Corso biblico 2011 - 2012 * Storia della Chiesa 2a parte (Fine dell'Epoca antica e Inizio dell'Epoca medievale)

IL CRISTIANESIMO ALLA FINE DELL’EPOCA ANTICA:
LA FORZA DEL FUTURO

• PREMESSA
L’Imperatore Costantino ebbe il grande intuito di riconoscere nel Cristianesimo la grande potenza religiosa che avrebbe costruito il futuro. Si rese conto del contrasto tra le forze deboli e decadenti dell’Impero Romano e le forze piú progredite del tempo (cioè il Cristianesimo), alle quali giá parte degli uomini piú colti dell’Impero avevano in parte aderito; e si pose dalla parte alla quale apparteneva il futuro.
• L’EDITTO DI MILANO (313 d. C.)
Il testo originale non ci è rimasto; ma lo si ricostruisce da una lettera che l’Imperatore Licinio scrisse da Nicomedia nel giugno del 313 d.C.
Ecco il testo: “Mentre io Costantino Augusto e io Licinio Augusto eravamo felicemente riuniti a Milano e discutevamo insieme di tutto quello che riguarda la sicurezza e l’interesse dello Stato, fra le cose che ci parvero utili alla moltitudine, ci sembrò di dover assegnare il primo posto alla religione, concedendo ai cristiani e a tutti la libertà di seguire ognuno la religione che vuole. Inoltre, per quanto riguarda i cristiani, abbiamo deciso che i luoghi dove solevano radunarsi…, se qualcuno li ha comprati dal fisco o da altri, comunque, debba restituirli ai cristiani senza denaro e senza esigere prezzo, senza cercare pretesti o sollevare discussioni…”.
* Conseguenze giuridiche dell’Editto di Milano:
          1) Il Cristianesimo divenne LIBERO; tutto ció che gli era 
               stato tolto durante la persecuzione di Diocleziano
               doveva essere restituito.
          2) A tutto il Clero furono dati dei PRIVILEGI (come quelli
              che i sacerdoti pagani avevano da lungo tempo).
          3) Ai Vescovi furono concessi diritti e ONORI quali
               spettavano ai Senatori Romani.
            4) La Chiesa  fu riconosciuta, dalle leggi dello Stato, come
                 PERSONA GIURIDICA (capace, cioè di ricevere lásciti ed eredità).
       Con questo, lo Stato aveva praticamente ammesso   
       accanto a sé un’altra societá (perfetta), quasi un altro  
       Stato. Per la prima volta nella storia, veniva
       riconosciuta giuridicamente la divisione di tutta la vita 
      umana in 2 sfere autonome: la politica e la religione, lo  
      Stato e la Chiesa.
* Conseguenze sociali e religiose dell’Editto di Milano:
            +) Conseguenze positive:
                      1) La vita dei cristiani, ora, non era minacciata piú 
                           da alcun pericolo.
                      2) Le cariche piú alte dello Stato furono occupate,
                           ora, da Cristiani.
                      3) La Domenica venne solennemente festeggia, 
                           anche come giorno di riposo per tutti.
                      4) Venne abolita la crocifissione e furono abolite le 
                           lotte dei gladiatori come condanna penale.
                      5) Il diritto civile e il diritto penale sugli schiavi e sui
                           bambini fu reso piú umano.
                      6) Furono emanate molte leggi per proteggere la
                           vita familiare e la moralità pubblica.
                      7) Sulle monete apparvero simboli cristiani.
                      8) Si moltiplicarono le chiese; le liturgie cristiane 
                          divennero piú solenni (purtroppo le sfarzose
                         cerimonie della corte imperiale servirono da
                         modello).
                      9) Costantino diede in dono al Papa il Palazzo
                          Romano del Laterano: in tal modo il Vescovo di
                          Roma raggiunse anche una posizione sociale-
                          terrena, importante a quel tempo (ma fino a 
                        quanto!) anche per il suo prestigio ecclesiastico.
           +) Conseguenze negative
                      Ci fu un afflusso in massa di gente nella Chiesa
                      Cristiana: ora essere cristiano non rappresentava
                      piú un pericolo ma un vantaggio. Questo fatto 
                      abbassó di molto il livello morale e religioso della
                      vita cristiana.

• L’ORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA
Avvenne sul modello dell’Organizzazione dell’Impero Romano
a) I cristiani di una cittá, formavano una Comunitá (chiama “Parrocchia” e, dopo, “Diocesi”) e stavano sotto un VESCOVO. I paesi che circondavano la citta, sottostavano alla guida spirituale del vescovo della cittá a cui appartenevano. Il Vescovo esercitava anche un potere sui preti, potere riconosciuto dallo Stato.
b) I preti venivano ordinati per una determinata chiesa  e lí dovevano rimanere:; vivevano del lavoro delle proprie mani (artigianato, agricoltura, commercio…), peró tutti ricevevano qualcosa dal patrimonio ecclesiastico, amministrato dal Vescovo, che si andava velocemente accrescendo. Poi si aggiunsero le decime (cioè ogni cristiano doveva dare al Vescovo il 10% dei frutti della terra.
c) Nei periodi difficili e violenti delle migrazioni e delle invasioni barbariche, i Vescovi erano dovunque l’anima della resistenza contro i barbari invasori e poi (dopo la vittoria dei barbari) i rappresentanti della popolazione locale di fronte ai nuovi padroni.
d) L’elezione del Vescovo era fatta dal popolo
e) In tutti i campi (religioso, politico, morale, economico…) l’importanza dei Vescovi aumentava sempre piú nella vita pubblica. I vescovi, data la loro cultura superiore (in un
periodo di analfabetizzazione generale), assunsero anche altri uffici politico-sociali che prima erano tenuti dai laici. Il Clero entró cosí nella sfera politica.
f) In quest’epoca non c’era un titolo particolare per il Papa. I titoli che si davano al Vescovo di Roma si davano anche a tutti gli altri Vescovi. Solo verso il 500 d.C. si cominciò a riservare l’espressione “Papa” al vescovo di Roma.
g) Il grande rivale del Papa era l’Imperatore Romano. Quanto piú i Vescovi erano nelle mani dell’Imperatore, tanto piú aumentava il potere di quest’ultimo anche nel campo religioso. Sorse il pericolo che tutta la Chiesa fosse nelle mani dello Stato e che il Cristianesimo diventasse proprietà dello Stato. Di fronte a tale pericolo il Vescovo di Roma lottó ripetutamente e piano piano il Vescovo di Roma diventò punto di riferimento, e quindi il PRIMO, per tutti gli altri Vescovi. Si consolidó, cosí, il PRIMATO DEL VESCOVO DI ROMA, grazie al quale la libertà della Chiesa fu salva. Senza l’unitá dei Vescovi attorno al Papa, dal punto di vista storico, non ci sarebbe stato, a lungo andare, un governo autonomo spirituale della Chiesa.

