Corso biblico 2011- 2012* Storia della Chiesa 1a parte Epoca antica

Corso popolare di formazione religiosa  2012-2013

STORIA DELLA CHIESA
a) Epoca antica (33 - 400 d. C)
b) Epoca medievale (400/500 - 1400 d. C.)

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Introduzione

Iniziamo col chiarirci che cosa si intende per “CHIESA”.
Quando diciamo CHIESA, si puó intendere:
1) la CHIESA-INVISIBILE (Chiesa spirituale): cioè l’insieme di persone che vivono secondo lo stile e l’insegnamento di Gesú: amore e perdono.
A questa “Chiesa invisibile di Cristo” appartengono uomini di ogni razza, popolo, lingua, nazione, cultura e religione che vivono nella giustizia, nell’amore e nel perdono, anche se non conoscono Cristo, anche se non conoscono Dio o dicono di non credere in lui.
2) La CHIESA-ISTITUZIONE (Chiesa storica): cioè una Comunitá di persone che accettano Gesú come il Messia, credono in lui come il Figlio di Dio, fanno loro i suoi insegnamenti e sono organizzate secondo una struttura religiosa che si chiama CRISTIANESIMO.
Noi qui vogliamo parlare di CHIESA-STORICA (cioè del Cristianesimo) nelle sue origini e nel cammino della storia.
La storia della Chiesa la si puó dividere in 3 grandi parti:
1) Epoca Antica, che va dall’inizio (33 d.C.) fino al V-VI secolo
(400-500) d. C.
2) Epoca Medievale, che va dal V-VI secolo d.C. al XV secolo
(1400) d.C.
3) Epoca Moderna, che va dal XVI (1500) d.C. fino ai nostri giorni)

PRIMA PARTE: EPOCA ANTICA
(33-400/500 d.C.)

INTRODUZIONE

Questo periodo è caratterizzato dal fatto che la Chiesa, appena nata, si trovó di fronte ad un ambiente (il mondo giudaico) e ad una civiltà (il mondo greco-romano) maturi, evoluti, esistenti giá da molti secoli, quindi giá forti, stabili (cosí come un bambino, il quale, quando nasce, si trova giá di fronte ad una famiglia giá esistente e ad mondo giá organizzato ed operante). Sia il mondo giudaico, sia il mondo greco-romana sono cresciuti e si sono sviluppati senza il Cristianesimo e giá prima di esso: sono, quindi, estranei al Cristianesimo.

IL MONDO GIUDAICO

Ma come era il mondo giudaico?
La Chiesa nascente ha trovato delle difficoltà nel mondo giudaico? Quali? Ha trovato dei vantaggi? Quali?
Il giudaismo era una ISTITUZIONE RELIGIOSA.
La religione era un tutt’uno con la vita sociale, con la vita politica, con la vita familiare, con ogni aspetto della vita; tutto era dominato dalla religione e i capi religiosi erano anche i capi della vita politica (un po’ come oggi è tra i Musulmani).
Il giudaismo (o ebraismo) era un “GOVERNO DI JAHVÈ (Teocrazia): Jahvé, attraverso i suoi rappresentanti umani, governava e dominava attraverso la “LEGGE DI MOSÈ”.
Il popolo giudaico (o ebraico) era l’unico popolo ad avere una FEDE MONOTEISTICA (fede in un unico Dio): questa fede era predicata, espressa e sostenuta senza debolezze, senza incertezze, con decisione.
Inoltre nel popolo giudaico (ebraico) era molto viva l’attesa di un MESSIA, ossia di un uomo mandato da Dio, di un LIBERATORE.
Questa attesa di un MESSIA  era un fatto centrale nella vita del popolo. L’insegnamento di Gesú, che raggiungeva il punto piú alto, nell’affermazione di essere Lui il Messia promesso e atteso, ebbe un grande effetto sul popolo, proprio per questo motivo. A Roma, per esempio, dove il concetto di Messia non esisteva, la predicazione di Gesú sarebbe stata incomprensibile!
Il popolo ebraico (giudaico) era troppo nazionalista (cioè non missionario, non ci teneva a convertire alla propria religione gli altri popoli, era pittosto chiuso verso gli altri, eccetto che nel commercio, orgoglioso e geloso della propria cultura, della propria religione, delle proprie leggi, delle proprie usanze, delle proprie tradizioni; inoltre nella pratica religiosa dava piú importanza all’osservanza esterna delle leggi che non alla interiorità, che non alla sostanza delle stesse leggi (questo modo di fare si chiama “formalismo”, cioè dare piú importanza alla forma, all’esterioritá, all’apparenza che non alla interiorità, alla sostanza, alle motivazioni!: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”, Is. 29, 13)).Tutte queste caratteristiche (la religione che deve entrare in tutte le manifestazioni della vita dell’uomo, la fede in un solo Dio, l’aspettazione di un Messia) costituirono enormi vantaggi per Cristianesimo nascente; infatti anche il Cristianesimo voleva appunto estendere a tutta la vita dell’uomo il dominio della religione; anche il Cristianesimo aveva la fede in un solo Dio come verità fondamentale; e il Cristianesimo aveva proprio il “MESSIA” atteso, come suo Maestro e Fondatore.Gli svantaggi e i pericoli che il Cristianesimo incontró nel giudaismo (ebraismo) furono il Nazionalismo (religiosamente chiuso agli altri popoli) e il Formalismo (pratica religiosa esterna e non interiore).
Questo costituiva un vero ostacolo per il Cristianesimo che aveva 2 opposti caratteri fondamentali, cioè l’UNIVERSALISMO (opposto al
Nazionalismo): “Andate in tutto il mondo e fate miei discepoli tutti i popoli”, aveva detto Gesú, Mc. 16, 15; Mt. 28, 18; e l’INTERIORITÀ (opposta al Formalismo): dare primaria importanza a ció che esce dal cuore, che non ai gesti esterni; “dal cuore provengono propositi malvagi, omicidi, adultéri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie…: queste sono le cose che rendono l’uomo peccatore; ma il magiare senza lavarsi le mani non rende l’uomo peccatore!”, Mt. 15, 19-20).

