Corso biblico 2009-2010: Il Maestro 1a parte

„IL MAESTRO“
Conversazioni bibliche
anno pastorale 2009-2010

(Aldo Rabino SDB: ...raccontando Gesú alla gente. LDC)

 

Introduzione:

A) “Io sto alla porta e busso…” (Ap. 3,20).
Quando sentiamo bussare o suonare alla porta subuto ci viene in mente la curiosità: “Chi è che bussa o suona?” E prima di aprire noi dobbiamo verificare l’identitá di chi si presenta all’ingresso di casa…,
per non fare entrare…gli sconosciuti o i molesti…
o per non rischiare di lasciare fuori quelli che meritano di entrare…,
“Io sto alla porta e busso”, dice il Maestro.
Tu lo conosci? Conosci la vera identità del Maestro?
Lo vuoi veramente incontrare?
Queste conversazioni bibliche hanno lo scopo:
1) di farsi una migliore e piú approfondita conoscenza di lui
2) di facilitare l’ incontro con Lui, risparmiandogli lunghe attese
3) di incoraggiare qualcuno ad aprirgli la porta e ad accoglierlo, un po’ meglio di come lo si è fatto finora.
B) Oggi…
Oggi in giro ci sono troppi  cervelloni o cervellotici, troppi pensatori e opinionisti.
Oggi tutti hanno qualcosa da dire, con la presunzione di insegnare con certezza.
Oggi la gente cerca e scambia la notizia per la verità, la novità per la profondità… C’è molta confusione in giro…

Con queste conversazioni, noi vogliamo metterci nell’atteggiamento di chi si mette in viaggio, di chi vuole camminare, di chi vuole percorrere molta strada…, ma non da solo, bensí in compagnia dello SPIRITO: egli sará il nostro compagno di viaggio.
C) In passato…
In passato, un tale, ha parlato di vita diversa, qui…e di vita eterna, dopo… Quel tale si è definito lui stesso VITA…, e persino VERITÀ (quello che tutti cercano, pur credendo spesso di possederla giá!).
E ancora, sempre quel tale ha camminato molto e ha tracciate strade nuove, anzi si è proposto lui stesso come VIA (STRADA) (Gv. 14, 6), e con una semplicità sconcertante ha anche detto: “Chi vuol venire con me, si carichi di una croce e mi segua” (Mt. 10,38). Ha anche percorso nuovi sentieri, quelli che parlano di mitezza, di cuore puro, di pace da costruire… (Mt. 5, 3-12).  Il suo nome…?  GESÙ!
D) Tutti conosciamo,
piú o meno, parecchio della vita di Gesú; lo conosciamo, soprattutto come colui capace di fare miracoli. Sotto questo aspetto la vita di Gesú è IRRIPETIBILE, e tale resta anche per noi. Ma, allora, è molto lontano da noi? È impossibile essere come lui?
Certo se noi guardiamo ai miracoli che Gesú ha fatto, alla sapienza che ha mostrato nel parlare…, e poi rivolgiamo lo sguardo su di noi…, che non siamo capaci di tanto, la DISTANZA tra noi e Gesú è ENORME e non puó che AUMENTARE, se ci pensiamo bene.
Ma tutto sommato, in tutte le sue azioni  e in tutti i suoi insegnamenti, Gesú non ha fatto altro che ESPRIMERE UMANITÀ e VICINANZA CON DIO.
E questa UMANITÀ e VICINANZA CON DIO la possiamo esprimere, a modo nostro, anche noi. E in questo noi possiamo sentirci VICINI a Gesú e possiamo sentire Gesú vicino a noi: tutto sommato, esprimendo umanità verso tutti e sentendo sempre noi vicini a Dio e Dio vicini a noi, noi possiamo essere COME Gesú, secondo il nostro carattere e le nostre umili capacitá.