• CONCLUSIONE
La nuova situazione creatasi (cioè: Cristianesimo unica religione dello Stato; stretta collaborazione tra Impero e Cristianesimo; Uffici politici affidati al Clero; contrapposizione tra Imperatore e Papa…), imponeva al giovane Cristianesimo un nuovo compito e un nuovo problema da affrontare e risolvere: “In che rapporto reciproco dovevano stare lo Stato con la Chiesa?”.
Ogni epoca storica, fino ai nostri giorni, ha dato le sue risposte, non sempre chiare, né sempre corrette; molto spesso ricche di contraddizioni.
Rimane ancora oggi un problema aperto.

FINE DELLA PRIMA PARTE: EPOCA ANTICA (33 – 400/500 d. C.)

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STORIA DELLA CHIESA
SECONDA PARTE

EPOCA MEDIEVALE

Introduzione
Diocleziano, (284-305) aveva diviso  in due parti l’impero romano, riservò per sé la difesa della parte orientale dell’impero e diede quella occidentale a Valerio Massimiano.
Questo modo di governare l’Impero continuò con altri Imperatori fino al tempo in cui gli Imperatori erano Costantino e Massenzio. Tra i due ci fu una guerra civile e Costantino vinse. La vittoria di Costantino portò all’Editto di Milano (313) con cui si concedeva anche ai cristiani piena libertà di espressione religiosa. Costantino conservò la divisione dell’impero (ma solo a livello amministrativo), trasferì la capitale a Bisanzio (che chiamò Costantinopoli). Liberò dalle tasse le proprietà della Chiesa, stabilì tribunali speciali per il clero, convocò il concilio di Nicea, permise alla Chiesa di avere ambasciatori, riconobbe la domenica come giorno festivo...
Tra i suoi successori ci fu l’Imperatore Giuliano l’apostata (361), che cercò, ma inutilmente, di fare del paganesimo il paganesimo l’unica religione di stato. Con l’Imperatore Teodosio (Editto di Tessalonica, 380) il cristianesimo diventó l’unica religione di stato. Dopo di lui l’impero Romano si spaccó. In occidente i veri padroni erano i generali barbari. Nel 476 Odoacre, un germano depose l'ultimo imperatore d'occidente (Romolo Augusto 475-476) e non fu nominato nessun altro Imperatore. Da allora in poi, l’impero Romano d’occidente, fu invaso continuamente dai barbari. Per invasioni barbariche si intendono le occupazioni di territori dell’Impero Romano da parte dei GERMANI, cioè di popoli che si trovavano a Nord e ad Est dello stesso Impero Romano.
Con il nome “GERMANI” si intendono gli Unni, i Vandali, i Goti e i  Longobardi e i Burgundi, che emigrano in massa, abbandonano definitivamente i loro territori e si stabilizzano nei nuovi territori conquistati. Gli Unni furono i primi ad invadere e a terrorizzare tutta l’Europa, ma poi scomparvero!
Durante il periodo degli Unni la Chiesa fu l’unica a difendere le popolazioni attaccate.
Il re degli UNNI era Attila, a partire dal 443. Per la sua ferocia fu detto "flagello di Dio". Durante il suo regno Attila sottomise molte popolazioni germaniche e riuscì a costituire una potenza militare tale da imporre tributi agli imperi d'oriente e d'occidente.                    
     
Attila, “flagello di Dio”
Quando Attila lanciò i suoi barbari sull'Occidente (erano circa 700.000) fu come un vasto e irresistibile torrente di fuoco.
Egli passò il Reno, mise a ferro e fuoco il Belgio, distrusse Metz e 20 altre fiorenti città. Prese da un terrore indicibile, le popolazioni fuggirono davanti agli Unni. La storia ci tramanda che in questa tempesta di fuoco e di sangue la Chiesa fu l’unica barriera di protezione per le popolazioni spaventate.
Troyes, in Francia, venne salvata dal suo vescovo S. Lupo. Davanti all’avvicinarsi dei barbari, il santo riunì il popolo e comandò che si facessero pubbliche preghiere. Poi, quando Attila giunse alla porta della città, gli andò incontro rivestito degli abiti pontificali. Attila, impressionato dalla sua autorità, passò per la città senza distruggerla.
A Parigi fu un'umile pastorella, Santa Genoveffa, a trattenere il “flagello di Dio” con la forza delle sue suppliche.
Gli Unni marciarono su Orleans; là il vescovo S. Agnano fece sì che Attila rientrasse nei suoi territori.
L'anno dopo, il 452, il "flagello di Dio" uscì dal suo rifugio pieno di nuovo furore e penetrò in Italia devastandola e distruggendone le città.
Roma stava per essere conquistata e distrutta, ma Papa San Leone Magno si diede da fare per la sua salvezza, recandosi coraggiosamente fino al campo di Attila. Contro ogni previsione umana, Attila concesse a S. Leone la pace; e si ritiró dall'Italia. Interrogato più tardi sul motivo di questa sua ritirata da Roma, Attila rispose di aver visto, a fianco del grande pontefice, un altro personaggio in abiti sacerdotali e con una spada nella mano che lo minacciava di morte qualora non avesse ubbidito:
Attila mantenne la sua promessa e ritornó nei suoi territori.  Nel 453 Attila morí e fu la fine anche del suo immenso Impero.
Dopo gli Unni, altri popoli germanici e barbari invasero i territori dell’Impero Romano, occupandoli.
I Vandali si impadronirono del Nordafrica, della Sicilia, della Sardegna e della Corsica. I Burgundi occuparono una vasta regione fra la Gallia (Francia) e la Germania (l’attuale Olanda, Belgio Lussemburgo).
I Visigoti presero quasi tutta l'attuale Spagna. Gli Ostrogoti occuparono quasi tutti i territori dell’Italia. I Longobardi, cacciati quasi del tutto gli Ostrogoti, si insidiarono nell’Italia settentrionale, e in gran parte dell’attuale Austria e Germania.
Ma con il nome “GERMANI” si intendono anche i Franchi, gli Alemanni, gli Angli, i Sassoni e i Bávari, che escono lentamente dai confini dei loro territori ma senza abbandonare la loro terra d’origine; in pratica quest’ultimi popoli “allargano” i loro territori, invadendo territori dell’Impero Romano d’Occidente. I Franchi occuparono tutta la Gallia (attuale Francia). Gli Angli e i Sàssoni si sistemarono nella Britannia (attuale Inghilterra) e nel nord della Germania. I Bàvari e gli Alemanni si sistemarono nel centro-sud della attuale Germania: tutti furono assorbiti dai Longobardi. Con la caduta dell'impero romano d'Occidente, nelle sue antiche province, occupate da popolazioni di origine germanica, si formarono cosí svariati regni, ognuno indipendente dall'altro. Le invasioni barbariche ebbero, quindi, un ruolo decisivo nella formazione dell'Europa.
Dapprima sotto la pressione degli UNNI, dei VANDALI dei LONGOBADI, dei GOTI (Visigoti e Ostrogoti); e poi con l’invasione di altri popoli Germanici (FRANCHI, SASSONI, ANGLI, ALEMANNI e BAVARI), l’Impero Romano d’Occidente giunse alla fine. Tutto andó in frantumi e, a poco a poco, anche il mondo antico.
Su queste burrasche e su queste macerie, la Chiesa fu colei che salvó la cultura e la civiltà antica e che si occupò delle masse della gente disorientata e miserabile.
Nel 500 d.C., quindi 2 potenze vengono a trovarsi di fronte: la Chiesa Occidentale (latina) come erede della civiltà antica e come messaggero di una nuova cultura, la cultura cristiana; e i nuovi popoli germanici, ancora giovani e in via di evoluzione. La loro storia, intrecciata a quella della Chiesa, si chiama MEDIOEVO e va dal 500 al 1.400 d.C.
Il Medioevo si puó dividere in 4 periodi:
1) Primo periodo: è il periodo della unificazione dei vari popoli (6°-9° sec.)
2) Secondo periodo: è il periodo in cui predomina il potere politico 
                                (franco-tedesco) sul potere religioso (9°-11° sec.)
3) Terzo periodo: è il periodo in cui predomina il potere religioso sul 
                                potere politico (11°-13° sec.)
4) Quarto periodo: è il periodo della nascita delle nazioni (13°-15° sec.)