IL MONDO GRECO-ROMANO

Ma come era il mondo greco-romano?
La Chiesa nascente ha trovato delle difficoltà nel mondo greco-romano? Quali? Ha trovato dei vantaggi? Quali?
Il mondo greco-romano era costituito dall’antica civiltà pagana (comprese tutte le religioni politeiste dei popoli che vivevano attorno al Mediterraneo, dominati dal potente Impero Romano).
Il mondo greco-romano, era complesso; aveva diversi aspetti negativi, come per esempio, il politeismo, con divinità piene di vizi e di disvalori: in questo, era completamente diverso e opposto al Cristianesimo, e sotto questo aspetto, nel mondo greco-romano esso ha trovato enormi difficoltà nel predicare la fede in un solo Dio e nella Risurrezione di Gesú. Ma lo stesso mondo greco-romano aveva anche moltissimi aspetti positivi: favoriva la riflessione, la meditazione, lo sviluppo del pensiero (filosofia); aveva l’unitá della lingua; una imponente organizzazione; un rigido senso della legge e dell’obbedienza, una certa tolleranza, ecc.; e tutti questi elementi erano conformi, affini e vicini alle aspettative del Cristianesimo.
Il mondo greco, ai tempi della Chiesa nascente, orientava la sua riflessione (filosofia) sui problemi morali e religiosi. Gli uomini di pensiero e i sapienti greci, giá da un po’ di tempo conducevano una continua e ripetuta critica alle vecchie divinitá pagane, ritenute
troppo umane, troppo viziose e troppo impotenti e incapaci. Tutto questo costituí un enorme vantaggio, per il Cristianesimo: la Chiesa, utilizzando i principi filosofici greci, accettati da tutto il mondo, poté sviluppare la sua dottrina teologica, i suoi dogmi, le sue verità; in tal modo, soddisfare anche gli uomini di cultura piú esigenti, convincerli e convertirli al Cristianesimo.
Inoltre, approfittando della decadenza del politeismo e delle loro vuote divinitá pagane, la Chiesa poté dargli un colpo mortale, sferrargli un attacco frontale e propagandare il suo monoteismo, la sua religiositá nobile e spirituale, e la sua moralitá seria ed approfondita.
Anche la LINGUA GRECA, allora conosciuta dappertutto, in tutto il mondo, diede al giovane Cristianesimo, il mezzo per annunciare dovunque la nuova dottrina ed esprimere con chiarezza ed efficacia le verità cristiane.
Ma nel mondo greco il Cristianesimo incontró anche un grande pericolo e svantaggio: la tendenza a voler capire tutto con la ragione, e a rifiutare tutto ció che è mistero e quindi incomprensibile per la ragione. Il Cristianesimo è essenzialmente una RIVELAZIONE, una FEDE, un MISTERO; perciò non è completamente comprensibile, afferrabile e accettabile dall’intelligenza umana. Nel mondo greco il Cristianesimo dovette lottare molto per evitare che la rivelazione e la fede diventasse una conoscenza naturale (GNOSI).
Il mondo romano non era molto portato alla riflessione e al pensiero; era un mondo portato alla pratica, alla politica. Il mondo romano era lo STATO ROMANO: era il mondo del governo, dell’amministrazione, dell’Impero; era un mondo consapevole del proprio valore e della propria forza; era un mondo convinto del valore della legge e del diritto. Nel mondo romano era molto vivo il senso della organizzazione, la necessitá dell’ubbidienza, la tendenza all’unitá, alla conquista e alla espansione coloniale.
La religione ufficiale di Roma consisteva soltanto nel fare atti di culto esterno. Il cuore poteva essere assente, importante era fare il gesto esterno. La religione romana, quindi, non aveva niente a che fare con la coscienza e con l’intenzione interiore. All’impero romano interessava soltanto che gli dei romani venissero onorati. Accanto ad essi, un po’ alla volta furono accolte e riconosciute tutte le religioni e le divinitá dei popoli conquistati (province). Il paganesimo romano era tollerante, non era esclusivo; esso richiedeva da tutti soltanto l’atto esterno del sacrificio agli dei riconosciuti dalla Stato; la tolleranza religiosa, peró, cessava davanti al rifiuto di quest’atto esterno. E furono soltanto i cristiani e gli ebrei che, per loro convinzione religiosa, rifiutavano quest’atto. Gli ebrei, peró, furono lasciati in pace; la loro religione era “nazionale”, cioè era circoscritta nei limiti cosí ristretti che non esercitavano nessuna attrazione sulle masse; a loro si perdonava il rifiuto di quel sacrificio agli dei pagani romani. Per i cristiani, invece, la cosa fu diversa! Lo Stato Romano si interessó di loro non tanto per la loro dottrina, quanto in vista del bene pubblico: l’esistenza di questa comunitá religiosa andava d’accordo con il bene dello Stato? I cristiani erano pericolosi per lo Stato? Potevano esistere?
Il Cristianesimo ebbe molti vantaggi dal mondo culturale romano: la pace, all’interno dell’Impero e le sue molteplice vie e possibilità di spostamenti e comunicazioni, facilitarono moltissimo la diffusione del messaggio cristiano. Inoltre l’Impero per la sua organizzazione, (divisione in quartieri cittadini, in province e piú tardi in diocesi, nella sua amministrazione) e per l’idea di unitá che viveva ed esprimeva, fu anche il modello ideale secondo il quale la Chiesa poté organizzarsi.
Lo svantaggio e il pericolo principale che la Chiesa nascente trovó in Roma e nell’Impero Romano non furono tanto le persecuzioni, quanto piuttosto il modo di governare (inteso come dominio e potere). Questa concezione si infiltrò anche nella mentalitá della Chiesa nascente e invase le autoritá religiose, snaturando il carattere del servizio evangelico predicato da Gesú: “Voi sapete che i capi delle Nazioni comandano come duri padroni; le persone potenti fanno sentire con la forza il peso della loro autorità. Ma tra voi non deve essere così! Anzi, se uno tra voi vuole essere grande, si faccia servitore degli altri. Se uno vuole essere il primo, si faccia servo degli altri. Perché anche il Figlio dell'uomo è venuto non per farsi servire, ma per servire e per dare la sua vita come riscatto per la liberazione degli uomini" (Mt. 20, 25-28).

