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La rondine

LA RONDINE

Nella piazza centrale di una grande cittá, svettava la statua del Principe Felice che dominava la cittá da lui stesso fondata. Era tutta rivestita di sottili lamine d’oro; al posto degli occhi aveva 2 gioielli di zaffiro blu; sulla impugnatura della sua spada splendeva un altro gioiello rarissimo e costosissimo, il rubino di color rosso vivo. Una notte arrivó in quella cittá una rondine, tutta sola. Le sue compagne giá da 6 settimane erano partite per il sud, ma lei, per vari motivi, si era attardata, ed ora doveva volare via veloce, prima che arrivasse il freddo polare. Vide la statua in cima alla altissima colonna e decise di passare lí la notte. Stava per addormentarsi tra i piedi della statua, quando le cadde addosso una grossa goccia d’acqua. L’uccellino alzó lo sguardo e vide che gli occhi del Principe erano gonfi di lacrime che scendevano sul suo dolce viso e rotolavano per terra. “Perché piangi?”, chiese la rondine con dolcezza. “Perché da quassú vedo tutte le miserie, le sofferenze e le tristezze della cittá”, rispose la statua. “Anche se il mio cuore è di piombo, piango di dolore”. “Cosa vedi che ti rende cosí triste?” chiese l’uccellino. “In un vicoletto c’è una povera casa. Una delle finestre è aperta e vedo una donna seduta al tavolo. È povera e affamata. In un angolo della stanza il suo bambino è a letto malato, ha la febbre alta e vorrebbe delle arance. Ma sua madre ha soltanto dell’acqua da dargli. Rondinella cara, le porteresti il rubino rosso della mia spada? Lo venderá e comprerá del cibo. I miei piedi sono bloccati qui, io non posso muovermi”. La rondine doveva partire in fretta per il sud, ma volle accontentare il Principe. Staccó con il becco il rubino e lo portó alla povera donna. Poi tornó dal Principe e gli raccontó quello che aveva fatto. “È strano, poi aggiunse la rondine, sento un gran calore, malgrado il freddo”. “È perché hai compiuto una buona azione”, disse la statua del Principe. La rondinella ci pensó sú e si addormentó. Il giorno dopo, quando spuntó il sole, la rondine gridó al Principe: “Ti serve niente per l’Egitto? Sto per partire”. Ma il Principe la pregó di rimanere ancora per una notte. “Rondine cara, laggiú in periferia vedo un giovane in una cameretta. Sta seduto, ripiegato su se stesso, e davanti a sé ha una scrivania ingombra di carte. Deve finire assolutamente il suo libro, ma ha troppo freddo per scrivere. E anche fame. Ti prego, prendi uno dei miei occhi e portaglielo. Lo venderá e con il ricavato potrá comprare legna e cibo e cosí potrá finire il suo libro”. La rondine staccó un occhio del Principe e voló alla casa dello scrittore. L’indomani la rondine disse addio al Principe “È inverno e fra breve cadrá la neve. Devo lasciarti, ma non ti dimenticheró mai”. “Nella piazza qua sotto, disse il Principe Felice, c’è una piccola fiammiferaia. Le sono caduti tutti i fiammiferi nel ruscelletto, si sono bagnati e ora piú nessuno glieli comprerá; se stasera non porta a casa qualche spicciolo, suo padre la picchierá duramente. Vedi, ora piange disperata. Stacca l’altro occhio e daglielo, cosí almeno suo padre non la picchierá”. “Ma cosí rimarrai cieco”. “Non importa, fa’ come ti dico”, disse il Principe. L’uccellino ubbidí e voló via portando nel becco lo zaffiro meraviglioso. Sfioró la bambina e le fece scivolare in mano la pietra preziosa. La rondinella si commosse. Poi tornó dal Principe e gli disse con amore: “Ora che sei cieco resteró sempre con te”. E si addormentó ai suoi piedi. Tutto il giorno seguente l’uccellino lo passó sulla spalla del Principe. E gli raccontó tutte le cose curiose che aveva visto nei suoi viaggi. “Cara, piccola