UN MAESTRO DI NOME GESÙ

Io non l’ho visto di persona, ma impressiona il fatto che dopo 2000 anni la sua figura è viva piú che mai; un sacco di gente si è fatto ammazzare per essere fedele a lui; milioni di persone, lungo i secoli l’hanno seguito rinunciando a tutto…, eppure nessuno l’aveva mai visto!
È vero che la sua venuta era stata predetta da generazioni prima di lui; è vero che avevano anticipato che sarebbe nato da una vergine, che avrebbe seminato la sua esistenza di opere buone, soprattutto verso i poveri, che sarebbe stato tradito da uno dei suoi intimi, che sarebbe stato rifiutato da amici e beneficati, che sarebbe stato ammazzato di croce, che il terzo giorno sarebbe tornato vivo in mezzo ai suoi…; ma rimane pur sempre vero che finché uno non tocca con mano… (i “Tommasini”… esistono sempre!).
C`´e anche la faccenda che suo padre non era suo padre, che sua madre era tale sí, ma…in modo diverso rispetto ad ogni altra donna che mette al mondo un figlio.
Il fatto piú strabiliante è che quello che è successo (cioè la sua esistenza…!) è raccontato (talora per caso, talora per ridicolizzare il fatto, talora per controbattere!) dai piú famosi scrittori latini, greci ed ebrei di quel tempo: quegli stessi autori su cui si fonda la storia romana, greca ed ebraica, sono la fonte piú sicura e piú certa (proprio perché avversi al Cristianesimo) dell’esistenza dell’UOMO vissuto in Galilea…GESÙ CRISTO!
Si puó provare che Gesú è storicamente esistito? Ci sono nel 1° secolo d. C. prove extra-bibliche dell’esistenza storica di Gesú?
La risposta è affermativa. Ecco alcuni testi autentici.
• GIUSEPPE FLAVIO: “Anano (il giovane, sommo sacerdote) ritenendo di avere una favorevole opportunitá, poiché (il procuratore romano) Festo era morto e Albino (suo successore, 62 d. C.) era ancora in viaggio, convocó i giudei del Sinedrio e vi trascinó un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesú, chiamato Messia, e alcuni altri. Li accusó di aver trasgredito la legge e li consegnó perché fossero lapidati” (Antichitá giudaiche 20, 9, 1 § 200)
(Da tener presente che il Sommo Sacerdote Anano non poteva condannare a morte nessuno senza l’autorizzazione del procuratore romano, che in quel momento non c’era a Gerusalemme, perché Festo era morto e il successore Albino non era ancora arrivato. Anano invece lo fece! E per questo é chiamato da Flavio Giuseppe, nella sua opera “un sadduceo senza cuore”, e per questa esecuzione illegale verrá deposto da sommo sacerdote all’arrivo del nuovo procuratore Albino).
Flavio Giuseppe racconta questo fatto perché è interessato a denunciare il comportamento illegale di Anano e ad attaccare indirettamente i sadducei, senza cuore e spietati, non a parlare di Giacomo e di Gesú: per questo motivo la testimonianza su Gesú ha un valore enorme dal punto di vista storico!).
• GIUSEPPE FLAVIO: “In quel tempo apparve Gesú un uomo saggio. Infatti fu operatore di fatti sorprendenti, un maestro di persone che accoglievano la veritá con piacere. E si guadagnò un seguito tra molti giudei e tra molti di origine greca. E quando Pilato, per un’accusa portata dai nostri capi, lo condannò alla croce, quelli che lo avevano amato precedentemente non smisero di farlo. E fino a  oggi, la tribú dei cristiani, che da lui prende il nome, non è scomparsa” (Testimonium Flavianum, in Antichitá giudaiche 18,3,3 § 63-64).
(Chi era FLAVIO GIUSEPPE? Era un giudeo nobile, di famiglia sacerdotale (“La mia famiglia non è senza gloria, ma discendente da sacerdoti” Vita, 1), politico, soldato, opportunista e storico; nato verso il 37-38 d. C e morto poco dopo il 100 d. C.
Si chiamava Giuseppe Ben Mattia, poi prese il nome di Giuseppe FLAVIO in onore dei suoi protettori, gli imperatori della famiglia Flavio (Vespasiano, Tito e Domiziano).
Era capo delle truppe giudaiche in Galilea durante la prima guerra contro Roma. Fatto prigioniero dai Romani, passó dalla loro parte. Riuscí ad entrare nelle grazie di Vespasiano dopo avergli augurato e predetto che sarebbe diventato imperatore, e poi anche nelle grazie dei suoi figli Tito e Domiziano . Andó a Roma nel 70 d. C. al seguito dell’esercito di Tito, ne ebbe protezione imperiale e un dignitoso beneficio: “quando arrivai a Roma, ricevetti molte attenzioni da parte di Vespasiano; mi detto, infatti, alloggio nella casa che era stata sua prima di diventare imperatore, mi onoró della cittadinanza romana, mi dette uno stipendio in denaro e continuó ad onorarmi fino al passaggio da questa vita senza venir meno alla sua benevolenza verso di me…; poi ricevetti in dono da Vespasiano una terra non piccola in Giudea” Vita, 76, 423, 425. Scrisse: La guerra giudaica, verso il 70 d. C.; Le Antichitá Giudaiche, verso il 93-94 d. C.).
• TACITO: “Per ridurre al silenzio la voce pubblica (che sospettava che fosse lo stesso imperatore Nerone il responsabile dell’incendio della zona vecchia di Roma, per rinnovarla), Nerone creó dei colpevoli e sottopose alle piú raffinate torture quelli che la gente comune chiamava <crestiani> (un gruppo) odiato per i loro abominevoli crimini. Il loro nome viene da Cresto, il quale durante il regno di Tiberio, era stato giustiziato dal procuratore Ponzio Pilato. Repressa per breve tempo, la rovinosa superstizione riprese di nuovo forza, non solo in Giudea, il paese in cui ebbe origine questo male, ma anche nella cittá di Roma, in cui converge da ogni parte del mondo ed è ferventemente coltivata ogni sorta di pratica orrenda e vergognosa” (Annali 15, 44, 2-5).
(Chi era Tacito? Tacito era un ex proconsole dell’Asia, un Senatore Romano e uno storico romano, nato nel 56-57 d. C. e morto verso  il 118 d. C. Egli scrisse come ultima opera della sua vita gli ANNALI (115-118), con cui intendeva raccontare la Storia di Roma dal 14 al 68 d. C. Alcuni libri degli Annali sono andati perduti e il libro 16 si interrompe all’anno 66 d. C. Sfortunatamente sono andati perduti anche i libri che parlano degli anni 30 e 31 d. C. Di conseguenza, l’anno piú probabile del processo e della morte di Gesú (30 d. C.) non c’è; quindi non sapremo mai se Tacito abbia menzionato Gesú nella sua trattazione degli anni 30-31. In ogni caso c’è un breve riferimento a Gesú quando Tacito tratta del grande incendio di Roma sotto Nerone (nel 64 d. C.).
Il passo riportato sopra è molto importante anzitutto per la storia del Cristianesimo antico in Roma, ma anche per qualche notizia storica su Gesú. Infatti Tacito, senza volerlo
1) Fissa il tempo della morte di Cristo, avvenuta durante il Regno dell’Imperatore Tiberio (14-37 d. C.) e durante il governatorato di Ponzio Pilato (26-36 d. C.)
2) Afferma che la morte di Cristo fu dovuta a una esecuzione decisa dal governatore romano della Giudea
3) A giudizio di Tacito l’esecuzione di questo Cristo soppresse il pericoloso movimento religioso dei cristiani per un breve periodo, ma esso rapidamente riprese di nuovo forza, dapprima in Giudea, poi per espandersi rapidamente fino a Roma.

Gesú non ha avuto vita facile, fin dai primi giorni.
È stato un personaggio scomodo fin dalla nascita:
EMIGRANTE per forza (Mt. 2, 14-15)
RITORNA (Mt. 2, 19-21) , ma…
deve essere PORTATO ALTROVE per motivi di sicurezza (Mt. 2, 22-23).
Cápitano a lui e attorno a lui le stesse cose di oggi: la sete di potere e il timore di perderlo scatenano morte e desolazione e a pagare sono sempre gli innocenti, i piú piccoli, la povera gente, oggi come allora. L’uomo non riesce mai a far tesoro della storia che l’ha preceduta!
Ci sono troppi vuoti nella giovinezza di questo Gesú, eccetto un episodio in cui si allontana senza avvertire i genitori (Lc. 2, 41-52).
Ma chi è quel figlio che dice proprio tutto ai genitori?
Per il buco di 18 anni, solo 2 frasi (Lc. 2, 51);
una per lui: “cresceva…”
l’altra per la madre: “custodiva…”
Cosa è successo in quei 18 anni?
Gesú ha voluto ritagliarsi una porzione di intimità tutta sua…da non toccare!
Sarebbe stato bello che qualcuno avesse tramandato almeno un ritratto…
La Sindone?
Il volto di Gesú ognuno se l’immagini come meglio crede!
Certamente i suoi occhi e la sua voce dovevano possedere ed emanare un fascino irresistibile se alcuni pescatori, incontrandolo per caso, piantarono lí tutto, lavoro, famiglia, amici e decisero di partire con lui.
Che non fosse uno qualsiasi? Che fosse un uomo con una marcia in piú? Certo è che doveva essere un bel tipo,, di grande richiamo…,
uno che ancora oggi…FA NOTIZIA!