LA REAZIONE DELLA CHIESA

Come reagí, come si comportó, allora, la Chiesa nascente, di fronte a questi colossi di civiltá mature, diffuse e operanti, che potevano schiacciarla ed eliminarla dalla faccia della terra?
La prima, la piú immediata e la piú importante reazione e decisione fu quella di contare soprattutto e in primo luogo su se stessa e sulle proprie forze. In questo primo periodo, in modo particolare fino al 313 d.C., la Chiesa si trovó in una POSIZIONE DI DIFESA; dovette sostenere una lotta sanguinosa per il suo DIRITTO ALL’ESISTENZA e dovette cercare in qualche modo di definire i suoi rapporti con la civiltá pagana. I Cristiani erano una piccolissima e inconsistenze MINORANZA. Questo primo periodo, da una parte fu il TEMPO DELLA ORGANIZZAZIONE INTERNA, dall’altra parte fu il PERIODO DELLO SCONTRO, con il mondo giudaico e con il mondo pagano romano e greco.

LO SCONTRO COL MONDO GIUDAICO:
NAZIONALISMO-UNIVERSALISMO

1. La Comunitá di Gerusalemme

a) gli inizi
Gesú era stato condannato e crocifisso a  Gerusalemme. A Gerusalemme era anche apparso, dopo la risurrezione, agli Apostoli. Questi rimasero lí con gli altri discepoli, uomini e donne, in tutto circa 120 persone, fino alla Pentecoste (50 giorni dopo la Pasqua, cioè dopo la Risurrezione di Gesú.
Questo fu l’inizio della Chiesa, del Cristianesimo, della Comunitá primitiva di Gerusalemme: i suoi membri erano tutti giudei (ebrei). Dopo la Pentecoste, nel giro di poche settimane, ben 5000  persone si convertirono al MESSIA-GESÙ.

b) caratteristiche
Questo nuovo gruppo religioso non si distingueva dal giudaismo (ebraismo), non aveva ancora coscienza di formare una nuova religione. I membri della nuova Comunitá credevano di essere loro il perfezionamento del giudaismo (cioè della religione ebraica), pensavano di capire meglio degli altri la dottrina giudaica, perché avevano riconosciuto e accettato il Messia che aspettavano, ma non di piú. Infatti non si staccavano dalla Sinagoga e dal Tempio, non si sottraevano all’autoritá giudaica, partecipavano al culto giudaico con i sacrifici e i riti prescritti, ecc.
In piú, accanto ai riti giudaici svolti nelle Sinagoge e nel Tempio, essi tenevano nelle case private, proprie riunioni liturgiche, ripetendo il rito che Gesú aveva svolto nella sua ultima cena con loro. Essi ricordavano che Gesú aveva detto loro: “Fate questo in memoria di me”. E loro lo ripetevano nelle case private di questo o di quel discepolo.
c) primo scontro
Il primo scontro con il mondo giudaico cominciò quando gli apostoli osarono annunciare in mezzo alla gente che Gesú era il Messia atteso.
La persona e il messaggio di Gesú, presentato come il Messia annunciato dai profeti e atteso da molto tempo, irritava la religione giudaica ufficiale. Le autorità religiose cominciarono a prendere posizione, ad opporsi e ad impedire con castighi e lapidazione (denunce contro Pietro e Giovanni: Atti 4, 1-22; persecuzione e incarceramento contro gli Apostoli e tentativo di eliminarli: Atti, 5, 17-42; arresto e lapidazione di Stefano: Atti 6,8-7,60; persecuzione contro tutta la Comunitá di Gerusalemme: Atti 8, 1-3; uccisione di Giacomo e carcere per Pietro: Atti, 12, 1-18) che una simile “eresia” si diffondesse in mezzo al popolo. Ma tali “persecuzioni” stranamente ottenevano l’effetto opposto: facevano aumentare il numero di coloro che credevano nel Messia-Gesú.

d) prime timide prese di coscienza
In seguito a queste persecuzioni da parte delle autoritá religiose giudaiche, la prima Comunitá di Gerusalemme credette di essere diventata, senza volerlo, un nuovo gruppo religioso giudaico, parallelo alla grande religione giudaica (ebraica), un gruppo piccolo, minoritario, clandestino, ma sempre parallelo e sempre giudaico. Sorse quindi l’esigenza di ORGANIZZARSI in proprio, di avere, cioè, dei propri capi, dei propri anziani, secondo il modello della religione giudaica ufficiale. E cosí fu. Subito, fra gli Apostoli, emersero Pietro, Giacomo e Giovanni.

e) mentalitá nazionalistica
La Comunitá di Gerusalemme, con a capo Pietro, Giovanni e Giacomo, non aveva ancora superata la mentalità nazionalistica propria della religione giudaica. Essa era formata tutta da Giudei convertiti al Messia-Gesú ed era indecisa, se non proprio contraria, ad aprire le porte ad altri convertiti che non fossero giudei (ebrei). Inoltre, questa Comunitá aspettava, come vicina il ritorno di Cristo, per fare della Palestina un Regno unito e indipendente, ricco e forte, come era ai tempi del Re Davide e Salomone.
Questa idea dell’unitá nazionale del giudaismo sia ufficiale, sia cristiano, scomparve definitivamente quando Tito, figlio dell’Imperatore Vespasiano, distrusse Gerusalemme e il suo Tempio, simbolo del giudaismo ufficiale e della civiltà giudaica, nel 70 d.C.

