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Seila

SEILA

Seila era la figlia del re di Bukhara; era una ragazzina felice e spensierata, anche se un po‘ capricciosa, perché era accontentata sempre in tutto dai suoi genitori e dalla corte reale. Ma un brutto giorno i feroci Móngoli invasero Bukhara e misero a ferro e fuoco tutta la cittá, la reggia e i palazzi reali.
Seila fuggí da sola, vestita da serva di cucina. Camminó per i campi e i boschi, finché arrivó nei territori di Tusthár. Era orfana, povera e senza parenti. Seila pianse tutte le sue lacrime, ma quando ebbe fame si rifiutó di chiedere l’elemosina. Cominció a cercare un lavoro. Sembravano tutti lavori faticosi e duri, soprattutto per lei che era una ex-principessa dalle mani delicate. Tuttavia si rassegnó a vivere presso un mercante di canapa che, in cambio di vitto e alloggio, le insegnó a filare e a intrecciare la canapa, in modo da formare robuste corde. I mesi trascorrevano lenti. L’ex-principessa lavorava dalla mattina alla sera intrecciando le grosse corde che graffiavano le sue mani e le sue gambe delicate. Le prime corde che Seila aveva con fatica confezionate, si erano subito strappate e lacerate al primo strappo, ma, giorno dopo giorno, la ragazza era diventata sempre piú brava ed esperta e le sue corde erano diventate famose in tutto il paese. Dopo 5 anni, il popolo barbaro degli Arkám, molto piú feroci dei Móngoli, invasero il paese, e Seila fuggí un’altra volta, riuscendo a trovare rifugio a Pekuang. Qui, peró, nessuno aveva bisogno di fabbricanti di corde e la povera Seila fu costretta a lavorare presso un tessitore di teli, che le insegnó il mestiere e la mise al lavoro, in cambio di una misera paga. Confezionare dei teli dalla trama molto fitta su un pesante telaio, costringeva la povera Seila ad un grandissimo sforzo. Alla sera i suoi occhi bruciavano e la sua schiena era dolorante; ma ben presto i suoi teli erano ricercati da tutti i mercanti della nazione. Trascorsero altri 5 anni, non del tutto felici, perché la giovane, pensando al passato, rimpiangeva la reggia di suo padre e della sua cittá natale. Ma le sue sventure non erano finite, poiché un altro popolo barbaro e ferocissimo, di nome “Chiam”, molto piú feroce degli Arkám, invase il territorio, distruggendo tutto e facendo moltissimi prigionieri. Anche la ragazza fu fatta prigioniera e venne venduta nella lontana isola di Sittan, ad un fabbricante di pali. Questi le insegnó il mestiere e la mise a lavorare notte e giorno, pretendendo da lei risultati sempre migliori. Trascorsero 3 anni. Un brutto giorno la nave, che trasportava i pali, il padrone stesso e Seila, venne catturata dai pirati, che vendettero la ragazza al Maestro di palazzo dell’Imperatore della lontanissima Kym, isola misteriosa e sconosciuta. Seila fu mandata a lavorare come lavapiatti nelle cucine imperiali. La ragazza pensava sempre alle sue tristi vicende che le erano capitate e ai pericoli affrontati. Soprattutto pensava ai lavori faticosi e snervanti, indegni di una figlia di Re, a cui aveva dovuto sottoporsi. “Ho faticato tanto, per imparare cose inutili, che non mi servono a niente”, si lamentava, piangendo. Ma un improvviso fatto mise in agitazione tutta la corte imperiale. Il figlio dell’Imperatore si ammaló di un male gravissimo e sconosciuto. Giorno dopo giorno il giovane principe si spegneva, senza che i piú grandi medici dell’Impero potessero trovare un rimedio. Ormai si erano tutti rassegnati alla morte del giovane principe, quando un vecchio saggio, di provata esperienza, consultando libri antichi, testi stranieri, le stelle e gli oracoli religiosi, si presentó dall'Imperatore e gli disse: “Maestá, il principe potrá guarire completamente, se verrá messo per 3 giorni, giorno e notte, sotto una tenda innalzata nel centro del giardino imperiale”. Ma, ohimé, nell’Impero di Kym non si erano mai viste tende e nessuno sapeva fabbricarne una, né fare i pali necessari, né i teli, né i tiranti. L’Imperatore, allora, promise metá dei suoi possedimenti a chi avesse fabbricato una tenda. Nessuno si presentó; ma quando la notizia giunse nelle cucine imperiali, Seila chiese udienza all’Imperatore. “Maestá, io ti faró la tenda. Ordina ai tuoi servi di portarmi quello che io chiederó”. Subito l’Imperatore diede ordine ai suoi servi di fornire a Seila quanto le era necessario. In poco tempo, mettendo a frutto tutte le conoscenze imparate nel passato, con i pali, le corde, le tele, la ragazza fu in grado di innalzare nel bel mezzo del giardino imperiale una bellissima tenda che mai fosse stata costruita. Cosí il principe guarí e sposó la ragazza, che diventata poi, imperatrice, insegnó ai suoi figli a non lamentarsi mai di ció che l’esperienza di ogni giorno insegnava loro.

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