problema del male: “Se Dio è buono, perché l’uomo, creato da Dio, è cattivo?
Qual è l’origine del male?”.
Con quel racconto puerile e immaginario l’autore biblico, ispirato da Dio, risponde affermando che l’uomo non è stato fatto cattivo, ma che è diventato cattivo, commettendo una colpa, commettendo un peccato, e cosí ha dato origine al male sulla terra. Questo peccato è iniziato col dubitare della bontá e sinceritá di Dio (Gen. 3, 4), si è sviluppato col rifiutare Dio e si è concluso col sostituirsi a Dio stesso, stabilendo autonomamente ció che è bene e ció che è male (mangiando cioé dell’albero proibito).
Tutto ció in seguito a una tentazione per opera di Satana, simboleggiato dal serpente del racconto.
L’intervento del serpente (Satana, ostile a Dio) serve all’autore per scagionare Dio da ogni responsabilità. Dio non poteva tentare l’uomo, creato in un ordine buono; Dio non ha alcuna responsabilità nell’origine del male.
Il peccato originale consiste, quindi, nel fatto che l’uomo vuole eliminare Dio dalla sua vita per sostituirsi lui stesso a Dio.
Il risultato e la prima conseguenza del peccato è che l’uomo non si è affatto sostituito a Dio, non è per niente diventato come Dio; anzi ha scoperto la sua profonda miseria, la sua profonda nudità e degradazione (é “nudo”: Gen. 3, 10-11). Non solo ha distrutto l’armonia tra sé e Dio (conseguenze religiose), ma ha distrutto l’armonia anche tra le persone: Adamo ed Eva si incolpano l’un l’altro (conseguenze sociali), e l’armonia con l’ambiente fisico: la terra…maledetta gli sarebbe stata ostile e avrebbe dato frutti a prezzo di dure fatiche (conseguenze naturali).
Insomma l’uomo non ha raggiunto quanto pensava.
Fugge da Dio e anzicché riconoscere il proprio errore e peccato, vigliaccamente scarica sugli altri la propria responsabilità (Gen. 3, 12-13): l’uomo e la donna si accusano a vicenda, perché il male divide, non unisce; l’uomo e la donna cercano un capro espiatorio…; la colpa è degli altri, anzi è addirittura di Dio
(“se non mi avesse creato non avrei fatto questo…”; “se non mi avesse dato la libertá…”; “se non avesse creato la donna…”; “se non avesse creato il serpente…”; e via di questo passo!).
Ma se l’uomo fugge davanti a Dio, Dio non fugge, resta nel giardino, passeggia sulla terra e chiama i responsabili del male al rendiconto: vuole che l’uomo si renda conto dei guai che ha combinato, del pasticcio in cui si è messo, di ció che ha perso e di come si sia auto-castigato!
Ma come è possibile che questa macchia, questa colpa, questa debolezza, questa mancanza, questo peccato si sia introdotto, sia penetrato, si sia radicato nell’opera di Dio?
La risposta è perche Dio ha creato l’uomo libero; la risposta è, quindi, in relazione con la libertà umana abilmente manovrata da Satana.
Satana ha voluto, diciamo cosí, imitare (scimmiottare) Dio, volendo l’uomo a sua immagine e somiglianza ed ha iniettato nella natura umana l’orgoglio, la superbia, l’egoismo, che sono l’origine, la fonte, la causa di ogni male in mezzo all’umanitá.
A questo punto qualcuno puó dire: allora il peccato é necessario, dal momento che l’uomo ha la libertá; se l’uomo non avesse la libertá non peccherebbe. Questo vale per noi come anche per i primi uomini!