2. La Comunitá di Antiochia

a) gli inizi
Per sfuggire alle persecuzioni del giudaismo ufficiale, vari membri della Comunitá di Gerusalemme dovettero fuggire, lasciare Gerusalemme e tutta quella zona e rifugiarsi nelle regioni confinanti, dove diffondevano le loro nuove convinzioni religiose (Atti 8, 4). Non pochi emigrarono nella Siria, rifugiandosi nella capitale ANTIOCHIA (Atti 11, 19-21), grande cittá, ricca, aperta al commercio e alla cultura e molto fiorente: Antiochia, infatti, era la 3° cittá dell’Impero Romano piú grande, piú ricca, piú sviluppata e piú importante, dopo ROMA e ALESSANDRIA D’EGITTO.

b) caratteristiche
Qui ad Antiochia si formó una Comunitá religiosa, come quella di Gerusalemme, grazie ai fuoriusciti e ai perseguitati di Gerusalemme e della Giudea. Questa Comunitá religiosa, vivendo in una grande cittá straniera e non giudaica, capí subito che non poteva rimanere un ghetto o una setta religiosa giudaica…; e cominció ad accettare tra i suoi membri molte persone non giudee (o non ebree) che volevano condividere la dottrina e gli insegnamenti di Cristo. I membri di questa Comunitá, a poco a poco, diventarono, nella grande maggioranza, non giudei (non ebrei). E poiché continuamente e decisamente facevano riferimento alla persona, alla vita, agli insegnamenti e alla dottrina di Gesú Cristo, essi apparivano all’esterno come decisamente diversi dal giudaismo; per questo, proprio qui, ad Antiochia, essi per la prima volta furono chiamati CRISTIANI.

c) la personalità e l’influsso di PAOLO
Capi di questa Comunitá cristiana di Antiochia erano Barnaba e Paolo. Con Paolo, il nuovo, timido movimento religioso, nato a Gerusalemme, ebbe una svolta importantissima e radicale: diventó CRISTIANESIMO, libero dal peso delle leggi giudaiche e aperto a tutti gli uomini e a tutte le donne di qualsiasi nazionalità e religione.
Paolo era un giudeo purosangue di nascita, di educazione e di formazione; era un giurista ed era una autorità religiosa del giudaismo ufficiale. Egli non sopportava la sopravvivenza di una “setta eretica” nell’ambito del giudaismo; da qui tutto il suo accanimento e la sua smania persecutoria contro coloro che riconoscevano in Gesú di Nazareth, il Messia atteso (Atti 8, 3).
Aveva studiato molto. Oltre alla lingua madre, aveva studiato anche il greco e conosceva bene la cultura greca.
Non solo, ma come tutti gli uomini di cultura del tempo, Paolo era anche cittadino romano, perché era cosciente dei privilegi che gli dava avere la cittadinanza romana. Egli conosceva il diritto romano e lo difende nei suoi scritti (nelle lettere che inviava alle Comunitá cristiane fondate da lui).
Paolo, dunque, era giudeo di nascita, romano di adozione e greco di cultura: era una sintesi vivente dei tre mondi culturali, delle tre civiltá con le quali il Cristianesimo dovette entrare in contatto e in contrasto nell’antichitá. Essendo tale, aveva tutte le capacità per preparare il Cristianesimo allo scontro prima, al dialogo poi e infine alla vittoria su tutte e tre le civiltá.
Paolo, dopo la conversione al Messia-Gesú, ebbe speciali rivelazioni da Cristo stesso e, grazie alla sua acuta penetrazione dei problemi, approfondì la concezione di un Cristianesimo diverso dal giudaismo, superiore ad esso e aperto ad ogni popolo, razza, ceto sociale, civiltà e continente.

d) Il grande scontro col mondo giudaico
Questa concezione universalistica del Cristianesimo che aveva Paolo, urtava, peró, contro la concezione nazionalistica di vari membri della stessa Comunitá di Antiochia (giudei-cristiani, convertiti dal giudaismo, i quali pretendevano anche che i pagani convertiti al cristianesimo dovevano essere circoncisi e osservare la legge di Mosé; Atti 15, 1-2.). Si giunse ad un violento dibattito nella Comunitá, e non riuscendo a giungere ad un accordo, si decise di mandare a Gerusalemme, da Pietro e compagni, una delegazione capeggiata proprio da Paolo e da Barnaba, stimato da tutti. Ma anche la Comunitá di Gerusalemme, formata tutta da giudei convertiti al Messia-Gesú era incerta se accettare un Cristianesimo universale e autonomo dal giudaismo (Atti 15, 5).
Si rese necessario, allora, organizzare un “CONCILIO”, il primo Concilio della Chiesa, il Concilio di Gerusalemme: era l’anno 50 d.C. Qui, dopo un acceso dibattito e una violentissima lunga discussione, all’unanimitá furono votate delle decisioni che sganciavano definitivamente il Cristianesimo dal Giudaismo; la piú importante e necessaria fu quella di non imporre la circoncisione ai non ebrei convertiti (Atti 15, 6-34).
Il primo grande scontro con il mondo giudaico fu risolto nella linea progressista e universalista.
Paolo, giudeo per nascita e cultura, riuiscí a staccare il Cristianesimo dal Giudaismo (la cui mentalitá nazionalista minacciava di soffocarlo e non farlo crescere) e a lanciarlo sulla scena storica mondiale della civiltá greco-romana e dell’impero Romano e a impiantarlo in questo terreno universale.

3. La Comunitá di Roma

La terza grande Comunitá cristiana antica fu quella di Roma.
Non si sa quando sia giunto a Roma il primo annuncio del Vangelo. Tuttavia, giá sotto l’Imperatore Claudio (41-54) c’erano a Roma dei giudei-Cristiani (tra cui il tappezziere Aquila e sua moglie Priscilla) che, per ordine dell’Imperatore, nell’anno 43 dovettero abbandonare la citta di Roma, assieme ai Giudei, dai quali non si distinguevano ancora (c’erano stati accesi scontri tra giudei cristiani e giudei che avevano causato disordini nel quartiere di Trastevere, dove abitavano; l’Imperatore Claudio che era contro ogni disordine pubblico, espulse da Roma entrambi i gruppi religiosi, fino ad allora piuttosto tollerati!). Aquila e Priscilla, espulsi da Roma dovettero rifugiarsi a Corinto, dove conobbero Paolo, di cui divennero amici e collaboratori.
Ma questa espulsione non poté fermare lo sviluppo della Comunitá cristiana di Roma. Lo testimonia la Lettera di Paolo ai Cristiani di Roma, scritta nel 57 circa d.C.: da essa, noi sappiamo che giá allora, la Chiesa di Roma godeva di una importanza e di una fama straordinaria in tutta la Cristianitá.
Perché questa fama?
1) perché Roma era la “cittá eterna”, la capitale del mondo, la capitale dell’Impero Romano;
2) perché Pietro e Paolo, i due capi delle due piú importanti Comunitá primitive (Gerusalemme ed Antiochia) avevano svolto anche a Roma la loro opera evangelizzatrice e ne erano i Capi.

