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Mio padre
10 Luglio 2018

MIO PADRE

Quel giorno era morto mio padre. Era una giornata fredda di Gennaio. C’era ghiaccio dappertutto per terra: durante la notte aveva nevicato molto e la temperatura era sotto i 20 gradi. Nella stanzetta dell’ospedale, stavo seduto accanto a lui, tenendogli la mano. Improvvisamente i suoi occhi si spalancarono, si sollevó, per un attimo rimase quasi seduto e fissó il soffitto con una espressione di stupore che non avevo mai visto sul suo viso! Ebbi la certezza che l’angelo della morte fosse entrato nella stanza. Poi mio padre cadde all’indietro ed io appoggiai la sua testa, con delicatezza, sul suo cuscino. Gli chiusi gli occhi e dissi a mia madre, che era seduta vicino al lettino e pregava: “Mamma, è finito tutto! Papá è morto”. Mia madre mi fece sobbalzare. Non sapró mai perché, ma le prime parole che mi rivolse dopo la morte di mio padre furono: “Era cosí fiero di te. Ti amava moltissimo”. La reazione che provai a quelle parole, mi fece capire che esse contenevano qualcosa di molto importante sul mio conto: erano come un improvviso raggio di luce, come un pensiero e una emozione meravigliosa, sulla quale prima di allora non mi ero mai soffermata; ma al tempo stesso, provavo un dolore cosí preciso e intenso, come se fossi cosciente che avrei conosciuto mio padre meglio dopo la sua morte che durante la sua vita. Piú tardi, mentre un medico ne constatava la morte, mi appoggiai contro la parete, nell’angolo piú lontano della stanza, piangendo silenziosamente e a dirotto. Mi si avvicinó una infermiera che mi mise un braccio sulle spalle per confortarmi. Io non riuscivo a parlare, bloccata dal pianto, ma desideravo dirle: “Non sto piangendo per la morte di mio padre. Sto piangendo perché non mi ero accorta quanto mio padre mi volesse bene e soprattutto sto piangendo perché mio padre non mi ha mai detto che era orgoglioso di me, non mi ha mai detto che mi voleva bene. Certo, lui dava per scontato che io sapessi queste cose, dava per scontato che io fossi cosciente dell’importante posto che avevo occupato nel suo cuore. Ma lui non me lo aveva mai detto!”

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Strano!
Ma spesso noi siamo bloccati
 e non riusciamo a pronunciare le parole
che farebbero la felicitá nostra
e di quelli che ci stanno accanto.
Sono parole semplici, come per esempio:
“Ti amo”, “Sei veramente in gamba”,
“Sono felice di starti accanto”,
“Grazie perché ci sei”.
Perché siamo cosí imbarazzati
nel dire certe bellissime parole,
che danno vita?

Anche nel Vangelo,
per far parlare un muto
ci vuole un miracolo!

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