UN MAESTRO CHE AMA FAR FESTA

Era molto ferrato nella Bibbia.
Giá da ragazzo aveva dato prova della sua bravura (Lc. 2, 47); per questo alcuni che aspettavano il Messia rimasero talmente conquistati da Lui che decisero di vivere insieme (Lc. 5, 11).
Il legame era cosí forte che Gesú se li portava appresso dovunque.
La prima grande occasione fu una FESTA DI MATRIMONIO, che a quel tempo durava parecchi giorni.
Non erano isolate le OCCASIONI DI FESTA a cui egli aderiva portandosi dietro i suoi amici, tanto che una delle accuse piú frequenti che gli tiravano addosso era proprio questa: “Perché mangiate e bevete con gente di cattiva reputazione?” (Lc. 5, 30).
Il suo essere presente a queste feste non passava neppure sotto silenzio:
* a Cana: la madre lo implora (Gv. 2, 3) e lui l’accontenta; era andato per fare festa e per portare gioia!
* nei pranzi raccontava parabole…;
per esempio: gente invitata a nozze e che con un pretesto o un altro non ci andava (Lc. 14,  16-24). Ma il padrone non si arrende e manda i suoi servi ad invitare altra gente, quanta piú gente possibile.
Gesú voleva a tutti i costi far festa in compagnia.
Si fa festa con…, perché la festa è COMUNIONE.
Alla festa…NESSUNO ESCLUSO!
Gesú è imprevedibile!
* chiama Levi, uno delle tasse! E questi organizza una FESTA, un BEL PRANZO (Mt. 9, 9-10), chiamando amici, tutta gente della stessa risma: ladri con autorizzazione a rubare.
Che bella compagnia (Mt. 9, 11)! Ma Gesú si trova bene con le persone “sbagliate”: “Non sono i sani ad aver bisogno del medico, ma i malati” (Mt. 9, 12), e comincia a parlare di un REGNO aperto a tutti (Mt. 8, 11; 21, 31); di un DIO, di un Padre che è papá di tutti, che manda il sole e fa piovere su buoni e cattivi  (Mt. 5, 45; Lc 6, 35); per lui, anzi, la PREGHIERA piú vera è quella che usa misericordia, non quella che offre sacrifici (Mt. 9, 13).
* In un altro pranzo Gesú RIABILITA una donna “di quelle”…, la fa “NUOVA”, la fa “RINASCERE” (LC. 7, 36-50).
Le malelingue sono sempre in agguato! Ma quella donna non aveva piú un corpo da vendere, ma un cuore da offrire. Voleva dire GRAZIE ALLA SUA MANIERA…
* In un altro pranzo Gesú parla di un PADRE CHE AVEVA DUE FIGLI
(Lc. 15, 11-32), uno tutto casa, chiesa e lavoro, l’altro piú libertino.
Il libertino un giorno dice al Padre che era stufo di stare in casa e che non sopportava piú l’atmosfera familiare…! Prende i soldi e se ne va, gira notte e giorno facendo la bella vita con amici d’occasione…, finché finiti i soldi, finiscono gli amici e il libertino si trova solo e affamato: “Ma che ci sto a fare al mondo? È questo il senso della vita? Neppure soldi, donne e compagnia mi hanno regalato felicità…; sono solo come un cane”.
Giá! Che senso ha la vita?
Che cos’è che riempie davvero il cuore di una persona?
Quel ragazzo scopre di essere orfano di padre e di tutti, povero d’amore e di libertà, e prende la decisione giusta: TORNERÒ…, e trovó due braccia spalancate, pronte ad accoglierlo, come quelle del Crocifisso.
È questa la strategia di Dio: “Si fa piú festa in cielo… (Lc. 15, 7).
* La festa della moltiplicazione dei pani
Gesú era venuto al mondo proprio per raccontare com’era Dio, diverso da come l’avevano pensato altri (giudei, romani, atei, pagani…). Voleva far capire che la maniera con la quale Dio ama la gente è fuori di ogni schematismo. Egli ha un modo tutto suo, diverso ed unico.
E Gesú ripete il gesto del pane per tutti (che il Padre aveva fatto secoli prima <Es. 16>: manna per tutti!): chissà che festa per tutta quella gente (dei tempi di Mosé e dei tempi di Gesú).
Ma non è al pane materiale che Gesú voleva fermarsi, egli va oltre…
* Pane di vita per tutti
Se uno ti dá da mangiare, ti dá la vita. E se ti dá la vita, vuol dire che è vivo lui.
Se Gesú ti dá il pane, è lui stesso il pane.
E cosí un bel giorno lo dice apertamente: “Io sono il pane della vita”
(Gv. 6, 35); e poi lo ripete come un chiodo fisso (Gv. 6, 48-51).
E cominciano le prime critiche: “Adesso esagera…, è fuori di testa” (Gv. 6, 52). Ma Gesú insiste (Gv. 6, 53-58).
Da quel momento molti discepoli si tirano indietro e lo mollano
(Gv. 6, 66). “Volete andarvene anche voi”? (Gv. 6, 67).
Finalmente Pietro azzecca una favolosa risposta: “E da chi andremo: Tu solo hai parole di vita!” (Gv. 6, 68).
Quante volte anche noi, a proposito di altri insegnamenti di Gesú, diciamo:  “Esagerato!”; e lo abbandoniamo, di fatto, pur dicendo a chiacchiere, che siamo sempre suoi discepoli!
Poi, dopo un paio di anni, viene l’ora dell’ultimo pranzo, dell’ultima festa, dell’ultima cena.
* La festa delle feste: la PASQUA
Qui Gesú vuol far capire il perché lui ha partecipato a tanti pranzi, il perché lui ha fatto di tutta la vita una FESTA.
Gesú era passato nel mondo restituendo dignità alla donna, ridando salute ad ogni infermità, facendo riscoprire il gusto di essere persone…, figli di Dio.
Gesú era stato “l’ESSERE PER GLI ALTRI”.
Ma l’avevano capito?
La Cena di Pasqua (la Pasqua) era l’ultima occasione!
E allora prima di sedere a tavola:
°) Lavanda dei piedi (Gv. 13, 1-15)
fatto insolito e contro ogni etichetta…;
gesto degli schiavi;
reazione di Pietro…;
risposta di Gesú.
°) Un CORPO che si offrirà in DONO totale e assoluto (Lc. 22, 19-20)
E in quel VENERDÌ SANTO, appeso ad una croce, fra cielo e terra, Gesú INVITAVA TUTTI ALLA FESTA:
il buon ladrone (Lc. 23, 39-43)
il centurione… (Lc. 23, 47)
la folla (Lc. 23, 48)
il banchetto è pronto, la festa comincia, il Regno di Dio è aperto a tutti.
E dopo,
durante una frugale cena, in una trattoria di campagna,
GESÙ È RICONOSCIUTO come il VIVENTE (Lc. 24, 13-35).
Anche a noi, ci riconosceranno come cristiani non perché lo dichiareremo a parole, ma perché sapremo SPEZZARE IL PANE DELLA VITA (attraverso la partecipazione alla S. Messa e alla Comunione) e soprattutto perché sapremo SPEZZARE CON GLI ALTRI IL PANE DELLA NOSTRA VITA (attraverso l’amore) (Gv. 13, 35).