Appendice: Veramente Pietro è stato a Roma?

Che Paolo sia stato a Roma, nessuno lo ha mai messo in dubbio, in quanto ci sono documenti scritti (Atti  capitoli 27 e 28): Paolo fu punito in Giudea con le frustrate; ció era una punizione vietata dalla legge romana per i cittadini romani, e Paolo era un cittadino romano; su di lui si era abusato e Paolo si appellò a Cesare: e fu portato a Roma. Una volta a Roma cominció la sua opera di evangelizzazione-
E Pietro?
La presenza di Pietro a Roma fu messa in dubbio nel passato, da coloro che si opponevano al Primato del vescovo di Roma (del Papa) come successore di Pietro.
Oggi ci sono prove e conferme molto chiare e precise, dagli scavi fatti nelle Catacombe di S. Sebastiano, sulla via Appia; e soprattutto dagli scavi piú recenti fatti sotto l’altare centrale della Basilica di S. Pietro a Roma: ci sono graffiti con la scritta: “Qui c’è Pietro”. Su quella tomba sono state costruite, fin dall’antichitá, chiese in onore di Pietro, fino alla attuale Basilica di S. Pietro.

LO SCONTRO COL MONDO ROMANO:
LE PERSECUZIONI

Introduzione
Il mondo romano, in linea di principio, era tollerante verso tutte le religioni. Come mai allora, lo Stato passó dalla tolleranza alla persecuzione contro i cristiani?
Non si possono stabilire con assoluta certezza i motivi legali in base ai quali lo Stato Romano perseguitava i cristiani, perché mancano completamente gli “Editti Imperiali” contro i cristiani. La maggior parte delle notizie derivano o dalla autodifese stesse dei cristiani o dalle accuse che i cristiani lanciavano contro lo Stato Romano; esse pertanto sono notizie di parte; ma non vuol dire che non sono vere! Le persecuzioni ci sono state!
Possiamo dividere lo scontro tra il mondo romano e il mondo cristiano in 2 periodi:
a) Il primo periodo riguarda il 1° e il 2° secolo
b) Il secondo periodo riguarda il 3° e 4° secolo


PRIMO PERIODO (dal 64 al 211 d.C.)
In questo periodo abbiamo 5 persecuzioni, sotto gli Imperatori Nerone, Domiziano, Traiano, Marco Aurelio e Settimio Severo.

1) NERONE (54-68)
La prima persecuzione avvenne “per odio contro i cristiani” e non per una disposizione di legge.
I giudei residenti a Roma, che erano sempre in agitazione per la perdita della loro indipendenza nazionale (la Palestina era sotto il dominio romano!), per sfuggire alle retate e per favorirsi l’Imperatore e le autorità romane, cominciarono ad accusare i cristiani dei disordini che avvenivano in Cittá. Nerone non si lasciò sfuggire l’occasione, quando, durante l’incendio in diversi popolosi quartieri di Roma (fatto scoppiare da lui stesso, nel luglio del 64, per abbattere le vecchie case della capitale e per ricostruirle con splendidi palazzi e monumenti), accusó ingiustamente i cristiani per allontanare da sé il furore del popolo. Aiutato da spie (molte delle quali erano gli stessi giudei), Nerone fece arrestare, condannare e uccidere un gran numero di cristiani residenti a Roma. Tra le vittime ci furono anche l’Apostolo Pietro, che morí sul colle Vaticano, crocifisso (secondo la pena di morte romana nei riguardi dei cittadini non romani), e Paolo, cittadino Romano, che morí decapitato sulla via Ostiense. Nel processo giudiziario che allora venne  promosso contro i cristiani di Roma, il capo di accusa  fu “l’odio del genere umano”, cioè i cristiani venivano condannati perché “odiati da tutti”; ma questo non è un motivo giuridico! Tuttavia dopo fu scritta una formula giuridica in cui si diceva che
“il Cristianesimo è proibito per legge”. Da allora in poi i cristiani entrano nella clandestinità.

2) DOMIZIANO (81-96)
I primi anni del Regno di Domiziano furono anni di tranquillitá per i cristiani. Nessuno si curava di loro ed essi potevano “evangelizzare” indisturbati, anche se clandestinamente.
Ma col passare degli anni, Domiziano diventava sempre piú insopportabile ai nobili e ai ricchi romani, i quali si prendevano gioco di lui. Egli allora diventó sempre piú autoritario e per accrescere la sua importanza, nel 90, decise di farsi chiamare “Signore e Dio” e pretese che tutti gli rendessero omaggio. Non fu preso troppo sul serio. Ma in alcune zone dell’Asia Minore (Turchia) qualche autoritá che mirava a far carriera, prese sul serio la pretesa del pazzo Imperatore e cominciò a perseguitare  coloro che si rifiutavano! Naturalmente gli unici erano i cristiani che, venendo cosí scoperti, furono perseguitati! A loro venivano tolte le proprietá e ogni bene e venivano giudicati e condannati come “ATEI”.
3) TRAIANO  (98-117)
Sotto l’Imperatore Traiano scoppia una nuova persecuzione (non diretta soltanto contro i cristiani) legata alla proibizione di formare associazioni o gruppi non autorizzati.
Di questo periodo c’è un interessante documento: una corrispondenza epistolare tra Plinio il Giovane (proconsole e rappresentante dell’Imperatore nel Nord dell’Asia Minore, Turchia) e lo stesso Imperatore Traiano.
Nel 112, Plinio il Giovane scrive a Traiano per chiedergli come si deve comportare con i “gruppi non autorizzati” dei cristiani, i quali, perseguitati dalle legge, avevano una condotta irreprensibile: “non ci sarebbe alcun motivo di farli morire”, dice Plinio nella lettera. “Finora ho proceduto cosí contro coloro che erano stati indicati come cristiani: chiedevo loro se erano cristiani. Se lo confermavano, ponevo loro, minacciando la pena di morte, due o tre volte la stessa domanda. Se rimanevano ancora ostinati, li facevo giustiziare. Non dubitavo, infatti, che, qualunque fossero le loro mancanze, si dovesse in ogni caso punire la loro caparbietà e la loro inflessibile ostinazione. Di altri, colpiti dalla stessa pazzia, essendo cittadini romani, facevo prendere nota per mandarli a Roma. Coloro che negavano…, e offrivano sacrifici…, credevo bene di lasciarli liberi” (Plinio secondo, “Lettere”, X, 96).
Ed ecco la risposta che invió Traiano: “Se accusati e ostinati, i cristiani devono essere giudicati; se rinnegano, hanno la libertá. Essi non debbono essere ricercati da parte dello Stato” (Plinio secondo, “Lettere”, X, 97).