Come rispondere?
È vero che l’uomo ha la libertà. Ma la libertà significa che una cosa si puó fare e si puó anche non fare. Quindi libertá significa che il peccato si sarebbe potuto anche non farlo!
Perché allora lo si è fatto?
Non lo sappiamo!
Quando noi commettiamo una vera colpa, un vero peccato, lo sentiamo nel profondo della nostra coscienza: l’ho fatto io; io sono colpevole! E tuttavia ci mordiamo le dita e diciamo: ma come son potuto arrivare a questo punto? Come ho potuto farlo!
Il male è incomprensibile!
Il male, peró, esiste. È una cosa seria. Ce lo dice la Bibbia e lo sappiamo anche per esperienza personale.
Ma non è voluto da Dio. È contro la sua volontà.
Tuttavia Dio lo permette! Perché?
Per rispettare la nostra libertà: ci ha creati liberi e rispetta la nostra libertá. Se non la rispettasse ci abbasserebbe al livello dei sassi, delle piante degli animali. Ma egli ci ha creati esseri umani, quindi liberi, e non puó contraddire se stesso.
Egli peró ha il potere di ricavare un bene maggiore dal male che l’uomo fa; cosí come un grande artista-pittore è capace di rifare il suo capolavoro rovinato dal suo bambino che lo ha sporcato di macchie di pittura. Egli addirittura rifá il suo capolavoro non di sana pianta, ma utilizzando le macchie di pittura che ha fatto il suo bambino, facendo in modo che quelle macchie non disturbino il capolavoro ma che siano anch’esse parte del capolavoro.

La trasmissione del peccato originale

Una volta entrato nella vita umana, il peccato si è esteso a macchia d’olio.
Il racconto di Caino e Abele (Gen. 4, 1-16) è una presentazione molto convincente della gelosia, dell’ira, della violenza, dell’assassinio.
E con Caino il male dilaga nel mondo. Lamech non si accontenta piú di una sola compagna, ne vuole due.
Lamech è addirittura orgoglioso della sua condotta immorale; egli non ha bisogno di Dio che lo difenda (come Caino): da se stesso sa difendersi e vendicarsi.
Dopo i racconti di Genesi 1-11, viene la storia del popolo eletto, del popolo ebraico, ed anche questa è una storia di peccati. Il popolo appare come una popolo di testa dura, “adultero”, amante infedele (Osea 1-3)…
Tutto il male commesso dal popolo o dall’umanitá viene considerato dalla Bibbia come una sola grande peccaminosità.
Il male contagia l’altro, viene trasmesso all’altro, come un virus, come una mela marcia.
Come è possibile?
Perché, per il fatto di discendere dai primi uomini ne dovremmo portare anche il peso del peccato, il peso, cioè, di una scelta loro, non nostra?
Nell’Antico Testamento è assente la dottrina del peccato originale che si trasmette ad ogni uomo fin dall’inizio della storia.
L’Antico Testamento, peró, fa capire che da Adamo in poi si é innescata una terribile solidarietà nel male tra gli uomini, qualcosa che via via aumenta nei suoi effetti devastanti (Caino e Abele, diluvio, torre di Babele), ma senza dare la colpa a qualcuno.
Il Nuovo Testamento, poi, afferma con chiarezza che Gesù Cristo è il salvatore di tutti, che Gesú Cristo mette in pratica il piano di amore di Dio, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano nuovamente a possedere Dio (cfr. 1Tm 2, 4).
Se è così, se Gesù è venuto per salvare ogni uomo, allora significa che ogni uomo ha bisogno della salvezza; dunque, significa che ogni uomo ha peccato.