UN MAESTRO CHE INCONTRA LE PERSONE

Gesú ha voglia di incontrare, di stare in mezzo agli altri, quasi un bisogno di evitare la solitudine.
Non gli piace veder soli gli altri!
Voglia di incontrare, quasi nostalgia di ritrovare quella creatura-immagine di Dio, perduta e smarrita.
Voglia di lasciar spazio a qualcuno che in quel momento va messo al 1° posto.
Gli incontri si succedono rapidi, incisivi, colpiscono…:
°) L’adultera (Gv. 8, 1-11)
Una donna sorpresa sul fatto.
Forse l’hanno spiata.
Forse l’hanno frequentata e poi buttata come si fa con le cose inutili. Forse conoscevano abitudini, orari, luoghi…
La legge parla chiaro: PENA DI MORTE PER LAPIDAZIONE! (Lev, 20, 10).
Ma…LUI CHE NE PENSA? Come se la caverá?
Dice che non è venuto ad abolire la legge (MT. 5, 17), e allora la deve condannare…e perdere il suo fascino di amico dei peccatori.
E se non la condanna e la rimanda perdonata…, si mette FUORILEGGE.
Le loro mani sono impazienti! Ció che conta è la legge!
TU CHE NE DICI?
Gesú fa orecchie da mercante, non li degna di uno sguardo. Gesú scrive per terra.
La curiosità preme: cosa scrive Gesú?
GESÙ MISURA CON UN ALTRO METRO FATTI E PERSONE.
La SENTENZA (risposta) è STRAORDINARIA:
“Cominci a scagliare pietre chi non ha nulla da rimproverarsi, chi si sente a posto con Dio!”.
Silenzio generale…che pesa!
“Si è piú abili a cogliere la pagliuzza nell’occhio degli latri, che la trave nel proprio…”. (Lc. 6, 41-42).
La strada si svuota, tutti se ne vanno alla chetichella, masticando rabbia…
Sono rimasti in 2.
Lo sguardo di Gesú è pieno di tenerezza! Per Gesú, quella è una DONNA (e cosí la chiama), non una ADULTERA.
Gesú non condanna nessuno, perché ha scelto lui di essere condannato che pagherà per tutti.
Gesú ha RESTITUITO FIDUCIA…
Certe volte operare il bene, tirarsi fuori da certi giri è proprio questione di SUPERARE PIGRIZIA E PAURE.
°) La Samaritana (Gv. 4, 1-42)
Ebrei e Samaritani ieri…
Palestinesi e Israeliti oggi…
Gesú supera pregiudizi e rompe gli schemi.
Battibecco serrato tra la donna d Gesú:
Gesú chiede…: “Dammi da bere…”.
La donna si prende la rivincita…: “Come mai tu…?”.
Gesú non si scompone: “Se tu conoscessi…”.
La donna non si aspetta una simile risposta e gioca la carta della SFACCIATA: Chi ti credi di essere…; “Sei tu forse piú grande del nostro padre Giacobbe…?”
E Gesú: “L’acqua che porto io è diversa…!”.
La donna: “Se è cosí…dammi quest’acqua…”.
Nella donna è scoppiata la crisi; dietro una richiesta ironica, c’è una velata richiesta d’aiuto, è FAME DI AFFETTO.
Arriva per tutti, nella vita, il momento in cui il nostro io profondo si ritrova nudo a contemplare il fallimento totale della propria via. La MASCHERA CADE, il clown è stufo di ridere e di recitare la vita.
Gesú affonda il colpo: giú la maschera, “va a chiamare tuo marito”.
È l’inizio della confessione: “Non ho marito”. C’è l’ammissione del fallimento totale.
Gesú insiste: “Hai detto bene, sei stata sincera; hai avuto 5 mariti”.
C’era da arrossire e sprofondare dalla vergogna, umiliata e strapazzata da un ebreo sconosciuto.
Ma la donna non si arrende: SPOSTA LA QUESTIONE, cerca vie di fuga, cerca il problema della controversia religiosa. Chiede: “Dove bisogna adorare Dio?”.
Gesú taglia corto: in nessun luogo, ma solo in Spirito e Veritá…
Ma la donna non si arrende, sposta ancora la questione: “So che verrá il Messia, lui ci spiegherà tutto”. Provocazione o invito a rivelarsi?
“Quel Messia sono io” (Gv. 4, 26): mai rivelazione è stata cosí chiara ed aperta.
Nel Vangelo nessuna donna (eccetto, forse, un’altra, per giunta straniera di Canaan e pagana Mt. 15, 21-28) ha osato tener testa a Gesú con simili domande e risposte; mai Gesú ha accondisceso a farsi cosí piccolo da accettare un continuo dialogo con una sconosciuta.
La gioia della donna è troppo grande per essere trattenuta… La donna corre in cittá ad annunciare da un lato le proprie miserie e dall’altro le scoperta e l’incontro col Messia in persona.
E la nostra gioia di essere addirittura discepoli del Messia-Maestro che fine ha fatto…, e il nostro annuncio poi?
°) Il Centurione Romano (Mt. 8, 5-10)
In Palestina, quest’uomo forse c’era da parecchi anni. Era riuscito a sistemarsi bene: un alto grado nelle gerarchie militari.
Aveva sentito parlare, e piú volte, di un certo Gesú.
Lo seguivano folle, poveracci, barboni e diseredati, molti erano ammalati…
Che questo Gesú fosse davvero un guaritore?
L’avevano messo sotto controllo…, ma non era un rivoluzionario e faceva solo del bene. Persino il suo superiore, Ponzio Pilato e sua moglie avevano stima e considerazione.