Primo periodo: unificazione dei vari popoli (6°-8° secolo)
Di tutti i popoli germanici che si stabilirono nel territorio dell’Impero Romano, uno prese il sopravvento e dominó il futuro: i FRANCHI.
Il Fondatore del regno dei Franchi fu Clodoveo (481-511): egli era un principe belga che piano piano occupò tutta la Gallia, cioè un paese che era giá cristiano, evangelizzato da S. Martino, Vescovo di Tours dal 350 d.C. in poi e da altri Santi missionari, sotto l’Impero Romano. Clodoveo riconobbe subito la superiorità religiosa e culturale del Cristianesimo e i vantaggi politici che ne poteva ricavare (cioè l’unitá dello Stato, l’aiuto e il sostegno che poteva ottenere dai Vescovi che erano le massime autoritá presso il popolo), si convertì e fu battezzato nel 498. Insieme a lui, tutti gli altri popoli sottomessi a lui seguirono senza ostacoli, la conversione del Re. Sorse cosí una Chiesa Nazionale Franca, che ebbe il titolo di “figlia primogenita della Chiesa”.
Con Carlo Magno (768-814) il Regno Franco si estese verso Oriente e penetrò nella attuale Germania. Nel Regno Franco la Chiesa si organizzó rigidamente sotto la guida autoritaria del Re. Per es.
* Diventare sacerdote, monaco o religiosa era possibile soltanto col permesso del Re.
* I Vescovi erano fatti dal Re: il popolo poteva proporre uno o due nomi ma era il Re che decideva se accettare o rifiutare, ecc.
Ciononostante:
*) I Vescovi non erano i servi del Re
*) Nessuno contestava l’autoritá del Re nella Chiesa
*) I Re non si immischiavano nel campo dei problemi di fede
*) La Chiesa sviluppó una grandiosa opera sociale che influì notevolmente sulla vita pubblica; in modo particolare:
1) attraverso il diritto di asilo (ai delinquenti che fuggivano in chiesa non poteva essere inflitta una pena corporale o la pena di morte)
2) il suo contributo alla liberazione degli schiavi.
In questo periodo la Chiesa rappresentò una grande forza morale e i vescovi (per la loro grande cultura, per il loro carattere sacro, come rappresentanti di antiche tradizioni, come esperti nella amministrazione e con le loro numerosissime opere caritative) avevano un grandissimo influsso presso la popolazione.
Sotto Carlo Magno, la Germania diventa cristiana, in seguito all’opera Missionaria del benedettino S. Bonifacio: egli evangelizza i Sassoni, i popoli dell’Assia, della Turingia e riorganizza la chiesa della Baviera.
Carlo Magno aveva un grande interesse per la cultura: si circondó di molti vescovi, sacerdoti e monaci colti e preparati e con loro creó le scuole. Presso tutte le chiese, le parrocchie e i monasteri dovevano sorgere delle scuole. Aiutó molto i monasteri che divennero sempre di piú centri di civiltá in campo economico, letterario, scientifico e artistico.
Carlo Magno prese sul serio la sua autoritá e si sentí come mandato da Dio per guidare il popolo cristiano. Egli, quindi non fu soltanto il servitore della Chiesa, ma ne fu il padrone, a volte anche in modo pesante. Egli volle creare una grande unitá cristiana occidentale; non voleva calpestare i diritti della Chiesa, ma voleva inserirli nello Stato; egli voleva che tutto l’Occidente fosse una “civitas Dei” (una cittá di Dio), in cui l’aspetto spirituale avesse il primato sull’aspetto sociale.
Con l’incoronazione a IMPERATORE D’OCCIDENTE avvenuta la notte di Natale dell’800 d. C. a Roma per opera di Papa Leone III, nacque il SACRO ROMANO IMPERO e Carlo Magno, praticamente, divenne padrone dell’Occidente; egli si sentí padrone anche del Papa. Piú tardi pretese di essere riconosciuto Imperatore anche dell’Oriente, il ché avvenne nell’812 d. C.
Questo fu un periodo di grande evangelizzazione in tutta l’Europa, grazie a santi Missionari.
*) L’Irlanda passa al Cristianesimo grazie a S. Patrizio giá nel 400 d.C.
*) L’Italia del Nord, invasa dai Longobardi, è evangelizzata dal Papa Gregorio Magno verso la fine del 500 d.C.
*) La Spagna, invasa dai Visigoti diventa cristiana grazie ai santi fratelli Leandro e Isidoro.
*) L’inghilterra diventa cristiana nel 600 d.C. grazie a S. Agostino Vescovo di Canterbury
*) La Svezia e la Danimarca diventa Cristiana lungo gli anni 800 d.C. grazie a S. Anscario.
*) Gli Slavi diventano cristiani nello stesso periodo grazie ai Santi fratelli Cirillo e Metodio.
*) E cosí pure i Bulgari e i Cechi.
*) L’Ungheria, la Polonia e la Russia diventano cristiani verso il 900 d. C.