Paolo, poi, dice che il peccato commesso all’origine ha aperto la strada al male che ha provocato la morte spirituale, (più che terrena) di tutti, dato che tutti sono stati coinvolti nel male.
Il peccato del primo uomo è legato con i peccati personali di ciascuno di noi, nel senso che esso ha aperto la via ad una condizione di male via via aggravatasi per l’aggiunta dei peccati personali degli uomini. In ciò sta l’influsso su di noi (o la trasmissione) della colpa commessa all’inizio dell’umanitá.
S. Paolo non precisa niente circa la trasmissione della colpa di Adamo.
Il Concilio di Trento trattò la questione del peccato originale il 17 giugno 1546.
Esso dice che la colpa di Adamo ha danneggiato non solo Adamo, ma ogni uomo: con questo giustifica il battesimo dei bambini
Tuttavia, per quanto anche il bambino viva una atmosfera spirituale velenosa fin dalla nascita, egli, non essendone direttamente colpevole e responsabile, non si trova nella condizione di una condanna eterna, come a lungo si è pensato. Sarà nel momento in cui, con le proprie colpe personali, aderirà a tale condizione di peccato che diventerà responsabile e dunque punibile. Ciò non toglie al peccato originale la sua serietà che consiste nel condizionare tutti a compiere il male.
Il Concilio di Trento, poi, parla di una trasmissione del peccato originale per propagazione (ma non per generazione) lasciando aperta la questione su come concretamente ciò possa avvenire.
Per esempio, per avere un’idea di COME si possano trasmettere certe cose, si pensi ad una famiglia egoista: essa produrrá, in genere, figli in teoria egoisti; una societá razzista produrrá cittadini in teoria razzisti; una religione violenta produrrá fedeli in teoria violenti; una organizzazione mafiosa produrrá membri in teoria mafiosi.
Ma questi figli, questi cittadini, questi fedeli, questi membri non saranno egoisti, o razzisti, o violenti, o mafiosi finché essi stessi non si comporteranno cosí. Saranno le loro azioni personali a renderli tali.
I valori o disvalori vissuti dalle persone, o dalle famiglie o dai popoli, vengono trasmessi, automaticamente o naturalmente.
Il mondo intero è un unico grande ambiente educativo o un’unica grande scuola.
Ora la Bibbia insegna che nell’umanitá il peccato regna; cioè in tutta l’umanitá i valori sono oscurati. E piú di tutti, il piú profondo valore: l’amore.
Ogni uomo è spinto profondamente a resistere all’amore, a resistere a Dio (che è Amore, e chi resiste all’amore, resiste a Dio!).
Questo resistere a Dio, questo non pensare come Dio, ha qualcosa di satanico (Mc. 8, 33). Noi non ci preoccupiamo di quello che vuole Dio, ma di quello che vogliono gli uomini. Non vogliamo l’amore supremo verso Lui e tra di noi.
E questo in tutta l’umanitá. È una specie di solidarietà nella colpa, nel male, che l’uomo non puó capire del tutto. Il male è sempre oscuro.
Ancora.
Il peccato originale non è solo il peccato che commisero i primi uomini, all’origine dell’umanitá, ma è il peccato che è all’origine di ogni altro peccato personale.
Questo “peccato originale”, in noi, non è un peccato vero e proprio, non è una azione concreta compiuta dall’uomo; esso diventa peccato, colpa, soltanto nei nostri peccati personali. Nessun uomo, pertanto, viene giudicato soltanto per il “peccato originale”, ma per le decisioni personali, per le azioni peccaminose che commette, per il sí che dice al male.