Qualche volta, in borghese, senza destare sospetti, era andato a curiosare, si era trovato a pochi metri da lui, aveva visto bene, era proprio una guarigione, un evento impossibile in natura. Era tornato a casa pieno di interrogativi: “Chi sará mai costui, un mago, un impostore, un acchiappasoldi alla gente? Eppure non chiedeva mai niente e non aveva nemmeno una casa. Era un avventuriero? Preparava forse una rivoluzione? Certo parlava di un REGNO! Ma dov’erano i soldati? Una dozzina di pescatori e qualche donna! Che fosse matto? Peró la gente lo seguiva da tempo e mica erano tutti matti? Peró quegli occhi, quella voce, quello sguardo…, ti parlavano dentro… Due ultimi episodi (la guarigione di una donna posseduta dal demonio da 18 anni (Lc. 13, 10-16) e di un tale dalla mano paralizzata (Lc. 6, 6-11) erano accaduti di sabato ed avevano scatenato le ire dei farisei e dei dottori della Legge di Mosé...
Le sue no! Anzi era rimasto affascinato dal dare la precedenza alla persona piuttosto che alla legge (“La legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge”, aveva sentito dire <Mc. 2, 27>).
Il suo pensiero era subito andato a quel suo servo fedele, da tempo ammalato: “Chissá, pensó, forse Gesú…Ma io sono uno straniero e per di piú un occupante romano…”
Ma l’amore è sempre piú forte di qualsiasi esitazione.
Subito tornó a casa, si cambió d’abito e senza indugiare andó in cerca di Gesú: “Maestro il mio servo…” (Mt. 8, 6).
Piace questo ufficiale, perché prima dei gradi, del potere, del ruolo, emerge la sua umanitá: la preoccupazione è tutta per il suo servo.
È servo sí, ma è prima di tutto una PERSONA! E poi Gesú pare che abbia piú familiaritá con i “lontani” che con i “praticanti” la legge di Mosé.
“Appena posso vengo!”.
“No, Maestro, non scomodarti, ho la massima fiducia in te” (Mt. 8, 8).
A Gesú piacque molto quella fede, che non reclamava la sua presenza fisica, ma che era fondata solo sulla forza delle sue parole; l’ufficiale romano confessava fiducia illimitata in un altro, obbligandosi a farsi piccolo, a dichiararsi povero in spirito, cioè bisognoso di aiuto, di soccorso, di salvezza.
Gesú rimase ammirato, stupito!
Anche il Signore puó essere preso in contropiede e costretto a meravigliarsi, fino a dire: “Non ha mai visto…” (Mt. 8, 10).
Fidarsi a distanza, senza toccare, né vedere per verificare, fidarsi senza ritenersi giusto: questa è la fede che sposta le montagne
(Mt. 21, 21).
°) Il “buon ladrone” (Lc. 23, 39-43)
Gesú non smette di incontrare gente, e cosí fino all’ultimo, sulla strada del calvario, con le pie donne (Lc. 23, 27-31), sul Golgota rivolgendosi al buon ladrone.
Il Maestro è alla fine. Appeso ad una croce ha solo 2 possibilitá:
* o si schioda da quel legno e allora tutti crederanno…
* oppure sará il solito venditore di fumo che finirá presto nel dimenticatoio.
Ci sono soldati, gentaglia, qualche donna che piange, molti guardano in silenzio. I suoi amici sono scappati tutti; è rimasto solo un ragazzetto: Giovanni.
Tutti quelli che l’avevano ammirato o avevano ricevuto benefici da lui, ora sono RINTANATI altrove; l’aria è pesante!
Ma succede la cosa piú strana!
Proprio quando sta per calare il sipario sulla vita dell’uomo di Nazareth, avviene l’incontro piú straordinario.
A parlare è un ASSASSINO, forse un ribelle antiromano, anche lui appeso ad una croce (Lc. 23, 42).
Molti avevano creduto in Gesú e avevano dichiarato “Tu sei il Cristo” (Mt. 16, 16).
C’era stata anche una esplicita domanda di Gesú: “Secondo la gente, chi sono io?”
(Mt. 16, 13).
Le risposte erano state tante… (Mt. 16, 14), Pietro l’aveva azzeccata, ma proprio sotto la croce, lui non c’era!
In tanti l’avevano riconosciuto, i demoni per primi (Mt. 8, 29; Lc. 4, 41; Mc. 1, 34). Anche sul Tabor era stato facile (Mt. 17, 1-13), ma gesú cercava qualcuno che sapesse riconoscerlo nel momento del FALLIMENTO.
Troppo facile capirsi ed essere amici quando tutto gira bene…
Adesso era lá, appeso su una croce, sfigurato di dolore a reclamare un sorso d’acqua. Chi lo avrebbe ancora riconosciuto come RE, come MESSIA, come MANDATO DA DIO? Eppure c’è qualcuno che lo proclama tale: questa proclamazione viene da lontano, da uno che non te l’aspetti, da un fallito nella vita.
L’ultimo che incontra Gesú non ha un nome, ha soltanto esercitato una professione: ASSASSINO, per questo è lá. Un altro Caino, lo stesso Davide, i fratelli di Giuseppe…, tutta gente che ha ammazzato.
Quast’uomo, fuorilegge, inchiodato anch’egli alla croce, alla destra di Gesú, dichiara di fidarsi, di credere…; non è il momento della gloria, del successo; questo poveraccio si dichiara nel momento del fallimento, della sconfitta, della derisione, dell’abbandono totale.
Egli mette a tacere il suo compagno di sventura, proclama Gesú innocente, lo riconosce Re e crede in un Regno diverso da questo mondo.
L’atto di fede é totale.
Nel pieno della sconfitta, nel pomeriggio piú buio della storia, questo assassino ci vede chiaro e riesce a distinguere Dio in Gesú.
Il Cristo è adorato in croce da un fallito della vita, da uno degli ultimi, da uno venuto da lontano, da uno senza nome…, come quando Egli era nato a Betlemme ed erano accorsi pastori sconosciuti e povera gente (Lc. 2, 8-20).