Atteggiamento dei Germani nei confronti della Chiesa
I germani hanno sempre riconosciuto la superiorità della civiltá greco- romana di cui Roma era il simbolo: per questo si sono sempre sforzati di farla propria, fin da quando hanno iniziato le loro migrazioni. Sulla loro strada hanno trovato  il Cristianesimo. Pensando che esso facesse parte integrante della civiltá greco-romana, hanno accettato senza difficoltà anche il Cristianesimo.
Vantaggi:
*) Riconoscendo senz’altro la superiorità della nuova religione, essi
accettarono con semplicitá, in modo fedele, quasi passivo, le verità che predicava la Chiesa. La Chiesa poté cosí svolgere il suo programma: portare i nuovi popoli alla fede in Gesú Cristo.
*) La dottrina del Dio-Amore, del Regno futuro, della vittoria del Bene sul Male, liberò i Germani dalla paura di essere dominati da un Dio cattivo.
*) La fede nell’immortalitá dell’anima risolse a loro il difficile problema della morte e della fine dell’Uomo.
*) L’unica lingua della fede cristiana, la lingua latina e la fratellanza universale predicata dai Cristiani fecero in modo che le molteplici popolazioni e tribú, le molteplici forze germaniche si unissero tra di loro e sotto la guida del Cristianesimo formassero una nuova grande civiltá, la civiltá medievale.
*) Si puó dire che nell’Antichitá la Chiesa era un granello piccolo che si trovó di fronte 3 civiltá diverse, superiori ed evolute.
All’inizio del Medioevo, il granello era diventato un grande albero, non si trovava di fronte una civiltá superiore, ma vari popoli culturalmente e spiritualmente minorenni, disposti ad essere…educati! La Chiesa poté facilmente imporsi e incominció ad essere luce delle nazioni e guida dei popoli.
Svantaggi:
*) I Germani non erano portati alla riflessione, al ragionamento; in essi predominavano la fantasia e il sentimento. Perció sentendo parlare della Trinitá, di Dio Creatore, dell’Incarnazione, della Grazia, dell’Inferno non capivano niente e con la loro fantasia se le immaginavano a modo loro. Per esempio
1) La Chiesa parlava di “Signore” e loro capivano “Duce”, “Condottiero”, a cui bisognava ubbidire ciecamente (come facevano loro con il loro capo!).
2) “Cristo” fu immaginato come un eroe vittorioso, come un re nazionale.
3) Gli “Apostoli” furono immaginati come i valorosi guerrieri del Capo.
4) La “Grazia” fu immaginata come “un favore del Re del Cielo” che egli fa a noi se noi siamo fedeli a lui. Quindi il rapporto noi-Dio diventa un contratto, un servizio reciproco: noi facciamo quello che lui dice e lui ci aiuta quando ci rivolgiamo a lui.
5) I “Sacramenti” diventarono dei riti esterni e basta, non implicavano un nuovo modo di vivere.
6) L’”Eucaristia” diventò la presenza di Cristo nell’Ostia e non l’unione misteriosa ma vera di Gesú Cristo con i suoi fratelli.
7) La “Confessione” fu vista come una riparazione al male fatto (una volta confessati, si poteva ricominciare daccapo fino alla prossima confessione) e non come perdono meritato da Cristo e da Lui donato agli uomini peccatori.
8) Il “Peccato” era visto come una azione esterna e non come una mentalità interiore dello spirito.
9) La “Pietá” e la “Preghiera” furono riempite di abbondanti forme magiche e superstiziose; erano rivolte piú verso i Santi che non verso Dio. Il culto dei Santi fu praticato in maniera puerile ed egoistica; motivo principale era la paura; si aveva una fiducia esagerata nelle ossa del Santo; si diffuse moltissimo la devozione alle reliquie. Il Santo diventa il protettore della Comunitá, il suo Patrono, ed anche il padrone di tutti i beni della Parrocchia, ed egli ha il dovere di proteggere a aiutare tutti i fedeli di quella parrocchia (vedi Sangue di S. Gennaro!). Per questo motivo, frequente era il furto delle ossa e delle reliquie: ci si voleva impadronire di un aiuto tanto efficace. La devozione alle reliquie portava, attraverso i secoli, delle vere maree di gente, in pellegrinaggio, ai grandi Santuari di tutta Europa.
10) I “Vescovi” furono visti come dei sovrani e dei guerrieri; la loro importanza era misurata in base alla loro potenza militare e ai loro possedimenti.
11) La “moralità” subí un duro colpo. I popoli Germani mischiarono la moralità cristiana con le loro vecchie mentalitá tradizionali dure a morire. Per esempio, piuttosto che il diritto e la giustizia era l’uso brutale della forza a risolvere le questioni fondamentali; piuttosto che il perdono e l’amore, era lo spirito di vendetta che dominava.
Di qui la crudeltà nei príncipi e nelle loro donne, gli assassini continui di príncipi e re, i duelli, lo sfruttamento immorale della schiavitú, dell’adulterio, della poligamia, ecc. C’era molta disonestá e molta crudeltá: non veniva rispettato il diritto di asilo, diffusa era l’ubriachezza, la depravazione sessuale; la vita dell’uomo valeva poco, il giuramento veniva dimenticato. Non mancavano Vescovi e preti fra i depravati e persino tra gli assassini. I Vescovi erano per lo piú sposati e le loro diocesi servivano da patrimonio familiare. Tuttavia tra i Vescovi che si arricchivano con i beni della Chiesa o con i beni che ereditavano dalle loro famiglie, c’erano parecchi che sostenevano le chiese e i monasteri.
C’è da dire che inconvenienti religiosi e morali se ne trovano spesso nella storia della Chiesa. Tuttavia, tali inconvenienti della Chiesa furono sempre superati: questo dimostra che la Chiesa non dipende dalla debolezza dei suoi membri. Inoltre va osservato che nella Chiesa hanno operato anche uomini di grande valore umano, morale, religioso, spirituale, autentici Santi, forse sconosciuti alla societá di oggi, ma che hanno guidato la societá di allora neutralizzando le forze del male e orientando i popoli verso lo sviluppo spirituale e sociale (per es. S. Martino, S. Patrizio, S. Colombano, S. Gallo, S. Agostino di Canterbury, S. Gregorio Magno, S. Bonifacio, i Santi Cirillo e Metodio, ecc.: tutti patroni principali dei loro popoli). La piú importante opera religiosa, ma anche sociale della Chiesa in questo periodo fu la costruzione di parrocchie rurali; la Chiesa, attraverso il parroco, persona istruita, assicuró l’istruzione cristiana al popolo (per lo piú contadini) che viveva nella piú grande ignoranza. Accanto ai monasteri (grandi centri di cultura), la parrocchia era una scuola importante per la massa dei poveri.
12) I popoli Germanici con la loro mentalitá individualistica tentarono in vari modi di fare del Cristianesimo una religione nazionale, e quindi tentarono in vari modi di organizzarsi in “chiese nazionali”, minacciando l’unitá della Chiesa. Da questa mentalitá nazionalista venne fuori il principio che “il popolo deve seguire la religione del Capo” (cuius regio eius religio”); perciò nella evangelizzazione dei popoli Germani si ebbero, spesso delle conversioni collettive, in seguito alla conversione del re, o del Nobile o del Principe, o del Duca. Queste conversioni collettive erano molto superficiali e in esse non sempre c’era il cambiamento di mentalitá e di animo, come richiede ogni vera conversione cristiana.
Conclusione
Ottenuta la libertá, nell’Impero Romano, dal primo Medioevo in poi, la Chiesa poté organizzare una vita prettamente cristiana:
* Il corso dell’anno viene ora indicato dal Calendario Cristiano, con le sue feste e la sua organizzazione liturgica.
* Il corso della settimana è segnato dalla Domenica Cristiana, giorno di riposo (nella quale i fedeli si recano insieme alla Messa).
*) Piú tardi ogni cittá e ogni villaggio viene caratterizzato dalla sua chiesa e dal suo campanile, o anche da un monastero, situato dentro o fuori dell’abitato, e dagli ospedali.
*) Vengono introdotte le campane che indicano la divisione delle ore nel giorno.
*) Nelle case si mettono decorazioni cristiane.
*) La letteratura tratta di argomenti cristiani.
*) Le leggi contengono nelle loro introduzioni la professione di fede in Dio Trino e Uno.
*) Nei tribunali è obbligatorio il giuramento cristiano.
*) Fu introdotta la Confessione all’inizio della Quaresima e la Comunione praticata 3 volte all’anno (o almeno una volta all’anno)
La Chiesa diventa, per i giovani popoli, la fonte del diritto, della cultura
della scienza, della civiltá. Essa ha “cristianizzato” l’Occidente, cioè ha riempito della sua visione, secondo la volontà di Cristo, ogni aspetto della vita umana: politico, sociale, culturale, scientifico e religioso.

