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I due sassolini

I DUE SASSOLINI

Due sassolini, grossi sí e no come un confetto, giacevano sul fondo di un piccolo torrente. Stavano in mezzo a migliaia di altri sassi, grossi e piccoli, eppure si distinguevano da tutti gli altri, perché erano di un intenso colore azzurro. Quando un raggio di sole li raggiungeva, brillavano come due frammenti di cielo caduti nell’acqua. Loro due sapevano benissimo di essere i piú bei sassi del torrente e se ne vantavano dal mattino alla sera. Guardavano con commiserazione gli altri sassi che erano grigi, bianchi, striati, rossicci, a chiazze. “Noi siamo i figli del cielo” gridavano quando qualche sasso da niente si avvicinava troppo. “State a debita distanza. Noi abbiamo il sangue blu. Non abbiamo niente a che fare con voi”. Erano, insomma due sassi superbi, arroganti, presuntuosi, vanitosi, ambiziosi, insopportabili. Passavano le giornate a pensare che cosa sarebbero diventati, non appena qualcuno li avesse scoperti. “Finiremo certamente in qualche collana insieme ad altre pietre preziose come noi”. “Sul dito sottile, gentile e delicato di qualche grande Signora”. “Sulla corona della Regina d’Inghilterra”. “Sulla spilla del Principe di Galles”. “Ci aspetta una grande vita…”. “Alberghi di lusso, crociere, balli, feste, ricevimenti…”. “Andremo fino alle Hawaii…”.
Un bel mattino. Mentre i raggi del sole giocavano con l’acqua del torrente, una mano d’uomo entró nell’acqua e raccolse i due sassolini azzurri. “Evviva”, gridarono tutti e due insieme, “Si parte”. Finirono in una scatola di cartone insieme ad altri sassi colorati. “Ci rimarremo per poco”, si dissero l’un l’altro, un po’ delusi, ma sempre sicuri della loro indiscussa bellezza. La cosa duró piú del previsto. I due sassolini furono sballottati di qua e di là, cambiarono spesso scatola, furono spesso soppesati e toccati da mani ruvide e callose. Rimasero ultimi nella scatola. Poi una mano li prese e li spinse con violenza contro il muro, in mezzo ad altri sassolini, in un letto di cemento tremendamente appiccicoso. “Ehi! Fai piano! Siamo preziosi, noi”, gridavano i sassolini azzurri. Ma due dolorose martellate li fecero affondare ancora di piú, dentro il cemento. Piansero, supplicarono, minacciarono. Non ci fu niente da fare. I due sassolini azzurri si ritrovarono affondati nel muro. L’amarezza e la delusione fu enorme, al limite della sopportazione. “Razza di imbecilli, asini e incompetenti! Non hanno capito la nostra importanza!”.
Il tempo ricominció a scorrere lentamente. I due sassolini azzurri erano sempre piú arrabbiati e non pensavano che ad una cosa: fuggire. Ma non era facile convincere il cemento che era incorruttibile ed inflessibile. I due sassolini non si persero di coraggio. Fecero amicizia con un filo d’acqua che scorreva ogni tanto su di loro. Quando furono sicuri che si potevano fidare dell’acqua, le chiesero il favore che stava loro tanto a cuore. “Infiltrati sotto di noi, per favore. E stáccaci da questo maledetto muro”. L’acqua non se lo fece ripetere due volte. Era la sua passione infiltrarsi nei muri e si divertiva molto ad allargare crepe e sbriciolare cemento. Fece del suo meglio e dopo qualche mese i sassolini giá ballavano un po’ nella loro nicchia di cemento. Finalmente, una notte umida e fredda, Tac! Tac!, i due sassolini caddero per terra. “Siamo liberi, finalmente!”. E mentre erano sul pavimento lanciarono un’occhiata verso quella che era stata la loro prigione. “Ooooh!”. La luce della luna che entrava da una grande finestra illuminava uno splendido mosaico. Migliaia di sassolini colorati e dorati formavano la figura di Nostro Signore Gesú Cristo. Era il piú bel Gesú che i due sassolini avessero mai visto. Ma il volto…, il dolce volto del Signore, in effetti, aveva qualcosa di strano. Sembrava quello di un cieco. Ai suoi occhi mancavano le pupille! “Oh, no!”. I due sassolini azzurri capirono. LORO erano le pupille di Gesú. Chissá come stavano bene, come brillavano, come erano ammirati, lassú! Rimpiansero amaramente la loro scriteriata decisione. Quanto erano stati insensati!
Al mattino, un sacrestano distratto, inciampó nei due sassolini e, poiché nell’ombra e nella polvere tutti i sassi sono uguali, li raccolse e, brontolando, li buttó nel bidone della spazzatura.

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Se stai attento
e se sai guardare a te stesso
senza presunzione,
ti accorgerai magari di essere
le pupille del tuo Creatore.

“IO TI PORTO TATUATO
SUL MIO CUORE”

(Isaia 49)

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