rondine, disse il Principe, tu mi racconti cose veramente incredibili, ma piú incredibile di ogni altra cosa è la sofferenza di uomini e donne, bambini e vecchi. Vola sulla mia cittá, piccola rondine, e poi torna a raccontarmi cosa hai visto. La rondine voló sulla cittá e vide i ricchi che erano felici nelle loro case e i poveri che chiedevano un pezzo di pane alle loro porte. Si spinse nei quartieri piú miserabili e vide bambini tristi e persone affaticate e senza speranza. Tornó indietro e raccontó tutto al Principe. “Io sono tutto coperto d’oro di prima qualitá, disse il Principe, staccalo tutto, lamina per lamina, e dallo ai miei poveri. Lamina per lamina, la rondine tolse via tutto l’oro finché la statua del Principe assunse un aspetto grigio e smorto. Lamina per lamina portó ai poveri quell’oro di prima qualitá e i volti dei bambini acquistarono colore, le strade risuonarono delle loro grida e dei loro giochi. Poi vennero la neve e il gelo. Benché sentisse ogni giorno piú freddo, la povera rondine non voleva lasciare il Principe, al quale, ormai, era legato da un profondo affetto. Cercó di scaldarsi sbattendo le ali, ma alla fine comprese che stava per morire. Ebbe appena la forza di volare ancora una volta sulla spalla del Principe. “Addio, caro Principe”, mormoró. “Sono contento che ti sia decisa ad andare in Egitto”. “Non è in Egitto che vado, disse la rondine, ma alla casa della Morte”. Poi bació il Principe e cadde morta ai suoi piedi. Nello stesso momento si sentí uno strano rumore all’interno della statua, come di qualcosa che si fosse rotto. Il cuore di piombo del Principe si era spaccato esattamente in due.
La mattina seguente, il Sindaco venne a passeggiare nella piazza, accompagnato dai suoi Consiglieri. Mentre passavano sotto la colonna, il sindaco alzó lo sguardo verso la statua. “Santo Cielo, come è diventato brutto il Principe Felice”, esclamó. “Davvero un orrore, ripeterono i Consiglieri, i quali si dichiaravano sempre d’accordo con il Sindaco. “E per di piú ai suoi piedi c’è un uccello morto stecchito”, aggiunse il sindaco. La statua del Principe venne tirata giú e fusa in una fornace. Il Sindaco convocó all’istante una riunione del Consiglio per decidere che cosa fare del metallo ricuperato. “È evidente che sulla colonna della Piazza principale della cittá va collocata un’altra statua, disse, e sará la mia”. “No, la mia” gridó ognuno dei consiglieri. E cominciarono a litigare. “Che strano”, disse uno degli operai della fonderia, “questo cuore di piombo spezzato non vuole proprio fondersi. Dovremo buttarlo via”. E lo gettó su un cumulo di immondizie, dove si trovava giá la rondine morta. “Portami le due cose piú preziose di questa cittá”, disse Dio ad uno dei suoi angeli. E l’angelo ritornó con il cuore di piombo e la rondine morta. “Hai scelto bene”, disse il Signore. Nei giardini del Paradiso quest’uccellino canterá per sempre e nella mia cittá d’oro, questo Principe sará per sempre Felice e canterá le mie lodi”.

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C’è un Principe Felice
anche nella nostra zona:
è la nostra Missione.
Essa vede le fatiche, i dolori,
le necessitá delle persone,
soprattutto dei piú poveri.
Ma non si tratta di un monumento indifferente
che guarda e basta.
La nostra Missione possiede tanti tesori:
i rubini rosso vivo della preghiera e dei sacramenti,
gli zaffiri blu della solidarietá,
le lamine d’oro della caritá e dell’amore.
Ma affinché questi tesori
arrivino alla gente che ne ha bisogno,
ci vogliono le rondini.
Ebbene le rondini siamo ciascuno di noi.
E non dobbiamo avere paura
se questo servizio ci costa:
é la cosa piú preziosa
che possiamo fare.

 

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