Secondo periodo: predominio del potere politico sul potere religioso
(9°-11° sec.)

Introduzione
Dopo la caduta del grande Impero Romano, si formarono in Occidente, con Carlo Magno, 2 grandi potenze medioevali: il Papato e l’Impero romano cristiano occidentale. Queste 2 potenze erano dipendenti e a servizio l’una dell’altra: l’Imperatore riconosceva al Papa il diritto di conferirgli o rifiutargli la dignitá imperiale e quindi il supremo potere politico: ció avveniva attraverso l’Incoronazione. Il Papa riconosceva all’Imperatore il diritto di confermare o negare la sua elezione al Sommo Pontificato; e ció avveniva attraverso il giuramento di fedeltà all’Imperatore, che il papa eletto doveva prestare prima della sua intronizzazione. L’unione delle 2 forze erano a servizio della fede cristiana e dei popoli in essa formati. L’Imperatore doveva proteggere la Chiesa e il Papa doveva appoggiare e sviluppare gli interessi dell’Impero. Questa unitá e collaborazione è alla base dell’Occidente cristiano e portó lo stesso Occidente alla sua unitá e alla sua grandezza. Le rispettive due competenze (del’Imperatore e del Papa), peró, non furono espresse in nessuna formulazione giuridica. Col passar del tempo esse divennero sempre piú confuse, mediante usurpazioni e tentativi di predominio e di espansione da entrambi le parti, creando le basi della futura lotta tra Imperium e Sacerdotium

Il periodo oscuro della Chiesa (fine del sec. IX - metá del sec. XI)
La lotta, infatti cominció quasi subito. Dalla fine del secolo IX fino alla metá dell’XI, problemi interni ed esterni indebolirono sempre piú la cristianitá occidentale. L’impero della Francia si frantumó e si formarono in occidente numerosi Stati. In ogni Stato dominava il potere di diversi “Signori feudali” che aspiravano alla indipendenza dal governo centrale e a dominare essi stessi uno sull’altro. In tutto l’Occidente non esisteva piú alcuna forza militare rispettabile. I ripetuti attacchi da parte dei musulmani a Sud, un’ondata di nuovi oppressori da Est (i Magiari o Ungari) e l’invasione distruttiva dei Normanni dal Nord, aggravarono il processo di frammentazione e di caos. La fine del mondo sembrava imminente. Molti l’attendevano per l’anno 1000.
Per il Papato questa fu un’epoca di disperazione: non poteva piú contare sui protettori francesi; si trovó sempre piú coinvolto nella lotta per il potere scatenata dalle famiglie nobili romane che cercavano di insediare sul soglio di Pietro qualche proprio parente e conquistare il potere sulla cittá e sul “Patrimonio di Pietro”. I papi divennero dipendenti o prigionieri di questo o quel gruppo politico e giocattoli nelle mani della nobiltà. Ció produsse un declino sia spirituale che morale del papato. Ovunque, in Europa c’era anarchia, col crollo totale di suoi ordinamenti civili e della sua cultura. Ovunque le proprietà della Chiesa vennero saccheggiate o caddero nelle mani dei nobili. Essi trattavano gli Episcopati e i monasteri come proprietà private, di cui disponevano a loro piacimento. Il clero divenne sempre piú indifferente ai suoi doveri, mentre aumentava la sua ignoranza e la sua immoralità. Il 9° e il 10° sec. furono per il papato un periodo oscuro. Ma anche se in questo periodo ci furono papi incompetenti e immorali, l’istituzione papale continuó ad operare e ad essere rispettata in tutto l’Occidente.
Chi salvó la Chiesa in questo periodo oscuro fu la forte e indipendente dinastia Sassone, che si era insediata in Germania, ad opera di Enrico I e si Ottone I.
Infatti dei molti Stati sorti dallo smembramento dell’unico Impero, lo Stato tedesco era il piú forte. E fu la “Germania” che guidó l’Occidente e la Chiesa nei secoli X e XI. Ottone sviluppó strettissimi rapporti con la Chiesa di Germania. Vescovi ed abati furono insigniti della stessa dignità e dei medesimi diritti dei príncipi del Regno. La Chiesa ricevette in dono vastissimi territori.
Grazie alla sua alleanza con la Chiesa, Ottone cercó di eliminare dal suo Regno il potere di una nobiltà ereditaria e ribelle.
I vescovi tedeschi offrirono denaro e armi ai loro re perché si espandessero in Italia e nei territori che corrispondono oggi alla Germania orientale e alla Polonia.
Ottone il Grande, offrí, quindi, al papato quella assistenza di cui esso aveva disperatamente bisogno per tirarsi fuori dalla politica italiana e romana. Il Papa Giovanni XII lo ricompensó incoronandolo Imperatore nella Basilica di S. Pietro nel 962: era rinato l’Impero d’Occidente.
Dieci anni prima Ottone era diventato anche Re dei Longobardi, dopo aver aiutato e sposato Adelaide di Borgogna. Con Ottone si inauguró un precedente e una tradizione: da allora in poi, ogni sovrano tedesco intraprendeva un viaggio a Roma per essere incoronato Imperatore.
L’ingerenza e il coinvolgimento dei sovrani tedeschi negli affari papali, da un lato salvarono il papato, dall’altro, peró, rappresentarono un fatto carico di conseguenze; significava che gli imperatori avevano il diritto di decidere chi doveva diventare papa e chi doveva essere dimesso: ossia la perdita della libertá da parte della Chiesa.
E la Chiesa ricadde nel caos totale.
Da una parte, controllo assoluto dell’Imperatore tedesco (quando era forte) sulla Chiesa e lotte acerrime tra le famiglie nobili romane (per lo stesso controllo), quando l’Imperatore era debole; dall’altra, incompetenza del clero, simonia (vendita e compera di cariche ecclesiastiche, anche papali), diffuso lassismo sessuale anche nei papi e nei vescovi, investiture dei laici (cioè controllo dei laici sulle nomine alle cariche ecclesiastiche) e alleanza di papi, vescovi e abati con il potere temporale.