Il peccato originale ha cambiato il mondo?

Se non ci fosse stato il peccato, gli animali feroci non sarebbero stati feroci? La terra non avrebbe prodotto cardi e spine? L’uomo non sarebbe morto mai?
S. Tommaso d’Aquino, un grande pensatore e scrittore cristiano, oltre che un grande Santo, dice che “non è segno di buon senso” pensare una cosa del genere.
La Bibbia dice che il peccato rende il mondo meno buono; infatti dove c’è la pigrizia, per esempio, crescono cardi e spine nel campo e la terra non produce; dove c’è l’odio, le cittá vengono ridotte in un cumulo di macerie; dove c’è l’ingiustizia, c’è la fame e la miseria…; insomma vivere diventa piú pesante quando manca l’amore nei rapporti umani, quando c’è il peccato.

La trasmissione della figliolanza divina
(la solidarietà con Cristo)

La condizione di peccato, peró, non è la prima parola sulla condizione dell’uomo: in realtá se il peccato è una trasgressione e un rifiuto, significa che c’è qualcosa che viene prima del peccato, un qualcosa che viene rifiutato, contro il quale si trasgredisce.
Bisogna, quindi, affermare con chiarezza che prima di una solidarietà tra gli uomini nel male ve ne è un’altra che è la solidarietà tra gli uomini nel bene.
La solidarietà di tutta l’umanitá nel bene è dovuta al fatto che tutti noi siamo uniti, fin dalla nascita e a causa della nascita, a Cristo, al Figlio di Dio. S. Paolo afferma infatti che  “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui (Cristo) e in vista di lui” (Col 1, 16).
E S. Giovanni scrive: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui (Cristo) e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1, 3).
La Lettera agli Ebrei, infine afferma che  “Per mezzo del quale (Cristo),  (Dio Padre) ha fatto il mondo”. (Ebr 1, 2).
Questo legame con Cristo, fin dalla nascita e a causa della nascita, ci fa figli di Dio e ci rende in grado di vivere l’amore, la fratellanza, etc.
È questa la condizione di santità, di giustizia e di grazia che chiamiamo “paradiso terrestre”, se vogliamo restare al racconto del Genesi.
Dunque, ogni uomo che nasce sulla terra è, innanzitutto, voluto ed amato da Dio, chiunque egli sia e a qualsiasi popolo appartenga: questo è il punto fondamentale!
Nessun uomo nasce indipendentemente dall’amore di Dio, il quale si serve dei genitori naturali per dare la vita, ma poi interviene lui stesso direttamente nel donare l’anima, quella dimensione spirituale che ci differisce dagli animali e che viene data al momento del concepimento.
E con l’anima l’uomo riceve non solo la ragione, l’intelligenza, la libertá, la capacitá di amare (che chiamiamo “doni naturali”), ma, in origine, ha ricevuto un di più, cioè quei “doni soprannaturali”, come li ha chiamati la tradizione, (la grazia, l’amicizia con Dio, l’unione con Dio, la figliolanza di Dio…) che poi ha perso a causa del peccato.
Il racconto del peccato di Adamo ed Eva è prezioso perché sa andare al cuore del problema, perché spiega e insegna non tanto un fatto storico (come sarebbe possibile?) quanto piuttosto la radice (o l’origine) di ogni peccato personale che consiste nel rifiutare la propria condizione di figli, di creature, per pretendere di avere la condizione del padre, del creatore. Il che vuol dire di voler affermare una propria superiorità e dunque nel pensare di poter decidere tutto, di poter stabilire da solo ciò che è bene e ciò che è male (il frutto proibito era infatti quello dell’albero del bene e del male). Ma questa decisione spetta solo a Dio; perciò in realtà, l’uomo (Adamo ed Eva), fin dall’inizio, fin da quando, cioè, è uscito dal suo stato animalesco o scimmiesco e ha avuto il dono della ragione, della libertà e della figliolanza divina, ha avuto l’ardire o l’orgoglio di voler prendere il posto di Dio: questa è la radice di ogni peccato, ogni peccato ha effettivamente qui la sua origine.
Magari senza troppo pensarci, ogni volta che l’uomo (e anche ciascuno di noi) pecca, ripete lo stesso drammatico errore, nelle piccole come nelle grandi colpe.
Gn 2-3 è dunque un testo sapienziale che intende spiegare l’origine del male senza attribuirlo al Dio creatore. La causa di ogni male è il peccato; e il peccato è il rifiuto di Dio per prenderne il posto.

La dottrina del peccato originale oggi

Il peccato originale indica una situazione nativa di peccato (senza peraltro nessuna colpa personale) presente in ogni persona già prima delle sue scelte libere. È come una tendenza che prepara poi le decisioni libere negative successive. Dunque l’uomo nasce già con una radice di peccato.
Essa si coglie nelle tendenze negative che sono l’egoismo, l’orgoglio, la voglia di possedere, la voglia di dominare a scapito degli altri. L’uomo non nasce in una condizione neutra. Il rapporto con gli altri uomini è tendenziosamente rovinato in partenza: homo homini lupus (l’uomo si comporta come un lupo contro un altro uomo).
Anche chi non è credente, si accorge dell’esistenza di una contraddizione nell’uomo; l’uomo pur sapendo qual’è il bene da fare, tuttavia non lo fa, e fa, invece, il male.
S. Paolo scrive: “C’è in me il desiderio di fare bene, ma manca la capacità di farlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rm 7, 18-19).
La conseguenza è, che si è sviluppato nella storia dell’umanitá un fiume di fango e di malvagitá, e il male sembra essere diventato una nostra seconda natura.