UN MAESTRO CON IL GUSTO DELLO STUPORE

°) Il paralitico calato giú dal tetto (Lc. 5, 17-26)
A volte, per camminare nella vita è necessario che qualcuno ti spinga, ti sollevi, ti porti sulle spalle, perché da solo non ce la fai.
È bello trovare un amico disposto a non lasciarti solo.
Di Gesú gli avevano parlato in molti: perché non sperare? Perche non credere che il SOGNO di poter di nuovo camminare possa realizzarsi? Perché non osare? Perché non provarci?
Certo paralizzato come si era, ridotto ad un peso morto, sdraiato per tutta la vita su una barella…non lasciava facili illusioni. Peró…; Lui diceva: “Bussate…”, “Chiedete…”.
Si fece coraggio, ne parló con amici, si fece portare davanti a Gesú, in prima fila. Non era possibile! Gesú era circondato da una folla enorme, tra cui scribi e farisei che lo ascoltavano con l’unico pretesto di metterlo in difficoltà: Gesú era diventato, per loro, una persona troppo scomoda.
Ma come arrivare davanti? Una soluzione c’era; non importavano i commenti della gente… Scoperchiarono il tetto, lo calarono giú.
Gli dovettero far posto, per evitare calcinacci, polvere e pietre.
Gesú, vedendo la loro fede…(Lc. 5, 19-20), “ti perdono i tuoi peccati…”.
Ancora una volta entra in gioco la FEDE, ma piú che quella dell’interessato, quella dei suoi amici…
Conta che qualcuno creda, per ottenere perdono e  guarigione: è questo il progetto di Dio: guarire l’uomo, LIBERARE L’UOMO da peccati e malattie.
Ma la vita di gesú è seminata di antipatie, gelosie, rancori da parte dei suoi avversari; il potere sta sfuggendo loro di mano, la folla comincia a seguire lui, non piú gli scribi e i farisei. Meglio intervenire subito, non si puó tacere e aspettare´. Pensano: “Chi puó perdonare i peccati se non Dio? Come osi tu perdonare i peccati? Noi siamo la Legge e dobbiamo difenderla!
Gesú decide di svelare i loro pensieri: “È piú facile perdonare o guarire?”.
È facile parlare…; Gesú è di un altro pianeta…; ”Vi faró vedere chi è il Figlio dell’Uomo…; alzati, va a casa, guarito!”.
Trova il perdono chi trova Dio.
E trova Dio chi va in cerca di qualcosa di nuovo e di valido. Trova Dio l’uomo insicuro che spera ancora di trovare qualcosa di nuovo, spera ancora di poter cambiare vita.
°) L’emorroissa (Lc. 8, 43-48)
Lei è una donna, da 12 anni ffetta da emoraggie
Gesú sta andando a casa di un pezzo grosso, sua figlia sta morendo.
La folla che segue il Maestro è impressionante. A chiedere il miracolo è il capo della sinagoga, uno che conta e comanda…(Lc. 8, 41-42. 49-55). E poi qualche giorno prima c’era stato l#episodio dell’indemoniato di Gerasa, sfociato in una ecatombe di porci nel lago di Tiberiade (Lc. 8, 26-39).
Che ci fa una donna in mezzo ad una folla di curiosi? Una donna in mezzo a tanto uomini…, in pubblico? La legge non lo permette…; e poi, la sua malattia…impura; guai ad essere solo sfiorati dalla impurità altrui…(Lev. 15, 25-27). Guai se gli altri se ne accorgessero che lei era impura!
Ma questa è una donna speciale, diversa, esperta in sofferenze.
Il suo è un ragionamento semplice: “Se riesco solo a toccare il mantello…”. È la fede dei DISPERATI… “Anche solo…”. Lui sa, conosce; non è necessario toccare le mani, i piedi, lui…; non potrebbe neanche farlo, con quella folla; e poi la malattia… Ma il mantello! Sa di essere fuori posto, una intrusa, abusiva, iscritta nell’elenco dei NON AVENTI DIRITTO.
Ma lei è dura, non guarda in faccia a nessuno, sgomita, spinge, si fa largo. L’occasione è unica, il bisogno troppo grande. Basta poco…, si accontenta di un piccolo miracolo, anche di corsa, che nessuno si accorga; anzi sarebbe meglio che neppure lui si accorgesse.
Si avvicina in silenzio, incurante delle parole e degli sguardi che le rivolgono, neppure fa caso agli insulti. Basta sfiorarlo…, di dietro! È un favore chiesto di nascosto. Il cuore batte forte…, ci siamo. È fatta!
Subito la perdita sangue cessó. Che gioia, che festa! Fa per allontanarsi, ma…
“Chi mi ha toccato”, grida forte Gesú.
Che domanda, gli dice Pietro, tutti ti spingono.
Ma Gesú vuole vedere in faccai, vuole conoscere la PERSONA per portarla come ESEMPIO agli altri.
La donna aveva paura. Le scaglieranno le pietre addosso…
Finalmente venne fuori, si buttó ai piedi di Gesú e gli raccontò tutta la verità (Lc. 8, 47).
Raccontare tutta la verita… a Gesú!
Avere la capacità di osare, di uscire dall’anonimato, avere voglia di tornare a vivere, di credere che L’IMPOSSIBILE È POSSIBILE, ricuperare quell’essere immagine di Dio.
In Gesú esplode lo stupore: “Figlia mia…!”.
Non è il contatto che produce il miracolo: è l’INCONTRO PERSONALE.
Non si tratta di stargli addosso, ma di VOLERLO incontrare.
°) Zaccheo (Lc. 19, 1-10)
È un pezzo grosso della cittá di Gerico, direttore dell’ufficio imposte.
Doppio potere: comando e gestione di denaro.
Nella vita c’è chi ruba senza potere e va in galera, e c’è chi ruba in modo legale, quasi autorizzato, quasi in nome del potere e siede ai posti d’onore: importante è non farsi prendere.
Ma nella vita di Zaccheo doveva essersi rotto qualcosa.
Pochi giorni prima nella sua cittá, Gerico, un cieco, da tutti riconosciuto come tale, aveva riacquistato la vista all’istante (Lc. 18, 35-43). Da qualche tempo i richiami della sua coscienzas non lo lasciavano in pace: “Non mi manca niente, eppure sento un gran vuoto in me. Posso tutto, ma non riesco a comperare un po’ di pace e di serenitá, meno che meno un po’ di felicitá. Tutti mi portano rispetto, ma molti mi odiano. Odiato, piú che mal visto…”.
Poi la presa di coscienza, seppure lenta: da una parte le troppe ingiustizie e gli sfruttamenti, dall’altra la solitudine che lo schiacciava alla fine di ogni giornata: “Per chi accumulo? Per che cosa lavoro? Cerco amore e compassione ma sono evitato da tutti. Mi godo la vita ma senza gioia, si ride di me…, ma non con me; che schifo, che noia!”.
Ma una luzce comincia a frantumarsi nel suo interno: “Quel cieco guarito…; quell’uomo che tutti chiamano MAESTRO potrebbe regalarmi un po’ di luce.
Spesdso la tentazione è pensare che certe strade siano impossibili, ma ci si dimentica, certe volte, che l’impossibile diventa l’unica strada percorribile: bisogna provarci!