4) MARCO AURELIO (161-180)
Lui personalmente non emanó nessuna legge di persecuzione, peró vide nella religione cristiana soltanto uno spirito di contraddizione e di stoltezza di visionari (Marco Aurelio, “Meditazioni”, XI, 3).
In questo periodo, peró si ebbero persucioni violente soprattutto a Lione, in Francia, dove il governatore imperiale locale, contro la decisione stabilita precedentemente l’imperatore Traiano, nel 177 emanó una “ordinanza generale che obbligava a dare la caccia a tutti i cristiani”. Ció suscitó la prima timida opposizione alle leggi romane e una pallida protesta da parte dei cristiani contro le persecuzioni stesse: infatti 2 dotti cristiani, Atenagora e Melitone di Sardi, indipendentemente l’uno dall’altro, mandarono all’Imperatore una “scritto in difesa dei Cristiani”.

5) SETTIMIO SEVERO (193-211)
In un primo tempo, egli prese le difese dei cristiani contro coloro che premevano per perseguitarli; poi, stanco e irritato dalle continue sommosse ebraiche e, nello stesso tempo, volendo cercare di arrestare lo sviluppo del Cristianesimo, emanó un editto che proibiva le conversioni sia al giudaismo che al cristianesimo.
Conclusione
Le persecuzioni contro i cristiani, in questo primo periodo, erano piuttosto locali, momentanee, provvisorie, occasionali e a volte crudeli (come quella di Nerone!)

SECONDO PERIODO (250-305)
In questo secondo periodo ci sono state 2 persecuzioni: quella di Decio e quella di Diocleziano.

1)  DECIO (249-251)
Nel  3° secolo l’Impero Romano entró in una forte crisi politica (indebolimento del potere centrale), militare (esercito scadente) ed economica (inflazione). Mentre l’organizzazione della Chiesa e del Cristianesimo progrediva e i rafforzava.
Lo Stato Romano, per la prima volta, pensó che era il proprio il Cristianesimo il grande pericolo che lo minacciava; e per superare la crisi dello Stato, pensó di distruggere il Cristianesimo e dichiarare il Paganesimo come Religione di Stato. A tal fin, emanó un Editto, cioè una legge in cui ordinava a tutti i cittadini dell’Impero Romano di esprimere la loro adesione alla Religione Pagana dello Stato, per mezzo di un sacrificio religioso: fu una specie di censimento religioso. Furono istituite Commissioni Governative, davanti alle quali tutti, con l’intera famiglia dovevano scrificare e farsi rilasciare un certificato (libellus).
I CRISTIANI SI RIFIUTARONO. Da qui la prima grande persecuzione generale contro i Cristiani su tutto il territorio dell’Impero Romano. Furono attaccati e colpiti soprattutto i vescovi, il clero, i giudici, i senatori cristiani, ecc.
Fu questo il primo tentativo sistematico disposto per legge e attuato per annientare il Cristianesimo.
Fra i cristiani ci furono moltissimi martiri, ma anche moltissimi che rinnegarono il Cristianesimo, tra cui anche dei preti e qualche Vescovo. Altri cristiani, corrompendo i membri della Commissione, si fecero rilasciare il certificatio (libellus) senza sacrificare.
Questa persecuzione violentissima duró poco piú di un anno.

2) DIOCLEZIANO (284-305)
Verso la fine del suo Governo, nel 303, per rafforzare l’organizzazione statale, decise di sterminare come non romano, tutto ció che non era pagano. Ancora i cristiani furono presi di mira. L’Imperatore, nel 303 decise per legge di distruggere tutte le chiese cristiane, di incendiare tutti i loro libri sacri e di incarcerare tutto il clero. Nel 304 cominció la persecuzione generale su tutto il territorio dell’Impero imperiale.
Anche questa feroce persecuzione duró un anno, in Occidente e 7 anni nell’Oriente. Nel 305 Diocleziano di dimise; e in Occidente fu eletto l’imperatore Costanzo Cloro, che fece subito cessare la persecuzione contro i cristiani; e in Oriente fu eletto l’Imperatore Galerio, un feroce nemico dei cristiani, che la proseguí fino al 311, quando, sul letto di morte, preso da rimorso, emise un Editto (una legge) che obbligava tutti a tollerare i cristiani: era la fine delle persecuzioni.
Conclusione
La libertá definitiva al Cristianesimo la diede l’Imperatore COSTANTINO IL GRANDE, nel 312; e soprattutto nel 313 con l’EDITTO DI MILANO. Nel 324, quando anch’egli si convertì al Cristianesimo, dichiaró il Cristianesimo RELIGIONE UFFICIALE DELL’IMPERO ROMANO. Nel 380, sotto gli Imperatori Graziano (in Occidente) e Teosodio (in Oriente), il Cristianesimo diventerá UNICA RELIGIONE DELL’IMPERO ROMANO.
Le condanne subite nei processi portarono ai cristiani prigione, flagellazione e pena di morte in forma diversa (decapitazione, condanna all’arena, crocifissione…); talvolta era proibito il seppellimento: i cadaveri venivano esposti al pubblico, oltraggiati, gettati ai cani o sommersi in un fiume.
In questo periodo i cristiani nel mondo erano circa 6 milioni.
Superato lo scontro col mondo giudaico e concluso vittoriosamente quello col mondo romano, ora il Cristianesimo si preparava ad affrontare quello piú duro, piú difficile e piú rischioso: il mondo culturale greco.