Il peccato originale ha condizionato Dio nella sua opera?

No! Non si può pensare che il comportamento dell’uomo possa influire sul comportamento di Dio e neppure che Dio sia stato colto di sorpresa dalla ribellione dell’uomo o dal suo atto peccaminoso.
Si può affermare che avendo Dio dato la libertà alla sua creatura, affinché fosse realmente a Sua immagine, certamente prevedeva la possibilità della colpa e del rifiuto.
Perciò il piano d’amore di Dio per l’uomo, il mistero di cui parla Paolo, prevedeva anche  la terribile possibilità di un comportamento malvagio, come poi è realmente avvenuto. 
Perció il peccato dell’umanitá non ha sconvolto il piano di Dio, né rotto i riferimenti degli uomini a Cristo; esso ha manifestato piuttosto l’identità di Cristo non solo come Creatore, ma anche come Redentore e Salvatore.

Conclusione

Il peccato originale mantiene sempre un po’ la dimensione del mistero.
Vi sono, però, dei punti fermi.
1. Punto primo è che l’infelicità e il fallimento degli uomini non sono voluti da Dio, ma sono una conseguenza delle colpe commesse, ed è sempre così.
Dio voleva gli uomini felici.
Ma gli uomini hanno invece rifiutato l’amicizia di Dio, pensando di poter prendere il posto di Dio. Dal primo uomo in poi si è così creata una condizione di peccato che tocca l’uomo nella sua realtà più profonda.
Questa è la situazione in cui ogni uomo viene al mondo, egli, senza una colpa personale, si trova in una situazione di peccato, che colora la sua natura umana.
2. Il peccato originale è distinto dalle colpe personali (frutto di decisioni proprie), esso coincide con il fatto che l’uomo è un essere-situato in una realtà di male, di una realtà che è diventata peccaminosa.
3. Solo Gesù (da cui tutta l’umanitá dipende, perché tutto è stato fatto per mezzo di lui!) può portare la salvezza ad una umanità così malridotta; dunque solo aderendo a Gesù questo è possibile. Ciò avviene attraverso la fede e il battesimo. Tutti, ad ogni età, hanno allora bisogno di Cristo che é il Salvatore universale, come dice la Scrittura (Atti 4, 12).
4. Tale condizione di peccato annunciata dalla Scrittura ha però messo in risalto l’amore di Dio che salva.
Perciò nella dottrina del peccato originale ciò che è centrale non è il peccato dell’uomo, ma l’amore di Dio che salva.
Così la dottrina del peccato originale non è annuncio di perdizione e di condanna, ma piuttosto annuncio di salvezza.

Appendice
L’umanitá ha avuto origine da una sola coppia
o da piú coppie contemporaneamente

La Bibbia non è un libro scientifico, quindi non vuole insegnare come ha avuto origine l’umanitá se da una una sola coppia o se da piú coppie.
Anzi la Bibbia dice chiaramente che sulla terra, ai tempi di Adamo ed Eva, c’erano giá altri popoli (Gen. 4, 14-17).
In qualsiasi modo abbia avuto origine l’umanitá, una cosa è certa: l’umanitá è una e questa unità del genere umano non va necessariamente trovata nella discendenza da un’unica coppia, bensì nel fatto che tutta l’umanitá è immagine di Dio (è una scintilla di Dio, è una parte di Dio) che Dio stesso dá a ciascun uomo nel momento in cui lo crea,  e che tale immagine si è rovinata con il peccato.
Per affermare la comune condizione di peccato non è perciò necessario fare riferimento allora ad una consanguineità (non è necessario, cioè, affermare che discendiamo da una sola coppia umana).
Una rottura con Dio, cioè il rifiuto del nostro essere creati ad immagine di Dio, il rifiuto di essere figli di Dio, ovunque esso sia avvenuta, è talmente devastante da segnare immediatamente di sé ogni uomo che viene al mondo.

 



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