Terzo periodo: predominio del potere religioso sul potere politico
(11°-13° sec.)

La riforma gregoriana
Talvolta il momento piú buio della notte è quello che precede l’alba.
Ció si dimostró vero anche nel caso della Chiesa medievale.
Dopo il predominio dell’Impero sul Papato, prima ad opera dei Carolingi (francesi) e poi ad opera dei Sassoni (Tedeschi), si ha ora la supremazia del Papato sull’Impero, conquistata nel secolo XI, da Gregorio VII e difesa nei secoli successivi (seconda metá del XII e XIII) attraverso dure lotte contro l’Impero.
La lotta per la libertá della Chiesa vede protagonisti gli uomini piú rappresentativi dell’epoca: il papa Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV.
Ma essa è preceduta da un radicale rinnovamento spirituale della Chiesa per opera dei monaci e del clero. Il principale centro di riforma che questa volta salvó la Chiesa e l’aiutó a riprendere il suo controllo sull’Europa, fu il monastero di Cluny nella Francia centro-meridionale.

Il movimento riformatore di Cluny
L’ordine religioso di Cluny fu fondato nell’anno 909 dall’abate Bernone, come ramo riformato dell’ordine benedettino. L’anno successivo, il duca Guglielmo d’Aquitania, detto “il Pio”, donava alla Chiesa, nella persona dell’abate, la sua residenza di caccia di Cluny. Si iniziò l’opera della costruzione della Abbazia. Nel suo documento di fondazione c’era una decisione molto importante ed era la seguente: l’Abbazia e il monastero dovevano essere indipendenti dai vescovi e dai signori feudali e soggetti soltanto alla autoritá del papa. Inoltre i monaci avevano il potere e la libertá di eleggere, come Abate o come guida spirituale, qualcuno del loro ordine. Nel giro di qualche anno, essendo abate Oddone, l’Abbazia di Cluny divenne il centro spirituale piú importante d’Europa. A Cluny era praticata una straordinaria rigiditá morale, una rinnovata vita liturgica senza precedenti e una disciplina molto rigida anche nel rapporto gerarchico. Dall’abate dipendevano tutti gli altri monaci, anche quelli che ricoprivano incarichi importanti. Autoritá, ordine, funzionalità, fecero di Cluny un modello di organizzazione e ne permisero la lunga sopravvivenza.
Le idee di rinnovamento provenienti da Cluny si diffusero rapidamente.
Altri ordini religiosi (Cistercensi, Certosini…) maschili e femminili, in gran quantità, furono coinvolti in questo movimento. Furono allontanati gli abati disonesti, venne rafforzato l’obbligo del celibato ecclesiastico e fu proibita la vendita delle cariche nei monasteri. I riformatori portarono la riforma anche fuori dei conventi e dei monasteri, in mezzo al clero, nel cuore delle alte gerarchie ecclesiastiche e nel popolo cristiano.
Essi concentrarono la loro propaganda e i loro sforzi su due mali generali e su un grande rimedio. I mali erano la simonia e il nicolaismo; il rimedio era la disciplina nella Chiesa, da parte di un papato libero e potente.
La simonia, in origine, era la ostinata convinzione che i doni soprannaturali e i poteri carismatici potevano essere comprati col denaro. Piú tardi si ricorse alla simonia per l’acquisto o la vendita degli atti sacramentali o delle cariche spirituali ed ecclesiastiche.
La simonia fu considerata eresia, perché si confondeva la grazia con la magia e si negava lo Spirito Santo.
Il nicolaismo (termine derivato dai cosiddetti “nicolaiti”, che erano contrari al celibato), invece, designava i vizi sessuali degli ecclesiastici, cioè la violazione del celibato ecclesiastico, stabilito dall’antica disciplina della Chiesa occidentale.
Il matrimonio e il concubinato dei preti era un fenomeno diffuso, con conseguenze anche di ordine sociale ed economico.

