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La foto
19 Ottobre 2018

LA FOTO

Il marito di Maria era morto quando la figlia Cristina era ancora piccola. La giovane madre aveva ostinatamente rifiutato ogni occasione di risposarsi, si era trovata un lavoro e aveva cominciato a prendersi cura unicamente di sua figlia. Quindici anni dopo, il peggio era passato. Con il suo stipendio da domestica, Maria non poteva certo concedersi molti lussi, ma aveva un lavoro sicuro che le permetteva di comprarsi cibo e vestiti e viveva in una casetta piccola ma decorosa. A 15 anni Cristina era abbastanza grande, poteva trovarsi un lavoro e darle una mano. Era una ragazza molto bella, con la pelle piacevolmente rossiccia, degli occhi stupendi color castano, che le attiravano tanta simpatia e molti giovanotti! Aveva un sorriso splendido e riempiva la casa di risate contagiose. Ma non si sentiva né realizzata, né felice nel piccolo villaggio dove viveva e diceva spesso che voleva andare a vivere in cittá. Sognava! Sognava i viali eleganti, le vetrine lussuose e la vita raffinata, facile, ricca di piaceri. Maria, sua madre, sapendo che sua figlia era molto testarda, viveva nel terrore al solo pensiero di veder partire sua figlia e le ricordava sempre quanto fosse dura e pericolosa la vita nelle strade delle grandi cittá: “La gente non ti conosce, il lavoro scarseggia e la vita è crudele! Ci sono persone cattive, pericolose, che spingono in certe direzioni. Se tu andassi a stare in cittá, cosa faresti per vivere?”. Maria, sua madre immaginava perfettamente cosa avrebbe fatto Cristina, o meglio cosa sarebbe stata costretta a fare per vivere. Ecco perché le si spezzó il cuore quando una mattina, svegliandosi, vide che il letto di sua figlia era vuoto. Capí immediatamente dove era andata. Gettó velocemente alcuni vestiti in una borsa, raccolse tutto il suo poco denaro che aveva e uscí di casa. Mentre andava verso la fermata del bus, si fermó per fare un’ultima cosa: delle fotografie. Si sedette nella cabina, chiuse la tenda e spese tutto quello che poteva per farsi delle foto. Cosí con la borsetta piena di piccole sue foto in bianco e nero, salí sul primo autobus per Rio de Janeiro. Sapeva che Cristina non aveva altri modi per vivere. Sapeva anche che sua figlia era troppo cocciuta per darsi per vinta. Maria, sua madre, inizió la ricerca di Cristina nei bar, negli alberghi, nelle discoteche, nei locali notturni, lungo viali frequentati da una certa categoria di ragazze e in qualunque altro posto da donne di strada. Andó dappertutto e in ognuno di questi posti lasció la sua foto: sugli specchi dei bagni, nelle bacheche degli alberghi, nelle cabine telefoniche, attaccate agli alberi, ecc. Dietro ogni foto scrisse un messaggio. Ben presto sia il denaro che le foto finirono e Maria dovette tornare a casa. Si mise a piangere, sfinita, non appena l’autobus cominció il lungo viaggio che l’avrebbe riportata al suo villaggio. Qualche settimana dopo, Cristina scendeva le scale di un albergo. Nessuna risata le illuminava il suo volto. Il suo sogno era diventato un incubo. Il suo giovane cuore era diventato una pietra. La bellezza innocente era sparita dai suoi occhi e dal suo bel viso. Quando arrivó in fondo alla scalinata, i suoi occhi notarono un volto familiare. Guardó di nuovo e lí, sullo specchio dell’ingresso, c’era una piccola foto di sua madre. Le bruciarono gli occhi e aveva la gola bloccata: tolse la foto dallo specchio. Dietro la foto lesse queste sole parole: “Qualunque cosa tu abbia fatto, qualunque sia la tua condizione, non importa. Per favore, torna a casa”. E cosí fece!

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DIO HA FATTO LO STESSO!
CI HA LASCIATO DAPPERTUTTO,
IN OGNI ANGOLO,
IN OGNI STRADA,
IN OGNI POSTO,
LA SUA FOTOGRAFIA:
GESÚ DI NAZARETH!

 

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