LO SCONTRO COL MONDO GRECO:
RAGIONE-FEDE

Introduzione
Il mondo greco era il mondo della filosofia, il mondo del pensiero, il mondo della ragione; la nuova realtà cristiana era invece una teologia, una rivelazione, una fede.
Nel mondo greco, niente era da accettare se non ció che era spiegabile, giustificabile razionalmente; nella religione cristiana era da accettare e da credere anche una verità rivelata, non spiegabile, non giustificabile con la ragione.
La lotta col mondo greco fu una lotta contro una mentalitá, fu una lotta interna al Cristianesimo.
Molti studiosi cristiani pensavano che la mentalitá greca (con la sua mania di spiegare tutto con la ragione) fosse un ostacolo per la fede cristiana.
Altri, invece non volevano rinunciare al grande valore della ragione e allora tentarono con tutte le forze di rendere “comprensibile”, “spiegabile” la rivelazione, il mistero: essi tentarono di rendere spiegabile la fede, tentarono una sintesi tra ragione e fede.
Ma la fede non si poteva rendere “spiegabile”, bisognava accettarla e credere; la rivelazione non si poteva spiegare con la ragione: bisognava accettarla e basta.
Mettere insieme la ragione e la fede non era possibile; spiegare tutto con la ragione voleva dire rinunciare alla rivelazione. Di qui le eresie.
(eresia è ogni deviazione dalla verità di fede, dalla verità rivelata, insegnata dalla Chiesa)
La Chiesa in questo periodo dovette combattere contro le eresie.

LE PRINCIPALI ERESIE
1) GNOSTICISMO (conoscenza razionale)
• Voleva spiegare solo con la ragione il male nel mondo.
E allora ammetteva 2 Dei tutti e due eterni: il Dio buono e il Dio cattivo (chiamato Materia)
• Voleva spiegare solo con la ragione il bene e il male che c’è nell’uomo.
E allora ammetteva che l’uomo è composto di una parte buona e di una parte materiale.
Il peccato originale per l’uomo era consistito nel fatto che la sua parte migliore, dalla parte buona era caduta nella parte della Materia.
Per liberare la parte migliore dell’uomo caduta nella Materia e riportarla nella parte buona, venne un essere celeste, il quale si è rivestito di un corpo non vero, ma apparente, e si è fatto chiamare Gesú.
• Era contrario alla sessualitá.
Per lo gnosticismo, tutto ció che è materiale è cattivo; perciò condannava il matrimonio, i rapporti sessuali, l’uso della carne e l’uso del vino.
• Lo gnosticismo divideva l’umanitá in 3 categorie di persone:
a) alla prima appartenevano loro, “gli gnostici”, gli unici che conoscevano veramente le veritá profonde del Vangelo e tutte le veritá religiose e le capivano con la ragione: essi erano destinati al Paradiso.
b) alla seconda appartenevano “gli psichici”, ossia quelle persone che conoscevano sí il Vangelo, ma in modo superficiale, capivano poco o niente: essi erano destinati ad una felicitá che consisteva soltanto nella assenza del dolore.
c) alla terza categoria appartenevano “gli ilici”, cioè i materialisti, coloro che erano immersi nelle cose materiali, incapaci di innalzarsi a qualsiasi conoscenza religiosa: essi erano destinati alla perdizione eterna.
I piú grandi cristiani che difendevano lo gnosticismo furono: Marcione e Mani.
All’inizio lo gnosticismo ebbe un grande successo, sia perché col solo pensiero umano spiegava la realtà (senza ricorrere ai misteri e alla rivelazione), sia perché il suo contenuto era facilmente accettabile dalla fantasia popolare.
Il Cristianesimo dovette lottare molto contro lo gnosticismo che voleva ridurre la rivelazione, la fede a filosofia. Sconfiggendo lo gnosticismo, il Cristianesimo rese impossibile, una volta per sempre nella storia, la riduzione della religione cristiana a una filosofia, a una delle tante filosofie.
I piú grandi cristiani che combatterono vittoriosamente lo gnosticismo furono: Ireneo, Origene e Tertulliano.

2) ARIANESIMO (da ARIO, 256 –336): scontro sulla veritá di DIO UNO e TRINO
• La Chiesa insegnava la veritá  rivelata: 1 Dio in 3 Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Discorso difficile per la ragione.
Sorsero quindi degli scontri.
• Alcuni dicevano che il Figlio non era altro che lo stesso Padre incarnato. Quindi in croce era morto il Padre sotto la forma del Figlio incarnato. Ma questa spiegazione non ebbe molto successo.
• Altri dicevano che Gesú non era il Padre incarnato, ma era un semplice uomo come tutti gli altri, solamente che aveva una straordinaria forza divina: tra coloro che dicevano questo il piú importante era ARIO (da cui il nome Arianesimo), un prete cristiano molto preparato e molto pio, che viveva ad Alessandria d’Egitto, centro della cultura greca. Ario affermava che Gesú non era Dio, ma una creatura dotata di forze divine; Gesú aveva cosí intimamente e profondamente fatta sua la volontá di Dio da essere considerato da Dio stesso e dagli uomini come Figlio di Dio. Ad Alessandria, il vescovo cristiano Alessandro e il suo diacono Attanasio reagirono e si ribellarono contro questa concezione sbagliata della fede ed esclusero Ario dalla Chiesa. Ma la dottrina di Ario, cosí comprensibile e cosí facile rispetto a quella rivelata, si diffusde facilmente e rapidamente in tutta la Cristianitá, provocando una lotta tra cristiani, preti e vescovi che erano a favore di Ario e tra cristiani, preti e vescovi che erano contro Ario. La Chiesa era divisa!
• IL CONCILIO ECUMENICO DI NICEA (325 d.C.)
L’Imperatore Costantino, volendo con tutti i mezzi, l’unitá della Chiesa, intervenne personalmente e, con la collaborazione del Vescovo di Roma, Papa Silvestro, convocò a NICEA (nell’Asia Minore) un CONCILIO ECUMENICO. Dopo accesi dibattiti tra Vescovi dei 2 gruppi, essendo d’accordo il Vescovo di Roma, alla fine tutti firmarono la professione di fede: “Gesú Cristo è il Figlio, è Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”.
Ario non si sottomise, fu esiliato e scomunicato con alcuni vescovi ancora suoi seguaci. I suoi scritti furono bruciati.