La pre-riforma
Il primo papa ad iniziare timidamente la riforma fu S. Leone IX (1049-1054). Egli fu accolto dal popolo con entusiasmo e come un santone. Il nuovo papa, animato da una pia volontá riformista, si circondó degli uomini piú illustri del monastero di Cluny e del mondo ecclesiastico di allora, a cominciare dal monaco Ildebrando. Questi, con la carica di “segretario di Stato”, come si direbbe oggi, fu l’autentico ispiratore della riforma della Chiesa, non solo di questo papa, ma anche dei seguenti.
Leone IX, infatti, poche settimane dopo la sua elezione, condannó la simonia, depose parecchi vescovi riconosciuti come simoniaci e richiamó con particolare impegno le leggi contro il concubinato dei preti.
Inoltre, con molteplici viaggi attraverso l’Europa, cominció ad esercitare apertamente ed energicamente l’autoritá pontificia, non nei riguardi dell’Imperatore tedesco, ma almeno contro duchi, principi ed ecclesiastici ribelli all’Imperatore.
Alla morte di Leone IX ci fu un tentativo da parte dei nobili romani e una pressione verso l’Imperatore tedesco, per far eleggere un papa antiriformista. Ma Ildebrando, di gran fretta, recatosi in Germania, si impose su Enrico III per far eleggere Vittore II, un altro papa riformista.
In un patto di ferro con l’Imperatore, Vittore II fu addirittura nominato “Vice-Imperatore”, carica che il Papa esercitó immediatamente alla morte prematura del giovane Enrico III.
Infatti mandó immediatamente in Germania il monaco Ildebrando, a risolvere alcuni problemi imperiali, come per es. quello della liberazione di Matilde (la futura duchessa di Canossa) e di sua madre Beatrice di Lorena, fatte prigioniere dal defunto Enrico III e la restituzione delle loro terre confiscate dallo stesso Imperatore.
Mandó poi, lo stesso Ildebrando, in Francia, con l’incarico di portare avanti la riforma in quello Stato, dove si erano verificate diverse nomine di vescovi indegni.
Con la morte di Vittore II, Ildebrando, approfittando della debolezza dell’Imperatrice Reggente, Agnese, moglie del defunto Enrico III, riuscì a far eleggere Stefano IX, ignorando completamente i diritti imperiali di scelta.
Ma questo Pontefice, il cui pontificato duró per fortuna pochi mesi, tradí le aspettative di Ildebrando e della Chiesa tutta. Infatti egli, anziché concentrarsi sul rinnovamento della Chiesa, si dedicava a progetti di carattere temporale.
Quando morì il Pontefice, Ildebrando era assente da Roma. I nobili romani approfittarono per leggere, uno dopo l’altro, due Papi (poi considerati Antipapi) di scarsa personalitá, i quali non furono neppure consacrati.
I riformisti attesero che Ildebrando tornasse dalla Germania e a Siena, il 18 Aprile 1058, elessero Papa il Vescovo di Firenze, che prese il nome di Nicoló II.
Egli ottenne anche la conferma dell’Imperatrice reggente Agnese. Ció non bastó: i nobili romani resistevano al legittimo Papa e riconoscevano l’Antipapa Benedetto X.
Allora Ildebrando suscitó una sommossa popolare a Roma che mise in fuga l’Antipapa e tutta la nobiltá romana ostile al legittimo Papa.
E cosí, Nicoló II poté prendere possesso di Roma ed essere consacrato in S. Pietro, il 24 Gennaio 1059.
Con Nicoló II si fece un grande passo avanti verso la libertá del papato. Egli promulgó un decreto che conferiva solo ai cardinali (con l’approvazione del popolo e del clero di Roma) il diritto e il dovere di eleggere il Papa, senza intromissione di altre forze imperiali.
Naturalmente l’Imperatore di Germania e i Vescovi tedeschi condannarono il Pontefice e il suo decreto.
Nicoló II rinnovó di nuovo i decreti contro la simonia e a favore dl celibato ecclesiastico, promosse lo spirito monastico e riformatore e proibì l’assistenza a Messe celebrate da sacerdoti concubinari: tutti atti che diedero un formidabile impulso alla santitá della Chiesa.
Ildebrando era l’ispiratore di tutti questi atti.
Ma Nicoló II morí prematuramente.
Alla sua morte, una delegazione della nobiltà romana si recó alla corte imperiale per sollecitare la nomina del nuovo pontefice.
Contemporaneamente si presentó dall’Imperatore anche una delegazione di vescovi lombardi con un loro candidato.
Ma prima che fosse presa una decisione, Ildebrando, a Roma, in aperta sfida imperiale, applicando il decreto di Nicoló II, convocó i cardinali e fece eleggere Papa il vescovo di Lucca, col nome di Alessandro II: era l’anno 1061.
Il nuovo Papa, purtroppo sottopose la sua nomina, nel 1063, al Re tedesco il dodicenne Enrico IV (tutelato dall’Arcivescovo di Köln), che divenne di nuovo arbitro del papato.
Per il resto, il nuovo Papa combatté energicamente i preti e i Vescovi immorali e simoniaci, proibì l’accumulo dei Vescovadi e dei benefici e anche l’accettazione dell’investitura laica senza l’autorizzazione dell’autoritá ecclesiastica, rafforzó la centralizzazione dl potere e si oppose al divorzio di Enrico IV.
Alessandro II incitó il popolo di Dio a ribellarsi alla gerarchia simoniaca e ai preti sposati. Mancó, peró, di fermezza nella questione importante delle nomine dei Vescovi e degli Abati da parte dell’Imperatore.
Col suo successore, scoppió uno storico conflitto tra il Papa e l’Imperatore tedesco, proprio su questo problema: la lotta per la libertá della Chiesa.
E il suo successore fu il famoso, battagliero e carismatico Ildebrando, che aveva ispirato con le sue idee riformiste, le piú importanti e storiche mosse politiche e religiose degli ultimi Papi e che aveva giá dato origine, da anni, nella Chiesa, alla famosa e storica riforma che da lui prese nome: la riforma gregoriana.