Il coraggio non fa difetto a Zaccheo; spesso negli affari ha preso decisioni rapide, senza tanti scrupoli. Decide che ora deve fare qualcosa per se stesso, per la sua vita. Non basta piú: affari, banche, ufficio, casa, cene, divertimenti…; “voglio incontrare questo MAESTRO”.
Sente un vociferare di gente.E nelle vicinanze! È la volta buona.
Ma la folla è enorme, troppo difficile infilarsi tra persone per niente disposte a farsi rubare i primi posti. Ora i privilegi non contano, e neppure il denaro puó servire…
Zaccheo, tra l’altro è basso di statura.
Anticipa la folla di corsa per precedere Gesú: “Di qui deve passare, il posto è ottimo…, sono fortunato”.
Sale su un albero.
Frizzi, lazzi, battute pungenti, commenti della gente…; la gente ne approfitta a parlarne male per vendicarsi.
Ma Zaccheo è lá, si è fatto piccolo, se ne infischia dei commenti e delle battute.
Chi vuol trovare la verità deve uscire dal gregge, deve rompere con la normalitá.
Zaccheo sfida tutti, accetta di essere messo in ridicolo.
Appena arrivò in quel punto, Gesú guardò in alto: “Zaccheo scendi”.
Tutti sono in attesa della condanna: finalmente il Maestro lo svergognerà in pubblico…
Ma Gesú ha altri progetti. I suoi schemi non coincidono con i progetti dell’uomo. È un Maestro strano, questo Gesú che non rispetta mai i pronostici, gioca sempre sulla ruota dell’imprevedibile.
“Scendi, mi auto invito a casa tua!”.
Zaccheo tutto poteva immaginare fuorché un chiaro autoinvito a pranzo a casa sua. Zaccheo si fa piccolo, piú piccolo di prima. La gente mormora: “Gesú non ha capito chi è quel tale…; a casa di uno strozzino…”.
Ma Gesú è uno che scommette sul MEGLIO DELL’UOMO, anche se poco.
Il solo desiderio di vedere il Signore ha trasformato la casa di un peccatore nella casa del Signore.
Zaccheo non è uomo di chiesa, ma un frequentatore di banche. Magari non ha fede, ma ha capito una cosa: ha capito chi è Gesú, cioè uno che fa del bene a tutti, e anche lui vuole fare come Gesú.
“Dó la metá della mia proprietà ai poveri”.
Capire Gesú è mettersi dalla parte dei poveri, aiutare chi ha bisogno.
Zaccheo ha scoperto che ció che gli toglieva la tranquillitá, il sonno, la serenitá, la feliciá e la voglia di vivere erano il denaro, il lusso, l’accumulare sporco. Bisogna liberarsi. Restituire diventa un dovere.
Zaccheo ha coraggio e lo fa!
°) La Cananea (Mt. 15, 21-28)
Donna e…straniera: sua figlia è tormentata da uno spirito maligno.
Al solito, la folla è numerosa. Poco prima Gesú aveva sfamato 5.000 persone (Mt. 14, 13-21).
Ma cosa fa una madre per ottenere la salute della figlia! Si mette a gridare. Non supplica…, URLA! Urla per la disperazione, pretende di ottenere quasi con la forza: “Pietá di me!”.
Questa donna appare sfacciata, quasi arrogante, ma denuncia tutta la sua tragedia, chiedendo pietá e misericordia. Urla ció che passa dentro ad un cuore di mamma: “Salvezza, per pietá!”. Ha sfamato 5000 persone, pensa, certamente fará del bene anche a mia figlia. Ogni madre vede il problema dei figli come l’unico, il piú importante.
Possiede una sola sicurezza: quello è l’UOMO che puó guarirla. È certa che quest’uomo ha un CUORE grande.
Gesú, invece, non la calcola! Silenzio! “Non le rivolse neppure una parola” (Mt. 15, 23).
È un silenzio crudele, al limite della buona educazione, e neppure giustificato.
Che strano, questo Gesú: si è reso disponibile verso personaggi equivoci, peccatori incalliti, ed ora neppure una parola, neppure uno sguardo.
È duro sopportare il SILENZIO DI DIO, dinanzi alla malattia, alla morte.
Sono i discepoli ad intervenire per quella donna pagana. “Mandala a casa, esaudiscila, non senti come ci grida dietro” (Mt. 15, 23).
Ha stupito persino i suoi piú stretti collaboratori.
È Gesú ad essere chiamato in causa, ma anche loro si sono stufati: meglio togliersela dai piedi, questa scocciatrice. Non è compassione, ma desiderio di essere lasciati in pace…, di accontentare per chiudere il discorso. C’è tanta gente che é disposta a fare del bene, purché il beneficato si tolga dai piedi.
E se toccasse a te? Hai provato a patire la sete quando non c’è acqua, freddo quando non hai riparo?
Fare del bene non è fare l’elemosina; aiutare è un dono condiviso, non un “togli-fastidi”.
Gesú rompe il silenzio. È duro il suo parlare, quasi una sentenza. Che male ha fatto questa donna per essere cosí bistrattata? Sará perché è straniera…!
“Io sono stato mandato per le pecore perdute del popolo di Israele”.
è una risposta che non ammette repliche: “Non son cose che mi riguardano, ho altro a cui pensare”.
Ma quella donna non si scoraggiaó, non si offese: o per disperazione o per fede o per rabbia. Si gettó ai piedi e disse: “Maestro aiutami”.
Per ottenere, a volte, bisogna farsi piccoli, umiliarsi, chiedere, inginocchiarsi, cadere in adorazione. Questa donna si mostra capace di ADORARE IL RIFIUTO DI GESÙ, il suo silenzio. Sembra proprio senza cuore questo Maestro…, peró che strano! Poco tempo prima aveva guarito 2 ciechi che lo imploravano (Mt. 9, 27-31), poi un muto posseduto da uno spirito maligno (Mt. 9, 32-34). Aveva guarito uno dalla mano paralizzata in giorno di sabato (Mt. 12, 9-13). Possibile che ora si sia indurito? Possibile che ora non provi nessuna pietá?
Gesú taglia corto. Non ne vuole proprio sapere ed esce con una risposta che è offensiva: “Non è giusto togliere il pane ai figli per darlo ai cani”. C’era di che offendersi: paragonata alle bestie! Eppure lei si era prostrata, inginocchiata, umiliata.
Ma la cocciutaggine della Cananea si muta in dolcezza; ha sofferto molto e ha rischiato tanto per non avere coraggio e pazienza. Sa che qualche volta per ottenere occorre dare ragione, quasi mettersi dalla parte del torto; non lascia trapelare ombra di offesa; dá ragione a Gesú…: “È giusto non pretendere il pane dei figli…, PERÒ le briciole che cadono a terra…, almeno quelle!”.
Questa donna è veramente MADRE CORAGGIO. Non ha paura di rischiare, accetta il rimprovero dei discepoli, è considerata una jattura, è tenuta in nessun conto da Gesú…
Un fallimento? Tornare a casa a mani vuote? Eppure non chiedeva mica per sé?
Quel “PERÒ” cambia la situazione.
Nessun miracolo è stato tanto atteso…
Ma mai Gesú ha mostrato tanto stupore: “Donna, davvero grande è la tua fede! Sia fatta la tua volontà!”.
È sempre l’uomo che lo dice a Dio, ma almeno per una volta è Dio che lo dice all’uomo: SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ.