• IL CONCILIO ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI (381 d. C.)
La dottrina di Ario fu ritenuta sbagliata. Ma la scontro non finí. Si continuó a discutere. L’Arianesimo si diffuse ancora per 50 anni soprattutto in Oriente. Poi cominciarono le divisioni interne. Parecchi rientrarono nella Chiesa cristiana accettando la dottrina del Concilio di Nicea. Quando divenne Imperatore Teodosio, tolse agli Ariani le loro chiese e nel 381 convocó un altro Concilio Ecumenico a Costantinopoli, il quale confermó la
dottrina di Nicea, sulla divinitá di Figlio e sviluppó la dottrina della divinitá dello Spirito Santo, uguale al Padre e al Figlio, un solo Dio con loro. Dopo questo Concilio l’Arianesimo tramontó e in tutta la Chiesa cristiana si affermó la dottrina rivelata che afferma la Unitá di Dio e la Trinitá delle persone: una verità rivelata, non spiegabile con la ragione; una verità che si accetta solo con la fede.
3) NESTORIANESIMO (da NESTORIO ca 381 – ca 451 d.C.)
• Introduzione
Affermando che Cristo era Dio; sorse subito un altro problema:
Cristo è uno, è il Salvatore, è il Redentore. Egli, sí, è Dio, ma è anche uomo! Come è possibile? Ci sono allora 2 nature in Gesú, quella divina e quella umana. Ma se ci sono 2 Nature ci sono anche 2 Persone? Infatti ad ogni natura corrispondeva una persona, secondo la filosofia greca. Non era possibile che in Gesú ci fossero 2 persone! La verità rivelata (Gesú vero Dio e vero uomo), urtava contro l’umana ragione. Per rendere comprensibile la rivelazione, alcuni pensatori cristiani (pieni di cultura greca) mettevano in primo piano la natura e la persona umana di gesú, affermando che la natura divina e la persona divina erano apparenti. Altri dicevano il contrario, cioè che la natura e la persona divina era reale in gesú, la natura e la persona umana era solo fittizia, apparente.

• NESTORIO
Era un prete cristiano, divenuto poi Vescovo e Patriarca di Costantinopoli nel 428. Egli affermava che in Gesú c’erano 2 persone, quella divina e quella umana; le 2 persone non erano fuse, ma erano avvicinate come 2 pezzi di legno stretti tra di loro. Ció significava che che in gesú bisognava distinguere bene
l’uomo dal Dio: Gesú era nato come uomo, non come Dio, aveva sofferto ed era morto come uomo e non come Dio, e dic conseguenza Maria era la madre dell’uomo Gesú e non si poteva chiamarla  Madre di Dio.

• EUTICHE
Un altro studioso e monaco cristiano, insieme al suo Vescovo e Patriarca di Alessandria d’Egitto, Dioscoro, affermò l’opposto di Nestorio, e cioè che Gesú era uomo e Dio, che aveva 2 nature, l’umana e la divina, ma queste due nature non erano avvicinate l’una all’altra ma si erano fuse in un’unica natura, quella divina. Di conseguenza Gesú aveva una sola natura, quella divina; era una sola Persona, quella divina; aveva una sola volontà, quella divina. Maria, dunque, era la Madre di Dio.

• Il Concilio di Èfeso (431 d.C.)
Ma neppure la spiegazione di Eutiche convinceva tutti. Ci fu un Concilio, voluto dallo stesso Nestorio, Patriarca di Costantinopoli e dall’Imperatore Teodosio II. In questo Concilio i vescovi rifiutarono la dottrina di Nestorio e affermarono che
“in Gesú c’erano 2 nature realmente unite nell’unica Persona, quella divina; Maria, la Madre di Gesú, poteva allora essere chiamata e venerata come MADRE DI DIO”, cioè Madre, secondo l’umanitá, di uno che è Dio.
Nestorio con i suoi seguaci non si sottomise, fu espulso dalla Chiesa Cristiana, fu espulso dal sacerdozio, fu deposto da Patriarca di Costantinopoli e fu esiliato.
Sembrava la vittoria di Eutiche. Ma non fu cosí

• Il Concilio di Calcedonia (451)
Vent’anni dopo il Concilio di Efeso, i Vescovi corressero anche la dottrina di Eutiche, in un nuovo Concilio.
Votarono e firmarono la seguente verità: “Noi insegniamo e  professiamo un unico e identico Cristo in 2 nature unite, ma non confuse, né assorbite, non trasformate una nell’altra, non divise, non separate, poiché le 2 nature non ha eliminato la loro differenza, anzi ciascuna natura, la divina e la umana, ha conservato ha conservato le proprie caratteristiche e si è unita all’altra in un’unica persona: quindi in Cristio ci sono 2 nature, umana e divina; 2 volontá, umana e divina; 1 Persona, quella divina”.

• Conclusione
Con i 4 Concili Ecumenici (Nicea, Costantinopoli, Èfeso e Calcedonia) vengono fissati le veritá fondamentali della Trinitá e della Incarnazione (1 Dio in 3 Persone; Gesú 2 nature 1 Persona).
La Chiesa ha resistito all’urto col mondo greco; ha superato il pericolo di ridurre la rivelazione e la fede a conoscenza umana e razionale e ha imposto la sua verità di fede.



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