I protagonisti della riforma

a) Gregorio VII
Morto Alessandro II, durante la cerimonia funebre nella Basilica di S. Giovanni in Laterano, venne acclamato Papa, a furor di popolo, il monaco Ildebrando.
Il decreto di elezione di Nicoló II non venne rispettato, non fu data la precedenza ai Cardinali-Vescovi. Fu quasi una scelta ispirata. Ad essa, il protagonista voleva sottrarsi.
Trascinato a forza, nonostante la sua riluttanza, nella Chiesa di S. Pietro in Vincoli, venne consacrato e intronizzato Papa: si chiamerá Gregorio VII. Era il 30 Giugno 1073. Aveva 53 anni.
Ildebrando era nato in provincia di Grosseto verso il 1020 da una famiglia artigiana.
Grazie ad uno zio materno, abate di S. Maria all’Aventino, a Roma, fu portato nella Capitale fin dall’adolescenza, per maturare nell’educazione religiosa verso la quale mostrava un interesse precoce e straordinario.
Affidato alla cura di Giovanni Graziano, arciprete di S. Giovanni a Porta Latina, Ildebrando fu avviato alla carriera scolastica.
Giovane colto e brillante, ventenne, divenne subito cappellano dello stesso Giovanni Graziano (divenuto Papa col nome di Gregorio VI (1045-1046) in modo simoniaco. Egli, infatti compró dal suo predecessore (Benedetto IX), nel 1045, il trono di S. Pietro, per liberarlo da un Papa ladro, indegno e assassino e per riportarlo in una posizione di prestigio e di onorabilità).
Dopo la morte di Gregorio VI, Ildebrando si fece monaco nel monastero di Cluny. Nella vita monastica rimase circa 3 anni, fino alla elezione di Papa S. Leone IX, che lo volle al suo fianco giá nel viaggio verso Roma. Fu ordinato suddiacono e diventó amministratore dell’abazia di S. Paolo.
Appena eletto Papa, i primi atti del suo pontificato sono rappresentate dalle molte lettere che invió ad amici, quasi a trovare il loro appoggio per il grande incarico che gli era stato affidato.
Scrisse all’abate di Montecassino, all’abate di Cluny, a Beatrice di Lorena (madre di Matilde), al re di Danimarca, a vescovi e principi, a tutti manifestando la sua ferma intenzione di lottare per la libertá della Chiesa.
A Enrico IV, ormai ventitreenne, non è sicuro se gli abbia scritto. In ogni caso se gli scrisse, fu per notificare (non per sollecitare o confermare) la sua elezione, chiarendogli subito che non sarebbe stato un papa malleabile, deciso com’era a mettere ordine nella Chiesa, scomunicando i simoniaci e i preti concubini.
Di questo, ne dá conferma indiretta, scrivendo al marito di Matilde di Canossa, Goffredo il Gobbo, augurandosi la collaborazione del Re di Germania, per regolare le proprietà della Chiesa e le investiture ecclesiastiche. “Se lui opererá con giustizia, onorando il suo trono, tanto meglio, altrimenti la maledizione del Signore ricadrá su di lui”.
Enrico IV, comunque, ratifica l’elezione di Gregorio VII, ma è convinto della supremazia imperiale, di cui si sente giá investito.
Il nuovo Papa subito convoca un Concilio a Roma, nel marzo del 1074. In esso venne deciso, senza mezzi termini, che tutti i chierici ordinati per simonia venivano scomunicati e tutti i vescovi che avevano ottenuto i vescovadi per simonia, dovevano lasciarli, pena la scomunica. Ai principi si imponeva di restituire i beni della Chiesa usurpati, pena la scomunica.
Enrico IV, al quale vengono inviate le decisioni conciliari, si impegna a restituire i beni della Chiesa usurpati.
Intanto gran parte della Germania ecclesiastica si ribella alle decisioni venute da Roma e fa circolare calunnie sul Papa.
Gregorio VII risponde con fermezza con un altro Concilio nel 1075. In esso sospende 5 Vescovi tedeschi, consiglieri di Enrico IV, i quali avevano apertamente ostacolato l’applicazione delle norme di Roma. Inoltre emana una precisa disposizione riguardante il divieto di investitura da parte di chiunque. Il Papa sottrae, quindi, anche ad Enrico IV ogni diritto a concedere episcopati, come finora aveva fatto, minacciandolo di scomunica.
E’ l’inizio della lotta tra Papa e Imperatore, con una rottura tra i due poteri: la cosiddetta “lotta per le investiture” (o “lotta per la libertá della Chiesa”. Le condizioni per ristabilire la pace furono categoricamente espresse da Gregorio VII in una serie di canoni, raccolti nel famoso DICTATUS PAPAE, emanato nel 1075.
Ecco il documento
1) La Chiesa Romana è fondata da Dio solo.
2) Soltanto il Pontefice Romano è a buon diritto chiamato universale.
3) Egli solo può deporre o ristabilire i Vescovi.
4) Un suo rappresentante, anche se inferiore di grado, in Concilio è al di sopra di tutti i vescovi, e può pronunziare sentenza di deposizione contro di loro.
5) Il Papa può deporre gli assenti.
6) Nessuno deve aver comunione o rimanere nella stessa casa con coloro che sono stati scomunicati dal Papa.
7) Soltanto al Papa è lecito promulgare nuove leggi in rapporto alle necessità del tempo, fare nuove congregazioni rendere abbazia una canonica e viceversa, dividere un episcopato ricco e unire quelli poveri.
8) Solo il Papa può usare le insegne imperiali.
9) Tutti i principi devono baciare i piedi soltanto al Papa.
10) Il nome del papa deve esser recitato in chiesa, durante la Messa.
11) Il titolo di “Papa” è unico al mondo.
12) Il Papa puó deporre l'imperatore.
13) Al Papa è lecito, secondo la necessità, spostare i vescovi di sede in sede.
14) Il Papa ha il potere di spostare un chierico da qualsiasi chiesa, per il luogo che voglia.
15) Colui che è stato ordinato dal Papa può essere a capo di un'altra chiesa, ma non sottoposto, e che da nessun vescovo può ottenere un grado superiore.
16) Nessun sinodo può esser chiamato generale, se non comandato dal Papa.
17) Nessun articolo o libro può esser chiamato canonico senza la autorizzazione del Papa.
18) Nessuno deve revocare la parola del Papa e che egli solo lo può fare.
19) Nessuno può giudicare il Papa.
20) Nessuno osi condannare chi si appella alla Santa Sede.
21) Le cause di maggior importanza di qualsiasi chiesa, debbono esser rimesse al giudizio del Papa.
22) La Chiesa Romana non sbaglió e non sbaglierá mai e ciò secondo la testimonianza delle Sacre Scritture.
23) Il Pontefice Romano, se ordinato dopo elezione canonica, è indubitabilmente santificato dai meriti del beato Pietro; ce lo testimonia sant’Ennodio, vescovo di Pavia, col consenso di molti Santi Padri, come è scritto nei decreti del beato Simmaco papa.
24) Ai subordinati è lecito fare accuse dietro ordine e permesso del Papa.
25) Il Papa può deporre e ristabilire i vescovi anche senza riunione sinodale.
26) Non dev'essere considerato cattolico chi non è d'accordo con la Chiesa Romana.
27) Il Pontefice può sciogliere i sudditi dalla fedeltà verso i Principi, i Duchi, i Baroni, i Re, gli Imperatori iniqui.
Il concetto fondamentale del “Dictatus Papae” è la supremazia della Chiesa di Roma e del suo Vescovo sulle altre Chiese e sull’Impero, una affermazione di carattere politico-ecclesiastico che si trova in pratica sulla falsa “Donazione di Costantino”.
Infatti solo il Papa puó conferire le insegne imperiali, come pure a lui spetta il diritto di deporre gli Imperatori e di sciogliere i sudditi dal giuramento di infedeltà agli ingiusti. E naturalmente solo il Papa ha il diritto di conferire le cariche ecclesiastiche, come pure di condannare i Vescovi indegni, in qualitá di rappresentante di Cristo in terra e successore di S. Pietro, nella illimitata potestá di “sciogliere e legare”, concessa all’Apostolo, appunto da Cristo.
Col “Dictatus…” il rapporto tra Stato e Chiesa é in pratica completamente invertito: non è piú l’Imperatore ad eleggere il Papa, ma é il Papa a nominare e deporre l’Imperatore.
Il “Dictatus, se da un lato costituiva la definitiva teorizzazione del Vescovo di Roma a primate infallibile ed unico del mondo ecclesiastico cristiano, dall’altro rappresentava una sfida per l’affermazione del potere della Chiesa sul potere dello Stato.
E il re Enrico IV accetta la sfida.

b) Enrico IV
Enrico IV fu uno dei piú prestigiosi sovrani della storia medioevale.
Figlio di Enrico III e di Agnese di Poitiers, nacque nel 1050 ad Augsburg.
Nel 1056 successe al trono, per la immatura morte del padre trentanovenne. Essendo minorenne, la reggenza fu assunta dalla madre Agnese, donna inesperta politicamente. La mancanza di esperienza della regina vedova finí per indebolire la dinastia. Infatti suo cognato, Rodolfo di Rheinfelden e Annone, Vescovo di Köln organizzarono una congiura, rapirono l’erede al trono e lo trasferirono nell’episcopato di Köln. Entrambi scelsero come tutore del bambino il Vescovo di Bremen e tutti e tre presero le redini del governo, relegando la regina-madre in un convento piemontese.
Divenuto maggiorenne, nel 1065 Enrico IV fu intronizzato e sposó Berta, la figlia del conte Ottone di Savoia. Furono nozze infelici, e poco tempo dopo egli chiese il divorzio che non gli fu concesso.
Seguendo il consiglio di S. Pier Damiani, Enrico IV si diede al rafforzamento della monarchia tedesca. Combatté gli irrequieti duchi-vassalli della Baviera e della Sassonia, li vinse, ottenne la totale sottomissione delle due regioni e amplió i suoi confini.
Anche se giovane, Enrico voleva imitare l’autorevolezza paterna, ma incontró sulla sua strada l’irrequieto e “indemoniato” monaco Ildebrando, intenzionato a delegittimare la linea politica di suo padre Enrico III che aveva messo in ginocchio il papato, e a ricuperare i privilegi che egli aveva sottratto alla Chiesa.
Perciò, forte dei risultati conseguiti nelle guerre interne al Regno di Germania, Enrico IV, di

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