Domande e Risposte

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M.C. (Stutensee)

Da 3 anni ho una meravigliosa bambina che Dio mi ha donato, con l’aiuto della scienza. Dopo i vari  naturali tentativi per cercare di avere un altro bambino, quando ormai mi ero completamente rassegnata e rasserenata, alcuni mesi fa sono rimasta nuovamente incinta: la riconoscenza a Dio fu profonda e la gioia ineguagliabile.
Ma dopo 4 mesi di gravidanza, ho avuto un aborto spontaneo! La tristezza e il dolore, ancora oggi, mi avvolge tutta. Io mi continuo ancora a chiedere:  “Perché Dio da un lato dá e dall’altro toglie?”.  Ho un incontenibile bisogno di sapere il perché!

Mi associo alla tua tristezza e partecipo al tuo dolore! Deve essere una esperienza unica, intensa e incomprensibile vedere spenta una grande gioia e disattesa una grande speranza. Il problema è complesso e un “perché” non c’é. La scienza potrá spiegare cosa sia successo; potrá rispondere ad un “perché?” biologico o naturale o materiale, ma non è questo il “perché?” interiore che chiedi di sapere, principalmente. La Bibbia non dá una spiegazione al dolore nel mondo. La “risposta” che dá la Bibbia, ai casi tristi e tragici come il tuo, è una preghiera: ”Dio me l’ha dato, Dio me l’ha tolto, sia benedetto il nome del Signore” (Giobbe 1, 21b). Come vedi non è la risposta che cerchi al tuo “perché?”; ma non è neppure una accusa contro Dio. È un inchinarsi umilmente davanti ad una realtà e ad un problema, molto ma molto piú grande di noi e a cui non c’è una spiegazione umana che tenga. Non è stato Dio che ha voluto una cosa del genere. Dio è amore, Dio è un Padre buono, secondo la testimonianza di Gesú; e in quanto tale, non vuole la morte, né il dolore dei suoi figli. Questo ci dice la Sacra Scrittura. Il resto è un incomprensibile mistero, che è al di sopra di ogni umana e limitata comprensione. Se poi accettiamo che tutto ció che non dipende dalla libertá umana è “volontá di Dio”, di conseguenza dobbiamo anche avere l’umiltá di vedere, dal “punto di vista di Dio”, i fatti che ci cápitano. E il punto di vista di Dio è che tutto ció che Lui "vuole" è “bene”, perché Dio puó volere e fare solo il bene. In questo caso dobbiamo accettare che un avvenimento possa essere “bene” e “male” contemporaneamente, ma da due punti di vista diversi: da quello di Dio (bene) e da quello dell’uomo (male). E i due punti di vista rimangono separati finché non intervenga la fede che riesce a far combaciare il punto di vista umano con quello di Dio; in questo caso, bisogna accogliere quel fatto, doloroso per noi, come un bene per tutti, anche senza capire. Solo in questo caso si puó parlare di “volontá di Dio” negli avvenimenti dolorosi. E questo ci dovrebbe dare un po’ di pace e di serenitá. La fede non è qualcosa di evidente, né razionale: bisogna rimanere “piccoli” e rinunciare a chiedersi il “perché?”, sia se un fatto doloroso lo consideriamo un “male” (sottolineando il punto di vista umano), sia se lo consideriamo un "bene"
(sottolineando il punto di vista di Dio); accettare, fidarsi del punto di vista di Dio e basta: questo ci rende “grandi”.

 

 



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