UN MAESTRO AMANTE DELLA VITA
E DEI BAMBINI

Gesú varie volte si era definito VITA (Gv. 14, 6). Cosí si era guadagnato la stima della gente, la benevolenza dei poveri proprio per aver restituito vista, udito, parola, gioia di poter usare mani, gambe, ecc. Qualcuno era stato liberato dalla febbre (Mc. 1, 29-31), altri dalla lebbra (Lc. 17, 12-19)…
Ma a Gesú dava fastidio soprattutto la MORTE, specialmente quando andava a colpire persone giovani:
°) La vedova di Nain (Lc. 7, 11-17)
°) La figlia di Giairo (Lc. 8, 40-42. 49-56)
°) Lazzaro (Gv. 11, 1-44)
Ma è con Lazzaro che emerge con pienezza la lotta contro la morte; tristezza, emozione, fremito, pianto: Gesú è profondamente UMANO.
La conclusione sará il dono del RITORNO IN VITA di Lazzaro, il miracolo piú sensazionale, quello che orienterà i farisei e i capi dei sacerdoti a decretarne la morte (Gv. 11, 45-53).
Ma un fatto che ha costantemente tormentato i pensieri di Gesú (nato verso il 7-6 a. C., quando re dei Giudei era Erode il Grande), quello che gli pesava di piú era la STRAGE DEI BAMBINI compiuta piú di 30 anni prima da ERODE il Grande (Mt. 2, 16).
(Erode il Grande, fu re dei Giudei dal 37 al 4 a.C. Aveva grandi doti come regnante e come condottiero militare, ma era anche di una ferocia inaudita. Dice Giuseppe Flavio nel suo libro < Antichitá giudaiche 16 e 17>: “Erode fu uomo bestiale e privo di senso di moderazione…; fece uccidere l’amatissima moglie Mariamme, il fratello di lei, i due figli avuti da Mariamme, Alessandro e Aristobulo, la suocera Alessandra, e 5 giorni prima di morire fece uccidere il figlio Antipatro avuto dalla prima moglie Doris. L’imperatore Augusto parlando di Erode disse: “È meglio essere un porco di Erode <che come Giudeo non poteva mangiarne la carne>, piuttosto che suo figlio”. Fu uomo crudele verso tutti, facile all’ira, incurante della giustizia”).
Erode voleva lui, a qualunque prezzo…, e in molti avevano pagato con la vita, strappati alle madri, sgozzati, passati a fil di spada.
Gli pesava questa storia: Lui, la VITA, che si faceva vita, per donare vita, coinvolgeva, fin dall’inizio, altri a morire, innocenti, per lui.
Cosí era stato in passato, cosí avviene ancora oggi: i bambini sono spesso vittime predestinate, sacrificate ai piaceri dei grandi, dei potenti, dei meschini, dei senza cuore.
Osa tutto il potere…: è capace di crocifiggere un Dio, come anche di mandare al macello degli innocenti. Di qui bisogna partire per conoscere in profondità Gesú come difensore dei bambini, perché difensore della vita.
Ma non tutti capivano, primi fra gli altri, i discepoli.
°) La strana richiesta di una madre (Mt. 20, 20-28)
e la strana discussione tra i discepoli (Mc. 9, 33-37)
Una madre addirittura raccomanda i suoi figli…
I discepoli addirittura si contendono i primi posti…
Gesú portó un bambino in mezzo a loro…
Senza i bambini ogni esistenza perde significato; quando il piú piccolo, l’ultimo, il piú indifeso perde la sua centralità, la famiglia non è piú tale e rischia di sfasciarsi.
Gesú pone in risalto la CENTRALITÁ dei piú deboli, dei bisognosi, dei bambini appunto. È questione di precedenze da dare, mai di mettersi al primo posto.
Gesú personalizza con un getso d’amore la necessità di capire chi è il piú importante, chi conta di piú, dove va posta la massima attenzione.
In quel tempo i bambini avevano poco peso, non contavano, erano piú di inciampo che altro…
E Gesú si riconosce proprio in ció che è IRRILEVANTE.
C’è una scala di valori che ribalta radicalmente le regole del mondo: il primo si ponga all’ultimo, il grande si faccia piccolo; bisogna munirsi di un asciugamano ed arrivare a lavare i piedi degli altri…
(Gv. 13, 2-20).
“Chi accoglie un bambino…” (Mc. 9, 37).
Si tratta di accogliere davvero…, fare spazio perché l’altro entri nella vita, spalancare le porte del cuore, prima che quelle della casa.
Qualcuno godrebbe all’infinito se potesse incontrare ed accogliere Gesú; altri pensano che sia cosa impossibile, destinata a non capitare mai.
°) Lo strano incontro sulla strada di Emmaus (Lc. 24, 13-35)
Ma era giá successo ai 2 di Emmaus: parlavano, parlavano, parlavano e non si erano accorti che Gesú da ore stava con loro.
Allora? La strada è piú semplice di quello che si possa pensare: chi accoglie i piú abbandonati, accoglie il MAESTRO (Mt. 25, 31-46).
“Chi vede me, vede il Padre” (Gv. 14, 9).
A Dio si arriva attraverso i bambini, attraverso gli ultimi, attraverso quelli che non contano niente.
Ma…i discepoli non capiscono ancora, e sgridano i bambini (Mc. 10, 13-16):  “Che baraonda, infastidiscono, teneteli in casa, non capiscono niente e non fanno capire niente agli altri”.
L’ira di Gesú esplode: “Gesú si arrabbiò”. (Mc. 10, 14).
Gesú perde la pazienza:
* quando rovescia le bancarelle del Tempio (Mt. 21, 12-17)
* di fronte alla ipocrisia della gente (scribi e farisei) (Mt: 23, 1-33)
* quando difende i bambini (i deboli) (Mt. 10, 14)
°) La strana chiacchierata nella notte (Gv. 3, 1-21)
Bisogna RINASCERE: ecco cos’è tornare bambini.
“O con me o contro di me” (Mt. 12, 30).
Bisogna uscire dal tunnel dell’indifferenza.
Imita Cristo chi sceglie per convinzione di fare il bene. Non si è buoni solo perché non si è cattivi; cosí come non si é ricchi solo perché non si sono fatti dei debiti.
La parabola dei talenti è chiara (MT. 25, 14-30): non ci si puó ritenere a posto solo perché la moneta d’oro è stata restituita al legittimo proprietario…
°) Uno strano argomento: lo scandalo (Mc. 9, 41-49)
Difendendo i bambini, Gesú non puó non toccare il tema dello SCANDALO (Mc. 9, 42).
Gesú usa parole dure per coloro che usano o scandalizzano i bambini (i deboli, i piccoli, gli indifesi): arriva persino a consigliare il peggior male per loro: la MORTE.
Non toccategli i bambini…, pupilla dei suoi occhi.
Ma Gesú invita a fare attenzione (Lc. 17, 1-3) non solo allo scandalo voluto, cercato, diretto, magari persino premeditato…
C’è un altro scandalo da tener presente: BELLI DI FUORI, MARCI DI DENTRO
(Mt. 23, 27-28).
C’è troppa gente irreprensibile…; in tante persone tutto sembra a posto…!
Sepolcri imbiancati!

FINE DELLA PRIMA PARTE



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